sabato 21 giugno 2008

Penzu.com, il diario online

Probabilmente molti voi in gioventù hanno tenuto un diario, il classico posto segreto in cui annotare al riparo da occhi indiscreti pensieri, emozioni, stati d'animo e sensazioni, e magari qualcuno lo tiene ancora.

Poteva l'evoluzione digitale non trovare un surrogato tecnologico al diario cartaceo? Ecco quindi Penzu, un servizio online che consente di scrivere i nostri pensieri utilizzando un'interfaccia grafica molto simpatica, che ricorda un po' il classico foglio di quaderno con le righe. Il suo utilizzo è semplicissimo.

Come prima cosa occorre crearsi un account cliccando qui:



Ecco fatto. Una volta accettati i termini della licenza, è sufficiente quindi cliccare su signup per ricevere immediatamente un'e-mail di benvenuto e per cominciare a utilizzare subito il servizio. L'unico accorgimento da prendere prima di cominciare è quello di impostare il fuso orario corretto tramite il pulsante settings in alto a destra, che per l'Italia è GMT+01:00 Rome.



A questo punto possiamo quindi cominciare a scrivere liberamente i nostri pensieri, che resteranno strettamente privati e visibili solo a noi a meno che non scegliamo di condividerli con qualcuno tramite il pulsate share.

Una interessante funzione da segnalare è la possibilità di arricchire il testo con immagini (max 5 MB) in formato jpg, gif o png.

venerdì 20 giugno 2008

Brunetta e il piano anti-fannulloni

Non so, può darsi che mi sbagli, ma mi pare che se c'è uno veramente deciso a prendere il toro per le corna, come si suol dire, è Renato Brunetta, ministro dell'Innovazione e della Pubblica Amministrazione di questo sgangherato governo.

Leggendo qua e là alcune cose che si è proposto di attuare, infatti, pare proprio che gli sprechi e i malfunzionamenti nella pubblica amministrazione abbiano le ore (vabbè, diciamo i giorni o i mesi) contate. Naturalmente bisogna prendere tutto con le pinze, perché la storia insegna che (specialmente in politica) tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, e quindi sono sempre da mettere in conto retromarce e ripensamenti.

Tuttavia alcune delle cose che pare intenzionato a fare, possono rappresentare - se attuate - un valido antidoto alla farraginosità e malfunzionamento della pubblica amministrazione in genere.

Si legge nell'articolo dell'Ansa che ho appena linkato:
Secondo il provvedimento, chi presenterà certificati falsi o timbrerà il cartellino lasciando poi l'ufficio non solo si macchierà del reato di truffa aggravata e potrà essere licenziato, ma si vedrà pure decurtare lo stipendio.
Giustissimo. Ora, intendiamoci, è da sfatare il luogo comune che i fannulloni siano tutti nella pubblica amministrazione e gli stacanovisti tutti nel privato, ma - penso non sia un segreto per nessuno - è ad esempio assodato che il malcostume (per non dire di peggio) di timbrare il cartellino e andare a fare la spesa o lo shopping sia da ascrivere in misura molto maggiore alla sfera pubblica. Sono d'accordo anche che ci sia un aumento dei controlli durante i periodi di malattia e che vengano sanzionati quei medici che rilasciano certificati con troppa disinvoltura.

Insomma, a mio parere, pur con alcune riserve su altri punti, mi pare che il provvedimento vada nella giusta direzione. Staremo a vedere se resterà solo sulla carta o se si concretizzerà.

giovedì 19 giugno 2008

Il blocco del... blocco (comiche all'italiana)

Se non fosse che in realtà c'è ben poco da ridere, penso che la telenovela che sta accompagnando il togli e metti delle famigerate numerazioni a tariffazione aggiunta (un modo elegante per indicare una truffa), potrebbe essere tranquillamente inserita in qualche serie fantozziana.

