domenica 12 marzo 2023

"Possibile che nel 2022 gli uomini facciano ancora le guerre?"

Non solo è possibile, ma è normale che sia così perché la conflittualità è la principale forma di interazione che contraddistingue gli esseri umani da quando sono comparsi sul pianeta. Dal punto di vista psicologico-antropologico la guerra è generata dagli stessi meccanismi che scatenano una rissa a una partita di calcetto o che in un ufficio creano una fronda di impiegati che fa fuori un capo. Qui di seguito dieci minuti di un grande Dario Fabbri, che queste cose le spiega molto meglio di me.


Almeno il gesto

Il consiglio dei ministri-sceneggiata a Cutro è già acqua passata. Non è servito a niente, naturalmente, come del resto era ampiamente prevedibile e come non porterà mai niente di concreto una gestione dell'epocale fenomeno delle migrazioni improntata esclusivamente a una visione emergenziale ed elettorale. Ma viviamo nell'epoca storica della visibilità multimediale e la politica, oggi, si fa anche (soprattutto?) a favore di telecamere e immagini. I messaggi che la politica vuole fare passare all'opinione pubblica, in altre parole, sono veicolati, oggi come non mai, dai gesti, più che dai discorsi e dai proclami.

Che a Meloni, Salvini e soci della gente che muore in mare non freghi assolutamente nulla è palese e si sa da sempre, e il fatto che nel periodo in cui il governo è stato in trasferta laggiù la signora sedicente mamma e cristiana non abbia trovato cinque minuti per andare su quella spiaggia, da dove ogni giorno continuano ad affiorare cadaveri, o per fare una visita nel palazzetto dello sport pieno di bare per gran parte occupate da bambini, veicola un messaggio chiaro che oltretutto - va detto - ha una sua coerenza. Di chi muore in mare alla Meloni non fregava niente prima, quand'era all'opposizione, continua a non fregare niente neppure ora che guida un governo.

sabato 11 marzo 2023

La donna cannone

Quando Francesco De Gregori pubblicò La donna cannone io ero un imberbe ragazzetto che con poca voglia frequentava le scuole medie e con molto più entusiasmo studiava musica. Già all'epoca avevo un discreto orecchio e riuscivo con poco sforzo a trovare gli accordi di molte canzoni, per lo meno di quelle non troppo complicate. Una sera chiesi al mio professore di teoria e solfeggio di darmi una mano a trovare gli accordi de La donna cannone e lui, sorridendo, mi rispose: "Non sono semplici, perché quella canzone è geniale e la musica geniale non è sempre semplice."

Mi è venuto in mente questo vecchio episodio della mia infanzia mentre seguivo il video di Claudio Cicolin che linko qui di seguito, video in cui il noto musicista spiega, chitarra alla mano, perché La donna cannone è geniale dal punto di vista della struttura armonica, melodica, degli arrangiamenti e anche del testo. Si può tranquillamente dire che questo pezzo ha rotto tutti gli schemi fino ad allora conosciuti entro i quali si muoveva la musica d'autore italiana.

Ah, il mio professore di teoria e solfeggio alla fine me li scrisse, gli accordi, e me li spiegò, perché alcuni non li avevo mai sentiti. Grazie, prof. Galassi :-)

Il video è qui.

giovedì 9 marzo 2023

Ragionevolezza (di Pillon)

 

 

Quello che Pillon chiama logico e ragionevole è in realtà intuitivo, nel senso che il nostro cervello è per sua natura strutturato in modo da pensare in termini di cause ed effetti (consiglio al senatore un saggio stupendo su questi temi: L'orologiaio cieco, di Richard Dawkins), mentre la casualità degli eventi è controintuitiva. Se volessimo posizionarci al livello argomentativo da quinta elementare di Pillon basterebbe ribattere che il darwinismo, che lui irride con la sua puerile vignetta, è un fatto, e nessuno scienziato, oggi, oserebbe dubitare del pensiero di Charles Darwin, la cui validità è confermata da infiniti dati sperimentali. Viceversa, non esiste un solo dato sperimentale che suffraghi la teoria del creatore.

