(via espresso.it)
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
lunedì 19 aprile 2010
La comunione ad personam?
Qualcuno ha notizia di decreti interpretativi riguardo la ferrea ortodossia cattolica in merito alla comunione ai divorziati-risposati?
Vabbé il 12%, però...

Ora, siamo tutti d'accordo che la Lega ha fatto il botto alle scorse regionali, ma da qui a ritirare fuori la storia della secessione, cavallo di battaglia abbandonato tra l'altro da tempo, mi pare che ce ne passi.
Litigare "nobilita" entrambe le parti
Sapete? Penso che cercare un po' di seguire le vicende della politica italiana equivalga, riprendendo una vecchia espressione sempre molto attuale, a rimestare nel torbido. E' bello rimestare nel torbido? No, non è bello, ma a volte è necessario, perché questi signori vanno tenuti d'occhio. Sono pericolosi. Fa schifo vederli litigare, specie quando le litigate non sono il frutto di divergenze su come amministrare al meglio la cosa pubblica ma su come conservare la poltrona, ma occorre "sporcarsi le mani" perché magari un giorno litigano, è vero, ma quello successivo sono capaci di prolungare la caccia a piacimento o di costruirci una centrale nucleare sotto casa. Oppure di fare una "riforma della giustizia" che di fatto ne è la sua fine.
Il litigio televisivo che avete visto nel video qui sopra, ad esempio, ad un profano della politica potrebbe sembrare messo in atto da esponenti di schieramenti politici contrapposti; e invece sono tutti appartenenti alla stessa formazione politica: l'attuale maggioranza di governo. Ora, secondo voi, un'opposizione normale, tipo quelle che esistono in ogni paese normale, cosa farebbe di fronte a una maggioranza che pur avendo numeri incredibili sia alla Camera che al Senato minaccia di tornare al voto? In un paese normale si organizzerebbe, raccoglierebbe in qualche modo gli elettori, proporrebbe magari un candidato, insomma cercherebbe perlomeno di uscire dal coma. E invece sapete cosa hanno fatto all'interno del Pd? Si sono messi a litigare!
E su cosa? Ma su Fini, naturalmente, il responsabile dello sgretolarsi del partito di plastica di Berlusconi. E chi sono i litiganti? Due pezzi da 90: Franceschini e D'Alema. Motivo del contendere? Importantissimo: fare o meno una riforma della Costituzione a braccetto di Fini. Uno (D'Alema) dice che la cosa è fattibile; per l'altro (Franceschini) non se ne parla perché Fini rimane comunque un "nemico". Avete capito, no? Il governo litiga, è sull'orlo della frantumazione, e l'opposizione invece di mettersi sulla riva del fiume ad aspettare che fa? Prova a litigare ancora più forte della maggioranza. La gara della ridicolaggine è aperta.
domenica 18 aprile 2010
I tre di Emergency sono liberi
I tre collaboratori di Emergency, un medico e due cooperanti, sono stati rilasciati dalle autorità afghane e si trovano in questo momento all'interno dell'ambasciata italiana a Kabul. E' incredibile il motivo del rilascio: "non sono colpevoli" (ma va?). Colpevoli di cosa? Del presunto complotto per far fuori il locale governatore della regione di Helmand. L'hanno comunicato ufficialmente i servizi segreti afghani, gli stessi in possesso (secondo l'autorevole Giornale) della famosa intercettazione che incastrerebbe l'"uomo di Strada".Tutto si sgonfia, quindi, compresa la balla iniziale del "hanno confessato", e le accuse - "ridicole" le definì Gino Strada nelle ore successive all'arresto - si dimostrano per quello che sono: ridicole, appunto. Alla luce dell'epilogo che ha avuto la vicenda, anche le parole iniziali del ministro degli Esteri Frattini ("sarebbe una vergogna per Italia") appaiono per quello che sono: patetiche. Adesso, naturalmente, nei tiggì di queste ore è tutto un pavoneggiarsi di vari esponenti di governo, i quali non perdono occasione per autoelogiarsi e attribuire al governo il merito della liberazione dei tre; quello stesso governo che fin dall'inizio ha avuto ben altro atteggiamento verso la vicenda, come si capisce chiaramente dalle parole di Frattini.
