domenica 30 agosto 2020

Dialoghi

Dialogo tra signore anziane dall'altra parte della strada.
"Ciò, Rosina, sarà mega oura ad tré fura al mai?" 
"Mo' no, l'è ancòura prest, per me é cheld un è ancòura fnì!" 

Traduzione per chi fosse poco avvezzo al dialetto santarcangiolese: "Di', Rosina, non sarà mica ora di tirare fuori le maglie?"
"Ma no, è ancora presto, per me il caldo non è ancora finito." 

Naturalmente qua ci si augura che l'interlocutrice di Rosina si sbagli :-)

sabato 29 agosto 2020

Non si consuma? Crolla tutto





Ho appena terminato il saggio Un mondo senza rifiuti? Viaggio nell'economia circolare, dell'economista Antonio Massarutto. Un libro estremamente istruttivo ma allo stesso tempo abbastanza inquietante e capace di suscitare più di una riflessione. Una di queste nasce dall'ormai noto fenomeno produttivo denominato obsolescenza programmata, descritto molto bene negli estratti che leggete qui sopra, ossia la pratica di costruire gli oggetti di consumo che utilizziamo ogni giorno in modo che si usurino o si danneggino il prima possibile, cosicché si sia costretti a sostituirli con altri. Perché è in uso ormai da molti anni questa pratica? Perché la nostra società è basata sui consumi, sopravvive e non collassa solo se si consuma, perché il calo dei consumi significa calo della produzione, calo della produzione significa calo dell'occupazione, calo dell'occupazione significa povertà (ho sintetizzato brutalmente per chiarire il meccanismo).

Questo meccanismo, descritto da Massarutto, è stato raccontato altrettanto bene da Umberto Galimberti in un suo bellissimo libro, di cui consiglio la lettura, chiamato I miti del nostro tempo. Qui, il noto filosofo, si spinge in considerazioni che vanno oltre la mera descrizione del fenomeno e abbracciano riflessioni di tipo più sociale e filosofico. In quanti, ad esempio, si sono mai interrogati relativamente al modo in cui abbiamo costruito e impostato la nostra società? È possibile che una società stia in piedi solo se consuma e che crolli se smette di farlo? Viene da pensare che questo modello non abbia basi e fondamenta molto solide. Una prova di questa fragilità l'abbiamo avuta ad esempio col lockdown di marzo e aprile: due mesi di chiusura della maggior parte delle attività ed ecco che milioni di persone si sono trovate dall'oggi al domani senza mezzi di sussistenza col rischio di precipitare nel baratro della povertà, perché il crollo dei consumi significa crollo dei mezzi di sussistenza.

Ecco allora l'importanza dell'obsolescenza programmata, una strategia per cui la fine delle cose diventa il fine per cui vengono costruite, in una sorta di circuito schizofrenico-nichilistico da cui non si esce e pensato per fare in modo che gli oggetti vengano il più velocemente possibile sostituiti da altri nuovi e la catena in cui siamo imprigionati (consumo = produzione = occupazione) non abbia a interrompersi, pena il crollo del nostro sfavillante castello. Naturalmente non è che da questo meccanismo è ormai possibile uscire, neanche a pensarci, chi lo pensa è un illuso; ci siamo dentro, abbiamo plasmato su di esso il nostro vivere e ce lo teniamo. Ciò che magari può essere utile sapere è che non è un meccanismo ineluttabile piovuto dal cielo o che ci è stato imposto da qualche entità superiore, no, ce lo siamo scelto noi, l'abbiamo costruito noi, per circa un secolo ne sono state pure decantate le lodi dai profeti del capitalismo, e ora ce lo teniamo, con tutte le sue pericolose e inquietanti fragilità.

Domande che resteranno senza risposte

Un giorno ci chiederemo come è stato possibile che uno come Sgarbi sia stato elevato a ruolo di maître-à-penser invece di restare relegato nell'irrilevanza in cui meriterebbe di stare. L'ideale sarebbe chiederlo a Maurizio Costanzo.

venerdì 28 agosto 2020

Alessandro Barbero e la democrazia

Se avete un'oretta in cui non sapete cosa fare, vi consiglio caldamente la visione di questa bellissima chiacchierata tra il giornalista Massimo Bernardini e il grande Alessandro Barbero. Un interessantissimo percorso storico sulla storia della democrazia: come è nata, dove è nata, perché è nata e quale sarà il suo destino, domanda quanto mai attuale in una Europa che scricchiola sotto i colpi dei sovranismi e dei populismi di oggi.
Non siete appassionati di storia? Fa niente, guardatelo lo stesso; la verve narrativa, il carisma e la vena vagamente istrionica di Barbero (ah, quanto vorrei averlo avuto come professore di storia!) saranno più che sufficienti a farvelo piacere.

