lunedì 26 gennaio 2026

Il dio dei boschi


Alla fine l'ho divoraro in due giorni e mezzo. Un noir splendido, come mi è capitato poche volte di leggerne. Adesso capisco Carofiglio, quando diceva che avrebbe voluto scriverlo lui.

Che poi, alla fine, definirlo noir è riduttivo: è un romanzo corale. Liz Moore costruisce una vera comunità con ruoli, gerarchie, silenzi condivisi, senza nessuno che sia davvero marginale. Il continuo cambio dei piani temporali, secondo me, non è solo una scelta strutturale ma etica: costringe il lettore a rivedere continuamente i giudizi. Personaggi che in un tempo sembrano vittime, in un altro diventano complici; figure apparentemente solide che, col senno di poi, rivelano crepe enormi. 

Tutto il romanzo è un enorme scavo dentro l'animo umano, non solo le sue vette (qui poche), ma soprattutto i suoi abissi.

Splendido!

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