L'INPS si batte per mantenerla in vigore, i ricorrenti alla Corte Costituzionale si battono per vedere equiparato il loro diritto di ricevere la liquidazione con le stesse modalità dei dipendenti privati. Il problema è che se la legge venisse dichiarata incostituzionale, la corresponsione in blocco del tfs a tutti i dipendenti pubblici che sono andati in pensione in questi anni, obbligherebbe lo Stato a spendere circa 12-13 miliardi di euro, una cifra difficilmente sostenibile, visto il tenore delle sue finanze. Ma l'aspetto divertente (si fa per dire) della questione sta nella motivazione, oltre a quella economica, addotta dall'INPS per mantenere la dilazione: troppi soldi erogati tutti in una volta possono essere spesi in modo irrazionale. Cioè, tradotto: se io do troppi soldi tutti in una volta a un pensionato, magari questo poi potrebbe non essere in grado di gestirli come si deve, potrebbe usarli male, sprecarli. Se invece gliene do un po' alla volta magari sta più attento e gli durano di più.
Ora, sorvolando sul fatto che quei soldi appartengono a chi li ha accantonati nel corso della sua vita lavorativa e non all'INPS; sorvolando sul fatto che ognuno è libero di gestire i propri soldi come crede (anche di sprecarli, perché no? E poi chi decide se una certa spesa è uno spreco oppure no, l'INPS?), questa sorta di paternalismo di stato mi pare si collochi tra il patetico e il ridicolo. Ricorda il genitore che elargisce la piccola paghetta settimanale al pargoletto per insegnargli a usarla con criterio e abituarlo a gestire bene i suoi soldini. Indirettamente è come se l'INPS considerasse i pensionati come dei poveri allocchi non in grado di gestire i propri soldi.
Boh, non so, è tutto cosi assurdo da sembrare irreale.
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