Eh beh, certo, noi romagnoli abbiamo San Marino dietro l'angolo...
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
domenica 18 ottobre 2009
Connessione internet? Garantita per legge (in Finlandia)
Questo articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale. Mentre da noi lo sviluppo di internet è soggetto a impedimenti di ogni tipo: legislativi, strutturali, mediatici (vedi la recente campagna di alcuni tiggì contro Facebook e la rete in generale), in altre parti d'Europa si guarda oltre, si viaggia in tutt'altra direzione.
E' notizia di pochi giorni fa, ad esempio, che in Finlandia la connessione veloce diventerà entro il prossimo anno un diritto sancito dalla legge. E la velocità - scrive Punto Informatico - dovrà essere non inferiore a un Mbps, che dovrà obbligatoriamente arrivare a 5 nell'arco dei prossimi cinque anni. Il governo dovrà vigilare che gli ISP si adeguino.
Piano piano ci arriveremo anche noi. Non appena avremo risolto il problema della velocità - siamo uno dei paesi al mondo in cui internet è più lenta - e del cosiddetto digital divide. Con calma, ma ci arriveremo.

(fonte: Corriere.it)
Aggiornamento 14,48.
Brunetta non vuole essere da meno. 2 Mbps per tutti a partire dal 2010. Segnatevela...
Comunisti combattenti? No, semplicemente somarelli...
Mi sa che l'unico che ci ha visto giusto in questa storia è stato Fini: "...è chiaramente il delirio di un folle".
Il buon Gilioli si spinge ancora più in là:
Il buon Gilioli si spinge ancora più in là:
Ora, visto che il Tg1 delle 20 ieri ha messo ’sto delirio analfabeta come prima notizia (!) e oggi ovviamente ci aprono i giornali di destra parlando di un ritorno agli Settanta, io vorrei che qualcuno si ricordasse com’erano i comunicati delle Br, quelli veri: dei lunghissimi bla-bla ideologici intrisi di cultura marxista, di materialismo dialettico e di pallosissime analisi filosofiche ed economiche. Non c’era una virgola fuori posto e i giornalisti all’epoca si scervellavano per capire chi fosse il Grande Vecchio che li ispirava, visto che pareva impossibile - per la loro complessità - che dei venti-trentenni scrivessero così.
Poker face
Oggi rompo un tabù: svesto i panni del nostalgico di certa musica degli anni '70 e '80 (e anche prima) e vi propongo una canzone attuale: Poker Face. Calma, adesso vi spiego. Voi sapete (se non lo sapete ve lo dico io) che avere un paio di figlie adolescenti che vanno a scuola comporta - e qui il merito la colpa è anche della tecnologia (telefonini e pc) - che gran parte di quello che gira nella scuola stessa arrivi poi anche a casa.
Quando a scuola ci andavo io, ricordo che ci si scambiava le musicassette e i dischi di Vasco Rossi o magari De Gregori. Oggi non ci sono più né le musicassette né, tantomeno, i dischi (Vasco Rossi e De Gregori ancora sì), ma i telefonini. Si scarica da YouTube la canzone del momento, si mette sul telefonino e poi il bluetooth fa il resto. Siccome il telefonino oggi è sostanzialmente una scusa, perché ci si fa di tutto tranne che telefonare, ecco che la "musica" (il virgolettato è voluto) che gira a scuola arriva anche a casa. Il martellamento poi fa il resto. Probabilmente vi sarà capitato, qualche volta, di ascoltare per caso un motivetto, magari alla radio, o magari perché l'avete sentito canticchiare da un amico e di non riuscire più a togliervelo dalla testa. Ecco, il concetto è questo.
Poi, quando il martellamento supera il livello di guardia, quello cioè che consente di mantenersi entro il recinto dell'umana sopportazione, ecco che scatta inevitabilmente la domanda:
"Michela, ma come si chiama questa canzone?"
"Ma come? E' Poker Face, no?" (ah, già, come posso avere certe lacune?)
"E chi la canta?"
"Lady Gaga, babbo..." (il tono è di quelli "ma dove vivi?")
Eh già, dove vivo? Io, povero vecchietto, musicista, prossimo ai 40, che ancora sta lì a sognare davanti a certi dischi dei Pink Floyd o della PFM. Che ancora avverte muoversi qualcosa dentro quando sente certi incastri, certi passaggi di basso e batteria dei Genesis. E vabbè. Oggi c'è Lady Gaga che canta Poker Face, simbolo e apoteosi di una musica fredda, senza anima, senza imperfezioni, senza sbavature, una musica fatta in sala di registrazione con pc e campionatori invece che in sala prove come una volta.
