venerdì 25 luglio 2008

Quando lo spammer si becca quattro anni

Ogni tanto fa piacere leggere notizie come questa, riportata ieri da Punto Informatico e da qualche testata online, perché significa che gli spammer continuano a essere bene o male nel mirino della giustizia. E a volte finiscono anche dentro.

Questa volta è toccato a Robert Soloway, che si è visto infliggere quattro anni di galera da un tribunale di Seattle, Washington. Da notare che il tipo in questione non è nuovo alle autorità americane, in quanto già pizzicato una volta a maggio del 2007. Si tratta di un recidivo e questa volta i 47 mesi di carcere che gli sono stati comminati difficilmente gli saranno ridotti: le autorità americane, infatti, ci vanno giù pesante con gli spammer che vengono beccati, in quanto là si tratta di un reato piuttosto grave.

Per dare l'idea, giusto l'anno scorso sempre più o meno in questo periodo, un altro simpatico professionista del ramo si è beccato 30 anni, e anche andando indietro nel tempo, la cronaca giudiziaria d'oltreoceano è abbastanza prolifica di notizie di spammer arrestati e condannati.

Penso che notizie di questo genere non possano che fare piacere a chi, nonostante filtri antispam più o meno efficaci, si trova ogni giorno la casella di posta elettronica piena di immondizia digitale.

giovedì 24 luglio 2008

Grazie, mi avete liberato

«Grazie - ha detto il premier - sono felice perché da ieri finalmente i magistrati non mi perseguitano più. Mi avete liberato, ora posso trascorrere i sabati a lavorare e non con i miei avvocati». (fonte)

Queste le parole che campeggiano oggi nell'home page di quasi tutte le testate online e cartacee. Un grazie liberatorio tramite il quale il cavaliere elogia l'ottimo lavoro svolto dai suoi sodali, mediante i quali non ha più alcun motivo di preoccuparsi dei due processi attualmente in corso: quello dei presunti fondi neri relativi ai diritti tv di Mediaset, dove Berlusconi risponde di falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita, e quello di corruzione in atti giudiziari per la vicenda Mills.

Adesso può stare tranquillo. Con una leggina ad hoc - grazie alla quale potrà tranquillamente essere tolta l'effige "la legge è uguale per tutti" da tutte le aule di tribunale (visto che 4 cittadini sono più uguali di tutti gli altri 60 milioni) - non deve più preoccuparsi di niente. E può quindi ricominciare a lavorare serenamente per noi.

Una legge che - ci è stato detto fino alla nausea - è utile per noi, non poteva più essere procrastinata e che quasi tutti i media hanno contribuito a dipingere tale, in barba a qualsiasi pudore, remora, vergogna. Un'informazione quasi totalmente prona e attenta a soddisfare le esigenze dell'esecutivo di turno, e che conta sul fatto che tanto agli italiani si può dare a bere qualsiasi cretinata che ci credono, compreso quindi il fatto che il lodo Alfano sia buono e giusto e allinei l'Italia alla legislazione vigente negli altri paesi D'Europa.

E come dare loro torto, visto che entrando nei bar l'argomento principe è Ronaldinho al Milan o Amici della De Filippi? Come dare loro torto, visto che non appena si prova a chiedere a chicchessia cosa ne pensi del lodo Alfano si viene visti come animali strani o, peggio, che è cosa buona e giusta perché l'ha detto Emilio Fede?

Non deve stupire che questo signore abbia fatto da almeno 15 anni un uso quasi esclusivamente personale delle prerogative derivategli dalla carica che ricopre, visto l'"ambiente" circostante su cui ha potuto contare. Un ecosistema ideale, plasmato all'uopo da un ventennio televisivo a base di culi, tette e balle, magistralmente orchestrate e somministrateci con feroce ma meticolosa (e letale) insistenza e invadenza. Un ventennio televisivo che ha avuto il merito di tenerci incollati come beoti davanti allo schermo mentre il paese andava a picco, cosicché mentre noi ridevamo come scemi davanti a "Scherzi a parte" o "La sai l'ultima", le risate più gustose se le faceva lui alla faccia nostra.

Davanti a tutto ciò non è quello che è riuscito a fare che deve destare preoccupazione, ma quello che ancora non è riuscito a fare.

Poliziotti per meno di 1.200 euro al mese. Voi lo fareste?

