martedì 19 gennaio 2010

Bertolaso ad Haiti

Come sapete io non sono prevenuto verso niente e verso nessuno. Leggo adesso che Berlusconi ha deciso di inviare Bertolaso ad Haiti "per verificare con le autorità locali, i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e degli altri Paesi coinvolti nella organizzazione dei soccorsi, tutte le iniziative che il Governo Italiano potrebbe adottare per fornire ulteriori contributi alla soluzione del dramma". Niente di male, mi viene da pensare. Quando però leggo del paragone tra quanto fatto in Abruzzo ("abbiamo fatto un record mondiale") e i problemi organizzativi che ci sono là, non posso fare a meno di pensare che le situazioni sono un tantino differenti e non so quindi quanto il paragone possa reggere.

In Abruzzo i morti sono stati poco più di 300; là ancora non esiste un bilancio definitivo e si calcola, semmai si riuscirà ad arrivare a una cifra certa, che alla fine saranno svariate centinaia di migliaia - senza contare l'intensità del sisma che ad Haiti è stata doppia rispetto all'Abruzzo. Per carità, visto cosa sta succedendo là non mi sento di escludere a priori che anche Bertolaso possa essere di qualche utilità, ma non riesco a non vedere in tutta questa storia un certo non so che di propagandistico.

Emanuela Orlandi secondo Ali Agca

"Fin dal giorno del rapimento Emanuela viene trattata umanamente e adesso sta bene, ma subisce limitazione del contatto esterno. L'Italia non deve credere alle menzogne dei pentiti della Banda della Magliana sul caso Orlandi. Dunque Emanuela è viva, e sta bene".

La vicenda di Emanuela Orlandi non è semplicemente la storia di un rapimento, uno di quelli come ne capitano tanti, ma è la punta dell'iceberg di un mistero che dura da quasi 25 anni all'interno del quale, a vario titolo, ruotano il Vaticano, lo IOR, lo scandalo del crack del Banco Ambrosiano di Calvi, i servizi segreti, la banda della Magliana. Ecco, adesso che l'attentatore di Giovanni Paolo II ha scontato la sua pena ed è stato liberato, se ne esce fuori come niente fosse con questa intervista nella quale afferma tranquillamente che la Orlandi è viva e sta bene.

La procura di Roma ha, a mio parere giustamente, affermato di non avere intenzione di ascoltarlo. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che per ascoltare uno che ha dichiarato di essere il nuovo Cristo occorresse una sede adeguata.

Visioni contrapposte



Durezza senza eguali

E va bene, parliamone. D'altra parte com'è possibile sottrarsi? L'opera di santificazione a media unificati è quasi arrivata alla fine del suo iter; il presidente della repubblica ha inviato una accalorata lettera alla vedova; insomma è impossibile restare fuori da questa cosa. Poi basta, però, ok?

Il titolo che leggete qui sopra è un estratto della citata lettera, inviata ieri da Napolitano alla vedova di Craxi in occasione del decennale della scomparsa (versione integrale qui). Ovviamente, com'è prassi diffusa e consolidata, ogni testata ha estrapolato le frasi più confacenti alla "causa" sostenuta e le ha messe in bella mostra. Così, manco a dirlo, il Giornale ha messo in evidenza la "durezza senza eguali" che - sempre secondo il presidente della Repubblica - sarebbe stata usata nei confronti di Craxi, mentre invece l'Unità ha iniziato il suo articolo con "Senza mettere in questione l'esito dei procedimenti che lo riguardarono...". Niente di nuovo sotto il sole insomma.

La lettera, comunque, nel suo complesso, pare più appoggiare la corrente revisionista-riabilitativa piuttosto che quella tesa a enfatizzare maggiormente gli aspetti controversi della figura del politico. E, mi pare, per certi versi, specie dal punto di vista di Napolitano, la cosa può avere una sua logica. Insomma, nel bene o nel male la figura di Craxi ha avuto un suo peso nella vita politica italiana, e quindi Napolitano, tra l'altro per molti anni suo "collega", non poteva esimersi dal ricordare la ricorrenza. Siccome però questa storia ha già suscitato parecchi casini, specialmente per quel che riguarda la questione delle vie, delle piazze, ecc, probabilmente Napolitano ha preferito evitare di aggiungerne altri.

