sabato 28 marzo 2020

I luoghi di confino


In questi tempi in cui si è confinati in casa, leggere libri come questo fa uno strano effetto. Ma si tratta naturalmente di due cose diverse, e il confino di cui si parla in questo saggio della storica Anna Foa è stato ben peggiore di quello a cui siamo obbligati oggi dal coronavirus. Il libro narra infatti la storia dei luoghi in cui il regime fascista confinò inizialmente gli oppositori politici e, dal 1938, anno di promulgazione delle leggi razziali, anche ebrei, zingari e omosessuali.

Alcuni anni fa Silvio Berlusconi, in una delle sue tante apologie del fascismo passate impunite, disse che Mussolini mandava gli oppositori politici in villeggiatura, rifacendosi alla nota propaganda del ventennio secondo cui il regime non perseguitava gli oppositori ma si limitava appunto a mandarli in vacanza. Questa forma di propaganda faceva leva sul fatto che i luoghi in cui venivano isolati e confinati gli oppositori erano isole: Ponza, Ventotene, Lipari, Lampedusa, le Tremiti, solo per citare le principali. Ma non solo isole. Anche borghi sperduti dell'Abruzzo-Molise o della Lucania (l'attuale Basilicata) erano utilizzati per confinare gli oppositori. Tra il 1926 e il 1943 l'Italia è disseminata di luoghi di confino.

Ma cos'è il confino? Non è una prigione, almeno non nel senso tradizionale del termine, con cui si indica un edificio con tante stanze con cancelli e sbarre alla finestra, ma a suo modo lo è comunque. Si tratta di una sorta di soggiorno coatto in un determinato luogo, luogo che non ha sbarre alle finestre ma da cui è impossibile fuggire e in cui si è sottoposti a pesantissime limitazioni della libertà personale, al controllo della corrispondenza e alla censura sui libri, l'impossibilità di vedere altre persone, l'essere obbligati a rispondere ad appelli dei sorveglianti a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ma luoghi anche in cui non di rado si soffre la fame e le durissime condizioni imposte.

L'idea del confino non nasce col regime fascista, il fascismo ne ha solo utilizzato ed enormemente ampliato il concetto e l'attuazione, concetto che risale all'Italia preunitaria. Uno dei più tragici esempi di confino risale ai tempi della guerra di Libia dei primi del Novecento, quando l'isola di Ustica divenne terra di confino per i libici sospettati di appoggiare le rivolte contro gli italiani. Fu un capitolo tragico di questa storia perché molti furono i confinati libici che morirono per le disastrose condizioni a cui erano sottoposti. Ancora oggi, sull'isola, vi è un "cimitero degli arabi" che raccoglie le vittime libiche decedute sull'isola, isola su cui, nel dicembre 1926, venne confinato Antonio Gramsci.

Tra i nomi più noti che il regime fascista spedì al confino nelle varie località delle penisola, figurano, oltre al già citato Gramsci, Cesare Pavese, Sandro Pertini, Giorgio Amendola, Pietro Nenni, Giuseppe Romita, Pietro Secchia, Umberto Terracini, Natalia Ginzburg, Eugenio Colorni, Camilla Ravera, Giuseppe Levi, scienziato e maestro di Rita Levi Montalcini, Lina Merlin, la senatrice nota per la legge con cui furono chiuse le case chiuse, confinata per essersi rifiutata, da insegnante, di giurare fedeltà al fascismo. E poi ancora Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli ed Emilio Lussu, solo per citare i più noti.

Il confino non è stata una villeggiatura, né una forma di vacanza, come amano ripeterci i revisionisti un tanto al chilo che ogni tanto fanno capolino in questi tempi bui, il confino è stato il perseguire non tanto i fatti quanto i sospetti, le intenzioni. Il confino è stato un crimine. Ogni altra definizione è, alla luce della storia, scorretta e tendenziosa.

4 commenti:

  1. Sacchini Scchini sei un vero compagno, citi i luoghi di confino fascisti e non dici una parola sui Gulag comunisti. Era scontato: i primi sono da considerarsi crimini gli altri luoghi di villeggiatura. Mah

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    1. Io parlo di ciò che succede in Italia e della nostra storia, e in Italia non abbiamo avuto una dittatura comunista ma una dittatura fascista. Con la storia di quella dobbiamo fare i conti, e molti ancora non li hanno fatti. Quando mi occuperò di storia della Russia parlerò anche di Stalin, Lenin e i gulag. L'idea che siccome critico il fascismo abbia una sorta di simpatia per ciò che ha combinato la dittatura comunista dimostra la pochezza intellettuale di chi la elabora. Sarebbe come se in Russia ai critici della dittatura comunista venisse opposta come obiezione ciò che il fascismo ha combinato in Italia. I suddetti critici risponderebbero: E a noi che ci frega? Noi dobbiamo fare i conti con la nostra di storia, non con quella degli altri.
      È chiaro il concetto? Se no ti faccio un disegnino.

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  2. Sacchini tu, come tutti quelli di sinistra che nella mia lunga vita ho conosciuto, hai difficoltà a reggere un contraddittorio. Sulla pochezza intellettuale di chi ha elaborato il concetto espresso nel commento ( cioè io) dico solo che non mi aspettavo un sarcasmo così immediato dopo solo pochi commenti. In Italia non c'è attualmente una vera democrazia e lo sai bene, esiste invece una spaccatura micidiale tra la volontà della gente comune e l'azione del governo in carica che non ha riferimento elettorale. Si chiama"parlamentarismo" ma il termine non mi convince: al potere attualmente c'è la minoranza se questa per te è democrazia è inutile discutere. Il disegnino con relativo sfottimento te lo rispedisco al mittente.Un'ultima cosa, mi aspetto di vedere censurati i miei prossimi interventi ad onta della tua dichiarazione di libertà interlocutoria. Smentiscimi se puoi senza insultare. Ciao Sacchini

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    1. In Italia non c'è democrazia per i motivi che dici tu, e cioè un governo che non rappresenta la volontà popolare. Democrazia non è andare a votare, votare è solo un modo, uno dei tanti possibili, per eleggere i capi. Anche Hitler è stato eletto. Democrazia è emancipazione, è avere asili nido per poter permettere alle mamme di lavorare, è una sanità efficiente che non ti chiede sei mesi per una gastroscopia e a pagamento c'è posto dopo due giorni. Democrazia è avere una bassa evasione fiscale che permetta a tutti di avere servizi migliori. Democrazia è emancipazione, e noi ne siamo ben lontani. Se pensi che il fatto di poter votare sia sinonimo di democrazia, hai capito ben poco e ti invito a studiare un po'.
      Per quanto riguarda la censura dei commenti, ti avverto che dopo sedici anni di blog ne ho viste di tutte i colori e non ho più la pazienza di una volta, e adesso taglio corto. Se dici cose sensate, passi, se dici cazzate ti indico subito la porta. Il web è grande.
      Regolati un po' tu.

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