mercoledì 30 giugno 2021

Pestaggi

Un politico con un minimo di contezza del ruolo che ricopre, dopo i fatti di Santa Maria Capua Vetere avrebbe solidarizzato con le vittime delle torture e dei pestaggi, non con i loro carnefici, ma tant'è; ormai non mi pare abbia più molto senso fare notare certe cose. 

Ho guardato un minuto del video che documenta le sevizie e le torture ai danni dei detenuti e poi ho spento, e mi è venuto in mente un libro che lessi qualche anno fa intitolato Tortura. Lo scrisse lo storico Mimmo Franzinelli e documenta le pratiche di tortura messe in atto dagli apparati di repressione dell'antifascismo, nella repubblica di Salò, tra l'armistizio dell'8 settembre 1943 e l'aprile del 1945, quando caserme, carceri ed altri edifici vennero requisiti e utilizzati dai nazifascisti per torturare ed estorcere confessioni ai Partigiani catturati durante la Resistenza. 

Sono fatti diversi, epoche diverse, contesti e motivazioni diversi, ma hanno entrambi in comune la spirale di violenza che ha come unico scopo l'umiliazione del "nemico", dove il valore della vita si degrada fino ad annullarsi. 

Solidarizzare con chi si rende responsabile di simili atti (nello specifico si tratta di pestaggi pianificati, ritorsioni nei confronti di detenuti che chiedevano tamponi e mascherine per proteggersi dal covid) significa porsi allo stesso disumano livello dei carnefici. Ed è risibile motivare questa solidarietà con le condizioni difficili in cui sono costretti a operare gli addetti alle carceri. Lavorare in condizioni difficili è una giustificazione per un massacro?

domenica 27 giugno 2021

Domanda sui pregiudizi

Come è prassi, al termine di ogni conferenza di Umberto Galimberti si apre un piccolo spazio in cui chi lo desidera può porre domande al professore. Ieri sera ho rotto il ghiaccio io, ponendo una domanda relativa ai pregiudizi. La risposta è stata, come sempre accade, esaustiva e articolata. Chi fosse interessato trova domanda e risposta a partire dal minuto 1:32. La mia voce a tratti è tremolante e costellata di qualche balbettio a causa dell'emozione. Abbiate pazienza, non sono abituato a parlare in pubblico.

sabato 26 giugno 2021

Conferenza vs partita

Sono a Misano Adriatico, nel parco della biblioteca comunale. Alle nove, mentre l'Italia intera sarà davanti agli schermi per la partita, qui comincerà una conferenza di Umberto Galimberti dal titolo Figure del tempo. Galimberti è un filosofo che amo molto, come qualche mio lettore avrà intuito, e visto che questa sera è qui dalle mie parti, non ho voluto perdere l'occasione di venirlo ad ascoltare. 

Il parco è pieno in ogni ordine di posto e molte persone hanno già cominciato ad accalcarsi all'ingresso cercando posti a sedere che non ci sono più. Questa cosa è abbastanza rincuorante, fa piacere vedere come ci siano ancora tante persone che "sacrificano" un sabato sera estivo per venire ad ascoltare un filosofo. Chi fosse interessato, può seguire la conferenza in streaming qui.

Forse occorre rivalutare i "sepolcri imbiancati"

Sto leggendo in questi giorni Il cristianesimo antico. Da Gesù a Costantino, un saggio dello storico Paul Mattei (è francese, quindi presumo si pronunci "Matteì") che racconta come nacque e si sviluppò il cristianesimo prendendo in esame i tre secoli che vanno dalla nascita di Cristo all'imperatore romano Costantino, colui che, tra le altre cose, sdoganò il cristianesimo nell'Impero romano e creò Costantinopoli, l'odierna Istanbul.

Il libro in questione si dilunga molto nella descrizione della società giudaica precristiana dell'epoca e del contesto sociale e politico in cui nacque Gesù, e ho trovato una cosa interessante riguardo ai famosi/famigerati farisei, gli appartenenti alla casta sacerdotale (una delle tante, all'epoca) che nel Vangelo Cristo prende a male parole definendoli "sepolcri imbiancati", un epiteto che diventerà un loro marchio di infamia e che, ancora oggi, viene largamente utilizzato per designare chi indulge in vistosi e ipocriti formalismi. 

