sabato 21 febbraio 2026

Il romanzo della foresta



Ho appena terminato Il romanzo della foresta, di Ann Radcliffe, pubblicato nel 1791 e generalmente inserito nel grande filone della letteratura gotica, di cui la Radcliffe è considerata pioniera. Devo dire però che mi aspettavo qualcosa di più cupo, più perturbante, più… gotico, nel senso in cui oggi siamo abituati a intendere il termine. Mi è sembrato invece un gotico molto "all'acqua di rose". Gli unici elementi che richiamano quel tipo di atmosfera sono una vecchia abbazia abbandonata, uno scheletro in una stanza segreta e un'atmosfera che resta sempre sul crinale della suggestione, mai dell’orrore pieno. E per chi, come lo scrivente, è cresciuto con King, Poe, Lovecraft, Stoker, insomma la differenza si percepisce. In certi momenti mi sembrava quasi di leggere I promessi sposi in salsa gotica, specie nel contrasto tra un potente marchese e una giovane donna povera ma affascinante, innamorata di un altro uomo. Più che un romanzo del terrore è soprattutto una storia sentimentale, attraversata da conflitti morali e sociali.

Tuttavia, ridurlo a questo sarebbe ingeneroso. Il gotico settecentesco della Radcliffe non punta sul colpo di scena meccanico, non gioca sull'enigma come una macchina narrativa che deve sorprendere a tutti i costi. La suspense è più psicologica che "enigmistica". È tensione graduale, atmosfera, attesa. La natura stessa diventa quasi un personaggio: le foreste, le rovine, i paesaggi non fanno da semplice sfondo, ma partecipano all'emotività della storia. Le descrizioni dei paesaggi - la storia si muove tra Londra, Parigi e la Savoia - sono spesso la parte più riuscita del romanzo. Anche lo stile della Radcliffe è notevole: elegante, letterariamente pregiato. Unico neo: una certa lentezza, tipica dei classici sette-ottocenteschi, cosa che per i lettori di oggi può rappresentare un problema. Insomma, niente a che vedere con la "velocità" della letteratura contemporanea.

Non un capolavoro assoluto, a mio avviso, nonostante sia stato di ispirazione ai maggiori scrittori del XIX secolo (Jane Austen, John Keats, Mary Shelley, Honoré de Balzac, Edgar Allan Poe, Charles Dickens), ma tutto sommato un buon romanzo.

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