Ovviamente mi riferisco con questo titolo all'articolo pubblicato oggi da Punto Informatico. Brevemente, in questo articolo viene evidenziato come il quinto produttore di pc del mondo abbia deciso di semplificare la vita a tutti quegli utenti che vogliono acquistare un pc nuovo senza trovarsi Windows tra i piedi.
Chi si interessa un pò di informatica e di sistemi operativi sa quanto sia difficile oggi trovare un pc senza Windows, e, soprattutto, quanto sia ancora più difficile ottenere un rimborso per un Windows inutilizzato (rimborso sulla carta previsto da Microsoft, ma allo stato pratico estremamente difficile da ottenere).
Acer, probabilmente spinta un pò anche dalle ultime sentenze di questo periodo in merito, ha deciso di venire incontro agli utenti, evitando, tramite pochi e semplici passaggi, il ricorso a lungaggini burocratiche degne di miglior causa.
Tutto ciò sperando, ovviamente, che altre aziende decidano di seguire l'esempio.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
martedì 30 ottobre 2007
Le "grinfie" di Microsoft sul progetto OLPC
OLPC sta per One Laptop Per Child (logo qui a fianco). Il progetto (sito ufficiale qui), ideato dall'informatico Nicholas Negroponte, non ha finalità di lucro ed è stato concepito con l'intento di fornire a ogni bambino di molti paesi in via di sviluppo un pc col quale accedere alla conoscenza e alle moderne forme di comunicazione.La macchina in questione (immagine qui sotto) altro non è che un normale laptop, di dimensioni ridotte e a basso costo, studiato e concepito per ottimizzare al massimo l'impiego di energia, tanto è vero che per farlo funzionare è sufficiente un piccolo generatore che inizialmente era addirittura alimentato a manovella. Tra le caratteristiche tecniche principali vanno sicuramente segnalate la connessione WiFi, la tastiera impermeabile, prese usb e la webcam integrata. Da notare inoltre che non esiste hard disk ma una memoria Flash, che consente agevolmente di archiviare immagini e testi.
Altra caratteristica interessante è il fatto che tutto il software installato nel laptop è open source e gratuito: dal sistema operativo (Linux) fino ad arrivare al word processor, come si legge nell'apposita pagina del sito ufficiale. Insomma un progetto nato all'insegna della più completa libertà in ambito software.
Dal prossimo 12 novembre tale progetto prosegue il suo cammino sulla base della formula give 1 get 1, ossia anche nei paesi "ricchi" (inizialmente USA e Canada) sarà possibile acquistare per $399 una coppia di laptop uno dei quali verrà destinato ai bambini dei paesi in via di sviluppo. Com'è facilmente intuibile, un progetto di tale portata fa gola a molti, in particolar modo a chi vede nel tipo di mercato a cui è destinato il progetto un bacino di possibile utenza (e quindi di guadagno) tutt'altro che trascurabile. E con qualche problema in questo senso Negroponte ci ha già avuto a che fare in passato.
Ovviamente non poteva non dirsi interessato l'acuto zio Bill, il quale già a fine 2006 aveva tentato un primo approccio al progetto. Ma riuscire a "fare entrare" gli elefantiaci sistemi Windows - sulla cui fame di risorse (ram e compagnia bella) circola ogni tipo di leggenda - sul "povero" pc di Negroponte (studiato per funzionare con un'apposita versione di Linux e con molte parti prodotte direttamente dall'associazione) si è rivelata impresa ardua, tanto che il progetto è stato inizialmente abbandonato.
Per poco però, perché da quanto si legge in giro Microsoft, che in realtà non ha mai abbandonato completamente l'idea di far parte del progetto, sarebbe già tornata alla carica. Will Poole, corporate vice president Microsoft, ha infatti affermato, in un articolo apparso qualche giorno fa su Reuters e ripreso da WebNews, che il big di Redmond sta investendo ingenti risorse per tentare di adattare il suo Xp al pc di Negroponte. Insomma, zio Bill vuole a tutti i costi essere della partita; non si arrende all'idea di non poter "infilare" Windows nel suddetto pc (che, come termine di paragone, sarebbe un pò come voler infilare un piede grosso in una scarpa piccola).