Che gli appartenenti alle forze dell'ordine non nuotino nell'oro è cosa risaputa (e triste, aggiungo io). E' apparso sul sito dell'Ugl (qui) un interessante articolo - risultato di un'indagine svolta tra 9.000 appartenenti alle forze dell'ordine - che elenca alcuni dati molto eloquenti in merito. Vi cito alcuni estratti dell'articolo:
Il risultati dicono che il 61 per cento degli intervistati vive con meno di 1.200 euro al mese e l'81 per cento ha impegnato parte dello stipendio per comprare beni e servizi a rate. Il 51 per cento, invece, ha avviato procedure per il consolidamento del debito. [...] Ad illustrare i dati il segretario confederale, Paolo Varesi, che ha evidenziato come le difficoltà economiche e il preoccupante ricorso all’indebitamento “mette in pericolo anche l'integrità morale dei nostri lavoratori, a cui è vietato fare un secondo lavoro. L'82 per cento degli intervistati non è soddisfatto del proprio stipendio che è inferiore del 50 per cento rispetto a quello percepito da un agente francese”. [...] Ancora, i problemi che riguardano la mobilità: gli agenti sono spesso costretti a vivere lontani dalle famiglie, perchè lo spostamento non è sempre assistito con strutture messe a disposizione e lo stipendio è troppo basso per affittare una casa. Il 64 per cento non è, infatti, proprietario della casa in cui vive, ma il 93 per cento ha acceso un mutuo e per il 91 per cento degli intervistati questo incide di oltre la metà sul reddito. Anche per questo motivo l'82 per cento dichiara che il lavoro, con i suoi ritmi, le sue esclusioni dalla vita sociale, è la causa principale del proprio disastro familiare e l'81% farebbe più figli se avesse la possibilità di avere maggiori infrastrutture su cui poter contare.
Ovviamente va precisato che i 1.200 euro si riferiscono allo stipendio base, che è in generale allineato agli stipendi dei dipendenti della Pubblica Amministrazione e che può comunque aumentare di 100/150 euro in proporzione ad esempio al numero di turni notturni effettuati o al numero di ore di straordinario svolte. A mio giudizio, comunque, uno stipendio sottodimensionato in rapporto alla difficoltà e al rischio che comporta il tipo di professione.

Alla luce di tutto ciò, suscita un certo fastidio misto a disgusto sapere che nella manovra finanziaria del governo sono previsti pesanti tagli nel prossimo triennio per le forze dell'ordine, che hanno ovviamente provocato proteste di piazza degli interessati. Disgusto che cresce ancora di più constatando che ogni governo, regolarmente, inserisce in ogni sua finanziaria tagli alle forze dell'ordine. E tutto questo nonostante in ogni campagna elettorale si parli di potenziamenti, lotta senza quartiere alla criminalità, sicurezza per tutti, ecc.. (l'attuale in questo senso ha fatto scuola).

Quando poi ai tagli si aggiungono anche provvedimenti-presa in giro, tipo quello dei 5 euro mensili di aumento della precedente finanziaria, si capisce come il tema sicurezza sia utile solo in campagna elettorale.

mercoledì 23 luglio 2008

Happy People Dancing on Planet Earth

Gustatevi questo video, realizzato da Matt Harding e segnalato dal mio amico maury sul suo blog, che rimanda a una sorta di fratellanza universale espressa attraverso il ballo e la musica. Ne resterete affascinati.

http://apod.nasa.gov/apod/ap080722.html

Il Lodo Alfano è legge

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Dopo l'approvazione della Camera prima, e del Senato poi, è finalmente legge il cosiddetto Lodo Alfano, l'attesissimo provvedimento che di fatto rende immuni le 4 più alte cariche dello stato da eventuali processi penali durante la legislatura.

Il provvedimento, data la sua evidentissima natura di urgenza (la sentenza di primo grado del processo Mills incombe), è stato approvato via decreto legge anziché disegno di legge ordinario. "Io vorrei essere molto chiaro: questa nostra ipotesi legislativa non è nè molto urgente nè poco urgente. Questo disegno di legge a nostro avviso è giusto e lo stiamo facendo" (fonte), diceva giusto ieri mattina il guardasigilli Alfano (foto), estensore del provvedimento.