Intanto Emergency ha abbandonato l'ospedale, lasciandone la gestione agli afghani. Insomma, alla fine lo scopo principale che probabilmente si nascondeva dietro tutta questa messinscena, allontanare una organizzazione umanitaria testimone scomoda di quello che di ben poco "umanitario" accade da quelle parti, è stato raggiunto. Se l'andazzo sarà questo, ho paura che il buon Gino dovrà fare molta attenzione in futuro.
De Magistris e Alfano e i voli de luxe
Siccome l'estate scorsa è stato dato - giustamente - un certo peso alla vicenda dei voli di stato Roma-Villa Certosa, pieni di gentil donzelle per allietare le feste del premier, mi pare, per correttezza, che vada segnalata anche la vicenda che sta tenendo banco in questi giorni. A tirare il sasso è stato l'Espresso di giovedì scorso, il quale ha pubblicato un articolo piuttosto circostanziato sulle modalità di utilizzo dei voli Roma-Strasburgo da parte degli europarlamentari nostrani.Perché la vicenda sta facendo un certo rumore? Perché tra i politici coinvolti in questa storia ci sono due nomi piuttosto noti: Sonia Alfano (foto) e Luigi De Magistris, dell'Italia dei Valori, quest'ultimo da me votato alle europee del 2009 - e, tra parentesi, eletto a Strasburgo con oltre 500.000 preferenze. Nella logica e nella consuetudine nostrana, in genere non si tende a parlare delle "marachelle" dei proprio eletti, ma solo di quelle degli altri. Siccome, invece, a me non mi frega assolutamente niente, vediamo cosa c'è dietro a questa storia.
In pratica, secondo quanto scrive l'Espresso, basandosi su questa intercettazione telefonica in cui si sente un addetto dell'agenzia che prenota i voli mentre parla con un finto acquirente (in realtà è la giornalista che ha condotto la mini-inchiesta), il jet privato messo a disposizione, per il quale a norma di regolamento non sono previsti rimborsi, viene fatto passare come volo charter. In questo modo l'europarlamentare di turno può farsi rilasciare quello che in gergo viene chiamato boarding pass e chiedere il rimborso al parlamento europeo (soldi pubblici).
Naturalmente, come fa notare Gilioli, sia la Alfano che De Magistris hanno replicato dai rispettivi blog all'articolo de L'Espresso. L'ex magistrato lo ha fatto dichiarando, tra le altre cose, che "in questo modo ho fatto risparmiare le casse del Parlamento europeo e quindi i cittadini contribuenti, visto che il costo del biglietto di questo charter è inferiore alla somma delle tratte del volo di linea". Sarà vero? Mah, io ho fatto una veloce googlata e non mi pare sia proprio così (qui, ad esempio, andata e ritorno RomaCiampino-Strasburgo a 216 euro con Lufthansa). La bella Sonia, invece, pubblica sul suo blog una lettera ricevuta dall'agenzia MustFly in cui si specifica, tra l'altro, (a) che il collaboratore intercettato non è più da tempo alle dipendenze dell'agenzia; (b) "il servizio, prestato dalla Ns. azienda, non è un 'jet privato camuffato', bensì è, a tutti gli effetti, un volo CHARTER".
Nell'attesa di vedere come andrà a finire questa storia, sappiano questi signori che anche se li abbiamo votati gli stiamo alle costole (anzi, a maggior ragione proprio perché li abbiamo votati).
La misteriosa intercettazione del NDS Afghano
Mi sono accorto, spulciando le varie testate online, che il Giornale, ieri, ha pubblicato in esclusiva un interessante articolo, riferito alla vicenda Emergency, dal titolo abbastanza inquietante: "La telefonata che incastra l’uomo di Strada". L'"uomo di Strada", naturalmente, in questo caso è Marco Garatti, il chirurgo di Emergency che insieme agli altri due collaboratori è stato "trattenuto" dalle autorità afghane.