E, sinceramente, non potrebbe essere diversamente. L'eventuale esclusione di Microsoft dal progetto, infatti, negherebbe a zio Bill la possibilità di spiattellare sotto il naso di milioni di bambini (potenziali futuri clienti) il suo Windows. Bambini che, viceversa, attualmente hanno la possibilità di iniziare a mettere le mani su pc liberi da vincoli di qualsiasi genere e di imparare fin da subito che l'informatica e i software non sono di "qualcuno", non sono "concessi in licenza" con 40.000 clausole capestro di contorno, ma sono di tutti e tutti hanno la possibilità di metterci le mani.
Scenario, questo, tra i maggiormente temuti da Microsoft.
lunedì 29 ottobre 2007
Cosa c'entrano la stupidità e la crudeltà con l'arte?
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Quando mi sono imbattuto nella notizia ho pensato (anzi, sperato) che si trattasse di una delle tante bufale che girano in rete, ma mi sono purtroppo dovuto ricredere.
Per farla breve, è online una petizione per chiedere che all'"artista" Guillermo Vargas venga impedito di esporre la sua "opera" alla Biennale Centroamericana 2008. Per opera si intende (o almeno il presunto artista intende) un cane malato, legato davanti a una parete bianca e lasciato deliberatamente morire d'inedia.
Non mi sembra il caso di dilungarmi, vi lascio solo alcuni link sulla vicenda in caso desideriate approfondire. Qui trovate l'articolo del Giornale che ne parla, qui invece l'articolo sul Nacion.com, il quotidiano della Costa Rica che ha divulgato la vicenda (traduzione in inglese qui).
Ovviamente - come ho già segnalato qui sopra - una tale barbarie non poteva non dare luogo a una petizione online per chiedere che al cretinetti ideatore della pensata venga impedito di mostrare la sua... scusate non mi sento di chiamarla opera d'arte. In ogni caso la petizione è qui, e al momento in cui scrivo ha quasi raggiunto le 150.000 firme.
Come sapete, raccomando sempre di non divulgare ad amici e conoscenti catene di S.Antonio e appelli vari che piovono nelle caselle di posta. Questo è forse uno dei pochi casi, invece, in cui la segnalazione della petizione è sicuramente cosa buona.
Aggiornamento 01/11/2207.
Paolo Attivissimo, nella puntata del 30/10/2007 (podcast qui) del disinformatico, precisa alcune cose in merito a questa vicenda. Secondo le sue indagini il cane in questione sarebbe effettivamente stato esposto legato come "opera d'arte", ma non sarebbe morto di fame; anzi, sarebbe addirittura riuscito a scappare. Tutta la vicenda, compresa la petizione, sarebbe quindi un tentativo (ben riuscito) dell'autore della furbata per farsi pubblicità.
Questo, a mio parere, non toglie niente alla "bassezza morale" dimostrata dall'individuo, e se la suddetta petizione riuscirà nell'intento di impedirgli l'accesso alla Biennale Sudamericana 2008, sarà comunque stata utile.
Aggiornamento 06/11/2007.
Beh, che dire, quando si prende una mezza cantonata (come pare sia capitato a me), bisogna ammetterlo. Paolo Attivissimo pubblica infatti altri dettagli su questa storia nel suo blog (qui), dove potete anche leggere alcune mie puntualizzazioni pubblicate nei commenti.
Quando mi sono imbattuto nella notizia ho pensato (anzi, sperato) che si trattasse di una delle tante bufale che girano in rete, ma mi sono purtroppo dovuto ricredere.
Per farla breve, è online una petizione per chiedere che all'"artista" Guillermo Vargas venga impedito di esporre la sua "opera" alla Biennale Centroamericana 2008. Per opera si intende (o almeno il presunto artista intende) un cane malato, legato davanti a una parete bianca e lasciato deliberatamente morire d'inedia.
