martedì 17 marzo 2009

Non inoltrate l'e-mail di Ashley Flores, non si è persa

Tre giorni fa un lettore di questo blog mi aveva segnalato un'e-mail, arrivata nella sua casella di posta, in cui si raccontava di una misteriosa ragazzina francese scomparsa. Privatamente gli ho risposto che si trattava di una bufala già in circolazione da qualche anno. Quel messaggio è oggi arrivato anche a me, e quindi ho pensato di scrivere due righe, giusto per avvisare chi passa da queste parti che si tratta appunto di una bufala.

In realtà è molto semplice verificare che si tratta di un falso (è sufficiente una googlata), ma evidentemente è molto più rapido (c'è meno da pensare) cliccare su "inoltra" senza approfondire. Come è purtroppo usanza diffusa.

In ogni modo l'immagine della ragazzina (non) scomparsa è questa:



Il testo integrale dell'appello, invece, è questo:

Questo messaggio arriva dalla Francia. Fate circolare in tutto il mondo. Non si sa mai...
Per favore guardate la foto qui sotto, leggete il messaggio della madre e fate circolare a tutte le persone di vostra conoscenza...


Mia figlia di 13 anni, Ashley Flores, est scomparsa da due settimane.
Può succedere che se tutti fanno girare questo messaggio, qualcuno vedrà questa bambina.
Così facendo una bambina scomparsa di Steven Point è stata ritrovata anche facendo circolare la sua foto alla televisione.
Internet circola anche oltre-mare, in Sud America, Canada ecc.
Per favore fate inoltrate questo messaggio a tutte le persone della vostra rubrica.
Grazie a Dio e a tutto ciò che di spirituale esiste, questa bambina sarà ritrovata.
Chiedo a tutti, supplico tutti, per favore, di far girare il più possibile questa immagine.
Non è ancora troppo tardi.
PER FAVORE AIUTATECI
Chiunque sia in grado di dare delle informazioni al riguardo, per favore mi contatti: HelpfindAshleyFlores@yahoo.com
Includo la foto di mia figlia. Tutte le vostre preghiere saranno preziose!!!
Sono sufficienti 2 minuti per far circolare il messaggio. Se si trattasse di vostro figlio farete l'impossibile per ottenere dell'aiuto !!!

Di questo appello si era già occupato nel mese di aprile il Disinformatico, mentre snopes.com certifica da tempo che si tratta di un falso in circolazione almeno dal 2006. Insomma, se vi arriva questo appello evitate di diffonderlo e magari avvisate chi ve l'ha spedito che si tratta una bufala.

Internet, 20 anni di vita e non è servita all'umanità

Venti anni. Non sembra che sia già passato tutto questo tempo da quel 13 marzo dell'89 - se per nascita di internet prendiamo per buona questa data - in cui Tim Berners-Lee (foto), ingegnere inglese di belle speranze, presentò ai suoi superiori del Cern il documento (Information Management: A Proposal) contenente le basi del World Wide Web.

Ma perché non è servita all'umanità? In realtà non sono parole mie (all'umanità non so, ma a me la rete è servita sicuramente) ma di Davide Rossi, quello che alcuni maliziosi considerano come l'estensore, o quanto meno l'ispiratore, del disegno di legge dell'on. Gabriella Carlucci.

Non penso valga la pena soffermarsi più di tanto sulle affermazioni fatte dal presidente di Univideo, le quali, pur ovviamente provocatorie, la dicono lunga sul tipo di approccio che può avere nei confronti della rete chi lavora al servizio delle major del'intrattenimento e del cinema. Certo, internet non è servita a risolvere il problema della fame nel mondo è un'affermazione che seppur provocatoria si commenta da sè, e alla quale, se proprio uno ha tempo da perdere, si potrebbe replicare - come ha scritto giustamente Luca - dicendo che neppure i dvd e i cinema hanno risolto il problema, se è per questo.