Il bello è che l'effetto martellamento di cui parlavo prima, subdolo, produce l'"effetto fischietto". E quindi anche io mi ritrovo a canticchiare inavvertitamente Poker Face. Di più: la vado anche a cercare su YouTube. E la rovina è completa.
Buona domenica.
Quando a scuola ci andavo io, ricordo che ci si scambiava le musicassette e i dischi di Vasco Rossi o magari De Gregori. Oggi non ci sono più né le musicassette né, tantomeno, i dischi (Vasco Rossi e De Gregori ancora sì), ma i telefonini. Si scarica da YouTube la canzone del momento, si mette sul telefonino e poi il bluetooth fa il resto. Siccome il telefonino oggi è sostanzialmente una scusa, perché ci si fa di tutto tranne che telefonare, ecco che la "musica" (il virgolettato è voluto) che gira a scuola arriva anche a casa. Il martellamento poi fa il resto. Probabilmente vi sarà capitato, qualche volta, di ascoltare per caso un motivetto, magari alla radio, o magari perché l'avete sentito canticchiare da un amico e di non riuscire più a togliervelo dalla testa. Ecco, il concetto è questo.
Poi, quando il martellamento supera il livello di guardia, quello cioè che consente di mantenersi entro il recinto dell'umana sopportazione, ecco che scatta inevitabilmente la domanda:
"Michela, ma come si chiama questa canzone?"
"Ma come? E' Poker Face, no?" (ah, già, come posso avere certe lacune?)
"E chi la canta?"
"Lady Gaga, babbo..." (il tono è di quelli "ma dove vivi?")
Eh già, dove vivo? Io, povero vecchietto, musicista, prossimo ai 40, che ancora sta lì a sognare davanti a certi dischi dei Pink Floyd o della PFM. Che ancora avverte muoversi qualcosa dentro quando sente certi incastri, certi passaggi di basso e batteria dei Genesis. E vabbè. Oggi c'è Lady Gaga che canta Poker Face, simbolo e apoteosi di una musica fredda, senza anima, senza imperfezioni, senza sbavature, una musica fatta in sala di registrazione con pc e campionatori invece che in sala prove come una volta.
Il bello è che l'effetto martellamento di cui parlavo prima, subdolo, produce l'"effetto fischietto". E quindi anche io mi ritrovo a canticchiare inavvertitamente Poker Face. Di più: la vado anche a cercare su YouTube. E la rovina è completa.
Buona domenica.
sabato 17 ottobre 2009
Notizie in pillole (32)
I 5 peggiori. Non andiamo bene, e questo più o meno si sapeva - a parte qualcuno, qui, nei commenti, che ancora fino a pochi giorni fa sosteneva che sono tutte balle. Mi riferisco ai conti pubblici italiani, quelli che la Commissione Europea, alcuni giorni fa, ha dichiarato essere "insostenibili". Certo, siamo in buona compagnia - i nostri compagni di sventura sono Francia, Ungheria, Polonia e Portogallo -, dice sempre il documento di Bruxelles. Tremonti non si scompone più di tanto, affermando che si tratta di informazioni già acquisite. Poi sposa la linea che ha sempre seguito papi: "Però l'impatto può essere deleterio - ha aggiunto - credo che un eccesso di informazione sia deleterio". Come dire, al contadino non far sapere...
Fede vs Facebook. Continua la battaglia intrapresa da Fede contro Facebook. Dopo quello che vi avevo raccontato qualche giorno fa, cose che si commentano da sole, la campagna a base di balle e assoluta incompetenza in materia prosegue la sua marcia trionfale. E tutto con lo scopo irrealizzabile e patetico di chiudere Facebook e "quei siti di Facebook". Se volete farvi male (oppure ridere, fate voi) consiglio questo articolo di Claudio Messora.
Time vs governo italiano. Restando in tema di "guerre", vale la pena segnalare il non placarsi del casino suscitato dalle rivelazioni del Times, secondo cui gli 007 italiani avrebbero pagato i talebani per lasciare in pace i nostri militari impegnati in Afghanistan. La Russa intanto annuncia querele. E' piuttosto difficile venire a capo della vicenda - ognuno rimane sostanzialmente sulle proprie posizioni. Così, come pensiero personale, penso che non mi stupirei se venisse fuori che la notizia non è poi così campata per aria. Si sa che noi italiani ce l'abbiamo nel dna di pagare più o meno lecitamente per ottenere qualcosa.