Non mi sembra il caso di dilungarmi, vi lascio solo alcuni link sulla vicenda in caso desideriate approfondire. Qui trovate l'articolo del Giornale che ne parla, qui invece l'articolo sul Nacion.com, il quotidiano della Costa Rica che ha divulgato la vicenda (traduzione in inglese qui).
Ovviamente - come ho già segnalato qui sopra - una tale barbarie non poteva non dare luogo a una petizione online per chiedere che al cretinetti ideatore della pensata venga impedito di mostrare la sua... scusate non mi sento di chiamarla opera d'arte. In ogni caso la petizione è qui, e al momento in cui scrivo ha quasi raggiunto le 150.000 firme.
Come sapete, raccomando sempre di non divulgare ad amici e conoscenti catene di S.Antonio e appelli vari che piovono nelle caselle di posta. Questo è forse uno dei pochi casi, invece, in cui la segnalazione della petizione è sicuramente cosa buona.
Aggiornamento 01/11/2207.
Paolo Attivissimo, nella puntata del 30/10/2007 (podcast qui) del disinformatico, precisa alcune cose in merito a questa vicenda. Secondo le sue indagini il cane in questione sarebbe effettivamente stato esposto legato come "opera d'arte", ma non sarebbe morto di fame; anzi, sarebbe addirittura riuscito a scappare. Tutta la vicenda, compresa la petizione, sarebbe quindi un tentativo (ben riuscito) dell'autore della furbata per farsi pubblicità.
Questo, a mio parere, non toglie niente alla "bassezza morale" dimostrata dall'individuo, e se la suddetta petizione riuscirà nell'intento di impedirgli l'accesso alla Biennale Sudamericana 2008, sarà comunque stata utile.
Aggiornamento 06/11/2007.
Beh, che dire, quando si prende una mezza cantonata (come pare sia capitato a me), bisogna ammetterlo. Paolo Attivissimo pubblica infatti altri dettagli su questa storia nel suo blog (qui), dove potete anche leggere alcune mie puntualizzazioni pubblicate nei commenti.
Assolto? Formalmente sì
Come sicuramente avrete letto in questi giorni, il Cavaliere Berlusconi (foto) è stato assolto, con sentenza definitiva della Cassazione, dall'accusa di corruzione in atti giudiziari nell'ambito dell'inchiesta SME.Ora, non sarò certo io ad avere qualcosa da ridire sulla sentenza, ci mancherebbe: d'altra parte 7 e passa anni di processo avranno pure permesso di arrivare a conclusioni attendibili. Quindi, per me, come per tutti quelli che pensano che la magistratura abbia ancora una sua credibilità, Berlusconi da questa storia esce completamente pulito.
Malgrado ciò non posso esimermi dal far notare che finora abbiamo avuto il solo "dispositivo" della sentenza, ossia appunto il pronunciamento dell'assoluzione (quello che ha dato il via al rito orgiastico dello strombazzamento di media). Le sentenze, però, come si sa, hanno un seguito, che sarebbero le motivazioni della sentenza. In pratica, nelle suddette motivazioni, il giudice che ha pronunciato la sentenza spiega quali sono i motivi reali che hanno portato a quel tipo di conclusione.
