Difficile definire un romanzo come questo. Direi oscuro, intenso, complesso, dove si intrecciano gotico, poesia, dramma, follia, introspezione, storia. Un romanzo che esplora le pieghe più profonde della psiche umana. La narrazione è visionaria ed estremamente psicologica e si concentra sulla mente tormentata di Fernando e sul destino della decadente famiglia argentina Vidal Olmos.
La storia d'amore impossibile, drammatica e tragica tra il giovane Martín e Alejandra, donna che si porta dentro un lacerante segreto che non svelerà mai a Martín, si svolge sullo sfondo dell'Argentina degli anni '50, in concomitanza col culmine e successivo declino della prima fase peronista. Ma non è un romanzo politico o storico, questo, gli elementi di storia contemporanea argentina sono solo un sottofondo degli avvenimenti; il fulcro narrativo si concentra più sui conflitti psicologici e personali dei personaggi.
Fino a una decina di giorni fa, prima di questo post di Massimo, non conoscevo né questo romanzo né il suo autore, solo in corso di lettura ho scoperto che Ernesto Sábato è stato uno dei più grandi scrittori dell'America Latina e che questo romanzo è universalmente considerato - a ragione, direi - uno dei suoi capolavori.

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