Il video sul giudice Mesiano? Demenziale. Non lo dico io, anche se ovviamente mi associo, ma Antonio Ricci, il papà storico di Striscia.
Prendiamo atto. (a dire il vero tutta la vicenda meriterebbe ben più approfondite riflessioni; eventualmente ci tornerò sopra).
Prendere il toro per le corna. E' quanto ha affermato Berlusconi durante la sua visita di ieri a Sofia. Il riferimento è ovviamente al suo incubo fisso: la giustizia. Le due sberle recenti - sentenza Mediaset-De Benedetti e bocciatura lodo Alfano - hanno rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e hanno convinto il perseguitato a vita da "certa magistratura" che è ora di farla finita. Lui vuole fare una riforma costituzionale della giustizia, in modo che l'Italia - dice lui - diventi "una democrazia vera, non soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale". Insomma, una democrazia a sua immagine e somiglianza dove ognuno può far quel che vuole senza nessuno che si metta di traverso. Fini, come al solito, si smarca, dicendo che una riforma di questo tipo va fatta con la più ampia maggioranza parlamentare possibile, ma lui niente, lui tira dritto dicendo che se serve si rivolgerà al popolo (e dàgli!). State pronti, nel prossimo futuro ne vedremo delle belle.
Il tassista e il 2012. Ci sono episodi che la dicono lunga sul tipo di condizionamento che la gente in generale può subire da certe trasmissioni idiote e dalla poca voglia di approfondire un pochino per cercare di capire come stanno le cose. Uno di questi è la famosa bufala della fine del mondo (una delle tante pronosticate finora e mai avverate) che dovrebbe avvenire nel fatidico 2012. Gilioli, sul suo blog, racconta una divertente (e al tempo stesso triste) conversazione avuta con un tassista di Roma. Ve la riporto pari pari qui sotto. Buon divertimento.
Fede vs Facebook. Continua la battaglia intrapresa da Fede contro Facebook. Dopo quello che vi avevo raccontato qualche giorno fa, cose che si commentano da sole, la campagna a base di balle e assoluta incompetenza in materia prosegue la sua marcia trionfale. E tutto con lo scopo irrealizzabile e patetico di chiudere Facebook e "quei siti di Facebook". Se volete farvi male (oppure ridere, fate voi) consiglio questo articolo di Claudio Messora.
Time vs governo italiano. Restando in tema di "guerre", vale la pena segnalare il non placarsi del casino suscitato dalle rivelazioni del Times, secondo cui gli 007 italiani avrebbero pagato i talebani per lasciare in pace i nostri militari impegnati in Afghanistan. La Russa intanto annuncia querele. E' piuttosto difficile venire a capo della vicenda - ognuno rimane sostanzialmente sulle proprie posizioni. Così, come pensiero personale, penso che non mi stupirei se venisse fuori che la notizia non è poi così campata per aria. Si sa che noi italiani ce l'abbiamo nel dna di pagare più o meno lecitamente per ottenere qualcosa.
Il video sul giudice Mesiano? Demenziale. Non lo dico io, anche se ovviamente mi associo, ma Antonio Ricci, il papà storico di Striscia.
«Quella roba lì? E che cos'era? Sembrava una cosa ridicola, una cosa che nemmeno una mente demenziale può concepire...»
Prendiamo atto. (a dire il vero tutta la vicenda meriterebbe ben più approfondite riflessioni; eventualmente ci tornerò sopra).
Prendere il toro per le corna. E' quanto ha affermato Berlusconi durante la sua visita di ieri a Sofia. Il riferimento è ovviamente al suo incubo fisso: la giustizia. Le due sberle recenti - sentenza Mediaset-De Benedetti e bocciatura lodo Alfano - hanno rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e hanno convinto il perseguitato a vita da "certa magistratura" che è ora di farla finita. Lui vuole fare una riforma costituzionale della giustizia, in modo che l'Italia - dice lui - diventi "una democrazia vera, non soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale". Insomma, una democrazia a sua immagine e somiglianza dove ognuno può far quel che vuole senza nessuno che si metta di traverso. Fini, come al solito, si smarca, dicendo che una riforma di questo tipo va fatta con la più ampia maggioranza parlamentare possibile, ma lui niente, lui tira dritto dicendo che se serve si rivolgerà al popolo (e dàgli!). State pronti, nel prossimo futuro ne vedremo delle belle.