E questo accade sempre: quale che sia l'esito della sentenza, e vale per tutti gli imputati. Nel 2003, probabilmente qualcuno ricorderà, Andreotti fu assolto in appello, dopo 10 anni di processo, dalle accuse di associazione mafiosa e associazione a delinquere. Il primo capo d'imputazione (associazione mafiosa) "perché il fatto non sussiste" (prove non sufficienti), e il secondo (associazione a delinquere) per prescrizione. Quindi, in base a questa sentenza, abbiamo la certezza che Andreotti con la mafia non ha mai avuto a che fare, mentre sull'associazione a delinquere, il fatto che l'assoluzione derivi da una prescrizione potrebbe nei più sospettosi generare qualche dubbio. Tanto è vero che sul Corriere di quel giorno si leggeva:
[...] I giudici hanno diviso il capo d'imputazione in due parti: per i fatti precedenti al 1982, per il quale il senatore a vita era accusato di associazione per delinquere, e quello per il quale è stato accusato di associazione mafiosa. Per la prima imputazione i giudici hanno dichiarato prescritto il reato, mentre per l'accusa di associazione mafiosa hanno confermato l'assoluzione. Il presidente Salvatore Scaduti, durante la lettura dei dispositivo, [il neretto è mio] non ha mai citato la parola assoluzione. [...] (fonte)Oggi, qualcosa di simile (pur coi dovuti distinguo) accade con la sentenza di assoluzione di Berlusconi. Formalmente abbiamo l'assoluzione piena dei fatti contestatigli: assoluzione della quale non sono però state ancora pubblicate le motivazioni. E a quel punto, come afferma Travaglio in questo articolo pubblicato sul suo blog, forse qualche sorpresa potrebbe venire fuori.
domenica 28 ottobre 2007
Il canone Rai sulla bolletta dell'Enel?
Per una curiosa coincidenza questo tipo di proposta era stata tirata fuori dal cilindro giusto un anno fa. Allora l'ideatore della genialata si chiamava Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione Rai. La proposta poi cadde nel dimenticatoio, dove sarebbe dovuta restarci.In questi giorni, invece, da quanto si legge in giro, qualcuno ha pensato bene di ritirarla fuori dal suddetto dimenticatoio, e per la precisione si tratta di Carlo Petruccioli, attuale presidente della Rai. Nelle intenzioni, stando a quanto riporta Corriere.it, l'adozione di questo provvedimento dovrebbe avere un duplice scopo: lotta all'evasione (del canone) e "sistemazione" del bilancio (in rosso) della nostra tv di stato. Ora, se una tale proposta passasse, converrete con me, almeno il primo dei due obiettivi verrebbe sicuramente raggiunto.
Naturalmente la sparuta (ma pur sempre reale) minoranza di persone che la tv non ce l'ha potrebbe giustamente aver qualcosa da ridire circa tale provvedimento. In mancanza di direttive precise dovrebbe comunque ritenersi valida quella contenuta nel medesimo provvedimento partorito l'anno precedente, e che cioè chi non possiede un apparecchio televisivo è sufficiente che produca una specie di autocertificazione in merito. Ovviamente qualora si scoprisse che tale autocertificazione non corrisponde a verità si incorrerebbe in conseguenze di tipo penale (Punto Informatico qui).
Finora, però, si tratta di supposizioni e illazioni basate sul nulla, in quanto siamo ancora a livello di proposta (che mi auguro il Parlamento voglia mantenere tale).
Ora, intendiamoci, nessuno ce l'ha espressamente col canone (pardon, volevo dire "tassa di possesso"). In tutti i paesi esiste, e in alcuni è perfino più alto del nostro. Anzi, a chi come me lo paga regolarmente (anche se immaginate con quale stato d'animo), potrebbe paradossalmente apparire come un'agevolazione vedersi "spalmare" i 104 euro nell'arco di un anno (seppure a cadenza bimestrale) piuttosto che pagarli tutti in una volta. Il problema è che la solerzia con cui gli organi preposti si attivano per la ricossione di tale obolo è rivolta esclusivamente alle famiglie.
Siccome infatti per la Rai è apparecchio televisivo qualunque congegno in grado di captare il segnale televisivo, perché non si applica con altrettanto zelo alla riscossione della tassa anche per imprese? Date un'occhiata in proposito a questa indagine condotta dall'Aduc: si vede chiaramente come le aziende o gli enti, che in virtù dei requisiti appena illustrati dovrebbero concorrere alla "spesa", in realtà siano totalmente ignorate dalla Rai. Cosa che se non avvenisse permetterebbe l'incameramento (sempre secondo lo studio dell'Aduc) di quasi un miliardo di euro, ampiamente sufficienti a ripianare il rosso storico dell'azienda di viale Mazzini.
