mercoledì 4 giugno 2008

Avanti con le priorità: guai a chi intercetta

"La privacy è il primo diritto. Quando alzano la cornetta del telefono, i cittadini hanno il diritto di non essere intercettati."

Queste le parole dell'attuale premier, dette durante un'allegra chiacchierata col presidente della Federazione Nazionale della Stampa. Parole ovviamente sacrosante, almeno in linea generale. E' naturale infatti che a chiunque scoccerebbe essere intercettato mentre parla al telefono; ma il tipo di intercettazione a cui si riferisce il cavaliere non è esattamente questo. Accanto alle patate bollenti dei clandestini e della monnezza a Napoli, non si poteva infatti dimenticare che un progetto di legge, lasciato a metà nel corso della precedente legislatura e attualmente fermo alla commissione giustizia del Senato, andava senza meno portato a termine: quello sulla regolamentazione delle intercettazioni telefoniche.

Si legge nello stesso articolo del Corriere:
È stato Natale [Roberto, presidente della federazione Nazionale della Stampa, ndr] a sottoporre al capo del governo la necessità di tutelare il diritto della stampa di informare i cittadini dei reati emersi durante le intercettazioni. Ma Berlusconi ha risposto: «Capisco, ma la prima cosa è il diritto alla privacy. Comunque la legge dovrà andare in Parlamento e non si tratta di fare cose straordinarie: penso a multe per gli editori che pubblicano intercettazioni. In Europa le intercettazioni si fanno solo sulle organizzazioni criminali di tipo mafioso e per le organizzazioni terroristiche: noi ci dobbiamo adeguare».
Eh, certo, la prima cosa è la privacy. Poco importa che magari in qualche intercettazione si senta qualcuno contrattare senatori con veline o discutere di più o meno lecite scalate bancarie. L'importante è che la gente non lo sappia, o che lo sappia il più tardi possibile. Con buona pace dei giornalisti (intendo quelli degni di questo nome) che per mestiere fanno proprio questo.

Il decreto in oggetto, battezzato in modo molto esplicativo "legge bavaglio" (è ancora online una petizione sul tema), è stato concepito nella scorsa legislatura da Clemente Mastella (prova che su certe questioni destra e sinistra vanno da sempre a braccetto), e prevede pene severissime per i giornalisti che daranno notizie di cronaca giudiziaria a carico di politici, almeno fino alla sentenza d'appello. L'articolo 1 di tale provvedimento, per esempio, recita:
È vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari. Stesso divieto per quel che riguarda conversazioni telefoniche o flussi di informazioni informatiche o telematiche e i dati riguardanti il traffico telefonico, anche se non più coperti da segreto. Anche in questo caso fino alla conclusione delle indagini preliminari o fino al termine dell'udienza preliminare. Se si procede al dibattimento, non è consentita la pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo del Pm, se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello. (fonte)
Coi tempi della giustizia italiana significa dai 5 ai 10 anni, a meno che non intervenga la prescrizione, nel qual caso amen, e chi s'è visto s'è visto.

Ma la cosa interessante della questione è che la divulgazione di tali notizie sarà proibita anche se non sono più coperte dal segreto, situazione che si viene a creare nel momento in cui l'indagato o il suo difensore vengono messi a conoscenza degli atti. I giornalisti che si interessano di cronaca giudiziaria, quindi, se la suddetta legge passerà (com'è prevedibile), possono già cominciare a dirottare la loro attenzione verso altri argomenti: che so, il gossip estivo, ad esempio, oppure la crisi di Carlo e Camilla, la selezione estiva delle veline per la prossima stagione di Striscia e cose di questo genere.

La gente, già anestetizzata da un ventennio televisivo fatto di tette, culi, pacchi e domandine idiote, sarà felice perché non saprà niente di quello che combinano lorsignori, e penserà quindi che tutto sta andando per il meglio.