Non la faccio lunga. Gli 899 e compagnia bella sapete tutti cosa sono, quanto sono diffusi e soprattutto a cosa servono: per rendersene conto è sufficiente sintonizzarsi quando si vuole su una qualsiasi emittente locale. Nel corso degli anni sono state molteplici le iniziative, soprattutto da parte delle associazioni dei consumatori, per tentare di limitare e frenare questo meccanismo truffaldino che ha consentito a ciarlatani di ogni risma (cartomanti, maghi, astrologi, veggenti, ecc...) di incassare un fiume di soldi a scapito della marea di creduloni disposti a pagare tariffe e scatti telefonici lunari per sentirsi raccontare frottole.

Bene. La situazione pareva finalmente arrivata a un punto di svolta a fine febbraio, quando l'Autorità per Comunicazioni aveva stabilito improrogabilmente che entro il 30 giugno successivo gli accessi a queste numerazioni fossero bloccati automaticamente e accessibili solo a chi ne avesse fatto esplicita richiesta.

Tutto bene dunque? Neanche per sogno: sarebbe stato un lieto fine che non si addice al "sistema Italia". E infatti, pochi giorni fa, ecco arrivare il Tar del Lazio che con una sentenza annulla quella precedente dell'Agcom, ripristinando - pare in seguito a ricorsi presentati da alcuni operatori, poco disposti a vedersi sottrarre la gallina dalle uova d'oro - di fatto l'accesso libero a queste numerazioni. Tutto come prima quindi: i ciarlatani potranno tranquillamente continuare a spennare i creduloni almeno fino a novembre, quando il Tar riesaminerà con più calma la questione.

Mi sorge spontanea una domanda: chi ha più potere in Italia? L'Agcom, le sentenze, oppure le lobby?


Aggiornamento 14,34

Apprendo adesso dal sito dell'Ansa che il blocco automatico scatterà dal 1° ottobre: la telenovela continua...

mercoledì 18 giugno 2008

Io, blogger, faccio opposizione

Accolgo più che volentieri l'invito rivolto anche ai blogger da Antonio Di Pietro, per contribuire a diffondere e a far sapere quello che stanno macchinando in parlamento ai nostri danni in questi giorni.

Mi riferisco in particolare al famigerato ddl sulle intercettazioni, che ha come vero e unico scopo quello di privarci di una libertà fondamentale: quella di essere informati (dettagli qui). Sono pronto ad andare a firmare (come ho già fatto per entrambi i V-Day di Beppe Grillo) un eventuale referendum abrogativo che venisse proposto in caso il (vergognoso) ddl dovesse essere convertito in legge.

martedì 17 giugno 2008

Volendo, ci sarebbero un paio di italiani prigionieri in Somalia

Lo so, è difficile tenere a mente tutto, riuscire a fare mente locale in mezzo al fiume in piena delle notizie che quotidianamente ci vengono catapultate addosso (anche se a breve - probabilmente - le notizie saranno in numero molto minore), ma vorrei ricordare che dal 21 maggio scorso due volontari, appartenenti a una organizzazione umanitaria italiana, sono in mano alle milizie somale (che proprio oggi si sono fatte vive chiedendo l'equivalente di 600.000 euro).

Si tratta di Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini (immagini qui), che si trovavano in Somalia per conto del Cins, una organizzazione umanitaria non governativa che si occupa di migliorare le condizioni di vita nei paesi in via di sviluppo.

Ora, sarà sicuramente perché ci si abitua a tutto, ma mi pare che sostanzialmente non gliene freghi niente a nessuno. Non si vedono più manifestazioni in piazza, fiaccolate, appelli come in altre occasioni: tipo la Sgrena, Mastrogiacomo, le due Simone, ecc...

Eh già, ci si abitua a tutto.

Firefox, è arrivato il download day 2008


L'avevo già segnalato ieri su Twitter, ma per chi se lo fosse dimenticato, o più semplicemente non ne fosse al corrente, oggi, 17 giugno 2008, è il download day di Firefox, ossia la giornata nella quale il celebre browser open source tenterà di entrare nel Guinness dei Primati per maggior numero di scaricamenti in un'unica giornata.

