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venerdì 6 gennaio 2023

Omeopatia

L'estratto che leggete qui sopra è sempre tratto dal libro Il mio lungo viaggio, di Piero Angela, di cui avevo già accennato in un post precedente. È il racconto di come il grande divulgatore ha spiegato l'omeopatia al giudice del processo che lo vedeva imputato per diffamazione su denuncia di alcuni medici omeopati (il processo naturalmente lo vinse, perché dire che l'omeopatia è acqua fresca è la verità).

Omeopatia a parte, se amate Angela e volete sapere qualcosa di lui, questa autobiografia è interessantissima. È lui che si racconta, a partire da quando era bambino e viveva sotto una Torino devastata dalle bombe degli inglesi dopo che Mussolini dichiarò guerra a Inghilterra e Francia, per poi proseguire col racconto della sua famiglia (il padre psichiatra salvò molti ebrei italiani dai rastrellamenti fascisti diagnosticando loro malattie mentali inesistenti e ricoverandoli nella clinica in cui lavorava), dei suoi studi, del suo eterno peregrinare in ogni angolo del mondo, della sua passione per il giornalismo poi trasformatasi in passione per la scienza e la divulgazione. 

È anche il racconto di tutte le cose che ha creato, le idee che ha avuto, i personaggi che ha incontrato nella sua lunga vita. Ma è soprattutto il racconto di un uomo che ha elevato la curiosità a ragione di vita, che non ha mai accettato dogmi, pregiudizi, verità facili e già confezionate e ha sempre messo tutto in discussione. Quello che ognuno di noi dovrebbe fare sempre.

sabato 27 agosto 2022

Piero Angela e gli AC/DC

Che Piero Angela fosse un talentuoso pianista (classico e jazz) è cosa nota, ma sentirlo suonare gli AC/DC è un colpo al cuore. Qui di seguito, un suo duetto col grande Danilo Rea e la sua esecuzione della mitica Thunderstruck :-)

(In realtà, il video in cui suona gli AC/DC mi sembra manipolato, ma è bello pensare che possa averli suonati per davvero.) :-)



mercoledì 17 agosto 2022

Piero Angela e le coppie omosessuali

C'è un video che circola in rete in cui Piero Angela parla delle coppie omosessuali. Dura un minuto. L'ho guardato e riguardato, e non ho potuto fare a meno di pensare come un signore di 93 anni, nato in un altro secolo, sia molto più avanti, abbia una mente e una visione del mondo molto più aperte di tante persone più giovani accecate da ignoranza e pregiudizi. Politici (molti) compresi. 

Certo, è logico, si tratta di Piero Angela, una persona che ha studiato tutto quello che c'era da studiare, ed è un po' un vincere facile su chi, per qualsiasi motivo, magari non ha potuto farlo e, coi neuroni devastati da una certa propaganda cattolica e omofoba, è rimasto impigliato nei pregiudizi.

Pensavo a come sarebbe infinitamente migliore questo paese se fosse diffusa la cultura del conoscere, della curiosità, dello studio, del dubbio, della messa in discussione dei pregiudizi. Vabbe', amen. Ah, il video è qui.

sabato 13 agosto 2022

Ciao, Piero


Credo che l'immenso dolore per la sua scomparsa sia in parte lenito dalla consapevolezza della fortuna che abbiamo avuto ad averlo. Che altro dire?
Personalmente, lo ringrazio perché se oggi sono un uomo curioso di tutto, critico, dubbioso, refrattario ai dogmi e ai pregiudizi lo devo a lui, alle sue trasmissioni, ai suoi molti libri che affollano la mia libreria. Di lui resteranno il suo garbo e un lascito culturale immenso.

Ciao, Piero.

venerdì 25 dicembre 2020

A cosa serve la politica?

Si tratta di uno di quei libri che forse sarebbe meglio non leggere, perché si chiude l'ultima pagina con la quasi certezza che questo paese non risalirà più dall'abisso in cui è precipitato. Le cause della caduta in questo abisso sono più o meno note, almeno a chi abbia una qualche conoscenza delle vicende storico-politico-sociali che hanno caratterizzato l'Italia degli ultimi otto lustri, ma vedersele inanellare in una sequenza così lucida e spietata, offre pochi margini di speranza.