Fortunatamente, nonostante le minacce di multe milionarie e della galera per chi contravverrà al decreto, c'è già qualcuno che ha detto chiaramente che disobbedirà. Speriamo che non sia il solo.

martedì 3 giugno 2008

Sparate da vice sindaco

Come ho già scritto altre volte, è bello girovagare in rete, perché ogni tanto (anzi spesso, purtroppo) si trovano dichiarazioni che se non fosse per il fatto che rasentano il grottesco, sarebbero anche divertenti.

Qualche giorno fa, il vice sindaco di Treviso, esponente della Lega Nord, noto per essere considerato una sorta di sceriffo anti-immigrati, ha lanciato un accorato appello in difesa della razza canina italiana. Via libera al lupo italiano e al bando invece chihuahua, pechinesi, labdrador, husky e compagnia bella.

"Dobbiamo dire no, invece - ha proseguito il vicesindaco di Treviso - a quei cani stranieri che non sono rispettosi dell'ecoflora nostrana e del nostro ambiente". (AdnKronos).

Forse, più che dire no alle varie razze canine, non sarebbe il caso di cominciare a dire no a certi esponenti del genere umano?

lunedì 2 giugno 2008

Attentati dell'11/9, tra presunti cospirazionismi e rapporti ufficiali

Penso che tutti voi sappiate già che gli attentati terroristici messi in atto nel 2001 da Al Qaeda contro gli Stati Uniti, oltre a essere stati probabilmente i più gravi e tragici della storia d'America, e non solo, sono stati anche i più controversi e discussi.

Discussioni e polemiche sono infatti nate in tutto il mondo intorno alle ricostruzioni dei fatti, ai rapporti ufficiali e alle varie inchieste - governative e non - che si sono succedute nel corso degli anni.

In seno a queste discussioni e polemiche, ha trovato terreno fertile il cosiddetto Cospirazionismo, ossia quella sorta di movimento (chiamiamolo così) che nel caso degli avvenimenti in oggetto sostiene che gli attacchi sono stati portati a termine con la complicità della Cia e dell'amministrazione americana, la quale avrebbe così avuto il pretesto valido per giustificare le successive invasioni di Iraq e Afghanistan.

A parte leggere qua e là in rete le ragioni dell'uno e dell'altro schieramento - complottisti vs sostenitori delle versioni ufficiali - non ho mai approfondito seriamente l'argomento, per il semplice fatto che questa ipotesi - fin dalle prime volte che mi è venuta all'orecchio - mi è sempre sembrata piuttosto strampalata e campata per aria. Diciamo pure impossibile (ci cascò a suo tempo anche Beppe Grillo).

Qualche giorno fa un mio caro amico e collega ha visto il film Inganno Globale e mi ha poi passato il dvd, pregandomi di guardarlo per avere un giudizio in merito. Lì per lì mi sono limitato a dirgli che tutte le ipotesi e le argomentazioni contenute nel film erano già state ampiamente controbattute e smontate da varie ricerche e indagini indipendenti, ma ho comunque guardato il film, rimanendo alla fine della mia opinione.

Uno dei principali sostenitori, in Italia, non della teoria della versione ufficiale, ma dei fatti sperimentati con dati, indagini accurate e prove tecniche, è Paolo Attivissimo, giornalista informatico e "cacciatore di bufale", che avvalendosi della consulenza di periti ed esperti, ha messo in rete una impressionante quantità di articoli, dati, indagini tecniche e traduzioni dei rapporti delle varie commissioni d'indagine. Il tutto raccolto e liberamente disponibile in questo blog, creato all'uopo.

Il motivo per cui ho scritto questo post - oltre che come piccolo omaggio personale a chi si è speso tantissimo in termini di impegno e tempo - è per segnalare che nel suddetto blog sono stati inseriti i link ai vari video caricati su youtube che documentano la conferenza stampa del giornalista (una delle tante che tiene in giro per l'Italia), tenuta vicino ad Aosta l'11 aprile scorso. Conferenza stampa alla quale sono stati invitati - inutilmente - anche esponenti dei cospirazionisti.