Comunque a me, personalmente, internet come dicevo è servita e serve tuttora tantissimo. E non solo perché ci passo sopra la quasi totalità del tempo libero, ma perché la considero, oltre che un'ottima fonte di svago, anche un'ottima barriera, una difesa dalle balle che circolano. E Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di sapere le cose come sono realmente. In un sistema dell'informazione in cui le tre maggiori reti televisive private sono proprietà del capo del governo, quelle pubbliche sono più o meno direttamente controllate dai partiti (vedi lottizzazioni varie) e i giornali sono per la maggior parte finanziati dallo stato, che si fa?

Si va in rete. Che probabilmente è l'ultimo posto in cui ancora non esiste filtro preventivo e non c'è quindi alcun modo di nascondere le suddette balle che spesso ci raccontano. D'altra parte quattro disegni di legge solo nell'ultimo periodo per tentare di "regolamentarla" e cause varie nei confronti ad esempio di YouTube, una delle quali tra l'altro intentata proprio dall'azienda televisiva del capo del governo, mi pare che lascino spazio a ben pochi dubbi.

Vent'anni di internet, comunque, alla fine, non hanno cambiato il mondo e probabilmente non lo cambieranno neppure nei prossimi venti. Ma forse un pochino più liberi, di sapere le cose come stanno e di dire la nostra, siamo diventati.

lunedì 16 marzo 2009

Ci siamo, è ora di un nuovo indulto

Fino ad ora si trattava semplicemente di una previsione. Adesso quella previsione si è praticamente avverata. Mi riferisco al numero di detenuti presenti nelle carceri del nostro paese; carceri che avevano respirato un po' dopo l'indulto dell'estate del 2006, il contestato provvedimento, rigorosamente bipartisan (eccetto Lega e IdV), che all'epoca fece tornare a spasso quasi 27.000 detenuti. In molti già all'epoca prevedevano che il cronico problema che affligge le nostre carceri, quello del sovrannumero di detenuti rispetto all'effettiva capacità, si sarebbe ripresentato molto presto. Beh, pare che ci siamo. Scriveva oggi Repubblica:

...in nove mesi siamo passati da 52.992 detenuti (fine aprile 2008) ai 60.570 attuali. A questo ritmo - il flusso è di 700 nuovi detenuti al mese - entro marzo si supererà nuovamente il livello pre-indulto (60.710 detenuti al 31 luglio 2006).

Questi numeri sono riportati anche dall'Ansa:

La capienza regolamentare degli istituti di pena in Italia e' di 43.100 posti. A ieri i detenuti erano 60.570. Si tratta, secondo le percentuali del Sindacato autonomo di polizia, nel 51% dei casi di imputati, 46% di definitivi, 3% di internati. Il 28% dei detenuti presenti nelle carceri, secondo l'associazione 'Antigone' e' tossicodipendente. La situazione delle carceri italiane e' 'fuori della Costituzione' secondo il ministro della Giustizia, Alfano.

L'aspetto paradossale di questa situazione - sempre stando a quanto scrive Repubblica - è che alcune strutture carcerarie nuove, pronte per essere utilizzate, ci sarebbero già, l'unica cosa che manca è il personale.

Molti [penitenziari, nda] offrono lo stesso scenario, paradossale, del nuovo padiglione di Bergamo. A piano terra ci sono cataste di mobili impilati, tavolini, sedie, armadi, mensole, brande, materassi ancora confezionati. "In un giorno sarebbe tutto arredato", dice il guardiano. Per farlo funzionare manca solo una cosa: gli agenti di polizia penitenziaria. È uno dei punti dolenti del progetto Alfano. Le "guardie" sono già sotto organico: 5.250 in meno rispetto alle 44.406 previste dall'organico.

Come se non bastasse, secondo le previsioni del ministero della Giustizia, quest'anno gli stanziamenti per il personale sono in diminuzione: da 1.276 milioni del 2008 a 1.184 milioni nel 2009 (-7,2%). Risultato: saranno tagliati da 500 a 1000 altri "secondini".

Insomma, da qualunque parte si guardi la situazione, pare proprio che l'unica soluzione sia un altro indulto.