Questo, naturalmente, è solo uno dei possibili interrogativi che pone il pagamento di questo balzello. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, cosa abbiamo noi utenti in cambio. A questo proposito è interessante ricordare le parole dette dal Ministro delle Telecomunicazioni, Gentiloni, quasi un anno fa, in occasione della maggiorazione del suddetto canone da 96,60 euro a 104:
[...] "Mi attendo che le risorse del canone vengano investite per assicurare al servizio pubblico quelle caratteristiche di pluralismo e qualitá definite anche dal recente contratto di servizio tra Rai e Ministero delle Comunicazioni. Il cittadino che paga il canone ha il diritto di essere esigente nei confronti del servizio pubblico." [...] (fonte)E infatti noi siamo esigenti. Tanto è vero che mi incavolo come una bestia (anche se ormai di meno) quando al lunedì sera il film in prima visione su Raiuno ogni tanto interrompe la pubblicità. E così per l'isola dei famosi, i giochetti a quiz scemi del tardo pomeriggio, il tg1 che racconta quello che vuole lui e via di seguito. Forse l'unica trasmissione per la quale vale veramente la pena il pagamento di qualcosa è Report, della Gabanelli.
Per il resto...
sabato 27 ottobre 2007
Due petizioni
Vorrei segnalare due petizioni piuttosto importanti che sono online in questo periodo. Una riguarda tutti; l'altra, invece, in particolare chi gestisce un blog o un sito internet (ma sarebbe comunque cosa buona che fosse sottoscritta anche dai semplici utenti).
La prima si chiama Giustizia e Legalità in Calabria, ed è volta a sostenere quei magistrati che sono vittime di attacchi e delegittimazioni (anche da parte delle stesse istituzioni) per essersi spinti troppo "in là" nelle loro indagini (vedi il recente caso De Magistris del quale ho parlato anch'io). Da notare che questa, nel momento in cui scrivo, ha raggiunt0 la ragguardevole cifra di 67.600 adesioni.
La seconda, invece, fa riferimento alla vicenda di cui ho parlato in un post precedente, ed è sottoscrivibile qui. Il motivo di questa petizione può essere riassunto perfettamente con le parole di Quintarelli:
La prima si chiama Giustizia e Legalità in Calabria, ed è volta a sostenere quei magistrati che sono vittime di attacchi e delegittimazioni (anche da parte delle stesse istituzioni) per essersi spinti troppo "in là" nelle loro indagini (vedi il recente caso De Magistris del quale ho parlato anch'io). Da notare che questa, nel momento in cui scrivo, ha raggiunt0 la ragguardevole cifra di 67.600 adesioni.
La seconda, invece, fa riferimento alla vicenda di cui ho parlato in un post precedente, ed è sottoscrivibile qui. Il motivo di questa petizione può essere riassunto perfettamente con le parole di Quintarelli:
"Se io metto un link a una pagina sul sito X e domani il padrone del sito X mette del contenuto illecito, come posso io esserne ritenuto responsabile? L'unico modo per essere certamente in regola e' non linkare nessuno".Mi pare che non siano neccessari ulteriori chiarimenti.
venerdì 26 ottobre 2007
No, non mi sono dimenticato (del Linuxday ^^)
Ho avuto un pò da fare questi giorni, ma non mi sono dimenticato: domani, sabato 27 ottobre, in tutta la penisola si festeggia l'edizione 2007 del Linuxday.Penso che ormai siano relativamente pochi gli utenti - intendo quelli che in qualche modo hanno accesso a un pc - che sentono questo termine per la prima volta. Molto brevemente, si tratta di un sistema operativo per pc, diverso da Windows, col quale è però possibile fare le stesse identiche cose che normalmente si fanno con Windows.
Qualcuno potrebbe giustamente chiedersi, visto che fa le stesse cose, perché mai si dovrebbe utilizzare un sistema operativo diverso, visto che Windows è praticamente lo standard ed è installato sulla stragrande maggioranza dei personal computer del mondo. La domanda non è campata per aria, tutt'altro. Il problema è che mettersi a descrivere in dettaglio le differenze nello spazio di un post è praticamente impossibile.