Ecco alcuni link utili a chi desidera una panoramica completa della situazione:
  • Qui trovate l'articolo di undicisettembre.info che contiene appunto i singoli rimandi a Youtube
  • Qui trovate la pagina di luogocomune.net dalla quale è possibile scaricare il film-documento Inganno Globale
  • Qui trovate una più che approfondita analisi critica del film
Ovviamente, non avendo il mio amico la possibilità di connettersi a internet, ho provveduto io a scaricare da youtube tutti i filmati della conferenza e a farne un dvd. Poi, magari, vi farò sapere le sue impressioni.

Per chiudere, due riferimenti video (ovviamente rappresentativi delle opposte "fazioni"). Nell'ordine, un trailer del film Inganno Globale e la parte della conferenza di Paolo Attivissimo che smonta pezzo per pezzo uno dei temi salienti e più dibattuti della teoria dei cospirazionisti, quella che vuole che a colpire il Pentagono non sia stato un aereo di linea ma un missile, o comunque qualcosa che gli assomiglia.

Preciso che non ho intenzione di convincere nessuno della bontà o meno di una teoria rispetto a un'altra. Ho letto un po' di documentazione, ho visto sia il film di Mazzucco che la conferenza stampa di Attivissimo, e in base a ciò mi sono fatto l'idea che la teoria del disegno complottista faccia acqua da tutte le parti. Comunque sia, lo scopo di questo post è solo quello di mettere dei riferimenti alla documentazione, in modo che ognuno (ovviamente chi è interessato all'argomento) possa farsi liberamente una sua idea.


Trailer di Inganno Globale




Parte della conferenza di Aosta sull'attentato al Pentagono

domenica 1 giugno 2008

Attivata la moderazione dei commenti, fino a quando i cafoni non si stancano

Nell'ultimo periodo alcuni commentatori si sono presi la libertà di scrivere commenti contenenti provocazioni e insulti, rivolti oltretutto anche agli altri visitatori che commentano in modo civile senza ricorrere al linguaggio da bettola di quarta categoria.

Da quasi due anni gestisco questo blog, e a parte qualche episodio sporadico non ho mai avuto problemi di questo genere. Discussioni, anche accese, ce ne sono state, ma tutte sempre nel rispetto dell'opinione degli altri. Finché ho potuto ho cercato di controbattere ai recenti deliri con le argomentazioni e cercando di non scendere al medesimo livello. Ora, purtroppo, la cosa non è più gestibile e ho dovuto, mio malgrado (chi mi conosce sa bene quanto mi scocci) attivare la moderazione dei commenti, almeno fino a quando la cosa non si risolve.

Mi scuso anticipatamente con chi si è sempre comportato in maniera educata e civile, ma è purtroppo il prezzo da pagare quando l'ospitalità viene scambiata dai cafoni di turno col diritto di sporcare impunemente.

Losing my religion

Ho sempre considerato questo brano uno dei più belli dei tanti scritti dai REM. Inserito nell'album Out of time, del 1991, è stato probabilmente quello che ha decretato l'esplosione planetaria del gruppo.

Nonostante il titolo, che potrebbe trarre in inganno, secondo la Wikipedia il pezzo non tratta tematiche religiose (testo qui), ma si rifà a un modo di dire americano che potrebbe essere l'equivalente di "perdere la ragione".

Il video che ho inserito qui sotto è quello originale del 1991.

Buona domenica.

sabato 31 maggio 2008

Laggiù qualcuno mi odia...

Da questo post del blog "La Mattanza del Compagno" (errori di grammatica e punteggiatura a casaccio compresi):

E' pieno internet di blog di gente un po' fuori dal normale, personaggi che nel più puro stile marxista leninista censurano (eh... la voglia non gli passa mai) omeopati, amici i Travaglio, antiberlusconiani, sostenitori di linux, detrattori della piadina pomodoro e mozzarella, chi più ne ha più ne metta...
Se guardate qui a destra c'è una nuova sezione, "Siti Non consigliati".
Date un'occhiata, nel primo che ho aggiunto, se cercate bene c'è anche il numero di cellulare dell'autore, potete tempestarlo di SMS se vi pare. Ma che gente.



Ora, per carità, non ho mai messo in conto a priori di essere simpatico a tutti, ma - sono sincero - è la prima volta (almeno credo) che mi capita di essere inserito in una lista (lista, insomma) di blog sconsigliati. A differenza però di ciò che molti potrebbero pensare la cosa mi fa piacere.

