sabato 10 gennaio 2026

Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai


Tempo fa Siu, un'affezionata lettrice di questo blog, mi aveva segnalato questo libro in un commento a un post e mi aveva incuriosito. È un libro interessantissimo ma che lascia l'amaro in bocca, e lo lascia in particolar modo a me, che tra qualche mese diventerò nonno con la consapevolezza che la mia nipotina sarà costretta a vivere nel malridotto pianeta che gli avrò lasciato. 

Lo so, il cambiamento climatico è un tema palloso che non scalda i cuori, anzi spesso infastidisce, irrita, fa sbuffare perché mette in discussione il nostro stile di vita, la nostra identità, le azioni che compiamo ogni giorno, e nessuno vuole interferenze nella propria vita, nessuno vuole sentirsi dire che mangiare carne e utilizzare gli aerei sono i due comportamenti che da soli scaricano la metà delle emissioni di CO2 nell'atmosfera del pianeta. Per capire quanto il cambiamento climatico sia un tema fastidioso basta vedere come vengono trattati gli attivisti climatici e il dileggio che viene riservato a Greta Thunberg, considerata qualcosa meno di una povera cretina che si fa manipolare dalle lobby ecologiste.

Il libro di Motterlini non è però un libro sul clima in senso stretto, ma sulle nostre teste: su come funzionano male quando si tratta di capire problemi complessi, lenti, globali, e su come questi limiti cognitivi, amplificati da interessi economici, ideologie e disinformazione, ci rendano incapaci di reagire in modo adeguato alla crisi climatica. La mia nipotina vivrà su un pianeta dove milioni di persone saranno costrette a migrare e spostarsi per fare fronte agli eventi climatici estremi e alla carenza di cibo provocati dal surriscaldamento del pianeta; un mondo che avrà a che fare con scioglimento di ghiacci e innalzamento dei mari, scarsità d'acqua e siccità, insicurezza alimentare, senza contare l'impatto sulla salute umana dovuto all'aumento delle temperature e delle ondate di calore (negli anni dal 2022 al 2024 in Europa 181.000 decessi sono stati causati dalle ondate di calore, un aumento del 23 per cento rispetto agli anni precedenti).

La tesi di fondo del libro è semplice e inquietante: non è vero che non sappiamo cosa sta succedendo, lo sappiamo benissimo (la documentazione scientifica in questo senso è sterminata). Quello che manca non sono i dati, le ricerche o le evidenze scientifiche, ma la capacità collettiva di tradurle in decisioni coerenti e concrete - per rendersene conto basta guardare i risultati dei simposi annuali sul clima: roboanti dichiarazioni di intenti sempre non vincolanti. Il disastro è sotto i nostri occhi eppure continuiamo a rimandare, minimizzare, razionalizzare. Non perché siamo stupidi, ma perché siamo umani. E non vuole essere una giustificazione, sia chiaro.

Motterlini mostra con chiarezza quanto i nostri bias cognitivi - l’avversione alle perdite, la preferenza per il presente, l’illusione del controllo, il conformismo - giochino contro di noi. Il cambiamento climatico è il nemico perfetto: non ha un volto, non arriva all’improvviso, non colpisce tutti nello stesso momento. Così il cervello lo archivia come un problema lontano, astratto, sempre rimandabile a domani, mentre invece è prossimo, imminente, anzi ci siamo pienamente dentro. Ed è qui che l’amaro in bocca diventa più intenso. Perché se il problema fosse solo convincere i negazionisti, potremmo illuderci che basti spiegare meglio la scienza. Invece il libro ci dice che il vero ostacolo siamo noi, anche noi che ci consideriamo informati, sensibili, razionali. Sapere non basta, e questo è forse l’aspetto più sconfortante.