Il computer? "Un imbecille ad alta velocità"

Tra le tante definizioni che mi è capitato di sentire, riferite a un computer, devo ammettere che questa è sicuramente una delle più originali. Ed è la definizione che del computer dà Gioacchino Genchi, il noto consulente informatico di cui tanto si vocifera in questo periodo.

Ho già parlato altre volte, qui, nel blog, di questo signore, e non solo io. Pure la stampa e i telegiornali continuano a parlarne, additandolo come il creatore del famigerato "archivio Genchi", una sorta di database in cui sarebbero finite le intercettazioni non autorizzate di milioni di italiani e di molte istituzioni. Un consulente mal visto dalla maggior parte dei politici di ogni schieramento, costantemente impegnati in un'opera di delegittimazione a mezzo stampa a 360 gradi. A mio modo di vedere c'è solo una spiegazione del fatto che questo signore stia così sulle scatole alle alte sfere della politica (giusto l'altro ieri Cicchitto si domandava cosa ci facesse ancora nella Polizia; io, alla stessa maniera, mi domando invece cosa ci faccia lui in politica).

E la spiegazione si evince in maniera molto chiara dall'intrvista rilasciata dal consulente alla gionalista Silvia Resta e mandata in onda da La7. Una delle cose più interessanti è l'affermazione, fatta da Genchi in coda all'intervista stessa, nella quale dice che buona parte degli italiani non ha creduto che uno con quella faccia potesse essere l'ideatore dello scandalo del secolo, e chi ha avuto voglio di sentire tutte le campane (non solo quelle dei giornali), è andato in rete e ha potuto valutare la situazione nelle sua varie sfaccettature.

In fondo a questo serve internet. (qui il video dell'intervista)

I social network stanno mandando in pensione la cara vecchia e-mail

Ai miei tempi - per "miei tempi" intendo più o meno una decina d'anni fa - la soddisfazione più grossa di chi si affacciava alla rete era la registrazione a un provider con la conseguente creazione di un proprio indirizzo e-mail. L'indirizzo di posta elettronica che trovate nella colonna qui a destra, ad esempio, è la mia prima e-mail che ho registrato appunto una decina d'anni fa con Libero. Tra l'altro a quesi tempi si poteva ancora gestire tranquillamente la posta elettronica tramite un client (tipo Outlook, ad esempio) anche se il fornitore della casella e-mail era tizio e il provider che si utilizzava per navigare era caio.

Che ne è dell'e-mail oggi? Beh, pare che se ne stia andando in soffitta. D'altra parte siamo o no nella cosiddetta era del web 2.0? Siamo o no nell'era di Facebook, di Myspace, di Firendfeed, di Twitter? Che bisogno c'è ancora della posta elettronica? E infatti appena qualche giorno fa il Guardian ha pubblicato questo articolo in cui riporta uno studio svolto dell'Istituto di ricerca Nielsen.

Da questo studio - scrive sempre il Guardian - risulta che circa i due terzi degli utenti di internet sono membri di comunità online, sono iscritti insomma a una compagnia virtuale appartenente a qualche social network.


La tabella che vedete qui sopra indica l'evoluzione in percentuale, nei paesi evidenziati, degli aderenti a qualche social network tra il 2007 e il 2008. La massiccia adesione a queste piattaforme fa sì in pratica che sia molto più comodo, semplice e veloce mandare messaggi o comunicati ad altri utenti. Questa immediatezza e questa semplicità vanno, com'era del resto facilmente prevedibile, a scapito del normale messaggio di posta elettronica (che io personalmente continuo a utilizzare molto frequentemente), ormai messo a dura prova dall'età, dall'invasione dello spam e dai relativi filtri spesso eccessivamente zelanti.

Insomma, secondo molti l'e-mail è ormai una cosa superata, destinata invetabilmente, col passare del tempo, ad essere definitivamente accantonata. E' naturalmente solo una previsione, e, come si sa, di previsioni nel campo di internet e della comunicazione ne sono state fatte nel corso degli anni parecchie. Fortunatamente non tutte sempre azzeccate.

domenica 15 marzo 2009

Per la Rai non vale l'"apologia di reato"?