Anche perché se i post (post?) inseriti nel blog in questione sono tutti più o meno di questo tenore...

Ribadisco, se non vogliono il nostro aiuto, perché insistere? Tra l'altro, non penso che la Birmania ricambierà mai in caso di tragedia italiana. Di conseguenza che senso ha dare... gratis? Abbiamo già i cazzi nostri ai quali pensare. Ne sono appena spariti 60.000 un altro po' di terremoti/tragedie ed il problema si risolverà da se, lasciamoli estinguere. Survival of the fittest!

...se l'amministratore mi avesse messo fra i consigliati mi sarei sentito offeso.

p.s.
ovviamente sto ancora cancellando la "tempesta" di sms arrivati al mio cellulare... :-)

venerdì 30 maggio 2008

Chiude Radio Rock Fm, non porta soldi

La notizia della chiusura di una radio privata in fondo potrebbe anche non apparire interessante, specie se si tratta di una piccola emittente che copre solo alcune zone del nord e centro Italia. Ma è quello che c'è dietro che la dice lunga su parecchie cose.

L'emittente in questione è questa, e domani, 31 maggio, sarà l'ultimo giorno di programmazione. Poi il silenzio. Radio Rock Fm è un'emittente radiofonica che, come dice chiaramente anche il nome, trasmette esclusivamente musica rock, in tutte le sue sfaccettature: hard rock, rock'n'roll, indie rock, punk, progressive e compagnia bella. E' nata 18 anni fa a Milano e ha sempre trasmesso a un folto gruppo di appassionati questo genere di musica. Improvvisamente la chiusura, decisa dai vertici (la società che la gestisce è a maggioranza del gruppo Mondadori) e giustificata con gli alti costi di banda e frequenza per poter continuare a trasmettere.

La peculiarità di questa emittente, oltre al fatto di trasmettere rock 24 ore su 24, è sempre stata quella di non essere allineata al trend imperante nel campo della programmazione musicale radiofonica: non seguiva cioè le mode e non era asservita in nessun modo alle major discografiche. Trasmetteva musica semplicemente per il piacere (condiviso giornalmente da circa 170.000 appassionati) di trasmettere liberamente, semplicemente seguendo il gusto del momento di chi si alternava alla consolle. Una delle pochissime radio - forse l'unica - dalla quale era ancora possibile ascoltare i Led Zeppelin, i Deep Purple, i Pink Floyd.

Una radio, però, con un terribile difetto: non generava introiti. Imperdonabile per un'emittente radiofonica che non vuole abbassarsi a essere un supermarket. Perché le radio, oggi, sono semplicemente questo: dei supermarket musicali in cui dettano legge le case discografiche, che dicono quali pezzi devono essere passati, per quante volte e per quanto tempo. Esattamente come la pubblicità dei pannolini o dei detersivi in tv. La musica ridotta a marketing. Provate ad ascoltare un'emittente musicale per un certo numero di ore: vi accorgerete che certi pezzi (spesso vomitevoli) vengono programmati con una certa frequenza più di altri. E' la pubblicità, sotto forma di major musicali che appunto decidono a tavolino quale pezzo deve essere trasmesso o quale deve diventare il tormentone della prossima estate, con conseguente asfissiante martellamento e in barba a qualsiasi approccio meritocratico. Radio Rock Fm era esattamente l'opposto di tutto ciò.