A mio parere la questione è molto più semplice: ammettendo che alcune delle cose fatte dai governi presieduti da Craxi siano state anche buone (penso ad esempio alla sua politica antinucleare, oppure all'abbassamento dell'inflazione), si può fare tutto un minestrone e sorvolare sulle pesantissime vicende giudiziarie in cui è stato coinvolto? A mio parere no. Penso molto semplicemente che se Craxi fosse stato veramente quel grande statista che molti oggi (non ieri) dicono, si sarebbe dovuto assumere le sue responsabilità, presentandosi davanti ai giudici, collaborando, chiarendo i punti oscuri e contribuendo così in maniera ancora più efficace a smantellare il sistema di corruzione imperante. E invece tutto questo non è successo. Craxi ha preferito scappare all'estero a seguito di una presunta pesante persecuzione giudiziaria ai suoi danni - antifona peraltro (casualmente?) molto in voga anche oggi.

Non riesco a disgiungere questo aspetto da tutto il resto. Così come non riesco a pensare che se al posto di Napolitano ci fosse stato ad esempio Pertini, una lettera di questo genere non l'avrebbe mai scritta. O, se anche l'avesse scritta, il tenore sarebbe stato ben diverso.

lunedì 18 gennaio 2010

Contratto Novartis-Ministero

Non so quanti di voi abbiano seguito la vicenda Novartis-ministero-influenza - io ho scritto qualcosa qui e qui. La novità di oggi è che altreconomia.it è venuta in possesso del famoso contratto tra il ministero della Salute e la nota multinazionale farmaceutica. Si tratta del famoso contratto "segreto" sul quale pure la Corte dei Conti ebbe difficoltà a mettere il naso.

Ecco alcuni degli articoli salienti così come riportati nel sito (le versione integrale in pdf è qui):

- art. 1: vengono definiti i cosiddetti "sforzi commercialmente ragionevoli" attorno ai quali ruota l'intero contratto; Novartis è sì obbligata a produrre e a rispettare il contratto ma solo fino a quando ciò sia "ragionevole". Se ci riesce bene; altrimenti lo Stato paga ugualmente: vedi 3.1;

- art. 2.2 e 2.7: Il ministero riconosce di non acquisire alcun diritto sui marchi commerciali e Novartis non concede alcuna licenza sui diritti di proprietà intellettuale; il ministero non è altresì autorizzato ad apportare modifiche alla confezione né a oscurare marchi su di essa;

- art. 3.3: qualora il ministero si trovi nell'impossibilità a ritirare il prodotto Novartis potrà rivenderlo ad altri clienti o fatturare al ministero quanto non ritirato, con la possibilità di rivenderlo comunque dopo 90 giorni;

- art. 4.2, 4.3, 4.5: la responsabilità di Novartis è limitata al difetto di fabbricazione: escluso il danno di altro tipo derivante dalla semplice assunzione del vaccino;

- art. 4.6: il ministero è tenuto a indennizzare Novartis in conseguenza di danni provocati dal vaccino, salvo ove tali danni siano provocati da un difetto di fabbricazione;

- art. 5.2 e 5.5: il prezzo per ciascuna dose di vaccino è pari a 7 euro. Totale: 168 milioni di euro più iva. Il ministero dovrà pagare entro 60 giorni dall'emissione della fattura, su un conto corrente del Monte dei Paschi di Siena;

- art. 8.3: le cause di "forza maggiore" che limitano le responsabilità di Novartis vengono estese a situazioni che dovrebbero invece essere garantite da Novartis, come "epidemie e pandemie", "atti di qualsiasi autorità pubblica", "atti di enti sopranazionali (ivi compreso l'Oms");