Si potrebbe infatti dire che a differenza di Windows Linux è gratuito, che si può liberamente scaricare da internet e installare nel proprio pc, che una volta scaricato da internet si può masterizzare su altri dvd e passare agli amici senza commettere niente di illecito, che non esistono licenze, clausole capestro, codici di attivazione e altre menate simili, che ai protagonisti di storie come questa non sarebbe successo niente se l'avessero avuto al posto di Windows, e che un numero sempre crescente di persone comincia ad averne le scatole piene dei vari Windows. Ma sarebbero le solite cose già sentite e risentite.
Quindi, se volete, fate così: domani è sabato, trovatevi un'oretta libera e fate un salto in uno dei tanti posti (mappa qui) della penisola in cui si svolge la manifestazione. Entrate e chiedete: "perché dovrei provare a utilizzare Linux?"
Ebbene sì: su Twitter anch'io. Venite anche voi?
Era da un pò che sentivo parlare di questo Twitter, e sinceramente (e superficialmente) non l'avevo finora degnato di attenzione (per carattere sono piuttosto refrattario a inseguire di corsa le ultime novità).Due o tre giorni fa, invece, sull'onda dell'entusiamo manifestato in giro per il web da chi aveva cominciato a utilizzarlo, ho deciso di attivare un account anch'io (probabilmente qualcuno di voi se n'era già accorto dal relativo link presente da qualche giorno nella colonna qui a destra).
Si tratta sostanzialmente di un network di messaggistica combinato tra web e SMS. In pratica una sorta di microblog in cui postare note, fatti personali, commenti, link a fatti o notizie, ecc, il tutto sotto forma di messaggio che non deve obbligatoriamente superare i 140 caratteri (spazi compresi, ovviamente). Il flusso delle notizie può essere seguito via feed RSS, via telefonino, via chat, via e-mail, ecc...
Se ad esempio volete seguire in tempo reale quello che sto facendo o leggere la versione "twitterara" (si dice così?) delle cose che scrivo qui, è sufficiente che puntiate il browser verso la mia pagina personale. Registrarsi (da qui) è molto semplice e completamente gratuito. La registrazione offre tra l'altro la possibilità di interagire direttamente con altri utenti registrati.
Ulteriori dettagli, anche su come attivare un account, li trovate qui e qui.
"Condi" e la pacifista

"Condi" è ovviamente Condoleezza Rice, e la pacifista che vedete nell'immagine sopra - che ho tratto dal sito di Repubblica (sequenza completa qui) - è la donna con le mani imbrattate di (finto) sangue che la accoglie al suo ingresso alla Commissione Esteri della Camera.
L'attivista col suo gesto ha voluto emblematicamente ricordare alla Rice chi sono i reali colpevoli del bagno di sangue quotidiano che si consuma in quel paese, e ribadire la sostanziale inutilità del conflitto iraqeno (qualcosa di simile ho scritto anch'io qualche giorno fa).
Penso che, simbolicamente, l'attivista abbia rappresentato la metà del popolo americano che pensa che la guerra voluta da Bush sia stato un gigantesco errore.
giovedì 25 ottobre 2007
Italy in the world
Non so in quanti se ne siano accorti, ma la proposta di legge Prodi-Levi un merito l'ha avuto: quello di mostrare al mondo di che pasta siamo fatti.
Qui c'è il Times con un articolo che è tutto un programma: "Assalto geriatrico ai bloggers italiani". E qui, invece, c'è boingboing.net, il terzo blog più seguito del pianeta (più di 2.000.000 di visitatori unici mensili), che decanta le lodi della famosa proposta di legge.
Non c'è che dire, quando vogliamo sappiamo farci riconoscere.
Qui c'è il Times con un articolo che è tutto un programma: "Assalto geriatrico ai bloggers italiani". E qui, invece, c'è boingboing.net, il terzo blog più seguito del pianeta (più di 2.000.000 di visitatori unici mensili), che decanta le lodi della famosa proposta di legge.
Non c'è che dire, quando vogliamo sappiamo farci riconoscere.
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