Alcune parole di Edo Rossi, deejay di punta dell'emittente (fonte):
La situazione di Rock FM è complessa e rasenta il paradosso: vagando qui e là nel web, vengo a sapere che appartiene ad una società greca, partecipata in maniera considerevole dalla Mondadori. Il colosso editoriale italiano è proprietario della società Monradio: fatti un po’ di conti e con un occhio all’esiguo territorio coperto, i capoccia devono essersi resi conto che Rock FM, pur essendo una realtà mediatica consolidata da quasi vent’anni, non soddisfa specifici parametri di produttività. Detto fatto, la radio verrà smantellata, a prescindere dal seguito consistente di ascoltatori e dall’interesse che la sua presenza nel panorama radiofonico italiano suscita in molti artisti, anche stranieri.
Questi i fatti. La considerazione principale e più triste che mi viene in mente è che oggi comanda il denaro: qualsiasi cosa non contempli un adeguato ritorno economico non vale niente. Le cose fatte per passione sono morte, non hanno più ragione di esistere. Tutto è fatto in ragione di una contropartita economica. Diversamente non si viene compresi. Bill Gates non concepisce i programmatori open source perché sostiene che senza un adeguato ritorno economico non è possibile scrivere software di buon livello (infatti si è visto) e una radio viene chiusa perché non soddisfa certi parametri di produttività: tutto coincide e rientra nella logica oggi imperante.

Logica che non è appannaggio di chissà chi, ma che è entrata prepotentemente anche nel quotidiano. Volete sapere quale è la prima cosa che mi viene chiesta quando dico a qualcuno che gestisco un blog? Se si guadagna! Non rientra tra le possibilità contemplate dal mio interlocutore il fatto che io perda tempo dietro a un blog senza averne un ritorno economico.

Diciotto anni di passione e musica non si cancellano in un batter d'occhio. Ecco il motivo per cui gli ascoltatori più fedeli e appassionati hanno creato a proprie spese un sito internet per continuare a tenersi in contatto. Con la sicurezza che questo, anche se non produce "reddito", non verrà chiuso da nessuno.

giovedì 29 maggio 2008

La questione Rete4 spiegata ai semplici

Come probabilmente molti avranno avuto modo di leggere, ieri è stato stralciato, dopo accese discussioni alla Camera, l'emendamento chiamato "salva-Rete4". In pratica, tutto il terzo comma del testo di legge (quello che avrebbe consentito a Rete4 di prolungare ulteriormente il già infinito regime di "provvisorietà di trasmissione" su frequenze non sue) è stato tolto e verrà ripresentato senza le parti - definite dall'opposizione - più "scandalose".

Come probabilmente i miei lettori di più vecchia data avranno notato, ho scritto più volte in questo blog della questione, perché, a parte il fatto in sé, mi pare che sia il caso per antonomasia che meglio descrive la differenza tra l'informazione via internet e quella via televisione. Vi faccio un piccolo esempio.

Ieri, sulla versione online del Corriere, è stato pubblicato qualche commento di Emilio Fede sugli sviluppi della vicenda. Eccone un piccolissimo ma significativo estratto:
"Che il centrosinistra voglia favorire Europa7 a scapito di Rete 4 non ci sono dubbi. E anzi ci sono motivi che non dico ma tutti sanno."
In queste due semplici righe, apparentemente innocue, è concentrata tutta la differenza di cui parlavo più sopra. Perché?


Questo sondaggio, pubblicato sempre dal Corriere online (ho catturato la schermata ieri pomeriggio verso le 18), pur non avendo ovviamente valore statistico, dice chiaramente che la stragrande maggioranza dei lettori online prende le distanze dal provvedimento, o comunque non lo trova condivisibile.

Ora, secondo voi, se la stessa domanda fosse stata posta a persone che in casa non hanno un pc, e che quindi l'informazione se la sorbiscono solo dalla tv, il risultato sarebbe stato lo stesso? Io penso di no, perché ciò che ha detto Emilio Fede rispecchia esattamente il pensiero di chi si informa esclusivamente tramite il mezzo televisivo (con la differenza, ovviamente, che Fede sa esattamente come stanno i termini della questione). La classica casalinga di Voghera, per intenderci.

E non lo dico per ipotesi. Mi è capitato di parlare dell'argomento (abbiate pazienza, sono uno che chiacchiera molto) con persone che (a) o non erano addirittura a conoscenza per niente dell'intera questione, o (b) pensavano, come va dicendo da anni certa informazione di partito, che fossero effettivamente quei cattivoni di sinistra a voler mandare Fede sul satellite per motivi facilmente immaginabili.

