lunedì 13 luglio 2009

Leggi che avanzano e leggi che rallentano

Non so bene, di preciso, se esista un criterio standard secondo il quale, durante il normale iter parlamentare, alcuni disegni di legge subiscono una accelerazione e altri un rallentamento. Probabilmente no; sono più propenso a credere, infatti, che questi movimenti di "scaletta" dipendano da motivi di opportunismo e dalle circostanze esterne. Nel recente periodo abbiamo avuto almento due movimenti di questo tipo, che sembrano abbastanza singolari e, a ben guardare, dettati proprio da queste circostanze "esterne". Uno riguarda il disegno di legge sul testamento biologico, e l'altro quello, caro al ministro Carfagna, sulla prostituzione. Ma andiamo con ordine.

Il disegno di legge sul testamento biologico, del quale, così com'è, penso tutto il male possibile, ha subito un'improvvisa accelerazione sulla tabella di marcia proprio in questi giorni. Anzi, il testo, già passato a marzo al Senato e in attesa di essere esaminato dalla Camera, è stato infatti presentato addirittura in notturna alla Commissione Affari Sociali in concomitanza con l'inizio del G8 all'Aquila. Perché? Mah! Forse, indirettamente, c'entra il Vaticano.

Voi sapete che la legge sul testamento biologico sta molto a cuore alla corte di papa Ratzinger, specialmente nella formulazione con cui è stata licenziata già al Senato, e voi sapete altresì che i rapporti tra Vaticano ed esecutivo, specialmente dopo il clamore delle vicende "private" del premier, non sono più idilliaci come una volta, tanto che lo stesso premier, che terminato il G8 aveva sperato in un incontro col papa per cercare di ricucire, se n'è dovuto tornare ad Arcore con le pive nel sacco. Penso, quindi, che basti fare due più due per capire i motivi dell'improvvisa accelerazione del ddl.

Allo stesso tempo, però, un'altra legge ha subìto un rinvio piuttosto importante sulla scaletta di governo: quella sulla prostituzione. Legge fortemente voluta dal ministro Carfagna che introduce per la prima volta il reato di prostituzione. L'urgenza iniziale è d'incanto svanita e pare che se ne riparli senza fretta dopo l'estate, con calma. Facciamo due più due anche qui? Beh, qualcuno l'ha fatto.

Qualche considerazione a questo punto sarebbe da fare, e una, in particolare, sorge spontanea, almeno a me. La legge sul testamento biologico è una legge importante perché riguarda la persona, l'etica, la morale, le convinzioni personali, la libertà. Entra direttamente a regolare un qualcosa, il libero arbitrio, che a rigor di logica dovrebbe essere regolato solamente dall'interessato. Può quindi una legge così importante, che dovrebbe essere frutto di ponderazione, riflessione e attenta analisi, essere il risultato di un "mercanteggiamento" al fine, da parte del governo (e soprattutto del premier), di ingraziarsi i favori del Vaticano e, possibilmente, cercare di recuperare i voti perduti (vedi europee) dell'elettorato cattolico?

Le legge, di per sé, è già dal mio punto di vista abbastanza vergognosa. Cosa diventerà se sarà il prodotto di un mercimonio politico?

A chi e a cosa è servito il G8?

Il G8 è finito. I capi di stato, quelli definiti - non si sa ancora bene perché - "grandi", se ne sono tornati a casa e gli aquilani hanno potuto riprendere a circolare liberamente ovunque, senza zone rosse, spazi interdetti e via dicendo. Molti ne hanno addirittura approfittato per effettuare una sorta di pellegrinaggio all'interno della caserma della Finanza per visitare i locali dove hanno soggiornato i partecipanti al summit.

Summit che è stato un successo, sul piano dell'immagine è innegabile: il cavaliere, nonostante i timori della vigilia di qualche colpo basso dai "terribili" cronisti stranieri, ha potuto beneficiare di una sorta di blackout temporale, quasi una specie di clemenza collettiva, che gli ha permesso di superare indenne le conferenze stampa tanto temute senza che nessuno si azzardasse a porre domandine imbarazzanti su cosa ci facesse ad esempio Topolanek a villa Certosa con le appendici pendule al vento, e cose simili.

