sabato 26 febbraio 2022

Tutta un'altra storia


Era da tempo che avevo intenzione di documentarmi seriamente sulla storia dell'omosessualità e direi che l'esaustività di questo saggio ha soddisfatto come meglio non si potrebbe questo mio desiderio. L'interesse per questo argomento nasce da una serie di fattori, tra cui la millenaria demonizzazione di cui gli omosessuali, sia maschi che femmine, storicamente più i maschi delle femmine, sono stati (e sono ancora) vittime. Demonizzazione, ostracismo, persecuzione di un orientamento sessuale che, la biologia e la psicologia l'hanno da tempo definitivamente accertato, è perfettamente normale (in natura è praticato da oltre 250 specie) e come diffusione è secondo soltanto all'eterosessualità riproduttiva. Impossibile, naturalmente, riassumere in un post 550 pagine di storia dell'omosessualità (l'autore, lo storico Giovanni Dall'Orto, si limita a prendere in esame la nostra cultura occidentale) che partono dalla classicità greco-romana al secondo dopoguerra, mi limiterò quindi ad accennare gli aspetti che ho trovato più interessanti.

Lasciando stare culture sostanzialmente prive di agganci alla nostra, come gli antichi egizi, gli antichi babilonesi, gli antichi ittiti ecc., il punto di partenza quasi obbligato sono Adamo ed Eva, ossia la Bibbia, il libro che maggiormente, nel bene e nel male (per quanto riguarda il tema in oggetto sicuramente nel male), ha influenzato e influenza tuttora la nostra civiltà occidentale, e, soprattutto, il libro che più di ogni altro ha influenzato il destino di chi abbia avuto la sventura di essere attratto da persone dello stesso sesso. A questo proposito l'autore fa una prima interessante osservazione che riguarda il trattamento della Bibbia, da parte di molti fedeli, come una sorta di "manuale di istruzioni sull'uso della vita" al quale obbedire ciecamente. Che in linea di principio potrebbe anche andare bene. Il problema è che questo "manuale" dice cose oggi assurde, come ad esempio le istruzioni su come vendere schiava una figlia o acquistare schiavi (rispettivamente: Esodo 21:7-11 e Levitico 25:44-49), e qui scatta quell'atteggiamento che l'autore definisce del "supermercato": si entra con il carrello della spesa, si prende ciò che serve e si lascia giù tutto il resto. Oppure, come fa ogni integralista che dice di seguire ciò che c'è scritto in ogni dettaglio, a parole si afferma di prendere tutto, ma in realtà lo si fa tacendo, trascurando, ignorando, traducendo faziosamente (gli imbarazzanti schiavi nelle traduzioni italiane sono regolarmente "promossi" a servi), cancellando, fraintendendo, travisando ecc.

A proposito di questi travisamenti, l'episodio più universalmente noto che ha dato la stura alla demonizzazione delle persone omosessuali dall'antichità fino a noi è quello, raccontato nel Genesi, di Sodoma e Gomorra. La storia è più o meno nota. Le città di Sodoma e Gomorra (tra l'altro assieme ad altre cinque che non avevano fatto nulla di male) furono distrutte dal dio Yahweh con una pioggia di zolfo e fuoco come punizione per un tentativo di stupro compiuto ai danni di due angeli. I due angeli in questione erano stati mandati da Dio per verificare il grado di corruzione che regnava nelle due città (qui ci sarebbe qualcosa da dire riguardo al fatto che un dio onnisciente abbia bisogno di mandare due "ispettori" che gli facciano poi rapporto, ma proseguiamo). A Sodoma viveva Lot, il quale, vedendo passare i due angeli-ispettori, li invitò a passare la notte a casa sua. A questo punto "gli uomini della città [...] si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo" dicendo a Lot di mandare fuori gli stranieri perché li volevano "conoscere". Ora, il verbo usato per "conoscere", yadah, in ebraico ha oltre al significato letterale anche quello di "avere un rapporto sessuale con qualcuno".

Le traduzioni cristiane rendono dunque yadah con "abusare sessualmente". Ma anche lo stesso Lot sembra aver capito la stessa cosa, perché, per evitare l'oltraggio ai due ospiti, arriva a offrire alla folla le sue due figlie vergini (Genesi 19:6-8), ottenendo dalla suddetta folla "una risposta violenta". Viene quindi salvato dai due angeli, i quali accecano con un bagliore gli assalitori e invitano Lot a uscire dalla città con tutti i parenti prima che sia distrutta. Solo moglie e figlie, però, accettano di andare con lui e gli angeli gli intimano di fuggire senza fermarsi e senza mai voltarsi indietro. Lot, temendo di non riuscire ad arrivare sulle montagne, chiede di potersi fermare a Zoar, la quale scampa così alla distruzione mentre Sodoma, Gomorra "e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo" vengono distrutti dal fuoco. La moglie di Lot, però, commette il gravissimo errore di voltarsi durante la fuga contravvenendo all'intimazione degli angeli e viene trasformata seduta stante in una statua di sale. 

