"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
domenica 8 novembre 2020
Il grande tessitore
Sono appena tornato da una camminata di un'ora e mezza durante la quale ho ascoltato, per intero, questa bellissima lezione del professore Alessandro Barbero su Camillo Benso, conte di Cavour, colui che fu definito "il grande tessitore" (ma è stato anche un grande tassatore). Dall'accordo con Napoleone III alla decisione di non intervenire per fermare l'impresa di Garibaldi, fino alla formazione del primo governo dell'Unità d'Italia, da lui presieduto, con lo stesso Giuseppe Garibaldi tra i deputati. Una pagina bellissima della nostra storia risorgimentale con protagonista colui che già all'epoca, nel bene e nel male, riassumeva in sé i tratti caratteriali dell'italianità e degli italiani sia in politica che nella società. Ancora una volta, un grande Alessandro Barbero, ma soprattutto un grande Cavour.
WhatsApp è al nostro servizio o noi al suo?
Mi sono spesso sentito rimbrottare amichevolmente perché non ho replicato tempestivamente a un messaggio arrivatomi su WhatsApp. Perché devo rispondere tempestivamente? WhatsApp è uno strumento che è comodo, certo, ma tale comodità non deve rendere schiavi dello strumento, è lo strumento che è al nostro servizio, non noi al suo. Ho citato WhatsApp a mo' di esempio, ma il discorso vale per ogni altro sistema di comunicazione elettronica, comprese le mail, ad esempio (quante volte dopo l'arrivo di una mail arriva una telefonata in cui l'estensore chiede perché non gli sia ancora arrivata risposta?).
Anche per i commenti al blog vale lo stesso discorso. Non mi sono mai sentito in obbligo di replicare tempestivamente ai commenti che chi passa di qui lascia in calce ai miei post. A volte, se notate, passano diverse ore, anche giorni, prima che replichi, ma non per snobismo o altro, semplicemente perché cerco di evitare in ogni modo che un passatempo si trasformi in ossessione. E comunque perché, in generale, il tempo che dedico al blog è largamente minoritario rispetto a quello che dedico ad altre attività che per me sono più gratificanti e interessanti. Tornando a WhatsApp, a chi mi fa notare l'assenza di risposte tempestive, generalmente replico chiedendo perché non mi abbia telefonato, se la faccenda era urgente.
Ricordo una bella conferenza di Paolo Crepet di qualche tempo fa in cui il noto psichiatra metteva in guardia contro i pericoli derivanti dal diventare succubi di questi tipi di tecnologie, e uno di questi pericoli è rappresentato dal fatto che nella nostra epoca si è perso il tempo per riflettere e pensare. La costante urgenza di essere sempre online, di interagire necessariamente in tempo reale coi nostri interlocutori, ha fatto accantonare l'abitudine di pensare a ciò che si risponde. La comunicazione elettronica si è ridotta a uno scambio di slogan e dettati ipnotici non supportati da adeguate elaborazioni.
Finché questa abitudine rimane circoscritta all'ambito di una chattata su WhatsApp, tutto sommato può anche andare bene, ma una volta che si è radicata la propensione a scrivere e a dire cose prive di elaborazione preventiva, poi lo si fa sempre, in qualsiasi altro ambito. Provate a seguire per dieci minuti un dibattito televisivo; non è nient'altro che una lunga sequela di battibecchi fatti di frasi fatte, veloci, e generalmente sempre prive di un ragionamento retrostante a supporto. Perché ciò che conta, oggi, è la velocità, non la riflessione.
Senza andare troppo indietro nel tempo, ricordo che quando ero giovane io e ancora non esistevano i telefonini, c'era l'abitudine, all'interno della scuola, di instaurare rapporti epistolari con alunni di altre scuole. Ci si scambiavano lettere di carta, vergate a penna, che viaggiavano per posta e impiegavano parecchi giorni, a volte settimane, per giungere a destinazione. E l'attesa della lettera con cui in nostro interlocutore replicava era carica di trepidazione. Siccome trascorreva molto tempo tra l'invio e la risposta, quando si vergava la lettera la si faceva lunga, articolata, cercando di utilizzare una una bella calligrafia ed eleganza di esposizione; mano a mano si aggiungevano cose che venivano in mente sul momento e che in un primo tempo non ci si era ricordati di menzionare. C'era tutto un lavoro di elaborazione e riflessione che oggi non esiste più. E c'è da ipotizzare che la mancanza generalizzata di pensiero, di analisi critica di ciò che accade intorno a noi, delle cose che leggiamo o ci sentiamo raccontare, mancanza di pensiero critico che caratterizza la nostra epoca e che produce i danni che sono sotto gli occhi di tutti, sia anche un cascame dell'utilizzo delle tecnologie comunicative di oggi.
sabato 7 novembre 2020
Lezione
Si può trarre una morale dalla sconfitta di Trump? Forse sì: i sovranisti cazzari e sguaiati non vanno delegittimati da stampa, TV, iniziative politiche e o giornalistiche. Certo, si può fare anche quello, anzi a volte è doveroso farlo, specie quando si tratta di mettere alla berlina le loro palesi incompetenze e stupidità, ma il modo migliore per sloggiarli è farli governare. Metterli alla prova, verificare sul campo le loro qualità è il modo migliore per toglierseli dai piedi in maniera naturale, col voto, alla tornata elettorale successiva.