Il tassista e il 2012. Ci sono episodi che la dicono lunga sul tipo di condizionamento che la gente in generale può subire da certe trasmissioni idiote e dalla poca voglia di approfondire un pochino per cercare di capire come stanno le cose. Uno di questi è la famosa bufala della fine del mondo (una delle tante pronosticate finora e mai avverate) che dovrebbe avvenire nel fatidico 2012. Gilioli, sul suo blog, racconta una divertente (e al tempo stesso triste) conversazione avuta con un tassista di Roma. Ve la riporto pari pari qui sotto. Buon divertimento.
Taxista (piuttosto aggressivo): Lei è giornalista dotto’?
Io (mezzo assopito e temendo ritorsioni per via di un vecchio pezzo di Biondani): Eh? Uh? Perché?
Taxista (sgamato): Perché nun ce raccontate la verità.
Io (rimpiangendo già di non aver potuto prendere il trenino): Beh, sa, insomma, dipende…
Taxista (più gentile ma deciso a proseguire): No, nun dipende. Se non c’era Internet, io nun sapevo niente.
Io (rassegnato): Di che?
Taxista (contento): Daa fine der monno.
Io (a questo punto apro definitivamente gli occhi): Scusi?
Taxista: Aa fine der monno. Nel 2012. I giornalisti sanno tutto ma nun ce dicono gnente.
Io (in un vano sforzo illuminista): Mah, sa, io mi permetto di non crederci.
Taxista (maramaldo): Dite così perché nun ce lo volete dire. E lo sappiamo pure perchè nun ce lo volete dire.
Io (lo ammetto: a questo punto ormai la discussione mi ha preso): E perché?
Taxista (agitando pericolosamente la mano destra): Perché i giornali so’ de proprietà delle banche. E se in giro se sa che er monno finisce ner 2012, chi è che tiene i sòrdi in banca? Nessuno. Se li portano via tutti, per godersi ‘a vita. E le banche falliscono».
(cinque minuti di silenzio. Il taxi fa i centoventi sulla Colombo. Arriviamo sotto il giornale).
Taxista (complice, e in cerca di confidenze): Dica la verità dottò, ciò raggione o no?
Io (in un sussulto di dignità): Ma scusi, se nel 2012 il mondo finisce, che gliene frega alle banche di fallire?
Taxista (come se si aspettasse la mia sciocca argomentazione): Questo non lo so, ma se non gliene fregherebbe gnente, allora perché nun ce dicono la verità?
(Mi arrendo. Pago i miei quaranta euro. Nel tratto in moto dalla redazione a casa continuo a chiedermi dove ho sbagliato, nella logica della discussione. Non ne sono ancora uscito).
venerdì 16 ottobre 2009
Internet sceglie Marino
Non so quanto la cosa possa interessare, ma quello che finora, sondaggi alla mano, è sempre stato considerato il terzo incomodo nella competizione per l'elezione del segretario nazionale del Pd, e cioè Ignazio Marino, ha vinto la sfida del web. Dal sito di youdem.tv, da repubblica.it, da Twitter, da Facebook, il responso è stato univoco. Ora, intendiamoci, non ci sono grosse speranze che una eventuale incoronazione del chirurgo di Genova possa risollevare di colpo le sorti o la credibilità ormai irrimediabilmente compromessa del partito, specie dopo l'episodio dell'altro giorno della Binetti. Però...
Sono sincero, non mi dispiacerebbe se diventasse lui il nuovo segretario. Rappresenterebbe almeno un barlume di nuovo, un qualcosa che si discosta un pochino dalla vecchia nomenklatura rappresentata dagli altri due, Bersani e Franceschini. Mi è sempre piaciuto anche per le sue posizioni su una questione che sento molto, quella sul testamento biologico, posizioni espresse molto chiaramente durante i giorni della vicenda Englaro e in fase di discussione in parlamento della relativa legge.
Sono sincero, non mi dispiacerebbe se diventasse lui il nuovo segretario. Rappresenterebbe almeno un barlume di nuovo, un qualcosa che si discosta un pochino dalla vecchia nomenklatura rappresentata dagli altri due, Bersani e Franceschini. Mi è sempre piaciuto anche per le sue posizioni su una questione che sento molto, quella sul testamento biologico, posizioni espresse molto chiaramente durante i giorni della vicenda Englaro e in fase di discussione in parlamento della relativa legge.
