Come forse avrete letto, è stata rubata da ignoti l'altro ieri l'insegna-simbolo che campeggiava all'entrata del campo di concentramento di Auschwitz. Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi) c'era scritto su tale insegna. Non si sa ancora chi l'abbia rubata, e soprattutto non si sa il perché. Così, di primo acchito, verrebbe da pensare che, essendo quell'insegna un simbolo, chi l'ha fatto abbia voluto cancellare quello che tale simbolo rappresentava. Ma non è di questo che volevo parlare.
Luglio, agosto, settembre (nero) è il titolo della prima traccia contenuta nel primo disco degli Area, il cui titolo era appunto Arbeit macht frei. Gli Area, capeggiati dalla lucida genialità del grande Demetrio Stratos, sono stati uno dei primi gruppi di progressive rock italiano. Alcune note esplicative del brano le trovate qui.
Buona domenica.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
domenica 20 dicembre 2009
sabato 19 dicembre 2009
Quando gli altri siamo noi

Leggendo questo articolo del Guardian dell'altro ieri, ho provato per la prima volta la sgradevolissima sensazione di trovarmi dall'altra parte. Cioè, solitamente siamo noi, italiani, europei e paesi democratici in genere, a scrivere e a raccontare di come nei paesi a democrazia limitata si mettano in atto politiche restrittive verso internet.
Ecco, adesso "gli altri" siamo diventati noi.
Calmanti

E fortuna che Fini, appena ieri, aveva regalato un flacone di Valium a Feltri come pensiero natalizio...
Schifani e Facebook hanno fatto pace
Forse è il caso di chiarire. Non è che il presidente del Senato italiano e il social network più utilizzato del pianeta avessero litigato. Molto più semplicemente Schifani aveva detto alcune cose che magari potevano allarmare chi è completamente a digiuno di internet e rete, e nello stesso tempo potevano suscitare ilarità - e un po' di compassione, diciamolo - in chi viceversa ci capisce qualcosa.Molto brevemente, Schifani aveva detto che «Negli anni '70 non c'erano gruppi come quelli che sono apparsi su Facebook». Ora, a parte la palese cretinata - ma pensate veramente che un ipotetico terrorista utilizzerebbe per i suoi scopi Facebook, dove notoriamente la privacy non esiste? -, questa affermazione è la conferma, di cui non c'era bisogno, che molti, lassù, di internet non capiscono un tubo. E per venire loro incontro, per cercare di colmare questa lacuna si è appunto fatto avanti lo stato maggiore del social network californiano, il quale ha chiesto un incontro con Schifani per poter vedere di discutere della cosa. Al che quest'ultimo ha dichiarato: "Rifletteremo assieme per individuare regole e procedure per evitare che sui siti si possano inserire inni di istigazione all'odio e alla violenza che non fanno bene al Paese e a volte configurano estremi di reato".
Ora, non staremo qui a spiegare a Schifani che queste regole ci sono già, e che già adesso i responsabili del sito rimuovono i contenuti che veicolano odio o, peggio ancora, minacce verso chichessia. L'unica cosa che ci auguriamo, se mai questo incontro ci sarà davvero, è che almeno gli spieghino l'abc di internet.
venerdì 18 dicembre 2009
Rimini sotto la neve
Intendiamoci, quella di stamattina non è che sia stata una gran nevicata, giusto un paio di cm. Ma la cosa curiosa è che, contrariamente a quanto accade solitamente, la città era completamente imbiancata, con gli inevitabili disagi, mentre il primo entroterra era praticamente pulito.
Ho scattato al volo qualche foto col telefonino (quindi abbiate pietà) mentre ero in giro, ancora col buio, per la consegna dei giornali.
Ho scattato al volo qualche foto col telefonino (quindi abbiate pietà) mentre ero in giro, ancora col buio, per la consegna dei giornali.
Obama non si lamenta
Negli Stati Uniti, lo scorso settembre fece molto scalpore un sondaggio pubblicato su Facebook: "Il presidente Obama deve essere ucciso?". Le risposte possibili erano tre: "No. Sì. Forse. Sì, se riduce la mia copertura sanitaria". Il sondaggio venne scovato da un blogger, che lo segnalò all'agenzia federale che protegge Obama, quindi i servizi segreti chiesero a Facebook di oscurare il sondaggio e aprirono un'indagine: "prendiamo questo tipo di iniziative molto seriamente" dissero.
Dopo l'episodio negli Usa non si aprì alcun dibattito sulla necessità di una nuova legislazione per evitare il ripetersi di simili situazione: le leggi già esistenti avevano funzionato alla perfezione. Anche adesso su Facebook si trova un gruppo Kill Obama con frasi che sembrano prefigurare più di un apologia di reato: "Stiamo per uccidere Obama. A decine circonderemo la capitale armati di fucili da precisione. Mister 'Hope And Change' ha appena pronunciato il suo ultimo discorso". Nei commenti si leggono frasi ingiuriose e razziste: "Uccidetelo", "Uccidete quel negro. Lo odio, è un'orrida scimmia". (fonte)
Alcune scimmie in circolazione ce le abbiamo anche noi. Sono quelle che prendono come esempio la grande democrazia americana solo quando gli fa comodo.