La domanda implicita del libro diventa quindi personale: che cosa sto facendo - che cosa stiamo facendo - davvero, al di là delle buone intenzioni, per non lasciare a chi verrà dopo di noi un pianeta più fragile, più ingiusto, più inospitale? Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai non offre soluzioni facili, né ricette consolatorie, ma ha il grande merito di spostare il problema nel posto giusto: dentro di noi, nei meccanismi con cui decidiamo, votiamo, consumiamo, scegliamo cosa ignorare. Questo non è un libro catastrofista, ma realista. Gli scienziati che ormai da decenni si sgolano per avvertire che stiamo arrivando al punto di non ritorno non lo fanno perché sono catastrofisti, ma perché sono realisti. Le accuse di catastrofismo sono uno dei pretesti classici per continuare a non fare niente. Sempre.

giovedì 8 gennaio 2026

Trump e il "bias di conferma"

La tragedia di Renee Nicole Good, la donna che a Minneapolis è stata uccisa con un colpo di pistola sparato a bruciapelo da un agente dell'antimmigrazione, è emblematica dell'eterno scontro frontale che Trump ingaggia quotidianamente con la realtà. Lo scontro è proprio tra la realtà documentale dei fatti e la sua personale narrazione dei medesimi fatti.

Nel caso specifico, l'insistenza con cui ancora adesso Trump continua a sostenere la tesi dell'investimento, nonostante i video e le testimonianze dimostrino il contrario, è qualcosa che in parte ha a che fare con la psicologia.  Ma non solo. 

Trump ha costruito la sua intera campagna elettorale e il suo attuale mandato sull'idea che le città americane siano sotto l'attacco della "sinistra radicale" e che le forze dell'ordine siano le uniche a proteggere i cittadini. Ammettere che un agente federale dell'ICE, la sua agenzia simbolo, abbia sparato senza motivo a una donna disarmata distruggerebbe questa narrazione. Il cervello di Trump (e quello dei suoi sostenitori) filtra quindi la realtà per farla coincidere con le proprie convinzioni preesistenti. Se l'agente è "il buono", allora la donna deve aver fatto qualcosa di terribile. Questo spiega perché, invece di correggere il tiro di fronte all'evidenza, Trump spesso raddoppia, dichiarando addirittura che la donna ha "violentemente, intenzionalmente e ferocemente" investito l'agente e arrivando a dire che è un miracolo che lui sia vivo.

Tutte balle: la donna non ha investito nessuno (né ha mai avuto intenzione di farlo) e l'agente è vivo e vegeto; ma non perché è intervenuto un miracolo a salvarlo, semplicemente perché la donna non l'ha investito. Se non ricordo male, piegare e distorcere la realtà per farla coincidere con le proprie convinzioni preesistenti, si chiama "bias di conferma", che di per sé non è una condizione intrinsecamente patologica, ma può diventare problematica quando porta a decisioni irrazionali, credenze rigide, polarizzazioni. E Trump è - credo pochi non se ne siano accorti - tutte queste cose qui.

