giovedì 21 settembre 2023

Lingua e religione

Il cancan alzato dalla destra contro il direttore del museo egizio di Torino, credo vada a buon titolo inserito nel novero delle polemiche più stupide apparse in questi tempi infausti. 

In primo luogo perché l'agevolazione alle persone di lingua araba, oltretutto di durata temporale limitata, non è stata l'unica iniziativa promozionale del museo ma ce ne sono state tante altre, alcune ancora in vigore tra l'altro. In secondo luogo perché non esiste alcun automatismo tra lingua parlata e religione professata, anche se è verosimile immaginare che la maggior parte delle persone che parla arabo professi la religione musulmana.

Giova ricordare al vicesegretario delle lega Crippa che in Egitto circa quindici milioni di persone sono cristiani copti, cioè cristiani che parlano arabo. Ma noi siamo sicuri che il Crippa non può non saperlo, eh.

Per mia natura non sono complottista, non ragiono in quel modo lì, ma non posso ignorare quella vocina che continua a suggerirmi che il profluvio di polemiche stupide di questo ultimo periodo non siano altro che armi di distrazione di massa, buttate nel ring mediatico con lo scopo di occultare il fatto che di tutto ciò che questo governo aveva strombazzato in campagna elettorale, a quasi un anno dal suo insediamento non si è ancora visto niente. Ma sicuramente sbaglio.

3 commenti:

LadyJack ha detto...

Secondo me non sbagli tanto. Comunque il discorso relativo alla non coincidenza tra lingua e religione è troppo articolato perché la propaganda di quelli là la prenda in considerazione. A loro giovano idee semplici, che entrino subito in testa e che ci rimangano per poter poi essere ripetute a pappagallo.
Il pensiero critico, questo sconosciuto! È una cosa che mi deprime ogni giorno di più.

Andrea Sacchini ha detto...

È uno dei drammi della nostra epoca: vivere in una società complessa e affrontarla a colpi di slogan, quasi sempre privi di ragionamento retrostante. Non la vedo bene.

Sara ha detto...

L'Egizio era un museo del ministero che circa 20 anni fa è passato sotto una Fondazione, nella storia ben nota che conosciamo per la quale i gioielli di famiglia migliori, ci sbrighiamo a darli ai privati.
Ricordo che nel museo dove lavoro venne un sindacalista vip a dire che era meglio anche per il personale (basta crederci!)
Ogni tanto l'Egizio balza agli onori delle cronache e ne ricava molta pubblicità, ovviamente che va sempre a vantaggio dei privati che lo gestiscono.
Poi che il resto del nostro patrimonio storico, artistico e archivistico, sopravviva con 4 soldi, poco importa mi pare, a meloniani e antimeloniani.
Non mi dicano che con i privati va meglio, perché ho visto cose.

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