"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
venerdì 1 aprile 2022
Precauzioni
giovedì 31 marzo 2022
Prendere il mare
mercoledì 30 marzo 2022
26.4.1986
Nel 1986 avevo 16 anni e ricordo perfettamente la tragedia di Chernobyl. O meglio, ricordo i telegiornali che ne hanno parlato incessantemente per giorni e giorni; ricordo il timore dei miei genitori, dei miei amici, dei miei insegnanti. Si creò una specie di psicosi collettiva riguardo agli effetti che ne sarebbero potuti derivare (la nube radioattiva arrivò in Italia nella notte tra il 29 e il 30 aprile, ma il suo potenziale radioattivo era già quasi completamente esaurito. Si registrò solamente un lieve aumento della radioattività in Lombardia ma con valori sempre sotto la soglia di pericolo).
Mi è capitato per caso tra le mani questo libro e, preso dalla curiosità, ho voluto leggerlo per conoscere nei particolari l'intera vicenda.
È una vicenda che lascia allibiti. Non tanto e non solo per la sua immane tragicità e per le conseguenze civili e politiche che ne derivarono, ma per il fatto che a causarla fu una incredibile sequenza di errori umani. Niente può essere addebitato alla sfortuna o al caso, in questa tragedia, ma solo agli errori commessi dagli operatori che quella notte erano in servizio al reattore 4, quello che esplose: disattivazione dei sistemi di sicurezza, sottovalutazione dei segnali di instabilità che il reattore già mostrava prima che cominciassero i test (per una specie di paradosso la tragedia fu causata dall'esecuzione di un test, uno dei tanti che a cadenza regolare venivano effettuati, che doveva testare proprio la sicurezza del reattore), violazione delle più basilari procedure previste in questi casi nei manuali. Errori commessi non solo nei momenti in cui si era capito che si stava per verificare il disastro, ma anche dopo, a esplosione e incendio del reattore avvenuti, come quello di tentare di soffocare la fuoriuscita di fumo dal reattore gettandovi sopra, tramite l'uso di elicotteri (avvicinarsi via terra era impossibile), sabbia, piombo, dolomite e boro, per un totale di oltre 5000 tonnellate di materiali. La sabbia inizialmente contribuì a fare abbassare la temperatura dell'incendio, ma ci fu una conseguenza inattesa: una volta coperte, le sostanze radioattive ancora incandescenti iniziarono a surriscaldarsi, formando un gigantesco magma alla base della centrale, dal quale si sprigionò poi una nube di vapore radioattivo che andò ad aggiungersi alla nube radioattiva già espulsa dal reattore dopo l'esplosione.
Ma anche la gestione della tragedia da parte dei vertici della centrale prima e della autorità poi fu incredibile. Si cercò inizialmente di minimizzare quanto successe. Ancora molte ore dopo l'esplosione del reattore e conseguente incendio si cercò di non fare trapelare nulla. Neppure i dipendenti della centrale stessa furono messi al corrente, tanto che quelli del turno della mattina successiva al disastro si presentarono regolarmente al lavoro. Solo due giorni dopo la tragedia, agli abitanti di Pripyat, il paese di 50.000 abitanti nelle immediate vicinanze della centrale (Chernobyl è a una quindicina di chilometri), verrà detto di evacuare la città e verranno a loro messi a disposizione dei pullman per allontanarsi. Ma - di nuovo incredibilmente - sarà comunicato loro di non preoccuparsi: l'allontanamento sarebbe stato a puro scopo precauzionale e dopo tre giorni tutti sarebbero potuti rientrare. I cittadini, quindi, lasciarono le loro abitazioni senza prendere bagaglio, se non lo stretto indispensabile per un breve soggiorno fuori città, e se ne andarono dalle proprie case lasciandole così come si trovavano; coi panni stesi sui balconi, le scorte di cibo e acqua per cani e gatti, senza immaginare che a causa degli elevatissimi valori radioattivi nessuno sarebbe mai più tornato. Pripyat è ancora oggi, dopo 36 anni da allora, una città fantasma.
Quello che fecero le autorità governative per cercare di nascondere alla popolazione e al resto del mondo ciò che succedeva è sconcertante. Nessun organo di informazione ne parlava. Nel 1986 internet non esisteva, quindi neppure i social, e giornali e telegiornali erano filtrati dal governo. Ma intanto la nube radioattiva era in viaggio. Inizialmente si spostò verso nord. Oltre che in Ucraina, valori alti di radioattività cominciarono a registrarsi in Russia, Bielorussia, Repubbliche Baltiche, Svezia, Norvegia e Finlandia. Poi un successivo cambio dei venti spinse la nube radioattiva verso ovest: Polonia, Germania settentrionale, Danimarca, Olanda, Regno Unito. Tra aprile e maggio il flusso d'aria contaminato toccherà Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Francia, Svizzera, Austria, Italia settentrionale e centrale. Nei paesi in cui si registrano alti tassi di radioattività ci si comincia a interrogare sulla provenienza di questa attività radioattiva. Alcuni paesi fanno alzare in volo aerei da ricognizione per cercare di capire da dove arrivi la radioattività. E alla fine ciò che doveva restare segreto non lo è più. Il 14 maggio Gorbačëv, tramite un messaggio in televisione alla Russia, in diretta dal Cremlino annuncia ai russi e al mondo quello che il mondo sa già.
