sabato 7 dicembre 2019

Perché non possiamo essere cristiani


Premessa: ho molti amici cattolici, sia tra i miei contatti in rete che tra quelli reali; amici e conoscenti con cui parlo o chiacchiero ogni giorno. Per motivi vari, principalmente lavorativi, sono a contatto anche con persone di religione protestante, musulmana, testimoni di Geova, e con tutti mi trovo benissimo. Capita che si parli di religione, naturalmente, che si discuta, ma sono quasi sempre discussioni tranquille in cui ognuno espone il proprio pensiero in maniera pacata. Io non sono religioso, se per religioso si intende un affiliato a una delle categorie elencate sopra, perché la mia innata curiosità, che mi obbliga a mettere sempre tutto in discussione, non mi permette di "fidarmi" di ciò che una religione, qualsiasi religione, indica come viatico per raggiungere una non meglio precisata salvezza. Se poi la religione in questione è costellata da una sovrabbondanza di dogmi che dal punto di vista razionale non hanno alcun senso, beh, è ancora più difficile che conceda ad essa qualche credito.

Essendo per natura curioso e poco "partigiano", mi è capitato in passato di leggere anche saggi di autori cristiani, come Gianfranco Ravasi, David Maria Turoldo e altri, quindi la lettura di questo saggio di Odifreddi si inserisce nel solco di quella propensione volta a sentire tutte le campane, come si suol dire.

Il saggio in questione non ha nulla a che vedere con la fede, "dono" che alcuni hanno e altri, come lo scrivente, non hanno, ma si limita ad analizzare nel dettaglio tutto ciò su cui si regge la religione cristiana, dalle sacre scritture al complesso apparato di norme, cariche, vestimenti, liturgie, formule che caratterizzano la Chiesa, prescindendo da ogni questione di fede e affidandosi alla sola analisi critica. Ne viene fuori un quadro scomposto, raffazzonato, incoerente, contraddittorio, impreciso, con norme e dettami dogmatici giunti a definizione (non definitiva, tra l'altro) dopo secoli e secoli di concilî, discussioni, litigi, lotte, guerre con morti e feriti, un quadro desunto da cosiddette "sacre" scritture che traboccano di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche, bruttezze letterarie e che non si sa su quale base possano dirsi ispirate da una divinità dal momento che, nel corso dei secoli, sono state fatte oggetto di correzioni, revisioni, aggiunte, sottrazioni, modifiche.

Mi si obietterà che non è questa la modalità con cui Bibbia e Vangeli, libri considerati sacri, vanno affrontati, e forse è vero. Non mi risulta però che siano mai state emesse avvertenze che ne prescrivano la lettura alle sole persone dotate di fede, ma sono libri che tutti possono leggere e analizzare, compresi i curiosi come lo scrivente.

9 commenti:

  1. La fede è una cosa, la ragione è altro. Anche l'amore, ad esempio, non è ragionevole alle volte. Pure la fantasia non è per nulla ragionevole. Ma pure il fatto che l'Essere è, non mi torna, perchè non dovrebbe razionalmente esistere nulla.

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  2. Concordo. Infatti, come ho precisato, il libro non affronta la questione della fede, si limita ad analizzarne, dal punto di vista della razionalità e della logica, ciò su cui questa fede si appoggia, i pilastri su cui si dovrebbe reggere.

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  3. Ho quel libro, da anni. Mi è sempre piaciuto, razionale contro l'irrazionale illogicità della religione in sé.
    Si dovrebbe capire questo :)

    Moz-

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Certo. Poi, per carità, ognuno creda liberamente in ciò che vuole. Anzi, come ho scritto più volte in passato, a volte invidio chi ha una fede perché è in possesso di certi "appigli" che a me mancano.

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    3. Il mio professore di Teoretica, insigne kantiano diceva che la sola ragione si procede diretti ad Auschwitz, la sola fede conduce al baratro dell'oscurità.

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    4. È una posizione, quella del tuo professore, che mi pare sia smentita dalla storia, dal momento che la stragrande maggioranza degli uomini di cultura, scienza, filosofia che con le loro scoperte hanno fatto progredite l'umanità non erano uomini di fede ma uomini di ragione e di scienza. In ogni caso, ripeto, nel saggio di Odifreddi non si mette in discussione la fede, che è faccenda intima di ognuno, si mette in discussione ciò su cui questa fede poggia. Qui la Chiesa cattolica è chiarissima: per essere considerato cattolico, il credente ha l'obbligo di credere e accettare (elenco stilato da Ratzinger nel 1998) tutta una serie di dottrine che oggi fanno sorridere. Si va dall'accettazione di tutti i dogmi cristologici e mariani, la dottrina dell'istituzione dei sacramenti da parte di Cristo, la faccenda della transustanziazione nell'Eucarestia, l'accettazione del peccato originale, l'immortalità dell'anima (tra l'altro il concetto di anima è greco, non giudaico-cristiano, tanto è vero che nel Credo non si dice "credo nell'immortalità dell'anima" ma "credo nella resurrezione dei corpi", che è un pelino diverso), e si potrebbe continuare.
      Qui, permettimi, l'unico baratro di oscurità che vedo è quello della ragione, e, per quel che mi riguarda, se devo scegliere tra fede e ragione, scelgo la seconda.

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  4. Andrea non è che si può riassumere in un commento di blog la storia del pensiero d'Occidente. Forse potresti candidarti a una cattedra di Filosofia Teoretica pure tu.

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    1. Concordo, è impossibile discutere di questi argomenti in un blog, e infatti non era questa la mia intenzione. In definitiva, a me del cristianesimo in sé importa poco o nulla. Sono invece affascinato dai motivi che spingono moltitudini di persone a farsi sedurre dalla religione, qualunque essa sia, non necessariamente il cristianesimo.
      La cattedra di filosofia teoretica? No, non potrei mai. Mi piacerebbe però seguire un corso simile da studente. Ah, se potessi tornare indietro...

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