A questo punto succede un fatto strano (come se quelli narrati finora non lo fossero): Lot prende le sue figlie, abbandona Zoar e va a rifugiarsi in una caverna sulle montagne. Qui una delle due figlie dice all'altra (Genesi 19:31-32); "Il nostro padre è vecchio e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la terra. Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre". Da questo rapporto incestuoso nascono due figli: Moab e Ammon. Moab sarà il capostipite dei Moabiti, Ammon degli Ammoniti, che, tra parentesi, saranno i progenitori delle nazioni nemiche degli ebrei nei secoli a venire.

Questo è l'episodio biblico sul quale si pretende di basare una morale sessuale sulla Bibbia, ma, come osserva l'autore, tra tutti gli esempi possibili è sicuramente il più anticristiano che si potesse usare. Lot si salva infatti dalla distruzione di Sodoma in quanto "giusto", ma la povera moglie, solo per aver contravvenuto all'ordine di non girarsi, viene uccisa da Yahweh seduta stante. Come se non bastasse, cosa dire riguardo a uno, il "giusto" Lot, che non si fa scrupolo di offrire le figlie, vantando pure la loro verginità, affinché vengano violentate al posto dei due angeli? Ancora: come è possibile giustificare che in Sodoma (lasciando perdere le altre città che non c'entravano niente) siano stati uccisi tutti gli abitanti, compresi i familiari (mogli, figli ecc.) di ogni appartenente alla folla che avrebbe voluto stuprare i due angeli? Se tutto ciò aveva una sua plausibilità all'interno del contesto fortemente patriarcale in cui il testo fu vergato, dove mogli e figli non avevano dignità giuridica autonoma e quindi pagavano per le colpe dei maschi adulti della famiglia di appartenenza, tutto ciò crolla dinanzi alla morale cristiana di oggi, dove la responsabilità delle azioni è personale e alla fine si verrà giudicati per le azioni personalmente compiute.

La spiegazione di tutto sta, molto semplicemente, nel fatto che l'ignoto estensore del libro della Genesi aveva tutt'altri obiettivi rispetto alla volontà di regolare i comportamenti sessuali tra gli uomini o di indicare una morale sessuale, anche perché, obiettivamente, le morali sessuali che si potrebbero trarre dal racconto non sono proprio il massimo esempio di virtù possibile, almeno stando ai canoni morali odierni. E i veri obiettivi che si prefiggeva l'estensore del testo sono scritti chiaramente nella stessa Bibbia. Nel libro di Ezechiele (16:49-50) si legge infatti: "Ecco, questa fu l'iniquità di tua sorella Sodoma: essa e le sue figlie avevano superbia, ingordigia, ozio indolente, ma non stesero la mano al povero e all'indigente: insuperbirono e commisero ciò che è abominevole dinanzi a me: io le vidi e le eliminai."

Come si può vedere, nelle motivazioni espresse da Yahweh per giustificare la distruzione di Sodoma e delle altre città non c'è alcuna menzione ad alcun tipo di peccato sessuale. Yahweh a questa cosa non ci pensa proprio, adducendo tutte altre motivazioni. Torniamo a questo punto al concetto di Bibbia-supermercato. Il fatto che molto difficilmente sentirete da un cristiano omofobo citare questo passo, che indica le vere motivazioni che portarono alla distruzione di Sodoma, è una delle tante dimostrazioni della consistenza del concetto. Ma ormai il danno è fatto, il brano biblico in questione è stato sapientemente propagandato nel corso dei secoli come colonna portante di una morale sessuale che demonizza l'omosessualità e non è stato più possibile tornare indietro. La condanna e la repressione dell'omosessualità che, pur all'interno di diverse "faglie epistemologiche", attraverserà l'impero romano, il Medioevo e l'età moderna, originano da qui. Questo è il motivo per cui mi sono dilungato su questo episodio.