Nessuno sapeva niente di Europa7, di Francesco Di Stefano, di bandi di assegnazione delle frequenze televisive, di legge Gasparri, di sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Per il semplice motivo che in televisione si tratta di un argomento tabù: o ti informi in rete oppure non lo sai.

mercoledì 28 maggio 2008

La rivolta dei rivoltanti

Ogni tanto fa piacere leggere qualche bella notizia, anche se sarebbe stato ancora più bello se avesse riguardato l'Italia piuttosto che l'Inghilterra. Speriamo in un prossimo futuro.

In pratica, in ossequio a una recente direttiva dell'Unione Europea, da lunedì prossimo in Inghilterra maghi, astrologi, cartomanti, veggenti, medium, chiromanti e ciarlatani vari dovranno per legge avvisare i propri "clienti" che ciò che divinano è probabilmente falso. O, meglio, potrebbe non rispondere a verità non essendo stato provato sperimentalmente. Questo, naturalmente, ha provocato la rivolta della categoria, poco disposta a rischiare in questo modo di perdere i lauti guadagni derivanti dal fiorente business.

Già me li immagino gli sguardi sorpresi e increduli di tutti quelli che vanno regolarmente a chiedere se troveranno lavoro, se hanno le corna, se hanno qualche possibilità di trovare l'anima gemella, se si manterranno in salute, domandarsi se finora siano stati sempre presi in giro.

Sì, signori, siete sempre stati presi in giro (e, se permettete, un po' ve lo siete meritato), e non lo dico io.

Mi scuso per il tono sarcastico e un po' strafottente, ma quando parlo di queste cose è più forte di me. Non trovo concepibile che nel terzo millennio ci sia ancora chi è disposto a spendere soldi per farsi predire il futuro da un cartomante.

martedì 27 maggio 2008

Addizionali irpef e abolizione dell'ICI, la "ricetta" di Palermo

Qualche tempo fa ho scritto un post in cui facevo delle considerazioni su alcune dichiarazioni scaturite da un incontro tra Tremonti, ministro dell'economia dell'attuale esecutivo, e alcuni rappresentati di enti locali, e riportate dal Sole24Ore (qui).

In sostanza, da questo mini vertice era nata l'idea di compensare parzialmente le minori entrate causate dall'abolizione dell'ICI con un aumento della compartecipazione Irpef.

Detto fatto. La giunta comunale di Palermo sembra aver preso la palla al balzo. Ho infatti trovato casualmente su Repubblica questo interessante articolo. Ve ne riporto uno stralcio:
IL RADDOPPIO dell'addizionale Irpef, che il Consiglio comunale voterà martedì prossimo, svuoterà ancora una volta le tasche dei cittadini: una famiglia media, con marito e moglie che lavorano entrambi e guadagnano 30 mila euro l'uno all'anno, con l'aumento dell'aliquota dallo 0,4 allo 0,8 per cento, pagherà di addizionale comunale 480 euro all'anno contro i 240 che ha finora pagato. Dopo la stangata Tarsu, adesso i palermitani dovranno fare i conti con un nuovo aumento delle imposte che colpisce soprattutto chi paga le tasse direttamente alla fonte, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.
Se non ho capito male, quindi, da una parte hanno tolto l'ICI e dall'altra hanno raddoppiato l'addizionale Irpef destinata ai comuni. La notizia è stata ripresa anche da siciliainformazioni.com.

La decisione, come era facile immaginare, ha scatenato parecchio bailamme, e molte delle critiche sono arrivate da esponenti della stessa maggioranza di centrodestra della giunta comunale, tanto che non è sicuro che gli stessi daranno il loro appoggio martedì prossimo in sede di voto.

Qualcuno - quando in campagna elettorale veniva strombazzata l'abolizione dell'ICI - aveva paventato il rischio che accadesse qualcosa del genere, che cioè il governo togliesse l'ICI e i comuni aumentassero le tasse. Mi pare che qualcosa in questo senso cominci a muoversi.

Matteo Lepore

Da un po' di giorni è sotto tiro Matteo Lepore, sindaco di Bologna, per i disordini e gli atti criminali alla manifestazione con cui si ...