Quand'ero bambino
Quand'ero bambino e perdevo a briscola, scala quaranta, oppure a dama quando giocavo con mio fratello o con gli amici, trovavo mille scuse e mille pretesti pur di non ammettere la sconfitta, davo a mio fratello dell'imbroglione, oppure del baro (che poi è la stessa cosa), e lui faceva altrettanto nei miei confronti pur di non riconoscere la sua, di sconfitta. Eravamo piccoli, ci stava. Poi, crescendo, si impara a perdere e ad accettare le sconfitte. Lo fanno tutti, o quasi tutti. Quando questo non accade, e a comportarsi così è uno che oltre a non essere più bambino è anche un (ex, fortunatamente) presidente di una nazione, lo spettacolo che il soggetto in questione offre è solo ed esclusivamente patetico.
giovedì 5 novembre 2020
Biden senza Vittorio
Sono molto contento della vittoria di Joe Biden, così come mi felicito del fatto che gli USA (rinsaviti?) abbiano mandato a casa dopo un solo mandato (credo sia un caso rarissimo nella storia americana) il peggior presidente che abbiano mai avuto. Ho un solo rammarico: non aver avuto il grande Vittorio Zucconi, giornalista ma soprattutto scrittore che ho sempre ammirato, a raccontare a modo suo questa vittoria.
mercoledì 4 novembre 2020
Due articoli interessanti
Come probabilmente i miei lettori di più vecchia data sanno già, per motivi di lavoro mi passa per le mani tutto ciò che esce nelle edicole. Stamattina mi sono imbattuto in due articoli abbastanza interessanti. Uno lo vedete nell'immagine qui sotto.
Paolo Fox, per quei pochi che non lo sapessero, è un astrologo che bazzica in televisione e che alla fine di ogni anno pubblica un libro per dire come sarà e cosa succederà nell'anno successivo. Ci azzecca? Per rispondere alla domanda basta dire che in quello dell'anno scorso, in cui prevedeva ciò che sarebbe successo quest'anno, non c'è un solo accenno relativamente alla pandemia. Il mondo è alle prese con una tragedia sanitaria che lo sta mettendo in ginocchio e Paolo Fox non l'aveva previsto, preannunciando anzi a tutti i suoi seguaci un 2020 meraviglioso.
Il calendario di Salvini. In questo periodo le edicole sono piene di calendari che abbracciano tutti i campi e tutti i settori dello scibile umano. Ci sono quelli dei cantanti, degli attori, dei calciatori, degli umarell; ci sono i calendari di Mussolini, del papa, di padre Pio, madre Teresa, Che Guevara; calendari dei lati B per carrozzieri e meccanici, e poi cani, cavalli, gatti e chi più ne ha più ne metta. Poteva mancare il calendario di Salvini? No di certo. Ma la cosa interessante non è tanto tentare di penetrare nella psiche di chi si autocondanna, ogni giorno dell'anno, a vedere appeso al muro il ghigno dell'ex ministro dell'Interno. Ciò che è interessante è il cartello che si vede alle sue spalle: Restiamo liberi di pensare.
Naturalmente, non ci sono accenni neppure relativamente alla dipartita della lunga fila di personaggi pubblici che ci hanno lasciato quest'anno, tra cui Sean Connery e Gigi Proietti, solo per citare gli ultimi. Nonostante tutto questo, ci sono persone, e sono tante, che comprano questa roba. Cioè, persone che tirano fuori i propri soldi e li spendono per comprare libri pieni di panzane. A volte penso che siamo un popolo fantastico. Ma andiamo avanti col secondo articolo che ha attirato la mia attenzione. Eccolo qui sotto.