- art. 9.3: nel caso in cui il vaccino non sia consegnato per mancato ottenimento dell'autorizazzione all'immisione al commercio e/o di prove cliniche positive, il ministero riconosce forfettariamente a Novartis a titolo di partecipazione ai costi la cifra (al netto dell'Iva) di 24 milioni di euro;

- art. 10.1: le parti si impegnano a mantenere assoluto riserbo sulle informazioni riservate;

Così, a occhio, scorrendo questi pochi articoli, mi pare che il governo abbia stipulato a scatola chiusa con l'azienda farmaceutica un accordo in cui tutte le tutele sono a suo carico e le eventuali varie responsabilità tutte a carico dello stato. Sarebbe bello che un giorno qualcuno prendesse l'iniziativa di indagare su tutta la vicenda, magari istituendo una commissione d'inchiesta. Anche perché i punti oscuri e controversi non sono certo solo questi.

Dossier "scottanti" su Di Pietro

Da alcuni giorni il Giornale e Libero, i principali house organ di governo, hanno iniziato una martellante campagna contro Di Pietro; una campagna basata su un fantomatico dossier secondo il quale l'ex pm sarebbe stato, all'epoca di mani pulite, al soldo dei servizi segreti deviati e della Cia col compito di far cadere la prima repubblica.

Siccome io per principio non do giudizi né in un senso né nell'altro, anche se ammetto che mi scappa da ridere, per ora mi limito solo a segnalare che Il Giornale è quel quotidiano che nel periodo di tangentopoli iniziò una campagna velenosa contro Di Pietro a base di insinuazioni su tangenti, misteriose compravendite di immobili, mercedes, regali vari. Finì che Di Pietro, dopo aver vinto la causa per diffamazione, coi quei soldi la casa se la comprò davvero. Feltri se ne uscì quindi con un celeberrimo articolo in cui riconosceva che era stata tutta una campagna orchestrata e dichiarava la sua stima all'ex pm. Questa cosa gli costò il posto di direttore.

Libero invece è quello che raccontava, all'indomani dei primi screzi pubblici tra Berlusconi e la Lario, di una love story tra quest'ultima e il suo bodyguard. Naturalmente era tutta una balla. Tornando al Giornale, va ricordato che è stato il protagonista del famoso caso Boffo, il direttore di Avvenire messo alla berlina dal quotidiano diretto da Feltri e indicato come omosessuale prendendo per buona una velina anonima. Anche questa una balla colossale. Poi Feltri si scusò dicendo di aver preso un granchio ma intanto Boffo si era dimesso - lo scopo era raggiunto.

Ecco, questi giornali, campioni della corretta informazione, sono quelli che a giorni alterni spiattellano il fantomatico dossier su Di Pietro.

Haiti e il patto col diavolo

Quando succedono tragedie come quella di Haiti è normale farsi delle domande. Anzi, principalmente una domanda: perché? Perché un terremoto di quella intensità? Perché proprio lì? (se fosse successo in Giappone quanti morti ci sarebbero stati? due? tre?). Per le persone che ragionano le risposte sono ovviamente razionali; vengono dai ricercatori, dagli scienziati, dai geologi, i quali spiegano scientificamente le dinamiche del terremoto e perché si è verificato proprio in quel determinato posto. Accanto alle risposte razionali molti, purtroppo, affiancano quelle irrazionali, quelle suggerite da una certa propaganda religiosa che fa leva sulla maggiore o minore propensione delle persone a credere a queste cose. Voi direte: ma perché tutto questo preambolo?