Ecco, la legge è giusta e, sempre secondo lui, serve al paese - e quindi a tutti noi - perché consente ai signori in questione di lavorare (sempre per noi) senza giudici troppo zelanti alle calcagna:



Noi, ovviamente, ringraziamo. E' bello sapere che c'è qualcuno che fa leggi che ci servono: li abbiamo mandati lì apposta. E in effetti il provvedimento va a colmare una lacuna non più rinviabile, urgente e assolutamente utile: gli italiani non potevano aspettare oltre. Chi gira un po' per bar, autobus, metropolitane, se ne sarà reso conto di persona: sulla bocca di tutti c'è sempre stato il lodo Alfano. Tutti a chiedersi quando sarebbe arrivato. E adesso è arrivato. Ma vediamo di preciso in cosa consiste, perché magari qualcuno potrebbe non avere le idee sufficientemente chiare.

Si tratta di un unico articolo composto da 8 commi. Ecco il testo:

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione[1], i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione.

2. L'imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedurapenale[2], per l'assunzione delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell'articolo 159 del codice penale[3].

5. La sospensione opera per l'intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura né si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.

6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell'articolo75, comma 3, del codice di procedura penale[4]. Quando la parte civile trasferisce l'azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all'articolo 163-bis del codice di procedura civile[5], sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l'ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all'azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.

8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. (fonte)

Ecco qua. Capite subito che una legge simile non poteva aspettare. Vanno poi notati la disponibilità e l'entusiasmo col quale i parlamentari che hanno appoggiato l'iniziativa rispondono a chiunque chieda loro pareri in merito:



Insomma, con questa legge (approvata nel tempo record di poco più di una ventina di giorni), l'Italia si allinea alla normativa che vige già da tempo nel resto d'Europa per quanto riguarda lo stesso tema (o almeno questo è quello che hanno cercato di farci credere). Peccato che le cose non stiano proprio così, e che l'approvazione di questa legge significhi in realtà prendere ulteriormente a calci il già malandato e agonizzante articolo 3 della nostra Costituzione:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Ma vaglielo a spiegare...




Aggiornamento 23/07/2008.

Apprendo da questo post di Romina della pubblicazione sul sito de La Stampa di una tabella che riassume chiaramente la differenza tra il lodo Alfano e le norme vigenti in altri paesi europei. La trovate qui.

martedì 22 luglio 2008

Ratzinger e i preti pedofili: dopo l'indignazione seguiranno finalmente i fatti?

Il viaggio di Papa Ratzinger (foto) in Australia, verrà probabilmente ricordato, tra le altre cose, per gli anatemi contro i preti pedofili e relativa indignazione:

"Questi misfatti - ha proseguito il Papa riprendendo il testo - che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore e hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa. Chiedo a tutti voi di assistere i vostri vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male. Le vittime devono ricevere compassione e cura, e i responsabili di questi misfatti devono essere portati davanti alla giustizia" (fonte)

Ovviamente ne prendiamo atto. Bene il dolore, bene l'indignazione e le dure prese di posizione, e bene anche la messa "riparatrice" con i "parenti delle vittime", se mi consentite l'espressione. Adesso però attendiamo i fatti: e cioè che finisca il tempo dell'indignazione e degli anatemi e si cominci un po' anche a prevenire questi fatti criminosi, resi ancora più odiosi dal fatto di essere perpetrati da chi, in virtù del ruolo che ricopre, dovrebbe essere guida e punto di riferimento dei bambini, e non loro carnefice.

Mi permetto, nel mio piccolo, di dare qualche suggerimento: basta ai trasferimenti e alle insabbiature dei casi scoperti. Il prete pedofilo scoperto in flagrante non va spostato in un'altra diocesi, va preso e portato in questura. E subito. E mi pare che a questo proposito - se non ho inteso male - le parole di Ratzinger non diano adito ad ambivalenze ("devono essere portati davanti alla giustizia"). Purtroppo, sotto questo aspetto, nonostante le belle parole la Chiesa si è sempre dimostrata un tantino carente. Scrive a tal proposito Alberto Giannino, presidente dell'Associazione Culturale Docenti Cattolici:

"I sacerdoti pedofili per le nefandezze che compiono contro i minori, devono lasciare il sacerdozio perchè deturpano e feriscono la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo. Devono essere ridotti allo stato laicale non dopo anni o, peggio, trasferiti in altre Diocesi (e qui la responsabilità di alcuni vescovi o cardinali è gravissima) ma rassegnare il mandato nelle mani del loro vescovo. La pedofilia è una piaga gravissima fra il clero (anche se riguarda solo il 3-4%) su 400 mila sacerdoti, ma ci vuole "tolleranza zero" per usare un'espressione che oggi va di moda. Questi pedofili pensino alle parole di gesù sui bambini e pensino al male e alle conseguenze nefaste sulle loro vittime che porteranno delle cicatrici o traumi per tutta la loro vita. Noi non vogliamo giudicare nessuno, ma è chiaro che per questi signori non c'è posto nella Chiesa, non sono dei modelli autorevoli da seguire, non sono delle guide da imitare. E non hanno nulla da dire. Si facciano da parte subito senza creare ulteriori scandali che offendono la dignità umana dei minori e offendono la Chiesa fondata da Cristo. Non a caso se molti fedeli hanno lasciato e abbandonato la Chiesa alcune cause sono riconducibili al comportamente profondamente immorale di questi preti pedofili spesso protetti inspiegabilmente da alcuni vescovi". (fonte)

Insomma, se il Papa vuole dare un seguito alle sue parole sa cosa deve fare (e lui lo può fare). E visto che uno di questi ce l'ha praticamente in casa, può cominciare da lui.

lunedì 21 luglio 2008

Brunetta e gli assenteisti

Sta facendo un certo rumore - avrete notato - la circolare del Ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta (foto), che tra le altre cose prevede per i dipendenti statali l'obbligo della visita fiscale dopo un solo giorno di malattia.

Come ho già scritto in un altro mio post, Brunetta è uno degli appartenenti all'attuale esecutivo che tutto sommato non mi dispiace, anche perché pare seriamente intenzionato a rimettere un po' d'ordine nel marasma che regna all'interno della cosiddetta pubblica amministrazione. E, oltretutto, pare che abbia intenzione di farlo senza andare troppo per il sottile.

Leggendo un po' qua e là, però, pare che questa iniziativa, oltre a provocare inevitabili malumori tra gli interessati (e i sindacati), si scontri con i numeri, e in particolar modo con quelli riferiti al costo che comporterebbe l'attuazione di questa iniziativa. A tal proposito vale la pena citare un calcolo fatto dal Sole24Ore in un suo articolo del quale riporto uno stralcio:
In attesa di stime ministeriali più precise, proponiamo un calcolo che parte dai dati sul personale della Pa contenuti nel Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, aggiornati al 2006. In quell'anno i circa 3 milioni di dipendenti pubblici a tempo indeterminato avevano messo a segno 16 giorni medi (pro capite) di assenza per malattia. Visto che ogni visita fiscale ha un costo medio di 35 euro per il datore di lavoro che la richiede (40 euro se effettuata a casa del dipendente e 30 euro se fatta in ambulatorio), se quei 16 giorni medi coincidessero con altrettante assenze per malattia della durata di sole 24 ore, la spesa annua per controllare i circa tre milioni di dipendenti pubblici sarebbe di poco superiore al miliardo e 700 milioni. Se, com'è invece assai più verosimile, si immagina che dietro i 16 giorni di assenza pro capite ci siano tre malattie annue della durata variabile tra i 5 e i 6 giorni, la spesa per un controllo a tappeto scenderebbe a 315 milioni di euro.
Naturalmente, come è anche segnalato nel resto dell'articolo, questo incremento di spesa dovrebbe venire recuperato dal conseguente risparmio che deriverebbe dalla decurtazione delle indennità e di ogni trattamento accessorio per il dipendente nei primi 10 giorni di malattia. Rimane il problema di vedere se alla fine, tirando le somme, questo provvedimento si tradurrà in un effettivo risparmio di risorse per la pubblica amministrazione (che è poi l'obiettivo che si è prefisso lo stesso ministro) oppure se ne rappresenterà viceversa un aggravio.

Nell'attesa, si potrebbe suggerire al ministro anti-assenteisti di mandare qualche medico fiscale anche in Parlamento.

(fonte immagine: Sole24Ore)

domenica 20 luglio 2008

L'Inno Nazionale spiegato a Bossi (e altre amenità)

Il caldo, si sa, è una brutta bestia, e a volte può giocare qualche scherzo. E' capitato spesso: uno dice una sciocchezza un po' più grossa del normale e automaticamente, a mo' di giustificazione, si tende a dare la colpa alle alte temperature. Il problema nasce quando le sciocchezze che uno riesce a mettere in fila una dietro all'altra cominciano a essere parecchie; in questo caso dare la colpa di tutto solamente al caldo comincia a essere un tantino azzardato, e magari a qualcuno potrebbe venire il sospetto che le cause siano da ricercare altrove.

