venerdì 12 marzo 2021

AstraZeneca e la paura

Stamattina Repubblica titola a tutta pagina "AstraZeneca, paura in Europa", sulla falsa riga di altri quotidiani e in ossequio a quello che è diventato oggi il giornalismo: una corsa acchiappa-clic che sfrutta e monetizza il sensazionalismo irrazionale, le paure indotte e le bufale, forte del fatto che larghissima parte del popolo si ferma ai titoli e, per pigrizia, incapacità o tutte e due le cose insieme, non approfondisce. Se ci pensate, è lo stesso meccanismo sapientemente utilizzato in politica da Salvini e anche altri: indurre una paura infondata e irrazionale (nel suo caso i migranti) e lucrare politicamente su quella.

Per fortuna, in mezzo a questo mare di disinformazione prezzolata tipicamente italiana (nessun altro sito o quotidiano in Europa usa questi toni allarmistici), esistono ancora poche e lodevoli eccezioni che, pur nel loro piccolo, si sforzano di raccontare i fatti per quello che sono, senza sofisticazioni e adulterazioni interessate. Un ottimo esempio sono i ragazzi de Il Post, che in questo chiaro ed esauriente articolo spiegano come stanno le cose con il famoso/famigerato vaccino anti-covid AstraZeneca e perché, allo stato attuale, non abbiamo motivo di preoccuparci.

Per la cronaca, a mia moglie è stata somministrata qualche giorno fa la prima dose del pericolosissimo vaccino di cui tanto si parla e gli unici due effetti collaterali sono stati mal di testa e 37° di febbre per alcune ore. Lo so, un caso non fa testo, ma se lo si inserisce all'interno dei milioni di casi simili che non fanno testo, qualcosa alla fine significa.

giovedì 11 marzo 2021

Figlie che se ne vanno

Domani Francesca, mia figlia minore, se ne andrà di casa e andrà ad abitare altrove, per conto suo. Non lontano da qui, ma comunque in un altro posto. Era da tempo che lo desiderava, che avvertiva questo bisogno di staccarsi, di prendere il volo, di avere una sua indipendenza. Ha messo tutte le sue cose in scatoloni di cartone, le ha caricate in macchina e le ha portate via. Qui non ha lasciato niente di suo, neppure una penna, quasi a voler simboleggiare con questo gesto il bisogno ormai improcrastinabile di tagliare con un percorso per iniziarne uno completamente nuovo. In uno di questi scatoloni ha messo i suoi diari, li ha osservati e poi ha detto: "In questi anni ho scritto quattro diari, ormai scrivo più io di Stephen King", e poi ha sorriso. 

Fa un effetto strano pensare che un figlio se ne va, e noi che restiamo magari ci metteremo un po' ad abituarci all'idea che da ora in avanti in casa saremo in tre e non più in quattro. Ma d'altra parte è normale che sia così, ci siamo passati tutti, no? 

In bocca al lupo, Fra.

mercoledì 10 marzo 2021

Condizionatori di oggi e di ieri

Questa mattina è venuto il tecnico a montare il nuovo condizionatore a muro comprato qualche giorno fa all'Unieuro. Il condizionatore precedente (marca: Ferroli, per la cronaca) ci ha rinfrescato le estati per la bellezza di 24 anni. Lo acquistammo infatti nel 1997, l'anno dopo il nostro trasferimento qui.

Quando ho fatto presente la cosa al tecnico, lui non ha voluto assolutamente crederci, tanto che è andato di persona a vedere l'anno di produzione sulla targhetta del vecchio Ferroli appena smontato. Dopo essersi ricreduto, mi ha detto: "Non pensi neanche che un condizionatore attuale duri così tanto, sarà già fortunato se durerà una decina d'anni."

Lo sapevo, naturalmente, e le parole del tecnico mi hanno fatto venire in mente questo post, che scrissi l'anno scorso, in cui commentavo il fatto che oggi viviamo tutti nella civiltà dell'obsolescenza programmata.

domenica 7 marzo 2021

I dati e i negazionisti

I negazionisti del covid sono persone con le quali non vale certamente la pena di mettersi a discutere. Si può tentare di comprenderli, poveretti; un certo interesse potrebbe nascere dall'esaminare e studiare la loro psicologia, ma una discussione con loro non è da prendere in considerazione, anche in ossequio al famoso proverbio del sapone e dell'asino. Ecco perché i dati appena pubblicati dall'Istat, relativamente alla responsabilità del virus circa l'aumento di deceduti nel 2020 rispetto agli anni precedenti, a un negazionista non faranno mai né caldo né freddo e non lo smuoveranno di un millimetro dalle sue convinzioni. Sarebbe un po' come mettersi a discutere con un terrapiattista o un negazionista dell'olocausto. Ne vale la pena?