Da assiduo e convinto utilizzatore, fin dai tempi in cui usavo ancora Windows, non potevo ovviamente non dedicare due righe alla novità. Chi vuole contribuire alla riuscita dell'iniziativa, scaricando la nuova versione 3 di Firefox, può cliccare qui.


Aggiornamento 10,55

Con un articolo un po' "pompato" ne parla anche Repubblica.


Aggiornamento 12,54

Attivissimo, nel suo blog, precisa che per l'Europa centrale il download del programma sarà possibile dalle ore 19.


Aggiornamento 20,59

Come era prevedibile, quasi tutti i siti dedicati all'iniziativa non sono raggiungibili. Al momento l'unico che ho trovato funzionante è quello di mozillaitalia.it (qui).

lunedì 16 giugno 2008

Intercettazioni e privacy (con contorno di balle)

Dite la verità: avete paura quando alzate la cornetta del telefono? Vi è per caso mai capitato di fare particolare attenzione a ciò che dite a vostro marito, moglie, amante, nonna, figlio, figlia, babbo, mamma e parenti vari per paura che la conversazione venga di nascosto origliata dal grande fratello telefonico? Sì? Beh, avete ragione ad avere paura, perché - a detta di qualcuno - "gran parte del paese" si trova effettivamente sotto controllo.

Se invece non vi siete mai posti il problema, e continuate tranquillamente a fare le vostre telefonate pensando che nessuno in realtà le capta e che se anche fosse di quello che dite non gliene potrebbe fregare di meno, appartenete - assieme al sottoscritto - a quella categoria di persone che ha cose più importanti a cui dare credito.

Questo breve preambolo per collegarmi alla notizia, di cui sicuramente avrete letto, dell'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri dell'ormai famoso ddl sulle intercettazioni, che adesso dovrà passare alle camere per essere definitivamente convertito in legge. Si è scritto e si è detto di tutto e di più su questo controverso provvedimento, nato - va ricordato - nella precedente legislatura per iniziativa di Mastella e votato in maniera bipartisan da esponenti di quasi tutti gli schieramenti. Cosa prevedibile del resto: da quando in qua, infatti, lorsignori non si buttano a pesce su qualsiasi provvedimento che tende a limitare la nostra possibilità di sapere cosa combinano là dentro (e fuori)?

Bene. Come dicevo, il cdm ha dato il via libera. Ovviamente il testo è stato oggetto di qualche restyling (più che altro per pudore), perché così com'era stato presentato inizialmente dal premier alla assemblea degli industriali a Santa Margherita Ligure, aveva creato parecchi malumori nell'opposizione, accompagnati da qualche mal di pancia anche nella stessa maggioranza (senza contare Napolitano). Qualcuno, addirittura, ha subito parlato di nuova ed ennesima legge ad personam (c'è da chiedersi come abbia fatto a pensare una cosa del genere).

Non mi dilungo particolarmente su quelle che sono le mie considerazioni in merito al ddl (i punti principali li trovate qui), dico solo che mi sento di condividere pienamente tutte le obiezioni sollevate in merito da Antonio Di Pietro. Da parte mia mi limito solo ad aggiungere che trovo semplicemente vergognoso che venga imposto per legge ai giornalisti cosa possono o non possono fare, cosa pubblicare e cosa non pubblicare pena la galera o elevatissime sanzioni. Tutto questo, a mio modesto parere, si chiama di fatto censura della stampa, un atto espressamente proibito dalla stessa Costituzione Italiana alla quale tutti, sempre a parole, si richiamano (se non ci credete andatevi a leggere l'articolo 21). Tutto l'impianto del provvedimento pare quindi andare nell'unica direzione di voler colpire chi si batte per garantire la legalità e nel contempo tutelare chi delinque.

Ma queste, come dicevo, sono considerazioni mie. In questo momento mi interessa di più dare risalto a tutto ciò che è stato costruito attorno alla storia delle intercettazioni e della privacy, compresa la camionata di balle che sono state raccontate per giustificare l'adozione urgente di questo provvedimento. A mio parere, infatti, e non solo mio, il famoso problema della violazione della privacy, col quale ultimamente tutti si stanno sciacquando la bocca, è stato creato in maniera artificiosa e ingannevole al solo scopo di indorare la pillola, come si suol dire.