La tragedia di Chernobyl è una storia, come tantissime altre, di errori, mancanze, colpe, sottovalutazioni, omissioni, ma soprattutto è una storia che riguarda l'uomo e la sua natura. L'uomo è colui che ha commesso gli errori, errori nella gestione della tragedia ed errori nella progettazione e costruzione dei reattori (lo appureranno incontrovertibilmente tutte le inchieste successive). Ma l'uomo, l'uomo di oggi, è anche colui che ha raggiunto un livello tecnico talmente avanzato per cui la sua capacità di fare è infinitamente superiore alla sua capacità di prevedere gli effetti del suo fare.
lunedì 28 marzo 2022
Phil Collins
La cancellazione dell'uomo
Quando papa Bergoglio dice di smetterla di fare la guerra prima che la guerra cancelli l'uomo dalla storia, come si fa non essere d'accordo? Tra l'altro la cancellazione dell'uomo dalla storia, intesa come effetto ultimo dell'eventuale dispiegamento dell'intero suo arsenale distruttivo, non è un'ipotesi astratta e improbabile. Tutt'altro. Quello a cui però generalmente non si pensa è che se anche l'uomo si autocancellasse dalla storia il mondo mica finirebbe.
Il nostro pianeta ha 4,5 miliardi di anni e i nostri più antichi progenitori sono comparsi due milioni e mezzo di anni fa. Ciò significa che la casa che ci ospita se n'è stata tranquillamente in beata pace per quasi tutto il lunghissimo corso della sua vita, poi siamo arrivati noi, abbastanza accidentalmente, abbiamo combinato un po' di casini e tra un po' ci estingueremo. Dopodiché la suddetta casa continuerà a esistere e a fare il suo corso come ha sempre fatto e come se niente fosse per altri miliardi di anni.
Ovviamente non voglio dire con questo che non sia giusto che la guerra si fermi e che si cerchi in tutti i modi di evitare una sua degenerazione dalle conseguenze imprevedibili. D'altra parte siamo tutti dentro questo mondo e tutti abbiamo piacere di continuare a condurre le nostre esistenze nel migliore dei modi possibile. Dico solo che, se si guarda la cosa da un punto di vista più ampio, se si allarga lo sguardo lasciando da parte per un attimo il nostro gigantesco e antropocentrico ego, una nostra eventuale cancellazione dalla storia sarebbe un evento dei tanti che hanno costellato la storia del mondo, niente di più, niente di meno.
domenica 27 marzo 2022
Tra batteria e chitarra
Una svista ci sta, può capitare. Magari uno è sopra pensiero, un attimo distratto e zac, ecco l'errore. Ma, nel caso specifico, se si ha l'accortezza di guardare un attimo la foto si capisce bene che Taylor Hawkins non sta suonando una chitarra. E ci si arriva anche senza essere musicisti.
Una svista, dicevo, ci sta, il problema è che i giornali e i siti informativi traboccano di errori/sviste simili. Il buon Paolo Attivissimo ci ha quasi costruito un blog intero raccogliendo queste perle, in cui si trovano errori di ortografia, obbrobri linguistici, inesattezze storiche, strafalcioni geografici, scientifici e chi più ne ha più ne metta. E allora, forse, il problema è un po' più grave di una svista e riguarda la qualità del giornalismo di oggi (sistema di lavoro, criteri con cui vengono assunti i giornalisti nelle redazioni, competenze ecc.).
A margine, stavo pensando che, in fondo, sotto alcuni aspetti non è neppure una svista così grave, ed è perfino palusibile che, errore giornalistico a parte, ci siano realmente persone che effettivamente non conoscono la differenza tra una chitarra e una batteria.
Prendete ad esempio un ragazzino di oggi che cresce ascoltando solo Sfera Ebbasta et similia e che magari ascolta questa "musica" (la chitarra elettrica non esiste più e il resto è quasi tutto costruito artificialmente con campionatori e computer) guardando i videoclip su YouTube. Se gli vai a spiegare che una volta la musica si faceva con strumenti veri e che ogni strumento aveva un suo ruolo e produceva un certo suono, potrebbe anche stupirsi.
La stanza segreta di Auschwitz
sabato 26 marzo 2022
Di nuovo su Orsini
Siccome il mio post di ieri su Alessandro Orsini ha messo in mostra nei commenti una certa divergenza di opinioni, ci torno un attimo sopra per evidenziare brevemente alcuni concetti e alcune cose che mi sembra di avere capito su di lui. Per farlo, mi sono sobbarcato la visione della intera puntata di Piazza Pulita dello scorso 13 marzo, puntata in cui è intervenuto il personaggio che ha creato lo scompiglio mediatico che sappiamo e che, a causa delle sue posizioni sul conflitto in corso in Ucraina, si è visto negare la definizione di un contratto con la Rai che prevedeva la partecipazione ad alcune trasmissioni di approfondimento.
