Non seguo granché gli europei di atletica di Birmingham, ma mi pare di capire che molti degli atleti e delle atlete che stanno dando lustro all'Italia con ori e bronzi abbiano caratteristiche somatiche, sociali, religiose e familiari non proprio in linea (eufemismo) coi canoni di italianità propugnati da certi generali in questo periodo.
La cosa non sorprende, ovviamente. Già a Tokyo 2020, per esempio, il Corriere censiva 46 azzurri nati all'estero, oltre agli atleti nati in Italia da genitori stranieri. Tra i casi citati c'erano Marcell Jacobs, nato negli Stati Uniti; Yeman Crippa, nato in Etiopia e adottato da una famiglia italiana; Frank Chamizo, nato a Cuba; e Daisy Osakue, nata a Torino da genitori nigeriani.
La cosa è ancora più evidente se guardiamo alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, dove l'Italia ha ottenuto 30 medaglie, il suo record assoluto ai giochi invernali, con 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi. Il CONI stesso ha sottolineato la presenza di storie e provenienze molto diverse nel suo Italia Team.
Temo che se gli atleti italiani fossero rappresentati solo da individui con caratteristiche "vannacciane", il carniere dei nostri atleti sarebbe ben più misero, ma magari sbaglio, eh.
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