E a ciò ha contribuito buona parte della stampa e della televisione con titoli come quello che vedete qui sopra, comparsi a spron battuto specialmente negli ultimi giorni. Ora, a me sta bene tutto: mi sta bene che al governo ci sia una coalizione che a me non piace, mi sta bene al limite che qualcuno provi anche a farsi qualche leggina su misura (se va bene al popolo italiano...), ma quello che non sopporto è che mi si vengano a raccontare frottole, che al limite possono ingannare qualche credulone ipnotizzato da anni di tg4, ma che non possono fare presa su chi usa un minimo di raziocinio, visto che oltretutto sono facilmente sbugiardabili con due clic del mouse.

Vi faccio solo pochi esempi, che non mi sono inventato io ma che ho preso direttamente dalle dichiarazioni fatte da esponenti politici, in questo caso l'attuale guardasigilli, e riportate in gran parte dall'articolo de Il Giornale che ho linkato sopra:

"Le intercettazioni, spiega Angelino Alfano, sono ogni anno 100mila".

Davvero? Guardate cosa scrive Repubblica, dati alla mano, in proposito:
Come ogni addetto - magistrato, investigatore o avvocato che sia - sa ed è pronto a spiegare, il numero di utenze intercettate non equivale ad altrettanti cittadini sottoposti a controllo. In un'indagine penale, uno stesso indagato è intercettato su più utenze: abitazione, ufficio, telefonia mobile. Soprattutto, come la routine giudiziaria documenta, non esiste ormai indagato appena avveduto che non cambi con frequenza settimanale la propria o le proprie schede telefoniche cellulari.

Quel primo numero, dunque - 124.845 - racconta di una popolazione di ascoltati meno fitta di quel che appare. Verosimilmente inferiore agli 80 mila indagati, meno dello 0,2 per cento della popolazione del nostro Paese. (fonte)
Capite anche voi che lo 0,2% della popolazione stona un pochino col titolone riportato da Il Giornale e da altri, e che quindi numero di utenze controllate non significa necessariamente numero di persone controllate. Ma questo, ovviamente, si evita accuratamente di farlo notare. Ma c'è un'altra cosa interessante, anche questa inserita nel libro nero dei dettagli che è meglio non divulgare troppo: circa l'80% delle intercettazioni - come riportato nello stesso articolo di Repubblica - vengono fatte per reati di criminalità organizzata (mafia, camorra, 'ndrangheta e compagnia cantando), e quindi, qualora il ddl diventasse legge, resterebbero comunque permesse. Ma andiamo avanti:

"Il numero record di autorizzazioni nel nostro Paese, sottolinea il ministro, «non è giustificato», visto che negli Stati Uniti se ne fanno 1700 e in Svizzera 1300, in Olanda 3.700, in Gran Bretagna 5.500, in Francia 20.000".

Anche qui basta leggere un po' in giro:
Paragonare il dato italiano con quello degli altri paesi è come raffrontare le mele con le patate, visto che negli altri paesi il grosso delle intercettazioni le fanno, senza controlli né statistiche, i servizi segreti, le polizie, i pompieri, gli enti locali, le autorità di borsa ecc. Il nostro, come ha appurato nel 2006 la commissione Giustizia del Senato, è il sistema più garantista d’Europa. E l’80% degli ascolti riguarda la criminalità organizzata, cioè le mafie, sconosciute negli altri paesi europei. (fonte)
Cioè, se non fosse sufficientemente chiaro, nel nostro paese le intercettazioni - a differenza che altrove - le può disporre solo ed esclusivamente la magistratura, e dalla prima all'ultima sono tutte registrate, numerate e catalogate. Su quale base, quindi, il ministro dice che non sono giustificate?