Stanno facendo parecchio rumore negli USA, e non solo, alcune dichiarazioni rilasciate da Pat Robertson e riportate dai maggiori media americani e non solo (qui la CNN). Il signore in questione è un telepredicatore evangelista piuttosto noto negli Stati Uniti; è quello ad esempio che aveva dichiarato che il tristemente famoso uragano Katrina, che provocò nel 2005 più di 1800 vittime devastando la Louisiana, era una punizione divina. Con Haiti adesso ha fatto la stessa cosa, sostenendo che la tragedia che ha provocato centinaia di migliaia di vittime è il risultato di un patto col demonio stipulato dagli abitanti dell'isola per liberarsi dal dominio francese - Haiti è una ex colonia. Ora, voi riderete, ma non c'è molto da ridere. Il fatto che questa gente abbia tutto questo seguito è a mio avviso molto preoccupante. Qualcuno dirà: vabbè, si sa che in America queste cose sono considerate piuttosto normali. Il problema è che queste cose non succedono solo là. Forse pochi se lo ricordano, ma all'indomani del terremoto in Abruzzo in una seguita trasmissione della maggior emittente radiofonica cattolica, Radio Maria, si disse che il sisma del 6 aprile era voluto dal Signore per far sì che la popolazione colpita partecipasse alla sua passione.

Questa gente qua a me fa paura. Intendiamoci, ognuno è libero di credere a quello che vuole, ma, se ci pensate bene, quale può essere il motivo per cui si cerca di indurre la gente a pensare che esista un rapporto causa-effetto tra il verificarsi di una tragedia e la religione? A mio parere la cosa è facilmente spiegabile col fatto che molti di quelli che a vario titolo hanno responsabilità religiose sono perfettamente consci che la prima domanda che si pone anche un credente di fronte a eventi di questo genere è: come può Dio permettere tutto questo? Siccome la paura più grossa di chi ha responsabilità religiose è quella che il gregge cominci ad avere dubbi, allora si ribalta il tavolo, si dà da intendere che la tragedia sia una conseguenza. Una volta il patto col diavolo, una volta la punizione divina, una volta una sorta di partecipazione al dolore del Signore. Qualunque pretesto va bene purché finalizzato a far scomparire i dubbi e tenere buoni i "fedeli". Naturalmente questa è una mia opinione, intendiamoci, e come tale va presa.

E' fuor di dubbio però che questo tipo di ragionamento è proprio dell'uomo antico. Nell'antichità, infatti, quando ancora l'uomo non aveva raggiunto la conoscenza che permette di spiegare il succedersi delle cose, è stato concepito il concetto di colpa. Succede un terremoto? Evidentemente chi ne è stato colpito ha fatto qualcosa. Si verificava un'alluvione? Volontà di Dio per punire chissà chi da chissà che cosa. Sulla questione della paura la Chiesa, e non solo lei, ci ha costruito un impero che rimane saldamente ancorato a questo concetto ancora oggi. Tanto è vero che ancora oggi si usa la paura dell'inferno come pretesto per tenere al guinzaglio i credenti. Ti comporti bene e fai quello che predica la Chiesa? Bene, hai un posto assicurato in paradiso. Sei un peccatore? Preparati pure per l'inferno. Badate, non parlo per sentito dire. Vengo da una famiglia fortemente cattolica, e anche io, prima di scappare a gambe levate dopo aver scoperto la fregatura, ho frequentato l'ambiente per parecchi anni.

Il problema è che adesso non siamo più nel medioevo, non siamo più nell'antichità. Ecco perché quando sento questa gente, questi predicatori che utilizzano i media per seminare la paura mi incazzo. Perché non si può stare a sentire certe cose e far finta di niente. Non è possibile che certa gente campi prendendo a calci l'intelligenza altrui - perché loro sanno benissimo come stanno le cose - nell'indifferenza generale. Questo è il motivo per cui ce l'ho a morte con la religione, perché atrofizza il pensiero. Il terremoto di Haiti è perfettamente spiegabile dal punto di vista scientifico, così come quello in Abruzzo. Anche a me piacerebbe che venisse un bel terremoto, oppure un gigantesco tsunami che inghiotta e si porti via una volta per tutte la paura, la superstizione e la religione.