In sostanza, il succo dell'articolo sarebbe che le autorità afghane sono in possesso di una intercettazione telefonica che inguaierebbe il medico. Scrive il quotidiano: "Un’intercettazione è una delle non poche prove che, secondo i servizi segreti afghani, incastrerebbe Marco Garatti, il chirurgo di Emergency agli arresti in Afghanistan. Frasi gravi, parole compromettenti, che dimostrerebbero almeno la consapevolezza del medico italiano sulla presenza delle armi nell’ospedale". Secondo il Giornale, quindi, questa intercettazione sarebbe una delle "non poche prove" che inchiodano il chirurgo di guerra. Chissà quali sono le altre? Mah, non si sa, e d'altra parte il Giornale non si dilunga in proposito. Qui mi pare di riscontrare una prima anomalia: ma come? Il Giornale ha delle fonti proprie (parole sue) in Afghanistan e queste lo mettono al corrente solo di questa fantomatica frase? E tutte le altre, definite pure "frasi più pesanti"? E poi, quale sarebbe questa frase?
L'intercettazione misteriosa sarebbe stata fatta dal National Directorate of Security (NDS), in pratica i servizi di intelligence afghani, noti tra le altre cose per parecchie violazioni di diritti umani nei confronti di prigionieri di guerra catturati dalla Nato. Questo naturalmente non significa niente: se questa intercettazione esiste non ne viene inficiata l'attendibilità perché è stata prodotta da un organismo un po' chiacchierato. Anche perché il vero nodo rimane appunto l'intercettazione compromettente, talmente compromettente che il Giornale non spiega perché. O meglio, lo spiega, ma in maniera, come dire, un po' vaga ("dimostrerebbero almeno la consapevolezza del medico italiano sulla presenza delle armi nell’ospedale"). Ma, andando avanti, leggiamo: "il chirurgo era di base a Kabul. A Lashkar Gah, dove sono state trovate le armi e arrestati i tre di Emergency, era arrivato da pochi giorni, al massimo una settimana. Forse era andato nella provincia di Helmand proprio per risolvere il problema di qualche infiltrazione non gradita nell’ospedale. Ne ha parlato al telefono ed è rimasto incastrato".
Scusate, ma se effettivamente fosse come ipotizza il Giornale, che cioè il medico è andato a Helmand per cercare di risolvere il problema di presunte infiltrazioni non gradite e ha parlato (intercettato) di questa cosa al telefono con qualcuno, questa sarebbe la prova compromettente? Forse non è convinto neppure l'autore dell'articolo, visto che poi aggiunge: "Tutti quelli che lo hanno conosciuto, compreso chi scrive, stentano a crederlo. Ieri Garatti ha compiuto 49 anni e in Afghanistan dava sempre l’impressione di un chirurgo instancabile, che si metteva a piangere se non riusciva a salvare i bambini dilaniati dalla guerra. Cattolico bresciano, senza mai dare segni di estremismo, non aveva risparmiato qualche critica alla linea dura di Gino Strada. Anche per questo è estremamente difficile immaginarlo nei panni di un bombarolo in camice bianco". Prendiamo atto di questa riflessione dell'arguto giornalista. Ma mi restano alcune domande.
Se pure l'autore ritiene difficile credere che il medico sia implicato in questa storia; se l'intercettazione è talmente vaga e imprecisa che nessun altro organo di stampa l'ha poi riportata; se, oggi, lo stesso Giornale scrive: "Nonostante le presunte prove raccolte dai servizi afghani sta prendendo piede a Kabul la possibilità di una celere soluzione dell'arresto degli operatori di Emergency", non si poteva aspettare che a certificare o meno il coinvolgimento del medico in questa storiaccia fosse un tribunale, invece di fare titoli cubitali come "La telefonata che incastra l'uomo di Strada?".