Si può cercare di somministrare - anche a grandi dosi - molte storie alla gente, magari con sofisticati giri di parole, ma non si può barare sui numeri:

"Da noi la spesa per le intercettazioni «è in continua crescita: ha avuto un incremento» del 50 per cento dal 2003 al 2006. Nel 2007 i «bersagli» sono stati 125mila e ogni intercettazione è costata 1.794 euro, per un totale di 224 milioni di euro". (fonte)

"Il Guardasigilli fornisce le cifre e stima nel 33% dell'ammontare complessivo delle spese della Giustizia, il costo delle intercettazioni". (fonte)

Ed ecco i numeri come sono in realtà:
La spesa per intercettazioni non è in aumento, ma in calo: nel 2005 era di 286 milioni, nel 2006 è scesa a 246, nel 2007 a 224 (40 in meno ogni anno). E 224 milioni non sono «il 33% delle spese per la Giustizia» (7,7 miliardi nel bilancio 2007), ma il 2,9%. (fonte)
Repubblica si spinge ancora di più nel dettaglio:
Ma anche questa circostanza non appare esatta. Il bilancio per la giustizia del 2007 è stato di 7 miliardi di euro, di cui i 224 milioni per intercettazioni non rappresentano evidentemente il 30 per cento. Al contrario, quella cifra è un terzo di uno dei capitoli di bilancio del ministero. Quello cosiddetto delle "spese di giustizia obbligatorie". Quelle, per intendersi, su cui gravano anche i consulenti, i periti. Le stesse spese al cui pagamento è condannato, per legge, "l'intercettato" riconosciuto colpevole e che, normalmente, il ministero rinuncia quasi sempre ad esigere.

Ancora. I costi per le intercettazioni sono normalmente composti da due voci. Il noleggio delle attrezzature, la tariffa oraria o giornaliera da versare al gestore telefonico (fisso o mobile) per l'uso della linea. Bene, il prontuario con cui, ancora oggi, lo Stato salda queste voci è quello firmato con i gestori 10 anni fa. Più o meno, agli albori della rivoluzione del mercato telefonico. Il ministero paga dunque per intercettare ciò che nessun cittadino si sognerebbe mai di pagare e soprattutto che nessun gestore telefonico si sognerebbe mai di esigere.

Allora, appurato che la stragrande maggioranza delle cose che ci hanno raccontato riguardo alle intercettazioni sono barzellette, e che quindi non è che ci sono troppe indagini e intercettazioni ma semmai troppi delinquenti, quali sono i reali motivi di tutta questa fretta? Non lo so. Quello che so è che fin dal suo insediamento questo esecutivo ha promesso di darsi da fare, e non si può dire che non lo stia facendo.

Da aprile fino ad ora, infatti, sono stati più di uno i segnali che confermano questa tendenza, a cominciare dalle tre righe inserite e poi rimosse - tentando inutilmente di non dare nell'occhio - nel famoso decreto sicurezza. Tre piccole righe con le quali si intendeva sospendere i processi per uno o due anni (ridotti poi a qualche mese) col pretesto di dare all'imputato la possibilità di scegliere se patteggiare o no. Come dimenticare poi, appena un paio di settimane fa, l'ennesimo tentativo di prolungare ancora la questione rete4 in barba a qualsiasi sentenza, tentativo poi momentaneamente accantonato grazie alle proteste indignate dell'Italia dei Valori di Di Pietro.

Per arrivare infine a oggi con la storia delle intercettazioni, che comunque andrà a finire potete stare tranquilli non sarà certo l'ultima della serie. E non lo dico io, ma lo stesso cavaliere, il quale ha già annunciato di voler riproporre il famigerato lodo Schifani, la legge vergogna, già bocciata una volta per incostituzionalità, che garantisce l'immunità da qualsiasi processo alle 5 più alte cariche dello Stato (compresa la sua, ovviamente). Una legge che non esiste in nessun paese del mondo e che si fa beffe dell'articolo 3 della nostra Costituzione (e di quel cartello che vedete appeso alle spalle dei giudici nelle aule dei tribunali).