domenica 17 gennaio 2010

Maroni disse

All'indomani dei fatti di Rosarno Maroni se ne uscì con l'infelice frase «in tutti questi anni troppa tolleranza». Poi, forse avendo capito di averla fatta un tantino fuori dal vaso, corresse il tiro ("Queste situazioni le abbiamo ereditate e sono frutto di tolleranza sbagliata"). Oggi è stato ospite in tv da Fazio. Tra le altre cose ha detto: "Gli immigrati vittime delle violenze a Rosarno avranno lo status di protezione internazionale". Bello, con tutti i casini che sono successi - ronde, caccia al nero, ecc... - chissà quanti saranno quelli che usufruiranno di questo status. "Si tratta di una decina di feriti - ha spiegato il responsabile del Viminale - a loro concederemo questo status". Vabbè...

Proseguendo leggiamo: Maroni ha invece respinto l'ipotesi che gli immigrati siano stati "deportati". "Sono stati tutti portati volontariamente - ha spiegato - nei centri d'asilo per rifugiati in Calabria e in Puglia per l'identificazione. Ora, portare volontariamente qualcuno in un qualsiasi posto mi suona un po' strano. Se poi questi posti sono i CIE (ex CPT), dove con le nuove leggi sull'immigrazione gli ospiti possono essere trattenuti fino a 18 mesi, la cosa mi suona ancora più strana. Comunque...

Per chiudere: "Essere teneri e buoni - ha proseguito - non vuol sempre dire fare il bene". Beh, non mi pare che la Lega dei vari Borghezio, Calderoli e Gentilini abbia mai avuto questo problema.

La "casta" dei giudici si ribella

Chi ha sfogliato in questi ultimi due o tre giorni i titoli dei giornali avrà sicuramente letto che l'Associazione nazionale magistrati potrebbe indire uno sciopero. A leggere i giornali di regime, la notizia viene data in pasto nella solita prospettiva: il governo fa delle leggi in materia di giustizia e quei vagabondi dei magistrati sono sempre sulle barricate in difesa delle loro prerogative e privilegi. Se però non ci si ferma ai titoli e, soprattutto, non si legge solo la versione degli house organ governativi, si capisce che la questione è un pelino diversa. Cerco di farla breve.

Voi sapete che uno dei motivi principali per cui la giustizia nel nostro paese è messa come è messa è la carenza di risorse e di organico. Non è colpa solo di questo governo, intendiamoci; semplicemente nel corso degli ultimi decenni si è lasciato che questo problema, che oggi fa capolino in tutta la sua drammaticità, incancrenisse senza che nessuno mai ci mettesse mano. Sì, a parole sono parecchi quelli che nel corso degli anni hanno ipotizzato riforme di vario genere per cercare di risolvere questa situazione, ma sostanzialmente si è trattato di chiacchiere. Diciamo la verità: della lentezza di tutto il sistema non è mai fregato niente a nessuno, tranne ovviamente quelli che da questa situazione escono danneggiati, e cioè chi attende giustizia. La situazione è diventata improvvisamente di stretta attualità in questo ultimo periodo, più o meno da quando è in carica questo governo, non perché ci sia stata improvvisamente una volontà finora sopita di risolvere il problema, ma molto più semplicemente perché il capo del governo ha alcune pendenze giudiziarie che sono dietro l'angolo e non si poteva mettere mano alla loro soluzione isolando il tutto dal resto, bisognava dare l'impressione che fossero inserite in un più ampio disegno di riforma strutturale. Badate, non lo dico io, lo dicono i fatti. Prima che la Consulta bocciasse il lodo Alfano, ad esempio, vi risulta che ci fosse tutta questa urgenza?