Quindi, sul piano dell'immagine tutto bene, tanto che lo stesso Berlusconi, trionfante, si è pure lanciato in un "adesso voglio vedere chi parla di declino!", così, giusto per ricordare agli "infedeli" chi comanda. Quindi, all'Italia e al governo, sul piano dell'immagine il G8 è servito sicuramente.

Quello che pare molti giornalisti e molti telegiornali abbiano dimenticato, è però il motivo principale per cui questo summit si è tenuto: la lotta alla povertà e alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Anche qui, pur con qualche eccezione, tutti si sono lanciati in una specie di delirio collettivo facendo risaltare a caratteri cubitali gli impegni e gli accordi raggiunti, elencati nel documento finale redatto da tutti i capi di governo. In particolare quei 20 miliardi di dollari che i grandi si sono impegnati a versare per combattere la fame nel mondo; fame che, in concomitanza con lo svolgersi del vertice, la Fao ha dichiarato colpire per la prima volta nella storia dell'umanità più di un miliardo di persone, addirittura 100 milioni in più di individui rispetto a solo l'anno scorso.

Pochi, però, a parte qualche cane sciolto, hanno messo in evidenza che le promesse, le parole, i miliardi, non sono nient'altro che un impegno a mantenere quanto già promesso nei summit passati e regolarmente disatteso, specialmente dall'Italia. Non c'è niente di nuovo e rivoluzionario nel documento redatto al termine del summit, solo appunto la promessa di cercare di mantenere - almeno questa volta - quanto promesso le volte scorse. Cosa che è scritta chiaramente nel documento stesso.

I paesi del G8 «pur notando segni di stabilizzazione» dell'economia mondiale e «una maggiore fiducia, hanno riaffermato il loro impegno ad attuare le decisioni prese ai summit di Washington e Londra».

E quindi? A cosa è servito questo vertice? Sono state prese importanti decisioni riguardo alle questioni climatiche, dirà qualcuno, come ad esempio l'accordo sottoscritto da tutti per contenere l'aumento medio globale della temperatura entro i due gradi centigradi, certo, ma sempre di un impegno a "fondo perduto", diciamo così, si tratta. E come la mettiamo poi con la promessa solenne di abbattere da qui al 2050 l'emissione di co2 globale del 50%? Che consistenza ha questo obiettivo? Quanti saranno i capi di stato e di governo presenti al summit che tra 41 anni saranno ancora qui a rispondere di queste promesse?

Non si sa. Nel dubbio, India e Cina hanno fatto sapere di non sentirsi affatto vincolati da questo accordo, il che ha provocato il forte disappunto di Ban Ki-moon, segretario generale dell'Onu, che ha bollato come insufficienti gli accordi raggiunti. E d'altra parte la cosa è pure comprensibile: come si fa a nutrire qualche speranza di successo nella lotta al riscaldamento globale se due dei maggiori produttori mondiali di c02 girano i tacchi e se ne vanno? Fa anche questo parte del "successo" del summit? Mistero.

Insomma, fin qui le uniche cose spese, invece dei miliardi di dollari promessi durante gli anni, sono state le parole, quelle sì profuse a miliardi, ma che non hanno portato nessun beneficio a nessuno. Il G8, un appuntamento che si trascina ormai stanco dal 1975, assomiglia sempre più, come scriveva ieri Massimo Giannini su Repubblica, a una bella scatola, irrimediabilmente vuota.

domenica 12 luglio 2009

14 luglio, si muove la stampa estera

Mancano ormai due soli giorni al 14 luglio, e visto che nel frattempo ci sono state alcune novità, ne approfitto per segnalarle. Quella specie di ET che vedete nella foto qui a fianco fa appunto parte di una di queste novità: chi infatti aderisce all'iniziativa può, se vuole, inviare una sua foto imbavagliato; l'immagine verrà utilizzata nella realizzazione del video che sarà diffuso in rete dopo il 14 luglio. Qui trovate le foto degli utenti già pubblicate sul portale dell'iniziativa.