Allo stato attuale siamo messi così, c'è poco da fare. Per adesso non è possibile sapere se il famoso ddl intercettazioni subirà ulteriori modifiche in fase di discussione in parlamento. Certo è che se dovesse passare così com'è, molti giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria potranno tranquillamente cominciare a occuparsi di gossip, così, giusto per essere sicuri di evitare la galera. Anche se, fortunatamente, qualcuno ha fatto dichiarazioni rincuoranti:
Personalmente, annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie “riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione). Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti. (Marco Travaglio)
Chiudo con questo breve video, che ha il solo scopo di dimostrare - se mai ce ne fosse ancora bisogno - che chi racconta barzellette non ha scampo in un confronto pubblico:

domenica 15 giugno 2008

Sailing

Magari, di primo acchito, questo termine non vi farà venire in mente niente. Non è nient'altro, invece, che il titolo di una delle più belle e famose canzoni interpretate da Rod Stewart (foto).

E' stata pubblicata per la prima volta come singolo nel 1975 (testo qui) ed è stata poi ripresa varie volte da molti altri artisti.

Circa una ventina d'anni fa è diventata famosa qui da noi perché il tema musicale è stato utilizzato in pubblicità da una nota azienda italiana produttrice di birra. Eccola qui sotto, interpretata in versione live dallo stesso Rod Stewart.

Buona domenica.

sabato 14 giugno 2008

Santa Rita, perché nessuno è intervenuto prima?

Nella triste e penosa vicenda della clinica milanese Santa Rita, c'è un aspetto a cui mi pare non sia stato dato molto risalto, almeno in generale: e cioè che forse gli elementi per muoversi prima, cosa che magari avrebbe potuto "limitare i danni", c'erano già. O almeno così si evince da alcuni documenti in rete.

L'Espresso, ad esempio, pubblicò un anno fa un'inchiesta chiamata "I pirati della sanità", attraverso cui, tramite approfondite indagini, si tentava di gettare un po' di luce attorno a tutto ciò che ruotava nell'ambito della sanità privata milanese. E la clinica Santa Rita era menzionata all'interno di questa inchiesta. Vi riporto qui di seguito un paio di passi:

San Raffaele, San Carlo, San Donato, Sant'Ambrogio, San Giuseppe, Santa Rita e San Pio X: la crème della sanità privata lombarda è nel mirino dell'autorità giudiziaria. E pezzi da novanta come Giuseppe Rotelli, Mario Cal, Francesco Paolo Pipitone, la famiglia Ciardo sono indagati da Guardia di finanza, Nas e Squadra mobile. Sospettati, loro che hanno trasformato la salute in Lombardia in un business da un miliardo e 200 milioni di euro l'anno, di avere corretto, se non corrotto, parte del sistema. [...] Gli stessi reati [irregolarità nei ricoveri, ndr] vengono contestati anche a imprenditori meno noti, come il notaio siciliano Francesco Paolo Pipitone, titolare della Casa di cura Santa Rita, uno dei poli più dinamici della sanità privata nel capoluogo lombardo. (fonte)

A questo si aggiunge un'interessante testimonianza di Oliviero Beha, il quale nel gennaio 2004 si occupò proprio del polo sanitario Santa Rita nella sua trasmissione radiofonica Radio a Colori (trasmissione che verrà chiusa da lì a poco). Ecco uno stralcio di quanto scrive sul suo blog in proposito, in particolare riguardo ad alcuni aspetti tecnico-costruttivi della struttura che all'epoca era in fase di allargamento:

Qualche esempio negativo del progetto della nuova struttura ospedaliera. In generale le porte di accesso alle camere di degenza, agli ambulatori, alle sale visita, alla palestra, ecc. devono permettere la comoda introduzione dei letti di degenza e devono quindi avere luce di passaggio di cm 120, se costituite da due ante una dovrà avere luce netta di 90 centimetri per consentire il transito ad anta piccola chiusa anche alle carrozzine. Le porte previste dal progetto sono da 100 centimetri. Le porte dei servizi igienici devono avere luce netta minima di cm 80 preferibilmente scorrevoli o a battente con apertura verso l’esterno. Ad eccezione di pochissime tutte aprono verso l’interno. Molte camere non hanno il servizio igienico, altre hanno l’accesso al servizio dal corridoio esterno, nessuna camera prevede servizi accessibili mentre per legge devono essere tutte accessibili. In molti casi le aperture delle porte si sovrappongono. Alcune camere sono addirittura microscopiche.

