lunedì 27 luglio 2009

La Dimar chiude, e un altro pezzo di Rimini se ne va

Oggi scrivo un post triste. Triste per me, sicuramente, ma anche per tutti quelli, romagnoli o no, che hanno amato questo negozio, che non era soltanto un semplice negozio di dischi, ma era una sorta di... "filosofia".

Eh sì, perché chi si recava qui, di solito non lo faceva solo per comprare l'album dell'artista del momento (quello si trovava senza problemi in tutti i negozi di dischi), ma cercava qualcosa di particolare, difficilmente reperibile altrove. C'è stato un periodo in cui era opinione comune che fosse il negozio di dischi più fornito del mondo. Era possibile trovare di tutto: musica d'importazione, jazz, celtica, rock'n'roll, gospel, classica, blues, etnica. Si trovavano con un certa facilità pure i cosiddetti bootleg, oppure, su ordinazione, dischi ormai fuori catalogo difficilmente reperibili sul mercato. Era méta incessante di appassionati provenienti non solo da ogni parte d'Italia, ma anche dall'estero (molti svizzeri e tedeschi venivano in vacanza a Rimini con un budget appositamente dedicato a questo negozio).

Un negozio che aveva per noi un qualcosa di magico. L'entrata principale non aveva quasi niente di diverso dai tradizionali negozi di dischi: la cassa all'entrata, la vetrina e la bacheca centrale con le novità del momento sulla destra. Ma la magia iniziava proseguendo oltre. Superata infatti l'entrata, si entrava nel cuore del negozio. In fondo al corridoio principale c'era infatti un piccolissimo ascensore che portava al piano superiore. Qui, camminando tra i cunicoli e le stanzette (vedi immagine) formati dalle scansie riempite di dischi fino all'inverosimile, si cercava quello che serviva.

Il sabato pomeriggio una capatina alla Dimar con gli amici era d'obbligo. Essendo ovviamente ancora tutti senza patente, si partiva da Santarcangelo col mitico "9" e si arrivava dopo mezzoretta di pullman a Rimini, in Piazza Tre Martiri - la Dimar era lì a pochi passi -. Ci si metteva d'accordo prima sul disco (ovviamente, all'epoca, in vinile) che interessava, poi, una volta a casa, si registrava per tutti sulle vecchie musicassette magnetiche (all'epoca non c'erano ancora le major discografiche che rompevano le scatole). Comprare un disco, poi, era un po' come giocare al lotto. Non c'era la possibilità del preascolto come nei moderni megastore, e il disco era incellofanato. Quindi? Si rischiava: magari si studiava un po' la copertina (come se da lì fosse stato possibile capirci qualcosa), si pensava ai dischi precedenti dello stesso artista, e alla fine comunque si acquistava.

Beh, questa cosa è finita. Ieri per la Dimar è stato l'ultimo giorno di attività. Non penso in questo caso che c'entri molto la crisi; il declino dell'attività, all'inizio lento, è infatti cominciato - leggevo su un articolo di un giornale locale - con l'avvento del cd, poi, nel corso del tempo, la tecnologia e internet hanno fatto il resto. Ora, intendiamoci, io sono fondamentalmente un tecnologico, non mi impensierisce né mi preoccupa il fatto di trovarmi nel pieno di questa era. Certo è che di fronte a questi "danni", in questo caso proprio da imputare alla suddetta tecnologia, l'amaro in bocca rimane.

8 commenti:

  1. Cercavo un disco di Kurt Rosenwinkel che ormai a Bari non si trova e ho pensato che la cara vecchia Dimar mi avrebbe ancora una volta tolto le castagne dal fuoco. E invece? Gelo! Scopro che non c'è più! Certo è un pò tardi, ormai è passato un anno...
    Verso la fine degli anni 80 ho vissuto due inverni a Rimini, frequentavo l'università. E anche per me la capatina saltuaria nel "tempio del disco" era irrinunciabile. Ho catturato qualche chicca come "John Scofield Live" e "Flutter By, Butterfly" del buon Kenny Wheeler e ho soddisfatto la fame di rarità di qualche amico appassionato. Negli anni successivi, nei molti viaggi da e per Milano, la tappa a romagnola era d'obbligo.
    Ma il rammarico per la notizia è forte. Non è semplicemente un negozio che chiude. E' intelligenza che svanisce: l'intuito di chi sa che dietro un buon disco si cela la via per conoscere l'"altro", la strada verso l'integrazione e la democrazia. E' una fetta di libertà che si perde: la libertà di conoscere e scegliere al riparo dalle insidie del conformismo e dalle trappole del mercato. E' un arcobaleno di emozioni che si piega al monocolore della moda e al freddo del web.
    Certo, la Rete può sopperire in gran parte a tutto questo ma la chiusura della Dimar è, in fondo, una sconfitta per tutti noi. Sarà il caso di rifletterci?

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    1. io alla dimar non ci sono mai stato pero' penso che avrei trovato tutti ma proprio tutti i vinili della grande nina simone ora li sto cercando come il pane certo le ristampe visto che gli originali oramai sono alle stelle ah se avessi visto e cercato la dimar...chissa!
      danilo.

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  2. Ottimo commento. Lo condivido parola per parola.