Trump

Tra le cose dette da Trump alla convention dei repubblicani ci sono bufale, promesse irrealizzabili e slogan vuoti privi di un ragionamento retrostante e totalmente disancorati dalla realtà. Dal che si evince, anche se si sapeva già, che i populisti e i demagoghi sono uguali in tutto il mondo.

Genitori e figli

Sono in partenza per Fano, accompagno mia madre a una visita specialistica. Essere figli è anche questo: prendersi cura dei genitori quando questi raggiungono un'età in cui non riescono più a fare tutto da soli. Loro si sono presi cura di noi in passato, ora tocca a noi prenderci cura di loro. Così come un giorno i nostri figli si prenderanno cura di noi. D'altra parte la vita è anche questo: prendersi cura uno dell'altro, no?

martedì 25 agosto 2020

Modelli culturali da ripensare

La positività di Briatore al covid è, tra le altre cose, la certificazione del fallimento di un modello culturale che continuiamo ostinatamente a voler difendere ma che non è in grado di reggere, né tantomeno di proteggere. Non sto pensando alla discoteca, o almeno non solo a quella, ma all'atteggiamento di strafottenza, presunta superiorità, disprezzo per le regole. Mi riferisco al fottersene, al cinismo spietato, al pensare a se stessi a scapito di chiunque, atteggiamenti che accomunano ogni negazionista, da Salvini a Sgarbi, da Briatore alla Santanché, da Johnson a Bolsonaro a Trump, e si potrebbe continuare. 
E non sto qui a infierire contro la stupidità e la pochezza intellettuale di Briatore, di cui non mi importa niente - spero anzi che guarisca in fretta e che ciò che gli è accaduto gli serva da lezione. Ciò che mi preme è puntare il dito contro la superficialità dilagante, la tendenza generale a minimizzare, a sottovalutare la pericolosità del virus, sottovalutazione che oltre a danneggiare se stessi danneggia gli altri. Perché in fin dei conti, ed questo il punto nodale che molti non vogliono capire, il rispetto delle regole e la prudenza non servono solo a proteggere se stessi ma soprattutto gli altri.

venerdì 21 agosto 2020

Massimo Boldi, le mascherine e il vuoto


Non ho mai sopportato e non ho mai guardato i cosiddetti cinepanettoni di Boldi e De Sica. Li ritenevo insignificanti, vuoti, il nulla. Oggi leggo ciò che dice Massimo Boldi e capisco che quel vuoto che percepivo già allora era solo l'espressione cinematografica di un eguale vuoto di pensiero.

Persone e automi

Ieri pomeriggio sono stato alla guardia medica con mio padre (si è sentito poco bene). Mentre il medico lo visitava io attendevo nella sala d'attesa, che è vicina alla postazione dove si ritirano i risultati delle analisi. Arriva un signore, trafelato, che chiede di potere ritirare le sue. Il tipo allo sportello gli risponde che le analisi si ritirano fino alle 18:45. Il signore gli fa notare che sono le 18:48, è uscito di corsa dal lavoro ma non è potuto arrivare prima. L'impiegato, scocciatissimo, gliele prende (ce le ha tutte sul banco davanti a lui, quindi non gli è costata alcuna fatica) e gliele consegna in malo modo. Il signore ringrazia e se ne va; l'impiegato non lo caga neppure di striscio. 
Ora, io capisco che gli orari sono fatti per essere rispettati, ci mancherebbe, ma un margine di tolleranza che consenta di distinguere una persona da un automa non dovrebbe essere adottato spontaneamente? Oltretutto l'impiegato non è che dovesse smontare alle 18:45 ma più tardi, e nel frattempo chiacchierava e cazzeggiava con una collega. Ecco, forse quello che farebbe andare meglio il mondo sarebbe solo un po' più di elasticità e di umanità.

lunedì 17 agosto 2020

Discoteche

Col senno di poi è sempre facile avere il quadro completo della situazione e giudicare. Tuttavia, forse non occorreva una genio per capire che il via libera all'apertura delle discoteche si sarebbe dimostrata la più errata e controproducente delle decisioni, per il semplice motivo che in tali luoghi è praticamente impossibile fare rispettare le basilari norme anti-contagio. Ma, è noto, siamo a corto di genî nel desolante panorama politico nostrano.

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...