Dopo l'episodio negli Usa non si aprì alcun dibattito sulla necessità di una nuova legislazione per evitare il ripetersi di simili situazione: le leggi già esistenti avevano funzionato alla perfezione. Anche adesso su Facebook si trova un gruppo Kill Obama con frasi che sembrano prefigurare più di un apologia di reato: "Stiamo per uccidere Obama. A decine circonderemo la capitale armati di fucili da precisione. Mister 'Hope And Change' ha appena pronunciato il suo ultimo discorso". Nei commenti si leggono frasi ingiuriose e razziste: "Uccidetelo", "Uccidete quel negro. Lo odio, è un'orrida scimmia". (fonte)
Alcune scimmie in circolazione ce le abbiamo anche noi. Sono quelle che prendono come esempio la grande democrazia americana solo quando gli fa comodo.
Leonardo vola
Stasi assolto (e la procura linciata)


Questa mattina, come vedete dalle schermate qui sopra, Libero e il Giornale se ne sono usciti entrambi con un paio di articoli in cui si evidenziava la completa assoluzione di Alberto Stasi, e nel contempo - ultimamente è l'esercizio preferito dagli house organ di casa - si dava addosso alla procura di Vigevano, rea in sostanza di aver preso un grosso granchio - il pm aveva chiesto 30 anni - e di aver voluto montare un caso e un'inchiesta su misura.
Bruno Tinti, al di la delle chiacchiere interessate di certi giornali, prova un po' più seriamente a spiegare perché certe sentenze lasciano sconcertati e perché, nel bene o nel male, le sentenze sono sempre punti fermi.
"...e soprattutto che la sentenza che conta, quella che avrà efficacia esecutiva, quella che regolerà i rapporti tra i cittadini, è l’ultima. Perché i cittadini debbono avere delle certezze; perché ai conflitti bisogna mettere fine; perché gli imputati vanno assolti o condannati; perché senza sentenze, cui tutti debbono rispetto e obbedienza, non potremmo vivere insieme.
E’ solo per questo che ci sono i tribunali, i giudici, le sentenze definitive. Ma tutto questo non rende la sentenza definitiva "giusta" e le altre, quelle che eventualmente essa ha riformato, "sbagliate". Nessuno può saperlo. Non viviamo nel regno dei cieli, dove giustizia e verità, si dice, sono chiare come la luce del sole. Qui viviamo, nel nostro mondo, dove conoscere la "verità" è difficile, faticoso, spesso impossibile.
Non abbiamo strumenti che ci diano certezze. Solo possiamo sperare che la nostra verità, quella che gli uomini provano a scoprire, sia quanto vicino possibile alla "verità"; che la sentenza del giudice sia "giusta". Possiamo sperarlo; ma non lo sapremo mai".
Articolo integrale qui.
Una leggina ad personam per limitare i danni
"Se per evitare il suo processo devono liberare centinaia di imputati di gravi reati, e' quasi meglio se facciamo una leggina ad personam per limitare il danno all'ordinamento e alla sicurezza dei cittadini".
Questa perla uno potrebbe pensare che l'abbia partorita un Gasparri, un Cicchitto, un Alfano, un ministro ad personam qualunque della maggioranza. E invece no, l'ha detta giusto ieri niente popodimeno che Massimo D'Alema. Pronta la replica della Finocchiaro: «D'Alema dice una cosa di buon senso: le leggi ad personam hanno normalmente scassato l'ordinamento. Vogliamo pensare alla Cirielli? O alla Cirami? Nel foro interno di chiunque si aggira l'idea di una legge che non scassi l'ordinamento».
Ah beh, adesso sì che è chiaro: è tutto nel nostro interesse. Si fa una leggina che salvi lui dai processi e l'Italia dallo sfascio completo della giustizia. Si butta allegramente nel cesso l'art. 3 della Costituzione (compresa la Consulta nel caso abbia qualcosa da ridire) ed ecco che siamo tutti felici e contenti. Il problema, forse, è trovare qualcuno che lo spieghi agli elettori del Pd.
Questa perla uno potrebbe pensare che l'abbia partorita un Gasparri, un Cicchitto, un Alfano, un ministro ad personam qualunque della maggioranza. E invece no, l'ha detta giusto ieri niente popodimeno che Massimo D'Alema. Pronta la replica della Finocchiaro: «D'Alema dice una cosa di buon senso: le leggi ad personam hanno normalmente scassato l'ordinamento. Vogliamo pensare alla Cirielli? O alla Cirami? Nel foro interno di chiunque si aggira l'idea di una legge che non scassi l'ordinamento».