venerdì 5 marzo 2021

Sulle banche

[...]
Il denaro, dai tempi degli dèi dell'Olimpo, trova ora la propria dimora nelle banche. Il percorso è stato vario e anche accidentato, e in questo salto di secoli, guardando alle banche del tempo presente, si può facilmente rilevare che non hanno più nulla di sacro e certamente non sono gestite dagli dèi, ma da uomini che vedono soltanto il proprio tornaconto. Danno forza a questa conclusione tre caratteristiche assunte dal denaro.

La prima è che il valore delle monete (e della carta moneta) non ha più alcun riferimento all'oro, su cui dovrebbero fondare il loro senso; la quantità di denaro circolante non è fissata su un ubi consistam che ne rappresenti il valore. La seconda è che le banche non sono condotte da figure che ne garantiscano i diritti e l'interesse di chi affida loro il proprio denaro: l'istituto di credito è una società per azioni, in mano a privati che devono ottenere un dividendo, e pertanto la gestione del denaro depositato deve essere fruttifera per gli azionisti. La dimostrazione, perfino paradossale, è che i clienti ottengono quello che oggi si chiama "interesse negativo". I due termini "interesse" e "negativo" sono antinomici, quando, per definizione, un interesse dovrebbe essere positivo e occorrerebbe attribuirgli un'entità.

La terza caratteristica è nello statuto bancario che prevede, in caso di crisi dell'azienda e di rischio di bancarotta, che i gestori siano autorizzati a sanare i deficit usando il depositato dai clienti. Il quadro che ne emerge è che le banche sono un sistema che lucra sui depositi, senza che i clienti possano in alcun modo difendersi. Si tratta di una vera organizzazione di profitto mascherato che, ogni anno, dà agli azionisti i dividendi ottenuti dalle spese che i clienti devono sostenere per ogni operazione bancaria e contemporaneamente per una lenta svalutazione del potere di acquisto della carta moneta: operazione facile poiché manca, come abbiamo detto, qualsiasi riferimento a un valore reale in oro. Quest'attività di prodotto negativo potrebbe facilmente essere vista come un imbroglio, ma ne viene difesa falsamente l'immagine dallo Stato, che ha nel tempo coperto il proprio debito nazionale emettendo buoni del tesoro che ha collocato nelle banche. Un debito che non solo non viene pagato, ma aumenta con l'emissione crescente di buoni a coprire il debito in aumento dello Stato. Con un'ulteriore schematizzazione, possiamo dire che i depositi provenienti dal risparmio, dal lavoro, dalle attività produttive delle imprese, servono a sanare il deficit delle banche, deputate a coprire il deficit dello Stato comprando (con il denaro dei clienti) i buoni del tesoro. In poche parole, sconvolgenti e drammatiche, i cittadini sono spinti al risparmio, e quindi a rinunciare a benefici immediati, depositando il loro denaro che serve a coprire l'indebitamento dello Stato. Non solo, occorre aggiungere anche che l'intermediario di questa operazione, cioè le banche, deve produrre un beneficio destinato agli azionisti che, per definizione, ne sono i padroni in misura proporzionale alle azioni possedute.

Un esempio di questo mastodontico imbroglio che lo Stato mette in atto sui cittadini attraverso gli istituti bancari è dato dalla constatazione che la richiesta di un prestito è gravata da un costo travasato nelle quote distribuite ogni anno agli azionisti. È evidente che gli operatori, i manager delle banche, ottengono salari esorbitanti per compensarli dello svolgimento operativo che li pone sullo stesso piano degli imbroglioni e dei profittatori, di coloro che con belle maniere "rubano" sui risparmi, soprattutto dei cittadini. La differenza tra un malfattore e un bancario sta proprio negli "stipendi d'oro" di quest'ultimo. Da questa descrizione si evince che il denaro, come strumento di operazioni commerciali e di attività produttive fondato su un reale equivalente in valore oro, è diventato un mezzo di inganno per molti e di vantaggio per pochi. È un sistema che si sostiene giocando sulla credulità della gente comune e sull'ignoranza, da sempre la forza delle oligarchie e, ancora prima, delle dittature. Le persone che hanno ben presente questa realtà portano i loro averi in Stati piccoli, che non solo non hanno debiti, ma che non possono farne, come il Liechtenstein, il Lussemburgo, San Marino, il principato di Monaco, e in paradiso fiscali che diventano vere e proprie casseforti internazionali.
[...]