Lo smartphone e noi

Sto leggendo Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai di Matteo Motterlini. È una versione digitale e la sto leggendo sullo smartphone, lo stesso smartphone con cui sto scrivendo questo post. All'improvviso, durante la lettura, mi è venuta in mente la mia libreria di casa, con le centinaia di libri che vi sono accatastati, e mi sono chiesto: che senso ha tenere una libreria in casa, oggi, dal momento che tutti i volumi di quella libreria e milioni di altri titoli (potenzialmente tutti i libri esistenti) sono disponibili sullo smartphone? Poi ho pensato alla mia raccolta di CD e ai miei vinili e, come sopra, mi sono chiesto: che senso ha tenere in casa vecchi compact disc e vecchi vinili, dal momento che è possibile ascoltarli sullo smartphone?
​
Il discorso si potrebbe allargare ad altri servizi di cui oggi usufruiamo tramite smartphone o PC. Penso, ad esempio, alle email che hanno preso il posto delle vecchie lettere, che una volta si scrivevano a mano e poi si andavano a imbucare nella cassetta all'angolo della strada; penso al conto corrente bancario, che oggi si può comodamente gestire da smartphone (alcune banche online mettono addirittura a disposizione consulenti raggiungibili in videochiamata), mentre una volta ci si doveva recare fisicamente in filiale; penso alle vacanze, che si possono scegliere e prenotare direttamente, mentre una volta si doveva telefonare a ogni albergo per informarsi sulla disponibilità. Penso ai quotidiani, che oggi si possono leggere su smartphone mentre una volta occorreva recarsi fisicamente in edicola. Penso ai biglietti per navi, treni, aerei o concerti, oggi reperibili tramite smartphone mentre una volta occorreva acquistarli fisicamente. Anche film e serie TV oggi si possono guardare su smartphone, e si potrebbe continuare (su YouTube si vedono pubblicità di psicologi e psicoterapeuti che offrono prestazioni tramite videocollegamento).
​
C'è qualcosa che gli smartphone non hanno ancora raggiunto? Forse le farmacie. Se serve un'aspirina o un antibiotico, è difficile che possa arrivare tramite smartphone: tocca andare in farmacia. Anche per fare la spesa è ancora obbligatorio recarsi in un negozio di alimentari (a meno che, non avendo voglia di uscire, si ordini la cena tramite app e si aspetti uno dei tanti schiavi del terzo millennio che vengono a consegnarla a casa in bicicletta). Sicuramente ho dimenticato qualcosa, ma è solo per dire che, forse, a volte non abbiamo reale contezza di quanta parte della nostra vita abbiamo messo in quella scatolina elettronica che teniamo in tasca.

martedì 6 gennaio 2026

Neve


Qua in Romagna nevica ininterrottamente dalla scorsa notte e ha smesso un'oretta fa. Era da un po' di anni che qua nel riminese la neve non si faceva vedere, se si escludono saltuarie, veloci e ininfluenti spruzzate, e lo spettacolo delle spiagge della riviera imbiancate, ma anche delle colline dell'entroterra, ha sempre un suo fascino.
Adesso però basta, ché qua domattina si deve andare al lavoro :-)

lunedì 5 gennaio 2026

Da che parte si sta

Questa mattina Repubblica ha messo in prima pagina foto dei manifestanti pro-Maduro scesi in piazza per protestare contro la sua cattura da parte degli americani; il Foglio (e anche il Giornale) hanno messo in prima pagina foto di manifestanti che festeggiano invece la sua cattura. Le due testate sono emblematiche delle modalità con cui l'informazione, e di riflesso l'opinione pubblica, si approcciano alle vicende storiche del nostro tempo: per partigianeria. Le testate di destra sono filo-trumpiane, appoggiano il rapimento di Maduro (anche la Meloni ha detto che l'intervento è stato legittimo) e quindi cercano di far passare l'idea che tutto il paese e tutti i venezuelani avallino l'intervento militare USA. Repubblica, invece, fa l'opposto. Ognuno tira acqua al suo mulino.

Nella realtà l'opinione pubblica venezuelana è profondamente divisa su quanto è successo. Molti cittadini venezuelani all’estero, per esempio nella comunità Little Caracas di New York, hanno manifestato gioia per la rimozione di Maduro, mentre dentro il Venezuela la situazione è molto incerta e controversa. I sostenitori di Maduro si sono schierati apertamente contro l’intervento statunitense, vedendo l’azione militare come un’aggressione ai danni della sovranità nazionale. Altri cittadini sono spaventati o confusi, preoccupati per la violenza e l’incertezza del futuro. Poi c'è la parte di opinione pubblica venezuelana critica verso il governo che, pur lieta dell'allontanamento del presidente venezuelano, non celebra l'aggressione militare esterna e teme l'instabilità che sicuramente genererà tutta l'operazione.

Insomma, una situazione caotica e complessa, che andrebbe affrontata con cautela, ponderazione e approfondimento, nel mondo dell'informazione e dei social (figurarsi!) si trasforma nel solito "o di qua o di là". Niente di nuovo sotto il sole.

domenica 4 gennaio 2026

Sopra eroi e tombe


Difficile definire un romanzo come questo. Direi oscuro, intenso, complesso, dove si intrecciano gotico, poesia, dramma, follia, introspezione, storia. Un romanzo che esplora le pieghe più profonde della psiche umana. La narrazione è visionaria ed estremamente psicologica e si concentra sulla mente tormentata di Fernando e sul destino della decadente famiglia argentina Vidal Olmos.