La visione della intera puntata ha richiesto da parte mia una buone dose di pazienza e di stoica rassegnazione a fare qualcosa che non faccio più da anni: guardare la tv, e nello specifico i talk-show. Siccome, però, l'origine delle polemiche sta proprio in ciò che Orsini ha detto in quella trasmissione, l'ho guardata e l'ho ascoltato, bypassando così tutto il chiacchiericcio da bar che l'ha frettolosamente è superficialmente definito un filo-putiniano e cose di questo genere.
Ascoltare ciò che ha detto mi ha permesso di capire alcune cose. La prima è che chi l'ha accusato di filo-putinismo non ha capito niente e si è probabilmente fatto influenzare dal solito passaparola internettiano, a cui siamo ormai abituati da anni, privo di agganci alla realtà, cosa questa che è l'ennesima dimostrazione che i social network (ma anche la televisione) e la complessità sono antitetici. Basta ascoltare ciò che ha detto per capirlo. È stata la prima cosa che ha messo in chiaro: condanna senza se e senza ma all'operato di Putin ed evidenziazione del fatto che provare a capire le ragioni che l'hanno portato a invadere l'Ucraina non significa condividerle. Capire, in questo particolare contesto semantico, va inteso come provare a ribaltare gli schemi e il pensiero unico costituito e mettersi per un attimo nella visione delle cose di Putin, ma non significa condividere ciò che ha fatto Putin. Questo concetto del provare a capire il "nemico" (e qui apro una piccola parentesi) è lo stesso che predicavano scienziati come Telmo Pievani, Roberto Burioni e altri, i quali dicevano che per sconfiggere il nemico, in quel caso il coronavirus, condizione primaria è capirlo, mettersi nei suoi panni, perché non si può sconfiggere un nemico se non si capisce come è fatto e come ragiona. E questo vale anche per la geopolitica, non solo per la biologia.
Si può discutere, ovviamente, ed è sacrosanto farlo, sulla idea di Orsini che con Putin si possa e si debba trattare per arrivare alla pace, ma questa teoria, che sostanzialmente si appoggia al famoso "se non li puoi cambattere fatteli amici", non c'entra niente con un ipotetico avallo delle ragioni di Putin, è semplicemente un modo diverso, un diverso percorso, per tentare di arrivare ai medesimi risultati: il cessate il fuoco e la pace. Io non ho la competenza per sapere se le cose che ha detto Orsini siano giuste o sbagliate, se tentare di dialogare e scendere a compromessi con Putin sia una via migliore rispetto a quella di imbottire di armi gli Ucraini per arrivare alla pace. Personalmente sarei tentato di pensare di sì, ma la mia è una opinione generata da idee personali, visioni, retaggi culturali miei, opinione che ha lo stesso peso e lo stesso valore di chi pensa il contrario.
In sostanza, ciò che ho voluto dire nel post precedente è che io non contesto ciò che dice Orsini, io contesto il fatto che a causa di ciò che pensa e delle idee che ha venga ostracizzato e sia preso come casus belli di una divaricazione netta, manichea e a tratti violenta, tra sostenitori e detrattori, come non si era vista neppure tra si-vax e no-vax. In sostanza non difendo le sue idee, su gran parte delle quali neppure concordo, difendo il suo diritto di esternarle in pubblico come chiunque altro.
Per chi voglia farsi un'idea di ciò che ha detto, ho elencato qui di seguito i minuti di ogni intervento del discusso professore, in modo che si possa ascoltare senza equivoci o filtri il suo pensiero e farsi una propria idea.
1:22:40
1:30:20
1:41:15
1:55:30
2:03:25
2:24:15
2:46:30
2:57:35
3:11:45
Microplastiche (nel sangue)
Uno studio olandese ha per la prima volta dimostrato che le microplastiche possono essere assorbite dal sangue ed entrare in circolazione nel corpo umano. In particolare, nel sangue dei soggetti analizzati sono state trovate tracce di vari polimeri (le molecole di cui è costituita la plastica), la cui parte del leone la fa il famoso/famigerato Pet (polietilene teraftalato), ossia il costituente delle normali bottiglie di plastica.
Ricordo una conferenza di qualche tempo fa di Telmo Pievani in cui il grande biologo documentava come le microplastiche, ossia le piccole parti di plastica inferiori a un terzo di millimetro, siano ormai da tempo presenti all'interno della maggior parte delle specie di pesci marini, e avvertiva che se non si modificherà il trend attuale, nel 2050 la massa totale della plastica presente nei mari avrà superato la massa totale di tutta la fauna ittica, giungendo alla conclusione che noi Sapiens siamo la prima specie di questo pianeta a cibarsi dei rifiuti che produce.
giovedì 24 marzo 2022
Sul professor Orsini
Dissociazioni?
Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...
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La professoressa accoltellata da uno studente italiano e salvata da un altro studente originario del Congo, professoressa a cui va tutta la ...
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Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. No, non preoccupatevi, non sono impazzito. Si tratta di uno dei commenti ...

