giovedì 1 gennaio 2026

Il discorso di Mattarella

I discorsi di fine anno di Mattarella, ma anche dei suoi predecessori, sono sempre esercizi di retorica. Sono anche esercizi di sincretismo politico che hanno lo scopo di fare un po' il punto della situazione, ma che per loro natura non sono graffianti per non scontentare o irritare nessuno. L'arte della retorica consiste anche nel riuscire a nascondere messaggi o indicazioni tra le locuzioni, e chi redige i discorsi dei presidenti è maestro in questo.

La retorica non racconta quasi mai lo stato delle cose come è realmente - non è suo compito farlo. Per rendersene conto basta leggere alcune delle cose che ha detto Mattarella ieri sera. A questo riguardo ci sarebbe molto da eccepire, ad esempio, relativamente ai livelli di "libertà e democrazia" nel nostro Paese. Formalmente siamo una democrazia, è verissimo, ma sostanzialmente non si tratta di una democrazia di qualità così come la racconta Mattarella, specie se la si rapporta al concetto di emancipazione sociale a cui, obbligatoriamente, la qualità della democrazia è legata. 

Ma anche la funzione sociale del lavoro e del Sistema sanitario nazionale non sono nella realtà come li ha descritti Mattarella nel suo discorso. Siamo così sicuri, poi, che "l’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale"? Conosco più di un analista geopolitico che avrebbe parecchio da ridire su questa affermazione. Magari in passato di più, oggi questo fantomatico rilievo appare parecchio ridimensionato. Anche la frase "Non vanno ignorate, ovviamente, lacune e contraddizioni ma eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione". È vero che 80 anni fa, all'alba della nostra Repubblica, la situazione era questa, ma mi sembra che oggi, pur con le evidenti differenze rispetto ad allora, il livello generale di incultura e l'emigrazione di italiani verso lande più favorevoli non siano esattamente problemi di poco conto.

Il passaggio che però mi ha lasciato più perplesso è quello sulle guerre in corso. Dice Mattarella: "Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte."

Messa giù così sembra - ma magari è solo un'impressione mia - che l'Ucraina sia sotto le bombe e Gaza nella morsa del freddo. Nel primo caso Mattarella nomina in maniera chiara i bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche ucraine, nel secondo caso sembra più voler derubricare il tutto a una faccenda climatica. È vero che i bambini di Gaza muoiono di freddo, ma muoiono di freddo per le condizioni disumane in cui Israele li costringe a vivere: villaggi fatti di tende in balia delle intemperie. Attualmente nella striscia di Gaza ci sono circa 30.000 bambini orfani perché genitori e familiari sono stati uccisi dall'esercito israeliano. Bambini di cui nessuno riesce più a prendersi cura, abbandonati a loro stessi nel fango delle tendopoli. I responsabili della loro morte per assideramento si sa benissimo chi sono, caro presidente Mattarella: ci voleva poco a dirlo. Così come ci voleva poco a imbastire un discorso più realista, onesto e meno sfocato, retorico e compiaciuto. Anche a costo di irritare qualcuno.

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