La camera n. 4.03 ha un’area utile di 6 mq, nelle camere 4.04 per avvicinarsi alla doccia si devono scavalcare bidet e WC, la 4.17 condivide un servizio igienico con l’atrio. In alcuni casi la Gerini ha provato ad inserire nelle planimetrie della stanze la dotazione indispensabile di arredi, per arrivare a scoprire che non esiste lo spazio minimo di manovra dei pazienti in carrozzina e del personale infermieristico. “Tutto ciò non è nemmeno compatibile con le norme per l’accreditamento delle strutture sanitarie, le camere sono di dimensioni inferiori a quelle previste da tali norme.

Ovviamente questo è solo uno stralcio, e quindi vi consiglio la lettura dell'articolo completo. Articolo che lo stesso Beha chiude con queste parole (il neretto è mio):

Dalla storia dettagliata ad allora dell’attuale “clinica degli orrori”, dei suoi problemi, urbanistici, di traffico e di organizzazione sanitaria interna, dei suoi rapporti con gli Enti locali e con la politica che stanno emergendo dalle intercettazioni, si evince quella jungla che ha portato oggi allo scandalo. Se si voleva intervenire per tempo, si poteva. Si è intervenuto sì, ma al contrario, in direzione di una fabbrica di denaro. Parola di “Radio a colori”, 20 gennaio 2004, chiusa dalla Rai nel giugno successivo.

venerdì 13 giugno 2008

Tristi confronti politici

A volte si trovano notizie interessanti anche nelle testate estere. Sul New York Times di ieri, ad esempio, si legge che tale Jim Johnson, dell'entourage di Barack Obama, si è dimesso dal suo incarico. Ma chi è questo signore, e perché si è dimesso?

Si tratta - anzi, si trattava - di un collaboratore del senatore di Chicago in corsa per le prossime presidenziali, e precisamente faceva parte del gruppo incaricato di trovare un candidato alla vicepresidenza: gruppo capitanato da Caroline Kennedy, figlia dell'ex presidente John Fitzgerald.

Ma cos'avrà mai combinato questo signore per dare immediatamente le dimissioni (inizialmente respinte dallo stesso Obama)? E' sospettato niente meno che di aver goduto di privilegi nell'apertura di un mutuo in quanto ex presidente dello stesso istituto che glielo avrebbe erogato. Johnson è incensurato e non ha nessuna pendenza con la giustizia, eppure questo semplice sospetto (non si hanno neppure prove certe) di aver goduto di questo favore è stato sufficiente a far scattare in lui la molla delle dimissioni.

Ogni tanto saltano fuori, tra le pieghe dell'informazione, storie di questo tipo. In Svezia, nel 2006, si sono ad esempio dimessi rispettivamente il ministro del commercio e quello della cultura: il primo è stato beccato a non pagare il canone tv e il secondo retribuiva in nero la tata. Nei paesi in cui la politica ha una sua moralità e viene intesa come servizio e come missione, chi ha qualche ombra si dimette, oppure, com'è successo in India un paio d'anni fa, si viene cacciati a calci nel sedere dal parlamento se beccati in flagrante a prendere mazzette.

All'estero ci si dimette per un'ombra o un sospetto, da noi non solo non ci si dimette, ma si rimane pervicacemente attaccati alla poltrona per decenni, pure in presenza di procedimenti in corso e di condanne conclamate, in barba a qualsiasi morale e senso di responsabilità. A volte viene il dubbio che essere onesti sia una colpa.

Matteo Lepore

Da un po' di giorni è sotto tiro Matteo Lepore, sindaco di Bologna, per i disordini e gli atti criminali alla manifestazione con cui si ...