mercoledì 15 ottobre 2008

Non solo Saviano

Ci sarebbe un piano della camorra per uccidere entro Natale Roberto Saviano (foto), l'autore di Gomorra, il libro-denuncia sulla camorra scritto nel 2006 la cui pubblicazione gli è costata l'obbligo di condurre da due anni a questa parte una vita (sempre ammesso che si possa definire tale) blindata, perennemente sotto scorta.

Figura scomoda, quella dello scrittore napoletano: dall'ottobre del 2006, per ordine dell'allora Ministro dell'Interno Giuliano Amato, vive sotto scorta lontano dalla sua Napoli, in luoghi segreti e ben protetti. La procura distrettuale antimafia del capoluogo campano ha già aperto un fascicolo per indagare sulle minacce allo scrittore, che però ormai da anni conduce una vita blindata. Aveva anche cercato di tornare a vivere a Napoli, ma non ha trovato una casa che lo ospitasse: nessuno voleva affittare un appartamento a Roberto Saviano, lo scrittore che con «Gomorra» aveva sfidato i clan. (fonte)

Accanto alla figura di Saviano, però, ce n'è un'altra che merita di essere menzionata. Una figura di cui non si occupano le cronache nazionali perché non ha la stessa notorietà dello scrittore napoletano, ma che è da tempo una spina nel fianco piuttosto fastidiosa per il clan dei casalesi: Rosaria Capacchione (foto qui a destra). Riporto qui sotto, per intero, un articolo sulla sua vicenda accaduta di recente pubblicata da articolo21.

Una sera (ieri sera, ad esempio) torni a casa dal lavoro e trovi le tue cose sparse per terra, i cassetti rovistati. Controlli il cofanetto delle gioie. E' sparita qualcosa, ma non gli oggetti di maggior valore. Strano. Corri alla scrivania e vedi che manca qualche foglio di appunti e una targa premio che ha solo un valore affettivo, simbolico. Ancora più strano. Eppure abiti in un appartamento non facile da derubare senza essere visti. E non si capisce come hanno fatto a entrare...
Chiunque di fronte a tutto questo si sente violato, ha l'impressione che la porta blindata sia diventata di burro, che i muri di casa siano inesistenti. Quello che provi è piu' terribile, se ti chiami Rosaria Capacchione e sei la cronista del Mattino di Caserta, la "capa tosta" che fa le bucce ai casalesi, che nonostante sia stata più volte minacciata ha continuato a farlo anche domenica scorsa per decifrare l'ultimo omicidio del clan: l'eliminazione dello zio del collaboratore di
giustizia Luigi Diana. Se sei Rosaria capisci che ti vogliono intimidire. Hanno voluto dirti che si fanno un baffo dei due agenti che ti scortano e di tutte le protezioni adottate. E allora con tutto il tuo coraggio provi paura, la paura dei coraggiosi, che non è codardia ma intelligenza dei fatti.
E noi altri, che facciamo? Magari mandiamo un telegramma di solidarietà. L'ennesimo. Sai che se ne fa Rosaria di un telegramma? Sei mesi fa ci siamo riempiti la bocca promettendo una "scorta mediatica" a Rosaria e a tutti i cronisti come lei che si ostinano a prendere il fuoco con le mani e grazie ai quali sappiamo quel che succede sui fronti più esposti alle minacce e alle recriminazioni. E' bella l'idea della scorta mediatica, di una solidarietà collettiva, concreta, continuativa che con la forza dei numeri dica a quei bastardi: Rosaria non è sola, siamo tutti Rosaria. Che gridi, come fecero i ragazzi della Locride dopo l'assassinio di Fortugno: e ora ammazzateci tutti! L'idea è bellissima, ma non vale niente se non si realizza veramente. (fonte)

Perché meritano attenzione i casi di Saviano e di Rosaria? Perché sono la dimostrazione in primo luogo che giornalisti e scrittori coraggiosi esistono ancora, e in secondo luogo sono la conferma che la criminalità organizzata teme l'informazione più di ogni altra cosa, forse più dello stato e della giustizia. Perché giornalisti e scrittori liberi che raccontano quello che sanno senza filtri, rischiando sulla propria pelle, non fanno altro che andare ad incrinare i due meccanismo perfetti e collaudati su cui si regge la criminalità organizzata: l'omertà e il silenzio.

Certo, agli occhi di molti i due personaggi - assieme a tutti gli altri che non balzeranno mai agli onori delle prima pagine dei giornali (troppo impegnati con Ratzinger e le oscillazioni della borsa) - possono sembrare più incoscienti che eroi, ma forse se di incoscienti così ce ne fossero di più (di eroi in fondo possiamo anche fare a meno) il mondo sarebbe un tantino diverso.

2 commenti:

  1. Travaglio condannato per aver diffamato previti (fonte: qui).

    Vedrete che adesso arriva anche la condanna per aver diffamato Schifani.

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  2. > Travaglio condannato per aver diffamato previti

    Ehm, arrivi un po' tardi, anonimo. Come infatti puoi vedere qui, ho già segnalato la cosa nell'home page del mio blog 4 ore fa rispetto al tuo commento.

    Ti dirò di più, sto giusto scrivendo un breve post al riguardo.

    Saluti.

    RispondiElimina

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