Date un'occhiata a questo spezzone:



Dunque, nel video (la sequenza è tratta da questa fiction trasmessa dalla Rai e vista da svariati milioni di telespettatori) si vede:
  • una bambina che consegna alla mamma un cd "bomboniera" (quindi si presume che ne siano state fatte molte copie).

  • un cd masterizzato con tracce musicali protette da copyright (si leggono chiaramente alcuni titoli e relativi autori e uno è stato pronunciato distintamente dalla bambina).
Ora, se consideriamo che (a) la suddetta compilation non è stata ovviamente fatta per uso personale (visto che è una bomboniera...), (b) chi l'ha fatta ha commesso quindi - se non erro - un illecito penale e (c) i commi 1 e 2 dell'art. 50 dell'emendamento D'Alia - quello sull'apologia di reato per via telematica - recitano:

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.


Insomma, alla luce di tutto questo la domanda che si pone Quintarelli non mi sembra così campata per aria.

Le auto blu servono

Ho scritto più di un post in passato in cui ho manifestato stupore per il fatto che il nostro paese ha 8 volte le auto blu del Stati Uniti. La spiegazione è più semplice di quel che si potrebbe pensare, e l'hanno dimostrato chiaramente le iene l'altra sera.

Ne abbiamo così tante semplicemente perché servono.



(per la cronaca Marrazzo si è dissociato)

E' delicato

Nell'ultimo cd di Zucchero, Fly, uscito ormai tre anni fa, le canzoni veramente belle sono più di una. Come questa ad esempio.

Buona domenica.

sabato 14 marzo 2009

Dove vanno i soldi requisiti alla mafia?

Con una certa frequenza giornali e telegiornali annunciano pomposamente i successi dello stato nella lotta alla mafia: operazioni, arresti (tipo quello di ieri a Bagheria), bande sgominate e nello stesso tempo, dopo ogni operazione, l'entità dei beni sequestrati. Entità tra l'altro di tutto rispetto, almeno stando a quanto dichiarato alcuni giorni fa da Maroni:

«Nel 2007 - ha rilevato Maroni - vi sono stati sequestri di beni mafiosi per 1,5 miliardi di euro, una somma salita a 4,3 miliardi di euro nel 2008». Il Viminale continuerà a prestare «grande attenzione» ai «tentativi di ricostituzione della cupola», così come «all'immigrazione clandestina e al terrorismo, soprattutto quello di matrice jihadista».

Qualcuno ha pensato (per una volta giustamente) che parte di questi beni potevano essere convogliati alla giustizia. Sapete bene che i tagli alla giustizia, assieme a quelli alle forze dell'ordine, sono infatti una costante di ogni legislatura. Nel novembre scorso è quindi entrata in vigore una legge (Legge 13 novembre 2008, n. 181) che prevedeva l'istituzione di un fondo da cui prelevare le risorse necessarie a far fronte di volta in volta ai bisogni della giustizia.

Tutto bene quindi, verrebbe da pensare. Peccato che le cose non siano però andate proprio in questo modo. Almeno stando a quanto racconta Bruno Tinti, un ex Procuratore della Repubblica che prestava servizio a Torino, del quale riporto un estratto di un articolo pubblicato sul blog Uguale per tutti.

Proprio per questo, quando è entrata in vigore la legge 13 novembre 2008 n. 181, gli uffici giudiziari hanno emesso un corale respiro di sollievo.

C’era la prospettiva di diventare ricchi.

Diceva infatti questa legge che le somme di denaro e i proventi derivanti dai beni confiscati nell’ambito di procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione dovevano confluire in un «Fondo per la Giustizia»; da qui i soldi sarebbero stati prelevati per far fronte alle esigenze degli uffici giudiziari.

Finalmente! Si sarebbero comprati elaboratori, pagati gli straordinari ai cancellieri (così si sarebbero fatte le udienze anche di pomeriggio), realizzati quei progetti informatici fermi da anni per mancanza di fondi.

Finalmente! Stenotipisti, traduttori, consulenti sarebbero stati pagati e avrebbero ricominciato a lavorare.

