lunedì 2 novembre 2026

Libri e IA

Dopo il caso di Thélyson Orélien, lo scrittore escluso da un prestigioso premio letterario perché accusato di aver fatto scrivere il suo libro dall'IA, molti autori stanno cominciando a correre ai ripari. Come? Alcuni tornano a scrivere a mano, altri con la macchina da scrivere, altri ancora con un normale word processor su computer, preferibilmente scollegato dalla rete, in quest'ultimo caso tenendo traccia cronologica di ogni correzione da esibire in caso di accuse analoghe a quelle rivolte a Orélien.

Ora, è noto che l'IA, da sola, non può scrivere un romanzo intero per limiti intrinseci suoi. Uno di questi limiti è la mancanza di una memoria a lungo termine che le consenta di scrivere un testo coerente. Intendiamoci, io posso anche chiedere a un LLM di scrivere un romanzo per me, ma il risultato sarebbe totalmente sconclusionato e incoerente, ai limiti del ridicolo. Un personaggio, ad esempio, potrebbe avere 50 anni all'inizio del libro per poi ritrovarsi ad averne 40 a metà. E questo proprio a causa della mancanza di memoria dell'IA calibrata su un romanzo. Discorso diverso sarebbe chiedere all'IA di revisionarne delle parti a livello grammaticale o sintattico. E qui, credo, non ci sarebbe niente di male. Da sempre, quindi da ben prima dell'avvento dell'IA, gli scrittori che consegnano il loro manoscritto a una casa editrice se lo vedono revisionare e sistemare da un correttore di bozze, una persona (o più) che ha il compito appunto di visionare il testo per correggere errori, sistemare periodi ecc. E se lo può fare una persona, perché non potrebbe farlo l'IA?

Dato che oggi l'IA c'è e, volenti o nolenti, non si torna indietro, è impossibile non porsi alcune domande. Se io, ad esempio, chiedo a un LLM di scrivere un racconto che sviluppi una mia idea e gli do indicazioni ben precise sui personaggi e sulla trama, quel racconto è mio o è dell'IA? A chi pensa che sia dell'IA io posso obiettare che un architetto non costruisce un palazzo o un ponte, ma si limita a progettarli, la realizzazione materiale sta poi agli operai. Di chi sono, quindi, alla fine, quel ponte o quel palazzo? Gli operai li hanno materialmente costruiti, ma sull'idea, i disegni e le indicazioni dell'architetto. A nessuno verrebbe in mente di dire che il Centre Pompidou di Parigi non è di Renzo Piano ma degli operai che l'hanno costruito, credo. O no?

In ogni caso, mi sento di rassicurare i miei 32 lettori: tutti i racconti che ho scritto io sono vecchi abbastanza da non destare sospetti :-)

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