Alcune testate online, approfittando forse del calo fisiologico di visitatori dovuto al fatto che la gente - specie nei giorni festivi - se ne va al mare o in montagna, hanno pensato bene di integrare i polpettoni triti e ritriti del Papa in Australia (e relative strampalate dichiarazioni) e degli alpinisti italiani bloccati sul Nanga Parbat, con le esternazioni padovane del senatùr (foto) al congresso/ritrovo della Liga Veneta.

Per l'occasione (l'ennesima), il guru per eccellenza del federalismo sulla carta, ha nuovamente deliziato gli astanti con una delle sue leggendarie uscite-fiume nelle quali si trova un po' di tutto; anche se in rigoroso ordine sparso, ovviamente. Tutti a dare risalto, e naturalmente a indignarsi, per la questione del dito medio levato durante l'inno di Mameli (come se dal soggetto ci si potesse aspettare qualcosa di diverso), mentre invece, a mio parere, sono altre le cose a cui andrebbe data maggiore evidenza. Vediamo ad esempio qualche perla, sempre secondo quanto riportato dall'Ansa (link qui sopra):
"Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'Inno dice che 'l'Italia è schiava di Roma...', toh! dico io."
"Non dobbiamo più essere schiavi di Roma"? Ma come fa a dire una cosa del genere uno che dai primi anni '90, se non prima, non fa altro che bazzicare in Parlamento con relativo stipendio? Uno che sempre dal suddetto periodo ha fatto parte di una coalizione guidata dall'uomo amico di Dell'Utri, Andreotti, Craxi e company, cioè l'insieme per eccellenza e la massima rappresentazione (il partitismo) di ciò che la Lega (almeno quella degli inizi) ha sempre combattuto?

Sì, lo so, è il famoso "patto col diavolo": si tratta evidentemente di puro tatticismo che rispecchia il proverbiale "se non li puoi combattere fatteli amici". E lui se li è fatti amici eccome: a suon di legislature. Peccato che il tatticismo è finora servito a ben poco, visto ad esempio che dal quinquennio precedente all'ombra dell'uomo di Arcore, la Lega, per quanto riguarda 'sto benedetto federalismo, non ha cavato un ragno dal buco e visto che le prospettive attuali non sono diverse dalle precedenti. Ma tant'è.

Probabilmente il nostro uomo penserà che chi la dura la vince (non era lui il teorico del "celodurismo"?), e quindi anche questa volta aspetterà con (poca) pazienza che il cavaliere abbia finito di sbrigare le sue faccenducole personali prima di tornare alla carica con questo benedetto federalismo (anche se questa volta, va detto, pare un tantino più determinato delle volte precedenti). Peccato che la filosofia del "chi la dura la vince" sembri ultimamente non fare più molta presa in più di un elettore leghista, se sono veri i risultati di questo sondaggio e se in rete si trovano alcune lettere tipo questa:

Io penso che Berlusconi, scusa il termine, abbia fottuto te [Bossi, ndr] e la Lega e abbia incassato solo lui. Gli hai regalato cinque anni di governo senza cavare un ragno dal buco. Mentre lui ha fatto le leggi per sé, la Lega non ha ottenuto niente, meno di zero. Adesso hai promesso che porterai a casa il federalismo fiscale, se lo otterrai avrai avuto ragione tu. Ma non te lo faranno fare. Non possono chiudere per fallimento il Centro Sud che vive delle tasse della produzione del Nord, ci sarebbe la rivoluzione in Sicilia, in Calabria, in Campania dove le uniche imprese importanti sono la Regione, le province e i comuni. Morirebbero di fame. Il federalismo fiscale avrebbe come conseguenze la rivoluzione e la secessione. Tu lo sai benissimo, e lo sanno anche loro. Da quando sei con Berlusconi la base ha dovuto ingoiare dei rospi, ma in questa legislatura sono rospi giganti: i sussidi pubblici all’Alitalia, il Ponte di Messina, la spazzatura di Napoli portata al Nord. In tre mesi avete discusso solo di leggi per evitare i processi a Berlusconi, la sicurezza dei cittadini della campagna elettorale è stata sacrificata all’impunità di Berlusconi. I rom c’erano prima e ci sono adesso. I clandestini sbarcavano prima e ora pure. L’unica tassa che rimaneva ai comuni del Nord, l’ICI, è stata cancellata. Le imprese del Nord chiudono, la Lega lo sa bene, per la pressione fiscale, gli anticipi dell’IVA mai rimborsati, l’IRAP e per le mille rotture di balle della burocrazia italiana. Le nostre aziende chiudono, Umberto, e tu passi il tempo a parare il culo a Berlusconi sperando nel federalismo. Una volta che Berlusconi avrà sistemato i suoi problemi giudiziari potrai scordarti il federalismo fiscale. Spero (lo spero veramente) di sbagliarmi, ma ti troverai con un pugno di mosche in mano e il movimento sfasciato. (articolo integrale qui)