(da Homo incertus. Il bisogno di sicurezza nella società della paura - Vittorino Andreoli)

giovedì 4 marzo 2021

La guerra delle Falkland

Quand'ero bambino sentivo spesso parlare delle Falkland. All'epoca non è che seguissi i telegiornali, preferivo di gran lunga i cartoni animati, ma i miei genitori sì e capitava sovente che passassi davanti alla tv proprio mentre qualche notiziario ne parlava. Oppure capitava che adocchiassi distrattamente qualche titolo sui giornali che mio padre leggeva e che poi lasciava in giro per casa. Quindi, astrattamente, di quella che è passata alla storia come guerra delle Falkland ho sentito parlare ma senza mai approfondire. 

Stamattina mi sono imbattuto per caso in questo video del sempre grande Alessandro Barbero, in cui il noto divulgatore racconta la guerra delle Falkland: i motivi che la causarono, cosa succedeva in Argentina in quei primi anni Ottanta, perché Margaret Tatcher dopo quella guerra venne denominata "la lady di ferro" e perché, soprattutto, quella guerra costituì per lei una insperata occasione di rilancio personale e politico, che le permise di vincere le successive elezioni con un consenso quasi plebiscitario.

Se la storia (in questo caso recente) vi interessa, questa lezione di Barbero è interessantissima. In caso contrario, diventa comunque interessante per solo fatto che sia Alessandro Barbero a raccontarla.


Zona rossa?

Non ci sono conferme ufficiali, ancora, ma dalle notizie che circolano sembra che l'Emilia-Romagna tornerà in zona rossa a partire dalla prossima settimana. E così siamo punto e a capo rispetto a un anno fa, quando venne istituita la zona rossa nazionale nel mese di marzo. Come ho già scritto altre volte, queste limitazioni non mi sono mai risultate eccessivamente pesanti da sopportare, perché il mio stile di vita è sempre stato prevalentemente improntato alla sedentarietà; tuttavia non posso non registrare un lieve senso di frustrazione pensando alla situazione generale, oltre che a quella personale.

Un anno fa ci dicevamo che sarebbe andato tutto bene e in quell'"andrà tutto bene" era racchiusa la maggiore peculiarità dell'essere umano: la capacità di appoggiarsi a una speranza e di darsi coraggio utilizzando l'immaginazione. Poi, vabbe', spesso la speranza si trasforma in delusione, fa parte del gioco e allora lì è più difficile ripartire. Leggevo in un libro, tempo fa, che sarebbe cosa buona cominciare a prendere coscienza del fatto che non è vero che a ogni problema c'è soluzione, che ogni dramma prima o poi si risolverà. Ci sono problemi che non hanno soluzione e drammi da cui non si esce, e prendere coscienza di questo può essere un buon viatico per affrontarli nel modo giusto, non solo affidandosi alla passività di una speranza o dell'immaginazione 

Non mi riferisco alla faccenda della pandemia in particolare, ma in generale a ogni situazione della vita. Dalla pandemia bene o male usciremo, prima o poi, o comunque troveremo il modo di conviverci senza farci troppo male. Certo è che il panorama e gli sviluppi attuali della situazione non autorizzano a immaginare che ciò avverrà in tempi brevi, e il malessere e la frustrazione dilaganti ne sono la inevitabile conseguenza. È cambiato un governo (o almeno la sua facciata, i personaggi che gli ruotano sotto mi pare siano più o meno sempre quelli) ma il virus continua a correre pressoché indisturbato. Ora più e ora meno, in alcune zone di più e in altre meno, in un andamento ciclico abbastanza sconfortante. In più abbiamo sotto gli occhi il sostanziale fallimento del piano vaccinale, segnato da disorganizzazione, ritardi, regioni che viaggiano in ordine sparso e che ripropongono in piccolo lo stesso caos che regna a livello europeo. Non è un bel vedere, ed è normale sentirsi poi disorientati di fronte al continuo viavai di colori sui quali dobbiamo regolare la nostra vita. Per natura abbiamo bisogno di certezze, punti di riferimento, appigli, pianificazioni, programmi e quando si è costretti a cambiarli ogni settimana, se non addirittura ogni giorno, poi subentrano l'angoscia e lo scoramento.