Ah beh, adesso sì che è chiaro: è tutto nel nostro interesse. Si fa una leggina che salvi lui dai processi e l'Italia dallo sfascio completo della giustizia. Si butta allegramente nel cesso l'art. 3 della Costituzione (compresa la Consulta nel caso abbia qualcosa da ridire) ed ecco che siamo tutti felici e contenti. Il problema, forse, è trovare qualcuno che lo spieghi agli elettori del Pd.
Preti pedofili in Irlanda, "accettate" le dimissioni di mons. Murray
Ho messo il termine accettate tra virgolette perché mi hanno molto colpito i titoli che ho trovato in giro nei vari siti internet (qui Corriere, qui Repubblica e qui Ansa). Per il semplice fatto che scrivere "il Papa ha accettato le dimissioni" significa che avrebbe anche potuto respingerle. Cioè dà l'idea che ci abbia pensato un po' su e poi, dopo qualche valutazione, abbia deciso che, massì, fosse giusto che in fondo il soggetto se ne andasse dalla Chiesa.
Lo scandalo dei preti pedofili in Irlanda si è consumato dagli anni '80 fino ai primi 2000. Un periodo durante il quale un numero elevatissimo di sacerdoti, suore e affiliati a qualsiasi titolo alla Chiesa Cattolica ne hanno combinate di tutti i colori nei confronti di un numero ovviamente maggiore di vittime - se siete forti di stomaco, alcuni stralci del rapporto Murphy li trovate qui -. Ecco, oggi il Papa, dopo che alcuni giorni fa, bontà sua, ha dichiarato di vergognarsi di quello che aveva letto in quel rapporto, ha accettato le dimissioni di questo mons. Murray, dopo averlo pure ricevuto in Vaticano. Va precisato che il signore in questione non è un pedofilo, ma è stato accusato di una colpa forse anche maggiore: coprire sistematicamente chi si è macchiato di tali nefandezze. Scrive Repubblica nell'articolo che ho linkato sopra:
Non so se sia più grave la colpa di chi ha commesso questi crimini o di chi li ha coperti per anni spostando a destra e a manca tra le varie diocesi i resposabili - prassi diffusa in Irlanda, ma anche in America e in Italia -, fatto sta, comunque, che alla fine le sue dimissioni sono state accettate. Non si sa cosa farà adesso l'ex prelato, il quale ha dichiarato: "Chiedo umilmente scusa ancora una volta a tutti coloro che sono stati abusati quando erano bambini piccoli". Ecco qua: i saluti, le scuse e chi s'è visto s'è visto. Probabilmente alcune centinaia di vittime di allora, oggi persone adulte, saranno ancora lì a combattere le conseguenze psicologiche e fisiche di ciò che hanno subito in quegli anni. Ma lui ormai si è dimesso, e ha salutato.
Lo scandalo dei preti pedofili in Irlanda si è consumato dagli anni '80 fino ai primi 2000. Un periodo durante il quale un numero elevatissimo di sacerdoti, suore e affiliati a qualsiasi titolo alla Chiesa Cattolica ne hanno combinate di tutti i colori nei confronti di un numero ovviamente maggiore di vittime - se siete forti di stomaco, alcuni stralci del rapporto Murphy li trovate qui -. Ecco, oggi il Papa, dopo che alcuni giorni fa, bontà sua, ha dichiarato di vergognarsi di quello che aveva letto in quel rapporto, ha accettato le dimissioni di questo mons. Murray, dopo averlo pure ricevuto in Vaticano. Va precisato che il signore in questione non è un pedofilo, ma è stato accusato di una colpa forse anche maggiore: coprire sistematicamente chi si è macchiato di tali nefandezze. Scrive Repubblica nell'articolo che ho linkato sopra:
Nelle ultime ore, la sala stampa della Santa Sede ha reso noto che Benedetto XVI ha accettato le dimissioni dell'attuale vescovo di Limerick, Donal Brendan Murray, accusato di aver coperto per anni, quando era ausiliare di Dublino, quei preti che si erano macchiati dell'orrendo delitto di pedofilia nei confronti di centinaia di bambini e bambine.
Non so se sia più grave la colpa di chi ha commesso questi crimini o di chi li ha coperti per anni spostando a destra e a manca tra le varie diocesi i resposabili - prassi diffusa in Irlanda, ma anche in America e in Italia -, fatto sta, comunque, che alla fine le sue dimissioni sono state accettate. Non si sa cosa farà adesso l'ex prelato, il quale ha dichiarato: "Chiedo umilmente scusa ancora una volta a tutti coloro che sono stati abusati quando erano bambini piccoli". Ecco qua: i saluti, le scuse e chi s'è visto s'è visto. Probabilmente alcune centinaia di vittime di allora, oggi persone adulte, saranno ancora lì a combattere le conseguenze psicologiche e fisiche di ciò che hanno subito in quegli anni. Ma lui ormai si è dimesso, e ha salutato.
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