La storia d'amore impossibile, drammatica e tragica tra il giovane Martín e Alejandra, donna che si porta dentro un lacerante segreto che non svelerà mai a Martín, si svolge sullo sfondo dell'Argentina degli anni '50, in concomitanza col culmine e successivo declino della prima fase peronista. Ma non è un romanzo politico o storico, questo, gli elementi di storia contemporanea argentina sono solo un sottofondo degli avvenimenti; il fulcro narrativo si concentra più sui conflitti psicologici e personali dei personaggi.

Fino a una decina di giorni fa, prima di questo post di Massimo, non conoscevo né questo romanzo né il suo autore, solo in corso di lettura ho scoperto che Ernesto Sábato è stato uno dei più grandi scrittori dell'America Latina e che questo romanzo è universalmente considerato - a ragione, direi - uno dei suoi capolavori.

sabato 3 gennaio 2026

Letture digitali


Il 2026 appena iniziato per me rappresenterà una specie di rivoluzione per quanto riguarda la lettura. In 55 anni di vita non ho mai letto un e-book, sempre e solo libri di carta, e ho sempre cercato di ritardare il più possibile l'ingresso nel mondo della lettura digitale. Finché ho ceduto e ho scaricato sul mio smartphone le due applicazioni che vedete qui sopra.

Quella a sinistra è Google Play Libri, l'app di Google per leggere gli e-book; quella a destra, MLOL Ebook Reader, è l'applicazione che consente di leggere in formato digitale i libri reperibili nel circuito bibliotecario dell'Emilia-Romagna. Precisazione: la lettura di libri cartacei sarà sempre la mia prima scelta, la lettura di libri digitali sarà la via d'uscita in caso non riesca a reperire fisicamente quelli che mi interessano. A questo proposito, l'app per leggere i libri reperibili in biblioteca l'ho scaricata perché, purtroppo, in Romagna il servizio del prestito interbibliotecario è disponibile solo a pagamento ed è anche piuttosto costoso. Siccome mi sono stancato di fare chilometri per andare a prendere (e poi restituire) i libri nelle biblioteche della Romagna, se un libro non sarà disponibile fisicamente nella biblioteca di Santarcangelo lo scaricherò e lo leggerò in formato digitale.

L'app di Google probabilmente non la userò mai perché, in genere, è molto difficile che un libro non sia reperibile nel circuito delle biblioteche. Da anni, ormai, la maggior parte dei libri che leggo li prendo in prestito in biblioteca e anche questa è stata una sorta di scelta obbligata perché in casa comincio ad avere problemi di spazio. Siccome non ho la possibilità né lo spazio per allestire una biblioteca libirintica come quella di Umberto Eco, devo giocoforza ripiegare su altri sistemi. Provo quindi a entrare nel mondo degli e-book, pur con più di una titubanza, e vedo cosa succede.

Oggi tocca al Venezuela

Per chi fosse sorpreso dall'aggressione militare, e relativi bombardamenti, degli USA al Venezuela, ecco un breve elenco di precedenti storici in cui gli Stati Uniti hanno compiuto azioni militari contro altri Paesi senza un mandato formale delle Nazioni Unite, operazioni spesso giustificate come autodifesa, lotta al terrorismo o protezione di cittadini ma secondo il diritto internazionale considerate aggressioni unilateralmente decise:

1) Invasione dell’Iraq (2003). Contesto: Gli USA e una coalizione guidata da Londra hanno invaso l’Iraq sostenendo che Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa e che fosse legato al terrorismo internazionale. ONU: Non c’era un mandato diretto del Consiglio di Sicurezza per l’invasione. Conseguenze: Crollo del regime di Saddam, occupazione decennale, guerre civili interne, crisi umanitaria massiva. Rilevanza: Precedente di invasione senza mandato ONU con giustificazione unilaterale.