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  3. Neanch'io credo che c'entri molto la crisi..il problema è che chi gestisce una ditta del genere non dovrebbe preoccuparsi di un calo drastico delle vendite (visto che è impensabile concepire un'azienda in continua crestita)ma cercare di far rifluire sul menrcato questo patrimonio ad ogni costo. Il problema vero è sempre lo stesso..l'intervista parla chiaro! Il figlio che non è attaccato affettivamente alla ditta del padre ma per la quale in passato ha lavorato..povera stella! Com'era accorata la sua delusione !! Sembrava quasi facesse un favore all'intervistatore..Questi industrialotti del cazzo si preoccupano solo di come spartirsi i dividendi anche in procinto di una divisione dei beni..la storia "vera" non la conosciamo..ma una cosa è certa..appena calano le vendite anche in minima percentuale, chiudono subito i battenti..questo è il segno di una crisi di valori e una pochezza intellettuale e filosofica CHE VIENE PRIMA in chi gestisce queste cattedrali nel deserto! Facile poi piangere sui cadaveri di propria mano..Questa non è gente che "canta" fame...e anche se ,come musicista, la Dimar di Pesaro era una mia tappa obbligata dall'età di 12 anni fino ai 22, visto la fine che ha fatto anche "Ricordi" , non mi stupisce affatto che una ditta di gran lunga più giovane abbia avuto la stessa sorte. Come si dice in Sicilia.. < cu avi pani unn'avi renti 'ppì manciari > ( chi ha pane non ha denti per mangiare.. ).
    Gian Claudio

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  4. Ciao, Andrea.

    Sono capitato qui per caso, ma le cose che vi ho letto hanno spinto anche me a dare un piccolo contributo all’argomento.
    Anche io sono un appassionato di musica (quella vera, non commerciale) fin da bambino. Tanto appassionato che crescendo ho studiato la materia e ora sono insegnante di musica presso una grande scuola privata.
    Fu quasi per caso che a metà degli anni ’80 feci la scoperta di DIMAR: vi fui indirizzato da un caro amico proprietario di un albergo a Miramare che, alla mia richiesta di poter trovare dei buoni CD di musica jazz, mi mandò a Corso Augusto.
    Scoprii così quel mondo magico di cui tu parlavi e di cui noi avevamo l’omologo a Roma nel negozio di Alati, dove c’era la commessa a cui bastava canticchiare il motivo di un brano per dirti lo scaffale dove trovarlo e tutte le sue varie versioni e interpretazioni…
    Ricordo anche io i momenti di massimo splendore della DIMAR in cui ordinavo i CD telefonicamente e poi, quando venivo in zona, andavo a ritirare al negozio di Viale Ceccarini a Riccione o in quello di Via Dante…
    Sono molto grato a DIMAR perché solo da loro in quel periodo particolare sono riuscito a trovare dei bellissimi CD di jazz che non erano importati in Italia e che riuscivo ad avere solo così.
    Poi, a metà degli anni ’90, con l’avvento di Internet, ho visto che purtroppo queste realtà iniziavamo a scomparire. E’ vero che oggi, con un PC, una connessione e un po’ di dimestichezza, si riesce a trovare più o meno di tutto, ma manca anche a me il dialogo con la signora alla cassa del 1° piano del negozio di Corso Augusto che, dopo avermi indirizzato per l’acquisto, mi chiedeva la tessera per il timbro del punteggio…
    A Roma è rimasto in attività (non so per quanto, ma spero ancora per molto) il negozio Doctor Music, nel rione Prati. Tutti gli altri non ci sono più.
    Ci sono solo supermercati e centri commerciali.
    Segno dei tempi che cambiano, certo, ma una bella siringata di nostalgia a volte fa sfuggire un sospiro anche a me, che ora ho 55 anni,..
    Un caro saluto, e scusate la logorrea…

    Mauro 58
    (Roma)

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    1. Niente di cui scusarsi. Ogni commento è il benvenuto :)

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  5. In questi giorni trovandomi in ferie nei pressi, ho fatto una scappata a Rimini e sono passato davanti ai locali dove per tanti anni c’era DIMAR DISCHI…c’è ancora il logo e un tabellone con indicato sommariamente quel che si poteva trovare nel negozio, tra le scritte spicca la dicitura “musicassette”,sembra passato un secolo eppure chi, sino a non tantissimi anni fa, non possedeva un musicassette?
    Sapevo che il negozio non esisteva più ma ho provato una forte emozione nel non vederlo più “fisicamente”.
    Insieme ai miei fratelli porto avanti una attività di vendita di dischi ed affini iniziata dai nostri genitori negli anni ‘60 e, vendendo non solo al dettaglio ma anche all’ingrosso, ricordo che con DIMAR avevamo rapporti commerciali da quegli anni.
    Purtroppo è da tempo che assisto alla chiusura di tanti negozi “storici”, magari non conosciuti dalla moltitudine ma certamente noti agli Appassionati e devo dire che il dispiacere per quanto sta accadendo è forte.
    Noi andiamo avanti e per chi è interessato, ovviamente se possibile, do il nostro nominativo: MUSIK IMPORT, siamo a Bolzano.
    Un saluto a tutti.

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  6. Alcuni giorni fa sistemando in scatole le vecchie cassette mi sono ricordato del "Dimar".
    Ho lasciato fuori come ricordo Guccini,Lolli e Simon&Garfunckel.
    Oggi per curiosita ho fatto un ricerca e ho saputo con dispiacere della chiusura del "Dimar".
    Nel 92' ho fatto un corso annuale di specializzazione presso CSR-SCM di Rimini.
    Il giorno dopo il mio arrivo andai al "Dimar" e rimasi li per ore ....
    Venivo da un'altro mondo - un pianeta distante un centinaio di km dall'Italia !!
    Dove non esistevano dischi, registratori e cassette !! Si ascoltava PVG e i pezzi si imparavano a memoria come nel film di Truffaut(Bradbury) - Fahrenheit 451.
    Un saluto a tutti
    Ylli Spahiu ex membro della mailing list "Bielle"
    Tirana,Albania

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