Ecco, proprio riguardo ai farisei, l'autore scrive: "Di loro i vangeli hanno divulgato un'immagine detestabile: sepolcri imbiancati, ipocriti che insegnano ma non agiscono, e soccombono al più sterile legalismo. Di fatto abbiamo già visto che Gesù, per più di un aspetto, poteva assimilarsi ai maestri farisei. Si aggiungerà che, come loro, egli credeva alla risurrezione della carne, e che, come lui, essi non ignoravano l'esigenza di amore verso ogni prossimo. Inoltre, da quanto sappiamo non risulta che i farisei siano stati i sostenitori più accaniti della rovina del Nazareno."

Il riferimento sotteso, qui, è a un'altra casta sacerdotale: i sadducei, i grandi sacerdoti custodi esclusivi del culto del Tempio. Una casta sacerdotale chiusa, arrogante, fortemente autoreferenziale e totalmente impermeabile al diffondersi del nascente culto cristiano, laddove, invece, la casta dei farisei si era dimostra fin dall'inizio molto più tollerante e aperta. I sadducei - con loro Gesù non ebbe mai nulla a che spartire -  erano aristocratici che disprezzavano fortemente il popolo, e furono gli unici, per opportunismo, a scendere a patti coi romani. C'è poi da aggiungere che due dei maggiori fautori della condanna di Cristo, Anna e Caifa, erano importanti sacerdoti sadducei. Stando così le cose, risulta abbastanza misterioso il fatto che Gesù si sia scagliato contro i farisei e non abbia mai menzionato i sadducei, che da una prospettiva filo-cristiana erano sicuramente ben peggiori. Comunque, questo è.

Tutto questo discorso per dire, tornando a oggi, che la valenza fortemente negativa che ruota attorno al sintagma "sepolcri imbiancati" forse così negativa non è, e che quando diamo a qualcuno del fariseo forse non lo carichiamo di un'offesa così grave.

Psicodrammi calcistici

Mi pare di capire che la giornata odierna, e presumo anche le prossime, saranno tutte incentrate sulla fondamentale questione inginocchiarsi sì o inginocchiarsi no. Io avrei una modestissima proposta: chi si vuole inginocchiare, lo faccia; chi non si vuole inginocchiare, non lo faccia, a patto che la si smetta di trasformare ogni cosa in una specie di psicodramma nazionale. Sì, lo so, un gesto simbolico presupporrebbe unità, coesione, ma siccome pretendere una cosa simile è da sempre pura utopia, nella nostra società (e lo sport non è esente), allora che ognuno si regoli come crede e la si chiuda lì. Ho semplificato troppo?

giovedì 24 giugno 2021

Fine della Torre


Ho terminato un paio di giorni fa La torre nera, settimo ed ultimo romanzo che chiude l'omonima saga fantasy di Stephen King. A dire il vero, il capitolo conclusivo sarebbe La leggenda del vento, l'ottavo libro, ma si tratta di un'opera collaterale, una specie di "di più" nato dalla bulimia di King che non influisce sull'economia complessiva dell'opera e che può anche essere letto a parte o saltato.

Big Steve ha scritto questa monumentale saga in un arco di tempo che copre circa tre decenni (il primo libro della serie, L'ultimo cavaliere, risale al 1982; l'ultimo, La leggenda del vento, al 2012), e può senza alcun timore essere paragonata a opere ben più blasonate come il leggendario Il signore degli anelli, di Tolkien, o I segreti di Nicholas Flamel, l'immortale, di Micheal Scott, ma probabilmente anche ad altre (cito queste due perché le ho lette, quindi posso fare il paragone con l'opera di King).

Come i miei lettori di più vecchia data sanno, leggo King da quando ero ragazzo e a cinquant'anni suonati non ho ancora smesso (finché lui continuerà a scrivere, io continuerò a leggerlo). Sullo scrittore di Portland si può dire ciò che si vuole, può piacere o non piacere, ma per quel che mi riguarda due caratteristiche gli vanno riconosciute: è uno che sa scrivere (sembra una banalità ma non tutti gli scrittori lo sanno fare); ha una fantasia e un'immaginazione smisurate. E tanto basta.

mercoledì 23 giugno 2021

Dietro

Non essendo io un letterato ed avendo una media dimestichezza con la grammatica, maturata nel corso degli anni solo grazie alla moltitudine di libri che leggo, mi trovo spesso preda di dubbi atroci, dubbi che a volte si trascinano per anni. Uno di questi è il seguente: si scrive "dietro il" o "dietro al"? È corretto "dietro la scrivania" o "dietro alla scrivania"? "Dietro la porta" o "dietro alla porta"? Nei libri, se la memoria non m'inganna, si trovano generalmente entrambe le versioni, quindi io ho sempre pensato che fosse indifferente una forma o l'altra. Stamattina, però, ho voluto approfondire un po' la cosa.