Per quanto riguarda le civiltà pagane precristiane, come la Grecia classica e i Romani - qui sintetizzo maggiormente -, c'è da dire che il concetto di omosessualità non esisteva, nel senso che l'attrazione sessuale verso persone dello stesso sesso aveva la stessa dignità dell'attrazione sessuale verso persone dell'altro sesso. La differenza la facevano gli atti e le azioni sessuali in sé, erano infatti questi a essere considerati "filosoficamente" sbagliati. Il primo motivo stava nel fatto che gli atti omosessuali andavano contro il piano divino della natura che era la procreazione. Quando si faceva sesso bisognava farlo per procreare, per intenderci, un po' come del resto prescrive ancora oggi la dottrina cattolica, anche se largamente disattesa. Il secondo motivo che faceva ritenere gli atti omosessuali filosoficamente sbagliati risiedeva nella provocazione del discredito del soggetto passivo. Insomma, il soggetto passivo veniva disonorato. Per capire questo bisogna tenere conto che nella Grecia classica l'atto sessuale non era inteso allo stesso modo in cui lo intendiamo noi. L'atto sessuale era inteso come qualcosa che qualcuno faceva a qualcun altro, c'erano quindi un soggetto attivo e uno passivo. Queste due figure non erano di valore paritario; chi aveva un ruolo attivo era considerato superiore a chi aveva un ruolo passivo, il quale era subordinato a un ruolo di sottomissione. Questa cosa non creava nessun problema nei rapporti eterosessuali perché nella Grecia classica la donna, in quanto donna, era già considerata inferiore per natura. E non creavano problemi neppure i rapporti omosessuali con gli schiavi, in quanto questi ultimi non erano considerati persone ma beni materiali, e come beni materiali totalmente immuni dal rischio di perdere l'onore. L'atto sessuale, quindi, nell'antichità classica impregnata fino al midollo di maschilismo e di ossessione per la virilità, era concepito come atto di presa di possesso, e tra l'altro questo concetto è rimasto ancora oggi quando si dice "possedere una donna", al quale, non a caso, non corrisponde l'equivalente "possedere un uomo". In definitiva, nell'antichità ciò che contava nei rapporti sessuali era mantenere il ruolo attivo, altrimenti ne avrebbero fatto le spese l'onore e la virilità. Stabilito questo, tutto era lecito.

La "rivoluzione", se così si può dire, portata dall'avvento del cristianesimo si è realizzata nel cambio totale di questo paradigma. Col cristianesimo, che basava la sua morale sessuale sulle condanne bibliche, la stessa attrazione omosessuale era già considerata peccato, indipendentemente dal ruolo passivo o attivo che si assumeva durante l'atto sessuale. In pratica, la differenza sostanziale tra le due visioni era che nell'antichità classica erano gli atti a essere filosoficamente sbagliati, non il desiderio o l'attrazione omosessuale in sé; col cristianesimo è il desiderio stesso dell'omosessualità a essere sbagliato, peccaminoso, non tanto perché ispirato da un istinto interiore sregolato, ma perché ispirato addirittura dal diavolo stesso.

Da qui comincia la lunghissima e travagliata storia dei rapporti tra cristianesimo e omosessualità che attraverserà l'Impero romano e il Medioevo, per arrivare all'Italia del fascismo e della liberazione passando per la Firenze del Quattrocento, la Spagna del Seicento, la Francia di Napoleone e attraversando secoli e secoli di persecuzioni, processi, roghi, gogne, privazioni, torture, abusi a cui sono stati sottoposti milioni di persone colpevoli solo di avere un orientamento sessuale perfettamente naturale ma non conforme agli "standard".

17 commenti:

  1. Ciao Andrea!
    Per cantarcela a proposito della Bibbia intesa come manuale d'istruzioni per la vita:

    https://www.youtube.com/watch?v=ehTG8tzHzig

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    1. Molto bello. Detto da me potrebbe lasciare il tempo che trova, ma ho dato un'occhiata ai commenti al video e il primo che mi è capitato all'occhio è quello di un sacerdote biblista che scrive: Sono un sacerdote e un biblista e non posso che farvi i complimenti non solo per questa canzone, ma per l'opera tutta. Ho avuto la fortuna di vederla dal vivo a Roma e spero che prima o poi mettiate in vendita il DVD con lo spettacolo intero e non solo le canzoni (che tra l'altro ho già comprato e regalato più volte) per poterlo far vedere anche ai ragazzi qui a Taranto.

      Bello che ci siano persone, anche all'interno della chiesa, che si rendono conto dell'assurdità di certe cose scritte in quel libro. Non è così scontato.

      Ciao Siu.

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  2. Bibbia-supermercato.. mi piace.. del resto le attuali "scrutatio" a questo servono, estrapolare di tutto di più, in maniera conveniente, come quando giriamo per scaffali alla ricerca di offerte speciali..