La privacy? A senso unico, ovviamente
Quante volte il presidente del consiglio ha strillato, assieme al coro cantante dei suoi cortigiani mediatici, contro la sistematica e gravissima violazione della privacy - dice lui - sua e di tutti gli italiani? (argomento che fa sempre presa quando si tratta di indorare la pillola su provvedimenti allo studio tipo il ridimensionamento delle intercettazioni telefoniche).
Lo spezzone del video che trovate linkato qui sotto, è stato trasmesso da uno dei canali di proprietà del signore che appunto un giorno sì e l'altro pure si lamenta di queste gravissime violazioni. Cosa si vede nel video? Niente. C'è solo una telecamera nascosta che ruba e trasmette in tv immagini di una persona sulla poltrona del barbiere, sulla panchina di un parco, a passeggio tranquillamente per la città di Milano. E in sottofondo si sentono i commenti idioti sui suoi calzini, sul numero di sigarette che fuma e altre interessanti (per chi?) cosette. Il signore in questione non è una persona a caso, ma Raimondo Mesiano, il giudice civile che recentemente ha condannato Fininvest a risarcire De Benedetti per avergli scippato con una sentenza comprata la Mondadori. Poteva questo signore non avere qualcosa di strano?
Io non so se sia vera la storia del ristorante accaduta due o tre anni fa, e sinceramente non mi interessa niente. Quello che so è che questa gente - intendo chi ha realizzato il servizio - mi fa un po' schifo.
Lo spezzone del video che trovate linkato qui sotto, è stato trasmesso da uno dei canali di proprietà del signore che appunto un giorno sì e l'altro pure si lamenta di queste gravissime violazioni. Cosa si vede nel video? Niente. C'è solo una telecamera nascosta che ruba e trasmette in tv immagini di una persona sulla poltrona del barbiere, sulla panchina di un parco, a passeggio tranquillamente per la città di Milano. E in sottofondo si sentono i commenti idioti sui suoi calzini, sul numero di sigarette che fuma e altre interessanti (per chi?) cosette. Il signore in questione non è una persona a caso, ma Raimondo Mesiano, il giudice civile che recentemente ha condannato Fininvest a risarcire De Benedetti per avergli scippato con una sentenza comprata la Mondadori. Poteva questo signore non avere qualcosa di strano?
Io non so se sia vera la storia del ristorante accaduta due o tre anni fa, e sinceramente non mi interessa niente. Quello che so è che questa gente - intendo chi ha realizzato il servizio - mi fa un po' schifo.
Un "indultino"? No, il nuovo piano carceri
Ricordate il grande piano carceri di Alfano? quello che doveva essere presentato in Consiglio dei Ministri il 15 settembre scorso e che poi per vari motivi è slittato di un mesetto abbondante? Durante l'estate - l'avete visto nel filmato qui sopra - il ministro Alfano aveva detto testualmente che non ci sarebbero stati nuovi indulti (uno è bastato) né amnistie: si costruiranno nuove carceri.
Ieri, finalmente, questo piano carceri ha visto la luce, e tra le altre cose prevede sì la costruzione di nuovi istituti e l'adeguamento di molti già esistenti, anche se ancora non è ben chiaro da dove saranno prese le risorse, ma - pare - anche una sorta di "mini-indultino", se così possiamo chiamarlo.
Scriveva ieri Repubblica:
il programma per decongestionare i penitenziari italiani messo a punto dal capo del Dap Franco Ionta prevede infatti la modifica dell'articolo 385 del codice penale. Un ritocco che consentirà a tutti i condannati a pene fino a 12 mesi di uscire di prigione e di scontarle "nella propria abitazione o in altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza, e accoglienza".
Secondo i calcoli fatti, l'operazione dovrebbe portare dei buoni risultati, visto che si stima che oltre il 30% degli oltre 64.000 detenuti reclusi deve scontare una pena residua inferiore a un anno.
Vedremo. In ogni caso, a me pare, anche se tecnicamente magari non lo è, che si tratti di un indulto bello e buono.
giovedì 15 ottobre 2009
Dibattito (interessante?) sulla popolarità
Non che la cosa sia interessante più di tanto, intendiamoci, ma siccome non passa giorno senza che il capo del governo comunichi all'universo mondo i fantastici (a suo dire) sondaggi sulla sua popolarità, forse a qualcuno può interessare.
Brevemente, l'odiata Repubblica ha pubblicato oggi i risultati del sondaggio che Ipr Marketing svolge semestralmente per conto del quotidiano di De Benedetti. Stando a questi sondaggi (tabelle qui) il gradimento verso il capo del governo scendrebbe al 45% - un anno fa era al 62 - mentre il gradimento nei confronti dell'esecutivo scenderebbe di un buon 12% rispetto sempre a un anno fa.