Nel frattempo, ottenute le necessarie autorizzazioni da parte della questura, più di cento persone hanno già dato la loro adesione alla manifestazione reale che andrà ad aggiungersi a quella virtuale in rete; manifestazione che si terrà sempre martedì prossimo, alle ore 19, a Roma, tra piazza Navona e la statua del Pasquino (mappa).

Altra novità piuttosto interessante, è che alcuni giornali stranieri stanno cominciando ad interessarsi all'iniziativa e molto probabilmente daranno visibilità e pubblicheranno articoli sulla protesta. Per questo motivo è stata pubblicata sul sito diritto alla rete una versione in inglese dell'appello (qui in pdf).

Say it isn't true

Ieri sera ho seguito un pezzo di telegiornale, in tv. E poi, non so perché, mi è venuta in mente questa canzone (testo qui).


Buona domenica.

sabato 11 luglio 2009

Finanziamenti all'editoria e giornali che non ne vogliono

Come è noto, la stampa, i giornali, le imprese editrici, sono in (gran) parte finanziati dallo stato tramite l'erogazione di fondi pubblici, i cosiddetti fondi per l'editoria, risorse senza le quali la maggior parte dei giornali che troviamo sui banchi delle edicole sarebbero costretti a chiudere baracca e burattini.

In realtà, inizialmente, le cose stavano molto diversamente rispetto a oggi. Il finanziamento pubblico nasce nel 1981, quando, tramite l'approvazione di un'apposita legge, si è deciso di dare un aiuto economico ai giornali di partito - e solo a quelli - molti dei quali a rischio chiusura per problemi economici. L'intento iniziale, quindi, poteva, diciamo così, essere anche accettabile. Il problema, classico esempio di come funzionano le cose in Italia, è che col passare degli anni, attraverso una serie più o meno lunga di leggi e leggine su misura, di questo finanziamento pubblico si sono appropriati anche gli editori privati e i grandi gruppi editoriali italiani: RCS, Sole24Ore, Espresso-Repubblica e altri.

E, naturalmente, pure l'entità di questi finanziamenti si è nel tempo dilatata, tanto da raggiungere cifre tipo queste e situazioni al limite dell'assurdo (e della vergogna) come quelle denunciate da Report in questa puntata del 2006. Ora, si può discutere finché si vuole della libertà di stampa e dell'indipendenza dell'informazione in Italia, ma bisogna sempre fare i conti col fatto che i giornali sono finanziati dallo stato (col beneplacito del governo). A tal proposito, ricordo che - ne parlavo giusto ieri - nel ddl Sviluppo appena convertito in legge sono stati stanziati per questo scopo 140 milioni di euro per il biennio 2009-2010.

In questo panorama desolante si inserisce però una piacevole novità, della quale, probabilmente, molti di voi saranno già al corrente: esce l'Antefatto. Di solito non è mia abitudine fare pubblicità, ma vale la pena segnalare la nascita di questo nuovo quotidiano (qui c'è il blog), che da settembre sarà in edicola, perché sarà l'unico che vivrà di vita propria. A decidere infatti della sua sopravvivenza o meno saranno gli stessi lettori in misura degli abbonamenti sottoscritti e delle copie vendute in edicola. Niente finaziamenti pubblici, né dallo stato, né dalle banche, né tanto meno dai partiti, come si legge in questa pagina del suo sito. Se vende sopravvive, altrimenti muore.

Vedremo alla prova dei fatti se sarà veramente così. Mi sembra comunque una piacevole novità.

venerdì 10 luglio 2009

Internet in Europa


Un'immagine da sola, a volte, può rendere l'idea meglio di qualsiasi post. Questa qui sopra, ad esempio, potrebbe spiegare magnificamente, tra le altre cose, perché la gente continua a votare Berlusconi.

(via Luca Conti)

Incornato e ucciso dalla... tradizione

Tutti gli anni, l'Encierro, la tradizionale corsa dei tori che si svolge a Pamplona, si conclude con un bilancio più o meno grave a seconda del numero di feriti che finiscono in ospedale. Ovviamente della manifestazione a me non importa un fico secco, così come non me ne frega assolutamente niente di quelli che sono costretti a ricorrere alle cure dei medici, visto che non li obbliga nessuno a mettersi a correre davanti ai tori per le strade della città.