Ecco quindi che la lentezza della giustizia, con conseguente tamburo battente che la colpa è dei magistrati, ha ripreso vigore. In questo quadro si inserisce la protesta di questi giorni dei magistrati. La cronica carenza di organico, infatti, ha fatto sì che attualmente ci siano moltissime procure quasi completamente sguarnite, quelle che in gergo vengono definite "sedi disagiate". C'è in circolazione un decreto, a firma del ministro Alfano, che nelle intenzioni dovrebbe tamponare questa situazione. Come? Trasferendo d'ufficio i magistrati verso queste procure disagiate senza che questi possano fiatare. Apparentemente è tutto bello è giusto: dalle procure dove gli organici sono maggiori alcuni magistrati vengono obbligati a recarsi, in cambio di vari incentivi, verso questi posti di frontiera. Ma allora perché si lamentano e protestano? Beh, perché i criteri con cui vengono selezionati danno adito a qualche dubbio e a qualche sospetto, soprattutto considerando che è in vigore una legge, fatta dal precedente governo di centrosinistra - la sinistra quando è ora di far danni c'è sempre - che impedisce ai giovani che hanno appena vinto il concorso di svolgere le funzioni di pubblico ministero o di giudice monocratico. Provvedimento questo che ha contribuito ad allargare il famoso deserto delle procure. I giudici quindi dicono, molto semplicemente: perché non togliere questa norma e lasciare che i giovani vadano ad occupare queste sedi? Non mi sembra una domanda insensata, anzi.

Forse perché sarebbe troppo semplice. O forse il motivo è un altro. Scrive ad esempio questa mattina Il Fatto Quotidiano:

Alla fine ci vuole un moderato come Francesco Messineo per spiegare quello che tutti sanno e nessuno ha il coraggio di dire. Il procuratore capo di Palermo è un mite magistrato che coordina nella riservatezza assoluta le indagini più delicate sui rapporti tra mafia e politica.

In questi giorni il suo ufficio sta ascoltando Massimo Ciancimino sugli inizi di Berlusconi e sui rapporti di Marcello Dell’Utri con la mafia ma lui è talmente poco protagonista da non essere nemmeno citato su Wikipedia. Ieri ha preso la parola all’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati per denunciare il movente degli ultimi atti del governo: "Vogliono far abbassare la cresta all’ufficio del pubblico ministero".

Inutile girarci intorno. Per Messineo, dietro le ultime novità della politica giudiziaria del governo, a partire dal decreto sui trasferimenti di ufficio dei magistrati contro il quale è stata indetta l’assemblea di ieri, c’é "l’obiettivo di tagliare le unghie alle procure e il governo lo farà affidando le indagini nelle sole mani della polizia giudiziaria e inserendo nei ranghi della magistratura persone che non hanno vinto il concorso".
[...]
"Perché indeboliscono la Procura di Palermo?" si è chiesto ieri il procuratore, "è come se durante una battaglia il contendente che ha le armi migliori improvvisamente decidesse di deporle per dare la vittoria all’avversario".

Messineo non poteva rispondersi, ma basta leggere l’elenco dei politici del Pdl che sono stati indagati, imputati e condannati grazie al lavoro di quell’ufficio per capire perché. La ragione dell’assemblea di ieri è il decreto legge del ministro Alfano che scalfisce l’inamovibilità dei magistrati e li obbliga a trasferirsi nelle sedi disagiate, come Gela, Crotone o Sciacca, senza fiatare. (fonte)

Ovviamente questa è l'interpretazione della vicenda che dà il Fatto, ma vedendo in che direzione va ormai da tempo l'azione di governo nei confronti della "riforma della giustizia" non mi pare che sia tanto campata per aria.

Alcuni link per approfondire:

Procure vuote, ora l'Anm minaccia lo sciopero

I giudici trasferiti d'ufficio, è scontro

Pm trasferiti, Anm pronta allo sciopero

Such a Shame

Chissà cosa avrebbe detto Mark David Hollis del fatto che a me, all'epoca (siamo a metà degli anni '80), in certe sue espressioni ricordava Alvaro Vitali quando interpretava i vari "Pierini" dei film trash dell'epoca. Bah, meglio non chiederglielo. In ogni caso questo è stato a mio parere uno dei pezzi più belli dei Talk Talk.

Buona domenica.

Impugnazioni

Senza troppo clamore il governo ha impugnato di fronte alla Consulta la legge regionale con cui, nel luglio scorso, l'Emilia-Romagna si ...