Piero Angela, con la linearità e la chiarezza che gli sono consuete, inizia questo saggio con una considerazione molto interessante che, in generale, mi pare venga pensata sempre molto poco, e cioè che non è la politica a determinare il grado di benessere di un paese. Quante volte, se ci pensate, tendiamo a dare ogni responsabilità della marea di cose che non vanno alla politica e ai politici? Non è così, o almeno non è solo così, anche se la politica ha le sue innegabili responsabilità. Per chiarire questo concetto, Angela fa un esempio. Scrive: 

"Prendiamo due paesi molto distanti dal punto di vista economico: Svezia e Romania. Gli svedesi hanno un reddito pro capite di 47.500 euro. I romeni di soli 9.600 euro. Un vero abisso. Immaginiamo che un politico romeno si presenti alle elezioni e dica: 'Cari concittadini, se mi eleggerete vi farò avere salari svedesi e anche pensioni, assistenza, asili nido, ospedali, di tipo svedese...' Potrebbe mantenere le sue promesse? Ovviamente no. Perché no? Rispondere a questa domanda significa capire come funziona la "macchina della ricchezza". E anche la "macchina della povertà". [...] È infatti radicata l'idea che sia la politica a determinare il benessere di un paese. E che, cambiando maggioranza, si possano ottenere cose che in realtà non dipendono dalla politica. E che non dipendono neppure dalla capacità di lottare per ottenerle. Infatti, anche se i cittadini romeni riempissero le piazze di cortei, e scioperassero a oltranza, non riuscirebbero comunque ad avere salari svedesi, e neppure pensioni, assistenza, asili nido, ospedali di tipo svedese. Perché? Perché esistono dei meccanismi che portano una società a essere sviluppata o arretrata indipendentemente dalla "politica" come è intesa comunemente. Il politico è infatti il pilota, ma senza macchina non può andare da nessuna parte. Soprattutto se, come spesso avviene, in politica si dibatte continuamente sui ricambi di maggioranza ma non su come migliorare le prestazioni del paese."

Il concetto mi sembra chiaro. Qui entra in gioco la responsabilità della "macchina" cui accenna Angela, macchina che è la società, cioè noi, che va a sommarsi alle responsabilità della politica. La critica più grossa che si può rivolgere alla politica, infatti, è di non essere mai stata lungimirante, non avere investito, escluse poche e lodevoli eccezioni, in programmi e visioni a lungo termine, che scavalcassero la mera contingenza e la ricerca del consenso immediato per ragionare in termini di generazioni piuttosto che delle successive elezioni. E questo, più o meno, è già da tempo noto a tutti.

La seconda critica feroce che si può attribuire alla politica, critica figlia del concetto appena accennato, è il non investire in quei fattori che possono produrre ricchezza. È infatti cosa nobile adoperarsi per ridistribuire ricchezza cercando così di smussare le disuguaglianze, ma questa ricchezza non è inesauribile e se non ci si adopera per produrla, si arriva a un punto in cui non c'è più nulla da poter ridistribuire. Come si produce ricchezza? Investendo in cultura, educazione, scuola, ricerca, scienza, tutti ambiti in cui, guarda caso, si sono sempre tagliate risorse, tagli fatti da governi di qualsiasi colore politico. Se si opera in questo modo e si pretende di produrre ricchezza aumentando il debito, tagliando in maniera lineare e aumentando il livello di tassazione, la via del baratro è assicurata.

Grandi paesi come Giappone, Cina, India, hanno capito da molti anni questa filosofia e la mettono in pratica, incentivando la meritocrazia, investendo in ricerca, scuola, scienza, e i risultati oggi si vedono, certificati da aumenti di benessere, PIL, peso sempre maggiore nelle dinamiche geopolitiche mondiali. Alle mancanze della politica nostrana si aggiunge poi la nota indole di gran parte delle italiche genti, da sempre adagiate in una sorta di connivenza interessata nei confronti dei "mali" che affliggono la politica (corruzione, piccoli interessi particolari invece che generali ecc.). In pratica sì, ci si lamenta dell'inefficienza e del malaffare che pervade la politica ma poi, spesso, nel proprio piccolo, si tende ad assumere atteggiamenti che poco hanno di diverso da ciò per cui poi ci si lamenta.

In definitiva, a cosa serve oggi la politica? A nulla, dal momento, oltretutto, che a decidere oggi è solo l'economia e il mercato. Ai politici è rimasto giusto il ruolo di presentarsi in tv in veste di aggregatori di passioni (destra e sinistra), poco altro. Un grosso in bocca al lupo a noi, ne avremo enorme bisogno nel prossimo futuro.

domenica 22 dicembre 2019

Auguri, grande Piero


C'è un signore che oggi spegne 91 candeline, un signore a cui sono molto legato e affezionato perché credo di dovere in parte anche a lui il mio essere sempre curioso, dubbioso ed estremamente razionale. Sono legato a lui non solo per le trasmissioni televisive che ho seguito per anni ma anche, anzi soprattutto, per i suoi libri di divulgazione scientifica, molti dei quali affollano la mia libreria. Uno, in particolare, ricordo molto bene: La straordinaria storia della vita sulla Terra, un mattone di ottocento pagine che lessi tanti anni fa e che mi piacque talmente tanto che lo ricominciai appena terminato.

Tanti auguri, grande Piero, e lunga vita.

Addio, Francesco

Se n'è andato l'ultimo della generazione dei grandi cantautori. Forse è stato il più grande di tutti, ma io vedo da sempre Guccini c...