Per coincidenza, inizio oggi un libro di Vittorino Andreoli intitolato Homo incertus, uscito circa un annetto fa. Sottotitolo: Il bisogno di sicurezza nella società della paura. Non mi poteva capitare in mano in un momento più appropriato.

22.11.63

Ho terminato ieri sera tardi 22.11.63, di Stephen King. Lessi la prima volta questo romanzo dieci anni fa, quando uscì, prendendolo in prestito in biblioteca. Mi dispiacque restituirlo perché mi piacque molto e mi ripromisi di comprarne una copia per me. Poi, sapete com'è, no? I buoni propositi vengono quasi sempre inghiottiti dall'incessante fluire delle cose di ogni giorno e anche quello, come infiniti altri, non fece eccezione e restò lettera morta. Fino a Natale scorso, quando mi sono ritrovato il libro in questione sotto l'albero. 

L'ho terminato ieri sera tardi, come dicevo, e ho chiuso l'ultima delle sue 750 pagine emozionato, quasi commosso. Perché un libro è questo che deve fare, no? Deve coinvolgerti emotivamente, se no tanto vale guardare Sanremo. In questo senso, come ho già scritto altre volte, non faccio troppe distinzioni tra i classici e i cosiddetti best sellers. Una storia funziona? Coinvolge? Fa pensare? Insegna? Benissimo, per me ha lo stesso valore di un classico.

mercoledì 3 marzo 2021

Sogni

Stanotte ho fatto un sogno curioso - un eufemismo, questo, dal momento che i sogni sono il teatro della nostra follia, come dice Galimberti -, un sogno che si situa in una via di mezzo tra il tragico e il comico. Ne ho ricordi frammentari e confusi, come accade sovente con le attività oniriche, ma grosso modo i fatti sono questi. 

Un grosso camion che trasporta ghiaia (ma poteva essere anche sabbia), mentre fa una curva investe inavvertitamente una persona in bicicletta che gli sta a fianco. La persona rimane uccisa. Attorno alla scena della tragedia si raduna un capannello di persone mentre in lontananza si comincia a sentire la sirena della (ormai inutile) ambulanza in arrivo. Il camionista, riavutosi un po' dal trauma dell'incidente, risale sul mezzo e aziona il comando per sollevare il cassone e scaricare la sabbia, ricoprendo interamente il cadavere. Una delle persone curiose radunatesi lì attorno gli chiede il motivo del gesto e lui risponde: "Ormai è morto, tanto vale seppellirlo." Io, esterrefatto, osservo tutta la scena dalla finestra di un palazzo che dà sulla strada. Fine del sogno, o almeno della parte che ricordo.

Ho provato a fare alcuni collegamenti. Il fatto che io sia alla finestra di un palazzo si potrebbe collegare al romanzo di Stephen King che sto leggendo in questi giorni: 22.11.63. È un romanzo dove si narra di un insegnante di letteratura inglese che, attraverso una porta temporale (la "buca del coniglio"), scoperta per caso da un suo amico, torna indietro nel tempo e cerca di impedire l'omicidio di John Fitzgerald Kennedy. Come è noto, Kennedy fu ucciso a Dallas da un ex marine, Lee Harvey Oswald, che sparò sul corteo presidenziale da una finestra di un deposito di libri che dava sulla strada. Nel libro, questo edificio è descritto in maniera abbastanza accurata.

Il camion... non saprei. Potrei collegarlo al fatto che la mia casa si affaccia sulla Santarcangiolese, una strada piuttosto trafficata con buona parte del traffico composto da mezzi pesanti. Tra l'altro, nelle zone qua attorno ci sono parecchie cave di ghiaia e sabbia e di camion che trasportano questi materiali inerti mi capita spesso di vederne passare. 

Rimane la bicicletta, e qui la cosa si fa un po' inquietante, perché giusto qualche giorno fa, invogliato dall'arrivo di temperature tipicamente primaverili, ho tirato fuori dal suo letargo invernale in garage la mia bicicletta, con la quale vado al lavoro nel periodo da aprile a novembre e che uso per fare dei bei giri nei pomeriggi in cui non lavoro. Alla luce di quanto sognato, e fatti gli ipotetici collegamenti, credo che rimetterò la bici in garage per un altro po'.

martedì 2 marzo 2021

Pomeriggi arancione scuro


Zona arancione scuro, esco poco di casa ("compreso quando è festa", mi viene in mente) e tra un libro e l'altro maltratto il pianoforte.

Passerelle

Correva il mese di maggio 2023 e la signora del popolo, dopo la prima delle due disastrose alluvioni che misero in ginocchio l'Emilia-Ro...