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    1. Diciamo che quello di prendere ciò che serve a perorare la propria causa e lasciare indietro tutto il resto è un atteggiamento piuttosto diffuso, anche in ambiti diversi da quello biblico. Ciò, naturalmente, non lo giustifica.

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  3. Ho cercato qualche notizia su questo autore e ho trovato il suo blog, molto interessante! Inoltre è contro l'utero in affitto, dato da segnalare, rispetto al pensiero modaiolo attuale che vuole il mondo omosessuale schierato a favore.

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    1. Beh, non c'è bisogno di essere eterosessuali per essere contrari all'utero in affitto. Pure io lo sono.
      Sono invece favorevole alla donazione di utero, che è cosa diversa.

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    2. La donazione dell'utero?

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    3. Certo. "Donazione" implica la gratuità del gesto; "affitto" implica una corresponsione in denaro per il servizio offerto.
      A me non crea nessun problema che una donna decida, liberamente e gratuitamente, di portare avanti una gravidanza per un'altra donna. Mi crea molti problemi, però, che questa cosa implichi qualsiasi forma di mercimonio.

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    4. Andrea ma ci credi davvero?

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    5. Non capisco cosa c'entri il "credere". A mio avviso c'entra l'essere favorevole o essere contrario alla donazione di utero intesa come gesto libero e gratuito.
      Non vedo lo scandalo. Si può donare a un'altra persona un pezzo di fegato, un rene, il midollo; perché una donna non potrebbe donare il suo utero, qualora faccia questa cosa in piena libertà?

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    6. A scanso di equivoci, per donazione di utero intendo la maternità surrogata come descritta qui, pratica peraltro legale in tantissimi paesi.

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    7. Ma veramente credi che ci siano donne che liberamente donino l'utero? E che non ci sia il racket,la povertà, la costrizione dietro questo fenomeno?

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    8. Nulla mi vieta di pensarlo. Anzi, il fatto che questa pratica sia regolata per legge anche in tantissimi paesi occidentali e ricchi (vedi link nel mio commento sopra), mi autorizza a pensare che la componente altruistica sia maggioritaria rispetto a motivazioni di tipo criminale/economico. Naturalmente si tratta in entrambi i casi di mere ipotesi.

      Lasciando comunque da parte questi tipi di motivazioni e restando alla linea di principio, non ho alcuna pregiudiziale verso questa forma di maternità surrogata.

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  4. A me dispiace tantissimo per mia nonna, nata nel 1902, che era lesbica. Oggi avrebbe potuto vivere liberamente, magari con qualche difficoltà o forse no, ma magari non gli avrebbero trovato come marito mio nonno (che era una bellissima persona ma che era uscito malconcio dalla Prima Guerra Mondiale)... diciamo che sono qui solo perché gli hanno trovato mio nonno. E comunque in un cimitero ho visto la foto della ragazza che le piaceva tantissimo, me la indico' un mio anziano parente.

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    1. Oggi tua nonna avrebbe potuto vivere liberamente, o almeno più liberamente rispetto anche a solo pochi decenni fa. Riguardo alle difficoltà, mah, non credo sia così scontato che non avrebbe avute. Le cronache di ogni giorno sono purtroppo piuttosto illuminanti in merito.

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    2. Ciò che dici è vero ma vent'anni fa la persona che mi aiutò a uscire da un momento nero era un ragazzo omosessuale dichiarato. In una cooperativa di un paese di 4000 abitanti. Anche allora accadeva ma credo che mia nonna avrebbe trovato oggi tutta un'altra situazione. E lo vedo già in una ragazzina lesbica che conosco. È tutta un'altra storia.

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  5. Si, è un'altra storia, anche se con molte sfaccettature. Nelle cerchie di amicizie delle mie figlie ci sono ragazzi e ragazze omosessuali. Esternamente è una cosa normale, per i giovani, avere amici omosessuali, tra loro gli orientamenti sessuali non costituiscono alcun problema. Ma, spesso, capita che abbiano problemi all'interno delle rispettive famiglie, sulle quali, a differenza dei giovani, grava il retaggio di una certa cultura passata che vedeva i gay come sappiamo.
    Quello che voglio dire è che, rispetto ai tempi passati, la società è molto più aperta e tollerante rispetto a queste situazioni, ma prese singolarmente, spesso queste situazioni sono tranquille e normali solo esteriormente, nei rapporti amicali sociali, ma all'interno delle case, delle famiglie, non sempre la cosa è così tranquilla e pacifica.
    Purtroppo, in larga parte della popolazione certi retaggi culturali e certi pregiudizi sono duri a morire.

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