Quest'anno - non accadeva dal 2003 - pare che ci sia scappato il morto: un giovane che sarebbe stato incornato in maniera grave da un toro distaccatosi dal gruppo.

Lo so, sarò cinico, ma in casi come questo neppure di fronte alla morte di un giovane riesco a dispiacermi.

Il ddl Sviluppo è legge, si torna (volenti o nolenti) al nucleare

E' diventato definitivamente legge dello stato, dopo quattro passaggi parlamentari, il cosiddetto ddl Sviluppo, il disegno di legge che contiene numerose norme in materia principalmente di industria ed energia. Qui trovate il testo integrale così com'è stato licenziato dal Senato e qui trovate una sintesi dei punti principali.

Piccola nota a margine. A volte qualcuno mi chiede perché da tempo ormai mi interessi e scriva su questo blog quasi escusivamente di politica. Il motivo è molto semplice: perché da quello che combinano lorsignori dipende in gran parte il nostro stile di vita, le nostre abitudini, le nostre consuetudini. Quello che loro decidono ha cioè ricadute ed effetti sulla nostra vita quotidiana; ecco perché mi interesso e scrivo di queste cose. Se ad esempio, giusto per restare in tema con questo articolo, il governo deciderà in un prossimo futuro di costruire una centrale nuclerare vicino a casa mia e la legge prevede che il mio parere in proposito non è vincolante, secondo voi ha ricadute questa cosa su di me oppure no? Se il governo decide per legge di abolire le intercettazioni, e per giustificare questo provvedimento racconta una montagna di balle, ha ricadute questa cosa sulla mia vita o no? Questo giusto per fare un paio di esempi tra i tanti che si potrebbero fare. Ma torniamo al nostro ddl Sviluppo.

L'intero pacchetto contiene al suo interno una miriade di misure e provvedimenti che sarebbe interessantissimo analizzare singolarmente, ma che intuibili motivi di tempo ovviamente me lo proibiscono, almeno per il momento: si va ad esempio dal ripristino dei fondi pubblici all'editoria alla privatizzazione delle ferrovie, da un inasprimento delle sanzioni contro la contraffazione alla modifica in senso meno restrittivo delle norme sulle class action, cosa che secondo molte associazioni dei consumatori sarà un regalo alle aziende più scorrette e un danno ulteriore agli utenti vittime di truffe.

Ma il capitolo più controverso e contestato è ovviamente quello che riguarda il nucleare. Questa legge, infatti, dà sostanzialmente il via libera a tutto il progetto che vede il ritorno a questa forma di energia, e tutto questo nonostante il referendum col quale, 20 anni fa, la stragrande maggioranza degli italiani ha detto esplicitamente di non volerne più sapere. Come al solito la volontà popolare viene sempre tenuta in grande considerazione. Sul nucleare in sé non torno sopra, ho già scritto a sufficienza sull'argomento, mi premeva solo segnalare alcune norme, ovviamente ancora sulla carta, che intende adottare il governo per perseguire il suo scopo.

Tra tutte spicca senz'altro la sostanziale egemonia decisionale del governo in materia, esplicitata dal primo comma dell'art. 25 della legge, nel quale si legge:

Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicità delle relative procedure, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi e per la definizione delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate.

Chiaro no? Ogni decisione - dalla localizzazione dei siti, alla gestione delle scorie, alle "compensazioni" da corrispondere agli interessati - saranno esclusiva del governo. Scrive a tal proposito Anna Pacilli su carta.org:

A questo proposito, il testo «semplifica» al massimo le procedure e prevede un’autorizzazione unica, rilasciata dal ministro dello sviluppo economico, previa intesa con la conferenza unificata, di concerto con il ministro dell’ambiente, a seguito di un procedimento unico semplificato al quale partecipano le amministrazioni interessate. In più, nel caso non venga raggiunto un accordo con gli enti locali, la scelta del sito la fa direttamente il governo. E comunque tutti i siti individuati possono essere dichiarati «aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciale forme di vigilanza e di protezione», cioè secretate e militarizzate. In pratica, decide tutto il governo nazionale e le comunità locali che non sono d’accordo si arrangiano.