Ovviamente Il Giornale di Feltri non poteva starsene immobile di fronte a cotanto disastro. Ed ecco infatti nel tardo pomeriggio (l'articolo risulta pubblicato alle 19,53) il titolone rettificatore.

Si dirà: cavolo, chissà da quale prestigioso istituto di rilevamento quelli del Giornale hanno appreso i dati che vedono il premier addirittura al 69% smentendo così clamorosamente quei rompiscatole di Repubblica. Beh, per trovare risposta occorre spulciare attentamente tutto l'articolo fino ad arrivare alle ultime 4 righe.
Ma, e la fonte? Beh, è lui stesso, no?
Brevemente, l'odiata Repubblica ha pubblicato oggi i risultati del sondaggio che Ipr Marketing svolge semestralmente per conto del quotidiano di De Benedetti. Stando a questi sondaggi (tabelle qui) il gradimento verso il capo del governo scendrebbe al 45% - un anno fa era al 62 - mentre il gradimento nei confronti dell'esecutivo scenderebbe di un buon 12% rispetto sempre a un anno fa.
Ovviamente Il Giornale di Feltri non poteva starsene immobile di fronte a cotanto disastro. Ed ecco infatti nel tardo pomeriggio (l'articolo risulta pubblicato alle 19,53) il titolone rettificatore.

Si dirà: cavolo, chissà da quale prestigioso istituto di rilevamento quelli del Giornale hanno appreso i dati che vedono il premier addirittura al 69% smentendo così clamorosamente quei rompiscatole di Repubblica. Beh, per trovare risposta occorre spulciare attentamente tutto l'articolo fino ad arrivare alle ultime 4 righe.
"La mia popolarità è al 68,7 per cento". Berlusconi smentisce categoricamente emerso da un sondaggio realizzato dall’Istituto Ipr Marketing, per conto di Repubblica.it.
Ma, e la fonte? Beh, è lui stesso, no?
Accordi segreti sull'influenza?
Come sapete, è partita ufficialmente la campagna di vaccinazione di massa per contrastare il più possibile la diffusione della influenza A. Il Corriere, oggi, pubblica uno strano articolo dal titolo L’accordo resta riservato E i giudici si arrendono. Vi si legge:
Dunque, se non ho capito male, il governo stipula un contratto con l'azienda farmaceutica Novartis per la fornitura di un certo numero di milioni di dosi di vaccino contro questa benedetta influenza suina. Sempre il governo, ovviamente, avrà sborsato dei soldi per acquistare questi vaccini, soldi pubblici tra l'altro, quindi anche miei e vostri. In virtù di questa cosa diciamo che dovrebbe essere un mio diritto sapere quanti soldi sono stati spesi, anche solo per curiosità.
E invece no; l'accordo è per qualche motivo segreto. Talmente segreto che neppure la Corte dei Conti è riuscita a chiarirlo. E dire che - scrive sempre il Corriere - i giudici contabili "Di perplessità però ne avevano, e pure parecchie."
Le prime dosi del vaccino contro l’influenza suina messe a disposizione del ministero della Salute lunedì scorso sono già in fase di distribuzione alle Regioni. Anche se gli accordi di fornitura stipulati dal governo con la multinazionale farmaceutica Novartis, a cominciare dal costo dei 24 milioni di dosi del vaccino commissionato (che ammonterebbe a oltre 200 milioni di euro, ma solo secondo indiscrezioni), restano avvolti nel mistero più totale. Un buio così fitto che neanche la Corte dei Conti, pur avendo sollevato in sede di controllo più di qualche dubbio, è riuscita a fare luce.
Dunque, se non ho capito male, il governo stipula un contratto con l'azienda farmaceutica Novartis per la fornitura di un certo numero di milioni di dosi di vaccino contro questa benedetta influenza suina. Sempre il governo, ovviamente, avrà sborsato dei soldi per acquistare questi vaccini, soldi pubblici tra l'altro, quindi anche miei e vostri. In virtù di questa cosa diciamo che dovrebbe essere un mio diritto sapere quanti soldi sono stati spesi, anche solo per curiosità.
E invece no; l'accordo è per qualche motivo segreto. Talmente segreto che neppure la Corte dei Conti è riuscita a chiarirlo. E dire che - scrive sempre il Corriere - i giudici contabili "Di perplessità però ne avevano, e pure parecchie."
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