Questo, come dicevo, se vogliamo restare al livello di Pillon. Per fare un piccolo salto di qualità si potrebbe dire che sulla questione scienza vs fede si sono espressi nel corso del tempo tantissimi pensatori, cristiani e non. Il punto è che se io voglio parlare di questo con un amico, lo invito a cena a casa mia e ci mettiamo con calma a discuterne, andando avanti anche tutta la notte, se necessario. Liquidare una questione così complessa e stimolante con una vignetta di tale banalità, è il migliore assist che si possa fare a un non credente.

Non c'è niente da fare, spesso il peggior servizio al cristianesimo lo fanno i cristiani.

mercoledì 8 marzo 2023

Dallo spazio al tempo

Un concetto espresso da Thomas Leoncini, che ho appena letto in La società liquida (sì, c'entra anche Bauman), il saggio che sto leggendo in questi giorni, mi ha sorpreso e fatto pensare. È il concetto dell'inversione delle categorie dello spazio e del tempo nella società di oggi. 

In milioni anni di storia umana - riassumo - la categoria dello spazio è sempre stata preponderante rispetto a quella del tempo. Cosa significa? Un nostro antenato che fosse dovuto andare per qualsiasi motivo in un posto lontano e sconosciuto non si sarebbe chiesto come prima cosa quanto tempo ci avrebbe messo, ma quanto sarebbe stato distante quel luogo. Questo perché la dimensione dello spazio era appunto più importante di quella del tempo. Nella società di oggi è l'inverso; una persona che parte per un luogo lontano e sconosciuto non si chiede quanto è distante, di questo magari si interessa successivamente, ma nell'immediato si chiede quanto tempo ci vuole per arrivare. Si tratta di un cambio di paradigma psicologico e antropologico epocale e recentissimo. 

Cosa comporta questo cambio? Comporta che il tempo individuale è diventato il centro, il fulcro di ogni nostra decisione, e diventando questo, siamo diventati intrinsecamente individualisti. Abbiamo cominciato a illuderci che la presenza dell'altro debba essere un piacere e non una necessità. Lo spazio, per definizione, è infatti condivisione. Quando la nostra forma mentis era organizzata in funzione dello spazio, significava che era pensata in funzione di luoghi condivisi con altri. Il cambio di paradigma psicologico spazio/tempo ha quindi progressivamente eliminato il senso di comunità a favore dell'individualismo. 

Quando oggi ci lamentiamo di vivere in una società individualista, possiamo immaginare che una delle cause stia in questo epocale cambio di paradigma. Ora la domanda è: cosa ha causato questo cambio?

lunedì 6 marzo 2023

Toh, chi l'avrebbe detto?

Il prode ministro Valditara (ricordate?) elogia - ha fatto benissimo, intendiamoci - il preside del liceo Carducci di Milano che ha condannato lo striscione in cui erano raffigurati lo stesso ministro e Giorgia Meloni a testa in giù. Sarebbe stata cosa buona e giusta che avesse elogiato anche la preside del liceo Michelangiolo, ma allora non sarebbe stato Valditara.

sabato 4 marzo 2023

Guerra e pace

 

 

L'ho terminato ieri sera tardi. Durante tutta la lettura mi sono frequentemente chiesto, tra le tante cose, quali riscontri avrebbe uno scrittore di oggi se pubblicasse un romanzo di una tale lunghezza e complessità (Wikipedia ha contato 580 personaggi, di cui svariate decine ricorrenti, spalmati su circa 1600 pagine). Certo, tomi di questa lunghezza vengono pubblicati anche oggi, ma sono comunque scritti con lo stile della narrativa contemporanea: veloce, immediata e generalmente poco riflessiva.