Esattamente quanto c'è scritto alla lettera "f" dello stesso comma citato prima:

determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall'articolo 120 della Costituzione (questo).

Insomma, se il governo decide di costruire una centrale in una data regione, in un determinato sito, paese, città, si può fare tutto il casino che si vuole, ma la decisone finale spetta ad esso. Sarà interessante vedere nei prossimi mesi cosa succederà e come intenderà il governo porsi nei confronti delle regioni che hanno già detto no agli insediamenti nucleari. Avremo nuovi casini come quello scoppiato in Basilicata nel 2003? Da notare, tra l'altro, che all'epoca non era neppure prevista a Scanzano Jonico la costruzione di una centrale, ma solo lo stoccaggio di scorie. Vi immaginate cosa succederà quando si dovrà discutere con le popolazioni interessate della costruzione di un impianto di produzione?

Cosa farà il governo? Manderà i militari coi manganelli? Non si sa. Una cosa si sa: che mentre le più grandi autorità scientifiche in materia dicono all'unisono che il nucleare è sostanzialmente un ritorno alla preistoria dell'energia, e mentre lo stesso Obama, negli Stato Uniti, ha messo in cima alle sue priorità di governo le fonti energetiche rinnovabili, noi abbiamo Scajola che vuole tornare al nucleare. E lo farà con noi o senza di noi.

Prendete nota.

giovedì 9 luglio 2009

G8: da La Maddalena a L'Aquila (e ritorno?)

Mentre scrivo queste righe, a L'Aquila è appena passato George Clooney a spasso tra le macerie, ultimo personaggio di una sfilza di noti e meno noti, importanti e meno importanti, che a vario titolo sono venuti da quel famoso 6 aprile in "pellegrinaggio" in questa terra. La visita di Clooney non è casuale. Come dice infatti lui stesso:

"Gireremo un film qui alla fine di settembre"
[...]
"Avevamo esaminato le location gia' prima del terremoto - ha spiegato Clooney - e le abbiamo riviste dopo. E' sorprendente vedere una citta' che ha subito tanti danni. Credo che questo sia il miglior modo per dare una mano alla popolazione colpita dal sisma e rilanciare l'economia."

Eh già, è sorprendente - dice lui - vedere una città che ha subito tanti danni. Naturale. Per chi ci sta un quarto d'ora e poi se ne va è naturale che sia sorprendente. Per quelli che invece dal 6 aprile sono ancora lì, magari la sorpresa ha già lasciato il posto a qualcos'altro (speranza? rassegnazione? indignazione?).

Questa uscita del noto attore attore americano, mi ha dato l'occasione per segnalare un'inchiesta di Act!onaid, inchiesta attraverso la quale la nota associazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo cerca di rispondere ad alcune domande, tipo: c'è stato un vero risparmio economico nella decisione di spostare il G8 da La Maddalena a L'Aquila? Le opere iniziate là, e ancora non terminate, che fine faranno? Gli stanziamenti dei fondi per la ricostruzione e per il G8 sono stati gestiti in maniera trasparente? Le popolazioni terremotate, prime beneficiarie della (per ora solo sulla carta) ricostruzione, sono sufficientemente coinvolte in tutto il progetto di ricostruzione o sono costrette a "subire" passivamentele decisioni prese dall'alto (e da altri)? Le popolazioni terremotate hanno avuto un effettivo beneficio, come vanno affermando i media da tempo, dallo spostamento nella loro terra del prestigioso vertice internazionale? Se sì, quale?

LE CREPE NEL G8, l'inchiesta di ActionAid sullo spostamento del G8 all'Aquila. from Alice on Vimeo.

Immagini da Ceuta

Alcune immagini da Ceuta. Due soldati spagnoli consolano un ragazzino marocchino che è riuscito a raggiungere la spiaggia e un militare dell...