In sostanza, il succo dell'articolo sarebbe che le autorità afghane sono in possesso di una intercettazione telefonica che inguaierebbe il medico. Scrive il quotidiano: "Un’intercettazione è una delle non poche prove che, secondo i servizi segreti afghani, incastrerebbe Marco Garatti, il chirurgo di Emergency agli arresti in Afghanistan. Frasi gravi, parole compromettenti, che dimostrerebbero almeno la consapevolezza del medico italiano sulla presenza delle armi nell’ospedale". Secondo il Giornale, quindi, questa intercettazione sarebbe una delle "non poche prove" che inchiodano il chirurgo di guerra. Chissà quali sono le altre? Mah, non si sa, e d'altra parte il Giornale non si dilunga in proposito. Qui mi pare di riscontrare una prima anomalia: ma come? Il Giornale ha delle fonti proprie (parole sue) in Afghanistan e queste lo mettono al corrente solo di questa fantomatica frase? E tutte le altre, definite pure "frasi più pesanti"? E poi, quale sarebbe questa frase?
L'intercettazione misteriosa sarebbe stata fatta dal National Directorate of Security (NDS), in pratica i servizi di intelligence afghani, noti tra le altre cose per parecchie violazioni di diritti umani nei confronti di prigionieri di guerra catturati dalla Nato. Questo naturalmente non significa niente: se questa intercettazione esiste non ne viene inficiata l'attendibilità perché è stata prodotta da un organismo un po' chiacchierato. Anche perché il vero nodo rimane appunto l'intercettazione compromettente, talmente compromettente che il Giornale non spiega perché. O meglio, lo spiega, ma in maniera, come dire, un po' vaga ("dimostrerebbero almeno la consapevolezza del medico italiano sulla presenza delle armi nell’ospedale"). Ma, andando avanti, leggiamo: "il chirurgo era di base a Kabul. A Lashkar Gah, dove sono state trovate le armi e arrestati i tre di Emergency, era arrivato da pochi giorni, al massimo una settimana. Forse era andato nella provincia di Helmand proprio per risolvere il problema di qualche infiltrazione non gradita nell’ospedale. Ne ha parlato al telefono ed è rimasto incastrato".
Scusate, ma se effettivamente fosse come ipotizza il Giornale, che cioè il medico è andato a Helmand per cercare di risolvere il problema di presunte infiltrazioni non gradite e ha parlato (intercettato) di questa cosa al telefono con qualcuno, questa sarebbe la prova compromettente? Forse non è convinto neppure l'autore dell'articolo, visto che poi aggiunge: "Tutti quelli che lo hanno conosciuto, compreso chi scrive, stentano a crederlo. Ieri Garatti ha compiuto 49 anni e in Afghanistan dava sempre l’impressione di un chirurgo instancabile, che si metteva a piangere se non riusciva a salvare i bambini dilaniati dalla guerra. Cattolico bresciano, senza mai dare segni di estremismo, non aveva risparmiato qualche critica alla linea dura di Gino Strada. Anche per questo è estremamente difficile immaginarlo nei panni di un bombarolo in camice bianco". Prendiamo atto di questa riflessione dell'arguto giornalista. Ma mi restano alcune domande.
Se pure l'autore ritiene difficile credere che il medico sia implicato in questa storia; se l'intercettazione è talmente vaga e imprecisa che nessun altro organo di stampa l'ha poi riportata; se, oggi, lo stesso Giornale scrive: "Nonostante le presunte prove raccolte dai servizi afghani sta prendendo piede a Kabul la possibilità di una celere soluzione dell'arresto degli operatori di Emergency", non si poteva aspettare che a certificare o meno il coinvolgimento del medico in questa storiaccia fosse un tribunale, invece di fare titoli cubitali come "La telefonata che incastra l'uomo di Strada?".
sabato 17 aprile 2010
Caccia libera tutto l'anno?