Guerra e pace, invece, come del resto altri classici simili, è un viaggio nel mare della tranquillità, si potrebbe dire, in cui le vicende sono raccontate con la "lentezza" e i tempi delle grandi epopee epiche. In realtà si tratta principalmente di un romanzo storico in cui vengono descritte la nobiltà e in generale la società russa nel periodo napoleonico; anzi, Tolstoj stesso non lo considerava neppure un romanzo e storceva il naso quando veniva appellato così, come scrive lui stesso nella postfazione. Probabilmente perché il termine romanzo lo trovava riduttivo, visto che contiene, oltre alle vicende narrate, riferimenti storici, filosofici, psicologici, scientifici. 

Nel complesso mi è piaciuto, anche se, abituato allo stile della narrativa contemporanea, ho spesso dovuto fare buon viso a cattivo gioco di fronte alle tante pagine in cui la prolissità è padrona (l'autore mi perdonerà se, di fronte alle decine di pagine con cui vengono descritte alcune battaglie, qualcuna l'ho saltata). Al di là di queste considerazioni, comunque, credo che si tratti di uno di quei libri fondamentali che almeno una volta nella vita bisogna leggere.

80 anni

Mio piccolo e insignificante omaggio a un gigante della musica d'autore che, se fosse ancora vivo, oggi spegnerebbe 80 candeline.


venerdì 3 marzo 2023

Napoleone è un prodotto, come Putin

Nelle pagine finali di Guerra e pace Tolstoj fa una interessante analisi delle dinamiche che muovono i popoli e della forza che produce gli eventi, e giunge alla conclusione che la potenza dei singoli personaggi storici non può essere considerata come una forza capace di per se stessa di produrre gli avvenimenti. 

In pratica, per stare al tema del romanzo, non è stata la volontà di Napoleone che l'ha spinto verso oriente fino ad arrivare a Mosca, ma è stata la volontà della società che ha generato Napoleone. Non esiste la Francia di Napoleone, ma Napoleone è figlio di quel tipo di Francia, nel suo caso della Rivoluzione francese, perché, scrive Tolstoj: "Il personaggio storico è un prodotto del suo tempo e la sua autorità è soltanto l'opera di forze diverse".

Questo assunto mi ha fatto venire in mente quanto ripete Dario Fabbri nelle sue conferenze riguardo alla questione russo-ucraina, in particolar modo quando dice che non ha senso parlare di Russia di Putin. Non esiste la Russia di Putin ma esiste Putin come prodotto di quel tipo di società, allo stesso modo in cui non esiste l'Afghanistan dei talebani ma i talebani sono il prodotto di quel tipo di società, e si potrebbe continuare. È la società russa che ha prodotto Putin ed è la società afghana che ha prodotto i talebani. 

Ragionando alla luce di questo cambio di prospettiva, gli avvenimenti assumono connotazioni diverse rispetto a quelle "standard" a cui siamo abituati a pensare.

giovedì 2 marzo 2023

Non rispondetegli


Piccolo consiglio non richiesto se per caso siete su twitter: non replicate ai tweet di Feltri. Ciò che lui scrive sono provocazioni e la provocazione è, per definizione, un atto che ha il solo scopo, come indica il termine stesso, di suscitare una reazione emotiva. La provocazione non ha una valenza pedagogica, non è foriera di qualche verità né di contenuti epistemologicamente validi; la provocazione ha il solo scopo di provocare e se rispondete a quelle di Feltri manifestando la vostra indignazione non fate nient'altro che il suo gioco. In altre parole, rispondendo ci siete cascati. 

Un altro motivo per non rispondere a Feltri è che le sue provocazioni sono crudeli e ciniche, e lo sono perché è affetto da quella che Umberto Galimberti chiama psico-apatia, ossia incapacità di provare risonanza emotiva rispetto agli avvenimenti che accadono. Gli psico-apatici sono morti dentro. Sono vivi esteriormente: respirano, si nutrono, dormono, camminano, ma nella loro interiorità c'è il vuoto. Non si interagisce coi morti. 

Quindi, se vi capita in tl un tweet di Feltri, passate oltre, silenziate, bloccate, lasciatelo immergere nell'oblio e nel dimenticatoio in cui merita di stare. Non tenetelo a galla.

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...