2) Attacchi in Libia (2011) Contesto: Durante la guerra civile libica, gli USA hanno condotto bombardamenti aerei contro le forze di Gheddafi, principalmente con la NATO. ONU: Il Consiglio di Sicurezza ONU aveva autorizzato una no-fly zone e la protezione dei civili (Risoluzione 1973), ma gli attacchi sono stati interpretati da alcuni critici come oltrepassaggio del mandato perché hanno contribuito al rovesciamento del regime. Conseguenze: Instabilità prolungata, guerra civile, crescita di milizie e terrorismo in Libia.

3) Attacchi in Kosovo (1999) Contesto: Gli USA e la NATO bombardano la Serbia per fermare la repressione dei kosovari albanesi. ONU: Non c’era mandato ONU diretto per l’intervento militare. Conseguenze: Cessate il fuoco e ritiro delle truppe serbe, ma controversie sul rispetto della sovranità nazionale.

4) Invasione dell’Afghanistan (2001) Contesto: Dopo l’11 settembre 2001, gli USA invadono l’Afghanistan per colpire Al Qaeda e i talebani che li ospitavano. ONU: L’ONU ha approvato alcune risoluzioni contro il terrorismo, ma non c’era un mandato diretto per l’invasione. Conseguenze: Guerra ventennale, instabilità regionale, oltre 2 milioni di vittime civili e militari.

5) Interventi in America Latina e Caraibi (varie decadi). Granada (1983): Operazione “Urgent Fury” senza mandato ONU per rimuovere un governo filo-comunista. Panama (1989): Operazione “Just Cause”, arresto del presidente Manuel Noriega, giustificata dagli USA come protezione dei cittadini americani e lotta al narcotraffico. Conseguenze: Entrambi gli interventi hanno violato formalmente il diritto internazionale, ma hanno avuto conseguenze politiche limitate a livello internazionale.

Riassumendo, gli USA hanno sempre agito unilateralmente quando ritenevano che la loro sicurezza nazionale e/o i loro interessi strategici fossero a rischio. Sempre. Non è questione di Trump o di chi c'era prima o di chi verrà dopo, è una questione di politica degli imperi. Qui, a dire il vero, non sembra neppure tanto una questione di sicurezza quanto di interessi economici (il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere del mondo) e geopolitici (estensione dell'influenza americana in Sudamerica). Poi vabbe', tra qualche ora Trump ammanterà tutta l'operazione con una patina di nobili motivi, che sono sempre quelli: rimozione di un regime corrotto, criminale e autoritario, lotta al narcotraffico, al terrorismo ecc. Niente che non si sia già visto e sentito.

(Ovviamente aspettiamo un commento della signora Meloni o di qualcun altro del governo, e anche di tutti quelli che da anni propongono ossessivamente, in altri contesti, il mantra dell'aggressore e dell'aggredito.)

venerdì 2 gennaio 2026

Promesse

Dal primo gennaio è scattata una lunga serie di rincari che incideranno in modo diretto e indiretto sulle spese delle famiglie: sigarette, gasolio, assicurazioni, autostrade, tasse di soggiorno. Sono poi stati introdotti due nuovi balzelli, uno sulle transazioni finanziarie e uno, i famosi 2 euro, sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi extra-UE. Quindi aumenteranno i costi di mobilità, consumi e servizi. 

Il governo Meloni è entrato in carica a ottobre del 2022 e da allora le entrate totali e la pressione fiscale sono aumentate rispettivamente di 1 punto e di 1,3 punti percentuali di PIL: ai valori di oggi significa che sono più alte di circa 28 e 22 miliardi di euro. Nel 2025 la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il suo massimo storico: 42,8% del PIL.
Non male per un governo che nel 2022 vinse le elezioni con la solenne promessa di abbassare le tasse.

