sabato 24 gennaio 2026

Scarcerazioni

Le reazioni scomposte di Salvini, Meloni e soci alla notizia della liberazione di Jacques Moretti sono emblematiche delle modalità con cui da sempre costoro si rapportano al loro elettorato: agire sull'emotività e sulla pancia. Salvini è il più lapidario (anche perché da sempre refrattario a qualunque considerazione che vada al di là di una esclamazione): "Vergogna!" 

La signora urlante, invece, ha proposto qualcosa di leggerissimamente più articolato ma altrettanto ridicolo: "Sono indignata. Considero la scarcerazione un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di capodanno e alle loro famiglie". Poi, continuando nella indefessa opera di scavarsi la fossa del ridicolo da sola, aggiunge (tenetevi forte!): "Il governo italiano chiederà conto alle autorità elevetiche di quanto accaduto!"

Ora, se si prova a riemergere da questa infuocata ondata di indignazione da bar e si analizza la vicenda dal punto di vista dei fatti, si scoprono un po' di cose.

Il "signore" in questione è stato scarcerato provvisoriamente, avverbio accuratamente evitato perché avrebbe minato irrimediabilmente la struttura retorica veicolo dell'indignazione, non perché sia stato liberato, ma perché qualcuno ha pagato la cauzione disposta da un giudice elvetico. La cauzione è stata disposta di quell'entità (200.000 franchi) non in base all'umore con cui il giudice si è svegliato una mattina, ma dopo attenta valutazione dei reali pericoli di fuga dell'imputato e sulla base degli esami della relazione esistente tra l'imputato e la persona che materialmente ha pagato la cauzione.

Per quanto riguarda Jacques Moretti, egli non è affatto libero: ha obbligo di firma due volte al giorno, non può uscire dal paese indicato dal giudice, è stato privato del passaporto e rimarrà in questa situazione fino all'avvio del processo. Giova ricordare a ministri e capi di governo dall'indignazione facile (gli stessi ministri e capi di governo che hanno messo il maggiore trafficante di esseri umani su un aereo di stato e l'hanno accompagnato gentilmente a casa) che la custodia cautelare non è un anticipo di pena, è un istituto con lo scopo di impedire il pericolo di fuga di un inquisito, l'eventuale reiterazione di un reato, la possibilità di inquinamento di prove a suo carico. Caduti questi tre presupposti, un giudice può disporre la revoca della suddetta custodia cautelare fino alla celebrazione del processo. 

Per quanto riguarda l'intenzione della signora urlante di chiedere conto della scarcerazione alle autorità elvetiche, credo non valga neppure la pena commentare. A meno che naturalmente non ci si trovi in un bar pieno di elettori di Meloni e Salvini.

9 commenti:

  1. Applausi. Sentirsi vendicati da un articolo è quasi vergognoso ma questa mattina mi sento tifosa. Grazie.
    Ciao Andrea.

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  2. Mi accodo al commento di Sari.
    Però mi sono fatta una domanda: perché non sono stati fatti i dovuti controlli negli ultimi 5 anni, che oltretutto vengono affidati ad una agenzia privata?

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    1. Non ho risposta a questa domanda, bisognerebbe rivolgerla ai competenti organi svizzeri. Può darsi che nel corso del processo venga fuori anche questa risposta.

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  3. Si mostra tanta indignazione per questo caso, ma poi si accoglie un omicida condannato all'ergastolo come un capo di stato e si accompagna un torturatore assassino nel suo paese con un volo di stato invece che arrestarlo. Ipocrisia.

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    1. Beh, del resto questo è un governo che ha fatto dell'ipocrisia il suo marchio distintivo.

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  4. Comunque il buon Massimo ha scritto ciò che volevo dire io molto meglio.

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  5. Mi auguro che il sig. Moretti non scompaia improvvisamente prima del processo… Va bene gli eccessi italici sulla vicenda (ma è una vicenda da poco?…) ma non posso fare a meno di vedere un "meccanismo" nelle dinamiche del paesino elvetico, meccanismo che conosciamo bene dalle nostre parti. Moretti probabilmente è una testa di legno, amministra società e proprietà pesantemente ipotecate, lui del resto non ha soldi (però ha amici che tirano fuori 200mila per liberarlo); la giustizia e l'amministrazione locale sembrano letargiche di fronte a un caso che dovrebbe essere un segnale di sveglia molto potente. Anziché reagire in maniera energica, la Svizzera si ritira dalle manifestazioni previste per Milano-Cortina 2026 perché c'è gente stizzita dall'insistenza mediatica italiana... Una mano lava l'altra? Nell'ordinatissima Svizzera? A me sembra di sì.

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    1. Non ti so rispondere. Quello che so è che Meloni e Salvini hanno "fiutato" una ghiottissima occasione per strumentalizzare politicamente la vicenda e ci si sono buttati a pesce.
      Per quanto riguarda il caso in sé, in Svizzera è prevista la giustizia per censo (come negli USA e altrove), quindi se si hanno i soldi si può attendere il processo a casa, se non si hanno i soldi no. Ma a processo comunque ci si andrà e si sarà giudicati per ciò che si è commesso in base alla legislazione di quel Paese.

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