Naturalmente ogni elettore leghista, pur avendo magari questi piccoli pensieri, si augura che tutto ciò non accada, che alla fine Bossi la spunti e porti a casa il tanto agognato federalismo fiscale, sia pure ottenuto a colpi di dito medio all'inno di Mameli (dopo naturalmente aver fatto solenne giuramento di fedeltà davanti al Presidente della tanto odiata repubblica all'atto di insediamento dell'esecutivo). A proposito di dito medio, c'è da notare l'immediata reazione indignata, tra gli altri, di La Russa, anche se forse la sua indignazione va più attribuita a una certa frase poco felice (per La Russa) del senatùr ("Dobbiamo lottare contro questo stato fascista. E' arrivato il momento, fratelli, di farla finita."), che al dito medio vero e proprio, ma vabbè.

Riguardo alla questione dell'Italia schiava di Roma ("L'Inno dice che 'l'Italia è schiava di Roma...', toh! dico io") - concetto dal punto di vista dell'esegesi superbamente illustrato dal leader leghista - sarebbe interessante chiedere a Bossi a quale inno si stesse riferendo. Perché se si riferiva a quello di Mameli, sarebbe il caso che qualcuno gli facesse notare che la "schiava di Roma" menzionata nel suddetto inno (info qui) non è l'Italia, ma la Dea Vittoria (cosa che gli ha fatto notare lo stesso La Russa, evidentemente un pelino più acculturato di lui - anche se non è che ci voglia poi molto). L'Italia schiava di Roma è quindi una sua folkloristica e personalissima interpretazione dell'inno: inno che dimostra quindi di conoscere alla perfezione.

Alla luce di tutto ciò, suscita una certa ilarità la crociata contro gli insegnanti meridionali - tirata fuori anche oggi - che ogni tanto sbuca come per magia dal suo cilindro magico. Ma probabilmente si tratta di invidia, forse perché magari l'insegnante avrebbe voluto farlo lui; chissà, magari è sempre stato un suo recondito desiderio. Peccato che per insegnare, oggi, occorra almeno una laurea e non basti la maturità.

White dove

"White dove" non è probabilmente una delle canzoni più famose degli Scorpions, ma, come spesso accade, l'abbinamento degli aggettivi bello e famoso non è sempre automatico, specialmente in ambito musicale.

In ogni caso - nota o meno nota - "White dove" rimane a mio giudizio una delle canzoni più belle e intense del gruppo rock tedesco.

Buona domenica.

sabato 19 luglio 2008

La fiducia è una cosa seria

Il voto di fiducia è sempre stato usato e abusato nella politica italiana per zittire i malumori interni alla maggioranza che di volta in volta governa il nostro paese. Spesso produce l'effetto opposto, chiedere a Romano Prodi per informazioni, ma in genere permette di allungare almeno un po' la vita dei governi.
In questa legislatura non si direbbe che ci sia bisogno di chiedere voti di fiducia: la maggioranza ha un solido margine sia alla Camera che al Senato, e almeno al momento non si notano grandi scollature tra i partiti della coalizione. Eppure, come si può anche leggere in questo fondo di Repubblica, Berlusconi l'ha già chiesta per tre volte - tralasciando quella formale per l'approvazione del nuovo governo.
Può darsi che la ragione sia "perché abbiamo fretta di fare le cose", anche se non mi pare che l'attuale opposizione brilli per capacità ostruzionistiche; a me però pare più che altro un ennesimo segno della "visione aziendale" del nostro attuale PresConsMin, che si può sintetizzare come "Io decido, voi dovete semplicemente approvare". In effetti, visto che i nostri parlamentari non sono stati scelti da noi elettori ma piazzati in lista al posto giusto, mi sa che i conti dal suo punto di vista tornino perfettamente; ma tutto ciò non fa che aumentare il mio sconforto.

(articolo di .mau. ripubblicato sotto questa licenza Creative Commons)

Matteo Lepore

Da un po' di giorni è sotto tiro Matteo Lepore, sindaco di Bologna, per i disordini e gli atti criminali alla manifestazione con cui si ...