giovedì 22 gennaio 2026

Manipolazioni affascinanti


Dopo l'intervento fiume di Trump a Davos, stamattina molti quotidiani e siti fanno opera di sbufalamento delle maggiori castronerie enunciate in 72 minuti di sproloqui. Tra le bufale piu evidenti vengono menzionate: "Siamo il paese più attraente del mondo, quest'anno il PIL arriverà al 5,4%"; "Con Biden abbiamo avuto la peggiore inflazione della storia americana"; "Il Venezuela farà più soldi nei prossimi sei mesi rispetto agli ultimi 20 anni, le più grandi compagnie petrolifere del mondo adesso vogliono investire là"; "Dopo la guerra abbiamo restituito la Groenlandia alla Danimarca, quanto siamo stati stupidi e quanto sono ingrati i danesi!"; "Washington è il posto più sicuro degli USA, prima di me era il meno sicuro"; "Gli USA pagano il 100% della Nato" e si potrebbe proseguire, queste sono solo le più marchiane. La domanda sorge spontanea: perché molte persone continuano a dare credito e fiducia a chi racconta balle? (Lo fanno da sempre politici di ogni epoca, latitudine e orientamento politico.)

La risposta ha a che fare con la psicologia e col funzionamento del nostro cervello. Questo comportamento è stato studiato e spiegato da vari studiosi. Il libro più recente che mi viene in mente, al riguardo, è di Daniel Kahneman: Pensieri lenti e veloci. In questo testo l'autore spiega in dettaglio i bias cognitivi e i motivi per cui molte persone credono a narrazioni false ma plausibili. Riassumendo all'osso: è una questione di appartenenza. 

Per alcuni milioni di anni il nostro genere (Homo) è vissuto in contesti tribali, gruppetti di esseri umani formati da poche decine di persone. Le grandi aggregazioni umane, città, imperi, stati, sono una conquista recentissima nella nostra storia evolutiva. I gruppetti tribali erano in perenne conflitto tra loro e la possibilità di prevalenza sui competitori era direttamente proporzionale al livello di coesione interna. Il nostro cervello, oggi, funziona ancora allo stesso modo, con la differenza che i gruppetti umani di quelle epoche remote si sono trasformati in fazioni politiche, ideologiche, identitarie, anch'esse in lotta le une con le altre.

Quando un politico appartiene al nostro "gruppo" le sue parole rafforzano la nostra identità e la verifica dei fatti raccontati diventa secondaria se non addirittura priva di importanza. Se Trump (o chiunque altro) "parla come me", non importa se sbaglia: sta dalla mia parte. Nel libro, Kahneman esamina anche una particolare impostazione mentale chiamata motivated reasoning. In base a questa impostazione, molte falsità funzionano perché semplificano problemi complessi, danno una spiegazione emotivamente soddisfacente, individuano un colpevole chiaro e, anche se non vere, suonano vere. Il nostro cervello preferisce una storia semplice e sbagliata a una spiegazione complessa e corretta.

In definitiva molte persone stimano politici che mentono perché la politica è diventata identitaria e la verità è secondaria rispetto all’appartenenza. Non è un bug, è il funzionamento del nostro cervello in contesti tribali, anche se a livello di specie in contesti tribali non viviamo più da svariate decine di migliaia di anni (che sono comunque un battito di ciglia rispetto alla totalità della nostra storia evolutiva).

Questo non significa giustificare i politici che mentono, significa solo imparare da dove vengono e come funzionano gli affascinanti meccanismi mentali che ci fanno stimare chi ci prende per i fondelli.

1 commento:

  1. E' tutto sommato un meccanismo abbastanza semplice: elementare, Watson! verrebbe da dire.
    Purtroppo inversamente proporzionale è la coscienza che se ne ha, a livello si personale che globale.
    Comunque non potevi spiegarlo meglio (ma questa non è una novità ;-)

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