In realtà di promesse ne fece tante: ponte sullo stretto, fantasmagorico piano casa, 25 miliardi per le imprese, abbattimento delle liste di attesa nella sanità, abrogazione delle accise sui carburanti (le hanno appena aumentate), abrogazione della legge Fornero (Salvini autorizzava gli italiani a spernacchiarlo qualora, a un anno dall'insediamento del governo, la legge Fornero non fosse stata abrogata: è ancora saldamente al suo posto ed è stata peggiorata). Quelli del Post hanno raccolto in un elenco le 10 promesse mancate più clamorose tra le tante tradite. 

La fortuna di questo governo, e in generale più o meno di tutti i governi, è che il consenso oggi viene attribuito su basi sentimentali e ideologiche, non razionali. Se venisse attribuito coi criteri della razionalità, se cioè la gente votasse i governi a partire dal grado di realizzazione di quanto promesso, questi qui non avrebbero mangiato neppure il panettone del 2022.

giovedì 1 gennaio 2026

Il discorso di Mattarella

I discorsi di fine anno di Mattarella, ma anche dei suoi predecessori, sono sempre esercizi di retorica. Sono anche esercizi di sincretismo politico che hanno lo scopo di fare un po' il punto della situazione, ma che per loro natura non sono graffianti per non scontentare o irritare nessuno. L'arte della retorica consiste anche nel riuscire a nascondere messaggi o indicazioni tra le locuzioni, e chi redige i discorsi dei presidenti è maestro in questo.

La retorica non racconta quasi mai lo stato delle cose come è realmente - non è suo compito farlo. Per rendersene conto basta leggere alcune delle cose che ha detto Mattarella ieri sera. A questo riguardo ci sarebbe molto da eccepire, ad esempio, relativamente ai livelli di "libertà e democrazia" nel nostro Paese. Formalmente siamo una democrazia, è verissimo, ma sostanzialmente non si tratta di una democrazia di qualità così come la racconta Mattarella, specie se la si rapporta al concetto di emancipazione sociale a cui, obbligatoriamente, la qualità della democrazia è legata. 

Ma anche la funzione sociale del lavoro e del Sistema sanitario nazionale non sono nella realtà come li ha descritti Mattarella nel suo discorso. Siamo così sicuri, poi, che "l’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale"? Conosco più di un analista geopolitico che avrebbe parecchio da ridire su questa affermazione. Magari in passato di più, oggi questo fantomatico rilievo appare parecchio ridimensionato. Anche la frase "Non vanno ignorate, ovviamente, lacune e contraddizioni ma eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione" mi pare presenti qualche criticità. È vero che 80 anni fa, all'alba della nostra Repubblica, la situazione era quella descritta, ma mi sembra che anche oggi, pur con le evidenti differenze rispetto ad allora, il livello generale di incultura e l'emigrazione di italiani verso lande più favorevoli non siano esattamente problemi di poco conto.

Il passaggio che però mi ha lasciato più perplesso è quello sulle guerre in corso. Dice Mattarella: "Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte."

Messa giù così sembra - ma magari è solo un'impressione mia - che l'Ucraina sia sotto le bombe e Gaza nella morsa del freddo. Nel primo caso Mattarella nomina in maniera chiara i bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche ucraine, nel secondo caso sembra più voler derubricare il tutto a una faccenda climatica. È vero che i bambini di Gaza muoiono di freddo, ma muoiono di freddo per le condizioni disumane in cui Israele li costringe a vivere: villaggi fatti di tende in balia delle intemperie. Attualmente nella striscia di Gaza ci sono circa 30.000 bambini orfani perché genitori e familiari sono stati uccisi dall'esercito israeliano. Bambini di cui nessuno riesce più a prendersi cura, abbandonati a loro stessi nel fango delle tendopoli. I responsabili della loro morte per assideramento si sa benissimo chi sono, caro presidente Mattarella: ci voleva poco a dirlo. Così come ci voleva poco a imbastire un discorso più realista, onesto e meno sfocato, retorico e compiaciuto. Anche a costo di irritare qualcuno.

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...