Mentre giornali e tiggì ci riempiono la testa di cose utili e interessanti (per loro), quelle che sarebbe veramente un po' più importante sapere passano e spariscono subito. E' capitato ad esempio pochi giorni fa con l'approvazione dell'emendamento all'art. 43, sulla caccia, della legge comunitaria. In sostanza, è passata un po' alla chetichella una norma che consentirà di cacciare per un periodo molto più lungo di quello normalmente previsto dal calendario venatorio.Avevo già parlato di questa storia quando ha fatto capolino in parlamento (qui e qui); adesso è definitiva. Ma cosa prevede in sostanza la nuova versione della legge? Formalmente il calendario rimane invariato, dal 1° settembre al 31 gennaio, ma, previa parere positivo dell'Ispra, le regioni avranno facoltà di prolungare a loro discrezione la durata del periodo di caccia. Anche per tutto l'anno se il governatore della regione lo riterrà opportuno. E comunque in qualunque periodo. Insomma, se il federalismo fiscale è ancora sulla carta, quello venatorio è già in vigore - sempre che l'Europa non abbia qualcosa da ridire.
La cosa per certi versi più curiosa è che anche due ministri di questo governo, la Brambilla e la Prestigiacomo, avevano preannunciato battaglia contro l'ipotesi di allungare a dismisura il tempo di caccia, ma niente da fare: alla lobby dei cacciatori non si comanda. Altra cosa curiosa (curiosa il giusto): ho spulciato il programma elettorale del Pdl del 2008, ma l'allungamento della caccia non l'ho trovato. Mah...
venerdì 16 aprile 2010
Il supporto promozionale alla mafia
Oggi Berlusconi si è esibito in una delle sue solite, esilaranti, conferenze stampa a Palazzo Chigi. Con a fianco i fidi Maroni e la Russa ha prima decantato per l'ennesima volta i successi del suo governo contro la criminalità, e poi ha dato una bella tirata d'orecchi a quelli che secondo lui "reclamizzano" la mafia. Ecco le parole esatte: "'la mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo ma è quella più conosciuta' anche per i film e le fiction che ne hanno parlato, come 'le serie della Piovra' e in generale 'la letteratura, Gomorra e tutto il resto'".
Insomma, se la mafia italiana, che è la sesta al mondo (secondo lui), è quella più nota, è colpa della serie La Piovra e del libro Gomorra di Saviano. Peccato che non ci sia stato nessuno, tra i giornalisti presenti, a fargli notare che Canale 5 è stata la rete che fra ottobre e novembre del 2007 ha mandato in onda una delle serie di maggior successo sulla mafia: Il capo dei capi (qui il trailer su mediaset video). L'ultima di una lunga serie di fiction simili. Per quanto riguarda Gomorra, sarebbe stato interessante che qualcun altro avesse fatto notare al premier che il libro di Saviano, che ha venduto quasi 6 milioni di copie tra Italia e resto del mondo, è stato pubblicato in tutte e due le edizioni in cui è uscito dalla Mondadori.
E adesso domandina facile facile: di chi è la Mondadori?
Insomma, se la mafia italiana, che è la sesta al mondo (secondo lui), è quella più nota, è colpa della serie La Piovra e del libro Gomorra di Saviano. Peccato che non ci sia stato nessuno, tra i giornalisti presenti, a fargli notare che Canale 5 è stata la rete che fra ottobre e novembre del 2007 ha mandato in onda una delle serie di maggior successo sulla mafia: Il capo dei capi (qui il trailer su mediaset video). L'ultima di una lunga serie di fiction simili. Per quanto riguarda Gomorra, sarebbe stato interessante che qualcun altro avesse fatto notare al premier che il libro di Saviano, che ha venduto quasi 6 milioni di copie tra Italia e resto del mondo, è stato pubblicato in tutte e due le edizioni in cui è uscito dalla Mondadori.
E adesso domandina facile facile: di chi è la Mondadori?
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