Tuttavia, ridurlo a questo sarebbe ingeneroso. Il gotico settecentesco della Radcliffe non punta sul colpo di scena meccanico, non gioca sull'enigma come una macchina narrativa che deve sorprendere a tutti i costi. La suspense è più psicologica che "enigmistica". È tensione graduale, atmosfera, attesa. La natura stessa diventa quasi un personaggio: le foreste, le rovine, i paesaggi non fanno da semplice sfondo, ma partecipano all'emotività della storia. Le descrizioni dei paesaggi - la storia si muove tra Londra, Parigi e la Savoia - sono spesso la parte più riuscita del romanzo. Anche lo stile della Radcliffe è notevole: elegante, letterariamente pregiato. Unico neo: una certa lentezza, tipica dei classici sette-ottocenteschi, cosa che per i lettori di oggi può rappresentare un problema. Insomma, niente a che vedere con la "velocità" della letteratura contemporanea.
Non un capolavoro assoluto, a mio avviso, nonostante sia stato di ispirazione ai maggiori scrittori del XIX secolo (Jane Austen, John Keats, Mary Shelley, Honoré de Balzac, Edgar Allan Poe, Charles Dickens), ma tutto sommato un buon romanzo.

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