mercoledì 3 dicembre 2008

La guerra in Iraq? Scusate, mi sono sbagliato

Prima o poi viene per tutti il tempo dei bilanci. Anche per Bush (foto), che sta per andarsene a casa. Quando si lascia una carica e/o un posto di prestigio e responsabilità, viene naturale a un certo punto tirare le somme, vedere un po' cosa si è fatto di buono e meno buono durante il proprio mandato.

L'altro ieri, durante un'intervista rilasciata per la ABC a Camp David, il presidente ha ammesso il grave errore di aver dato retta senza batter ciglio alle informazioni di intelligence che davano per certa la presenza delle famose armi di distruzione di massa in Iraq, armi che invece - come si sa - non sono mai state trovate.

La storia è nota: all'inizio erano le armi di distruzione di massa, poi, quando la storia ha cominciato a fare acqua, per tenere buona l'opinione pubblica si è passati all'invenzione della balla sui presunti rapporti tra Saddam Hussein e Bin Laden (storiella smentita all'epoca nientemeno che dal prestigioso Washington Post, che pubblicò in proposto un rapporto del Pentagono stesso, che additava come balla tutta la storia).

Ultimamente avevo cominciato a leggere The Italian Letter, il libro di cui vedete la copertina qui a fianco (info qui). Un libro che racconta i depistaggi, i falsi dossier e le manipolazioni di cui si è servita l'amministrazione Bush per avallare e giustificare davanti all'opinione pubblica la guerra all'Iraq. Un libro che ho lasciato a metà a causa delle incavolature che mi faceva venire.

Oggi Bush va con una certa nonchalance in tv ad ammettere candidamente che si era sbagliato. Questa cosa mi lascia allibito. Dopo aver iniziato una guerra basata su una balla, costata agli USA una fortuna in termini economici, di vite umane, di credibilità, di prestigio e senza che lo abbia mai minimamente sfiorato l'idea di dimettersi, tutto quello che ammette è un po' di rammarico?


(fonte immagine: Mauro Biani)

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