La spiegazione migliore l'ho trovata qui, dove si dice che essendo la parola "dietro" una preposizione (seppure impropria), non è corretto farla seguire da un'altra preposizione come "a", "al", "alla" ecc., ma è corretto farla seguire da un articolo. Per cui si dice "dietro la scrivania", "dietro la porta" ecc. Dovrò ricordarmi di segnalare questa cosa a Francesco Guccini (magari gli manderò una mail), il quale nella bellissima Autogrill scrive: "La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven Up".

L'anziano babbo

Negozio di alimentari. Una delle due figlie, dietro il banco, intima all'anziano padre, in modo brusco, di togliersi di lì. Lui stava semplicemente sistemando alcune cassette nel reparto frutta e verdura. Ora, capisco che una persona anziana, in un negozio, possa essere a volte più di intralcio che di aiuto, ma dispiace assistere a certe scene.

martedì 22 giugno 2021

Concordato e ddl Zan

Dal punto di vista formale, l'intervento diretto del Vaticano nell'iter di approvazione di una legge dello stato italiano, nel caso specifico la richiesta di modifica di alcuni articoli del ddl Zan, è ineccepibile, in quanto trattasi di una procedura prevista dalla revisione del Concordato del 1929, stipulato tra Mussolini e il cardinal Gasparri, fatta da Craxi e Casaroli nel 1984. Le motivazioni che stanno alla base di questa richiesta, a mio giudizio sono grossolanamente e ridicolmente pretestuose. Come possa infatti rappresentare una limitazione alla libertà di pensiero dei cattolici la non esenzione per le scuole paritarie dall'organizzazione di iniziative per la sensibilizzazione sui temi che sono oggetto della legge, a me risulta un mistero, ma questo è.

Per il resto, c'è da notare l'irritualità dell'intervento, in quanto è la prima volta che il Vaticano interviene direttamente, attraverso i suoi canali diplomatici, nella discussione di una legge dello stato italiano. Certo, di ingerenze della chiesa nelle faccende legislative italiane sono piene le cronache storiche degli ultimi decenni, ma finora si era sempre trattato di prese di posizione estemporanee, di appelli generici, uscite mediatiche papali o cardinalizie, ma niente di ufficiale.

Che il Vaticano sia da sempre schierato contro il ddl Zan, già da quando era ancora una bozza, non è una novità e non stupisce. Da che mondo è mondo, infatti, sui temi etici e sui provvedimenti che ruotano attorno alla morale e alla persona la chiesa e la peggiore destra sono storicamente sempre andate a braccetto. Stupisce, semmai, questo dispiegamento di forze (si è mosso addirittura l'equivalente vaticano del nostro Ministro degli esteri), basato, a mio giudizio, su argomenti assolutamente pretestuosi. A meno che sotto non ci sia qualcos'altro. 

A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, amava ripetere Giulio Andreotti, uno che, guarda caso, con la chiesa è sempre andato d'accordissimo. A margine, sarebbe interessante che qualcuno imbastisse, prima o poi, una seria discussione sull'opportunità, oggi, di mantenere in vita un anacronistico e ingombrante accordo tra stato e chiesa, sottoscritto più di 90 anni fa e voluto da Mussolini con l'obiettivo di incanalare nel fascismo il cattolicesimo nazionale. Ma le basi per avviare tale discussione mi sembra di non vederle ancora, all'orizzonte.

lunedì 21 giugno 2021

Siamo solo impauriti

[...] I popoli si mischiano, da sempre, fin dalle più antiche e remote età. Le culture si ibridano, le tradizioni si creano spesso per caso e pochi anni prima che vengano spacciate per antichissime. La storia scorre: non decade, scorre e si trasforma e basta. E noi siamo solo piccole gocce in questo flusso, destinante a confonderci con le altre. Lo tenessimo più presente, tante sciocchezze sulle razze e le identità che diciamo e in cui magari crediamo ci apparirebbero per ciò che sono: sciocchezze, piccole boe a cui tentiamo di aggrapparci perché siamo solo spaventati che il flusso ci travolga, mentre è semplicemente naturale che prima poi noi ci perdiamo in esso, e via.

Raramente cito pari pari post di altri blogger, ma Galatea Vaglio, che stimo molto e di cui ho letto alcuni libri, riesce a dire le cose come solo lei sa. Il post integrale da cui ho citato l'estratto è qui.

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...