Finalmente! Si sarebbero riparate le vecchie macchine e comprata qualche blindata nuova.

Era anche giusto, si diceva: la Giustizia produce un sacco di soldi, sequestra, confisca; se queste risorse fossero investite produrrebbero anche parecchi interessi.

E cosa c’è di più razionale che far pagare la Giustizia ai delinquenti? Cosa di più normale che autofinanziarsi?

Si scoprì subito che le prospettive non erano così rosee; perché di pretendenti alla torta se ne fecero avanti altri.

E così, dopo molti litigi parlamentari (leggersi il resoconto stenografico delle sedute in cui la legge venne discussa, è molto istruttivo), il bottino venne diviso in tre parti: un terzo all’Interno, un terzo al Bilancio dello Stato (ci sono tanti buchi da coprire) e un terzo alla Giustizia.

Una vera rapina, ma meglio di niente.

Poi è arrivato il decreto legge sulla violenza sessuale; anche qui naturalmente servono soldi, se non altro per pagare il gratuito patrocinio alle vittime.

E in effetti il «Fondo per la Giustizia» di soldi ne ha prodotti parecchi: adesso disponibili ci sono 100 milioni di euro.

Solo che, dice il comunicato stampa della presidenza del Consiglio dei ministri (20 febbraio 2009), questi soldi se li prende tutti il ministero dell’Interno.

Naturalmente non si può contestare che anche lì non si nuota nell’oro e che far girare le volanti e pagare gli straordinari ai poliziotti è certamente una buona cosa.

Ma anche le guerre tra poveri dovrebbero essere risolte con equità: si divida come era previsto dalla legge (anche se i soldi li ha guadagnati la Giustizia) dando un po’ di ossigeno a tutte due le amministrazioni.

Anche perché la povertà genera inefficienza e l’inefficienza genera delusione, rabbia e sfiducia nei cittadini.

Che alla fine se la prendono con chi non li tutela.

Ma guarda, forse la rapina di cui la Giustizia è rimasta vittima non è proprio così casuale: ancora una volta la sua inefficienza potrà essere attribuita ai magistrati; il Paese si potrà convincere più facilmente che i giudici sono dei fannulloni; la loro credibilità ne sarà ulteriormente diminuita; e la classe politica potrà ancora una volta protestare che le sue democratiche riforme sono osteggiate dalla magistratura «politicizzata».

E i cittadini ci crederanno.

Intercettazioni, non se ne parla più?

No, non se ne parla più, tutto il can can che si era scatenato all'inizio, quando l'incredibile disegno di legge è diventato di dominio pubblico, pare essersi sgonfiato come un tendone da circo senza più i sostegni che lo tengono su.

Eppure il disegno di legge sta proseguendo il suo cammino, e giusto l'altro ieri, alla Camera, sono state bocciate a scrutinio segreto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione, in particolar modo dall'Italia dei Valori. In pratica la maggior parte dei senatori, con questa decisione, ha ritenuto che il ddl Alfano fosse perfettamente corretto sotto il profilo costituzionale. Ddl che quindi prosegue il suo normale iter legislativo.

Ne ha parlato qualcuno? No. Alcune notizie si trovano qua e là in piccoli trafiletti nascosti in qualche oscuro meandro tipo questo, ad esempio. Per il resto silenzio assoluto. Evidentemente i media non ritengono il tutto una cosa importante. E d'altra parte come potrebbe essere diversamente? In fin dei conti si tratta solo di una legge che una volta approvata farà fare dei grossi brindisi ai peggiori delinquenti in circolazione perché renderà sostanzialmente inefficace l'uso delle intercettazioni telefoniche e comminerà delle grossissime sanzioni ai giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria, e quindi perché preoccuparsi?

In tutto questo fa quasi un po' pena il povero Di Pietro, che continua a litigare con grammatica, sintassi e congiuntivi nel tentativo di spiegare le aberrazioni contenute nel testo di Alfano. Il problema è che quando non ci saranno più i suoi strafalcioni linguistici, di queste cose non parlerà più nessuno.

E allora ben vengano.

Bollo e balle

Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica. Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del b...