Chi ha confezionato il calendario, evidentemente ignora che se a quelli che seguono Salvini fosse elargita improvvisamente la capacità di pensare, probabilmente il tipo dovrebbe trovarsi un lavoro. Un lavoro vero, intendo. Tra l'altro, è curioso che chi si è costruito una carriera politica esclusivamente sugli slogan, dietro ai quali non c'è mai un pensiero o un ragionamento epistemologicamente valido, tiri in ballo la libertà di pensare. Ma in fondo va bene così, è così che dev'essere. E, a volte, andare a dare un'occhiata al banco di un'edicola può essere una buona occasione per tirare fuori un sorriso: di questi tempi non guasta.
martedì 3 novembre 2020
Coprifuoco
Nell'ultima versione del decreto anti-covid si parla di un coprifuoco nazionale alle 22 a partire da domani. La prossima settimana avrò il turno 14:45 - 23:00 e quando smonterò dal lavoro non ci sarà nessuno per strada. Già immagino che ogni pattuglia che incontrerò mi fermerà chiedendomi perché io sia in giro. Mi preparo.
lunedì 2 novembre 2020
Toti e gli anziani
L'uscita di Toti relativa agli anziani che non sono indispensabili perché non funzionali alla produzione non mi ha scandalizzato né stupito, l'ho anzi trovata perfettamente coerente e in armonia con l'impostazione che abbiamo dato alla nostra società. Per citare un po' Galimberti, se si vive infatti in un contesto sociale dove non si sa più cosa è giusto e cosa è ingiusto, cosa è vero e cosa è falso, cosa è corretto e cosa sbagliato, cosa è morale e cosa immorale, ma si sa solo cosa è utile e l'uomo viene visto esclusivamente come produttore e consumatore, perché indignarsi quando qualcuno dice (pure se involontariamente, ché il politically correct non si tocca) le cose come stanno?
La marea di indignati che si sono prontamente sollevati come un sol uomo, si sono mai dati un'occhiata intorno? Hanno mai guardato questa nostra società? Hanno una qualche pallida idea di come è organizzata e strutturata?
domenica 1 novembre 2020
Il sesso nei "secoli bui"
Si usa generalmente l'espressione ironica "bentornati nel medioevo" in occasione di promulgazioni, o tentativi di promulgazione, di leggi di tipo repressivo in ambito sessuale, oppure morale o etico, leggi generalmente considerate retrograde, diciamo così. Da qui l'equivenza tra retrogradismo e medioevo. Altrettanto utilizzato è il riferimento a non bene precisati "secoli bui", coi quali viene generalmente indicata l'epoca medievale, nella falsa convinzione che la lunga fila di secoli che vanno dalla caduta dell'impero romano d'Occidente al rinascimento siano stati secoli di forte rigidità e retrogradismo non solo in ambito sessuale ma anche sociale. Niente di più falso, perlomeno per ciò che riguarda il sesso.
Nonostante ciò che comunemente si crede, infatti, e che anche io credevo, nella società medievale il sesso era considerato né più né meno che uno dei tanti aspetti della vita, e in questa chiave era trattato e regolato, almeno fino a tutto l'XI secolo. Il sesso non era tabù farlo e nemmeno parlarne lo era; faceva parte della vita, della società e anche della letteratura ed era visto generalmente in chiave positiva. Per quanto possa sembrare strano, non era un problema neppure l'omossessualità. Certo, c'erano leggi che ne proibivano la pratica, ma erano generalmente disattese e nessuno si prendeva a cuore il fatto di farle rispettare. Formalmente esistevano, praticamente non ne impedivano la pratica, un po' come oggi il fatto che esistano leggi che proibiscono la corruzione in politica non impediscono che sia praticata.
Pure la chiesa era a quei tempi lontanissima dalla nota sessuofobia a cui siamo abituati ad associarla oggi. Il sesso, in tutte le sue varianti, era largamente praticato, ad esclusione dei monaci (gli unici ad avere obbligo di castità), da chierici, sacerdoti e vescovi. Incredibilmente, almeno pensando alla nostra epoca, neppure l'omosessualità ha mai rappresentato un problema per la chiesa. Boccaccio, ad esempio, era prete ed era omosessuale. Anselmo d'Aosta, arcivescovo di Canterbury, era pure lui omosessuale, e sono pervenute fino a noi le lettere cariche di erotismo che si scambiava coi novizi dell'abbazia di Bec, in particolare con Gilberto, uno dei suoi allievi, con cui aveva una relazione.
Un progressivo, anche se lento, irrigidimento delle posizioni, sia della società medievale che della chiesa, nei confronti delle pratiche e della visione sessuale si ebbe progressivamente a partire dal XII secolo, per raggiungere il culmine con la controriforma e gli inizi dell'età moderna. Paradossalmente, alla luce di tutto ciò, sotto certi aspetti era molto più libertina la società medievale rispetto alla nostra.
Ho riassunto brutalmente in questo post la lezione del grande Alessandro Barbero su questi temi che potete ascoltare qui. Un interessantissimo e divertentissimo (perché Barbero quando spiega diverte anche) excursus storico sul sesso, nella società e nella chiesa, dal medioevo a oggi.
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