giovedì 23 ottobre 2025

Canzoni di ieri e di oggi


Mi si rimprovererà, probabilmente a ragione, di essere un po' fissato con l'idea che il livello qualitativo della musica della mia generazione era significativamente più elevato di quello odierno. Non sto dicendo che la musica di oggi sia tutta da buttare, magari nei circuiti un po' più di nicchia o underground c'è anche oggi musica di qualità, così come del resto ai miei tempi assieme alla musica di qualità c'era anche quella usa e getta. Ma, mediamente, credo che il livello qualitativo generale di allora fosse di gran lunga più elevato. Me ne rendo conto ogni volta che ascolto i cantautori degli anni Settanta e Ottanta (nei Novanta cominciava già a vedersi una certa flessione in questo senso).

Ieri, ad esempio, ho riascoltato l'album Signora Bovary, di Francesco Guccini. Guccini, assieme a Paolo Conte e a pochi altri, è stato probabilmente uno dei cantautori più colti e raffinati che abbiamo avuto in Italia, degno rappresentante di quella generazione di musicisti-narratori che nelle loro canzoni raccontavano storie, scavavano nell'interiorità dell'umano e disseminavano i loro versi di richiami alla letteratura e alla storia. Nell'album di Guccini in questione almeno due canzoni si distinguono più delle altre in questo senso e una di queste è Scirocco.

Già l'incipit del testo lascia quasi senza fiato per la sua bellezza: "Ricordi, le strade erano piene di quel lucido scirocco, che trasforma una realtà abusata e la rende irreale. Sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco, e in via de' Giudei volavan velieri come in un porto canale". Pensate alla genialità di utilizzare l'aggettivo lucido per definire un vento e all'impatto emotivo che genera questo inusuale accostamento, apparentemente privo di senso. Ma anche l'immagine delle torri che si alzano in un largo gesto barocco sorprende per il suo cozzare contro il senso comune e contro la linearità di significato che usiamo attribuire alle cose e alle espressioni. Poi si entra nella storia col richiamo a via de' Giudei. Credo si sia capito da questi elementi che la vicenda narrata nella canzone si svolge a Bologna. Le torri citate da Guccini sono infatti le famose Garisenda e Asinelli, strutture di origine medievale che avevano sia funzioni militari che gentilizie. Ma anche la citata via de' Giudei è densa di richiami storici. Si tratta infatti di una delle vie principali del ghetto ebraico di Bologna. Il nome via de' Giudei deriva dalla presenza di famiglie ebree ancora prima della creazione del ghetto. Il nome fu mantenuto fino agli anni Trenta, quando, in seguito alla promulgazione delle leggi razziali, a cui seguì un certo clima antisemita, fu cambiato in via delle Due Torri.

La vicenda narrata nella canzone riguarda una relazione extraconiugale. Il testo prosegue con l'immagine di un uomo seduto a "un tavolo da poeta francese" in un bar sotto le due torri. A un certo punto arriva frettolosamente una donna, e arriva "danzando nella rosa di un abito di percalle che le fasciava i fianchi", si siede al tavolino, ordina qualcosa e i due cominciano a parlare. Non si sa di cosa parlano, ma a un certo punto lei si alza e se ne va frettolosamente, uscendo dal bar senza voltarsi indietro. È un arrivederci? Un addio? Non si sa. Mentre la scena si svolge, Guccini racconta con versi mirabili tutta la lacerazione e il conflitto interiore dell'uomo, "schiacciato fra lei e quell'altra che non sapevi lasciare, tra i tuoi due figli e l'una e l'altra morale, come sembravi inchiodato..." Dopo che lei se n'è andata "lui restò come chi non sa proprio cosa fare, cercando ancora chissà quale soluzione, ma è meglio poi un giorno solo da ricordare che ricadere in una nuova realtà sempre identica..."

La vicenda si chiude... beh, il finale non ve lo racconto, lo lascio raccontare a Guccini stesso.




L'altra perla di questo album è la canzone che gli dà il titolo, Signora Bovary, una splendida e poetica riflessione sul senso della vita, vita scandita da giorni che "gocciolano come rubinetti nel buio", da "atri a piastrelle di stazioni secondarie", dai pensieri di ognuno che spesso "sono come i cani in chiesa, che tutti prendono a calci", e dall'eterna domanda su cosa ci sia là in fondo, "quando bene o male faremo due conti". La lascio qui di seguito, con tutto il suo carico di riflessioni che suscita e con la ferrea convinzione che tra la musica della mia generazione e quella di oggi non c'è storia.


Detesto i refusi

Rileggendo oggi il post di ieri su Sinner, mi sono accorto di un refuso: impero astro-ungarico invece di impero austro-ungarico, refuso vergato nonostante prima di pubblicare il post l'avessi riletto più volte. Detesto i refusi e prima di pubblicare qualsiasi cosa rileggo più volte per accertarmi che nello scritto non vi siano errori ortografici, grammaticali o sintattici, ma a volte non basta e qualcosa mi sfugge (dovrei assumere un correttore di bozze ma al momento non saprei come pagarlo).

Quindi, ecco, chiedo gentilmente ai miei 32 lettori la cortesia di segnalarmi errori che dovessero trovare scorrendo i post. Grazie. (Nel frattempo mi sto interessando per un appuntamento con un bravo professionista in grado di trattare gli ossessivi gravi.) :-)

mercoledì 22 ottobre 2025

Vespa e Sinner

Restando sullo stesso piano retorico di Bruno Vespa qualcuno potrebbe chiedersi: Perché un italiano dovrebbe guardare Bruno Vespa in TV? Se si riflette qualche secondo su questa domanda credo si possa ammettere che è arduo riuscire a rispondere. Con Sinner la faccenda è più semplice: è uno dei più grandi tennisti del mondo, è simpatico (dicono), alla mano e, cosa più importante di tutte, con la sua fama planetaria ha creato quella sorta di effetto-plagio che a noi umani piace tanto e in cui amiamo immergerci, per cui tanti italiani che fino a poco tempo fa confondevano una racchetta con una ciaspola oggi sbavano per il bel biondo tirolese. Se un gruppo italiano di tifosi di Sinner andasse in Cina e incontrasse un gruppo cinese di tifosi di Sinner, le distanze geografiche e culturali verrebbero annullate all'istante e tra i due gruppi scatterebbero l'amore e un certo afflato ricollegabile a qualcosa che assomiglia alla fratellanza universale. L'effetto Sinner spiegato dal punto di vista antropologico è più o meno questo. Converrete con me che con Vespa il medesimo discorso sarebbe un tantino più complicato.

Ma il vespaio suscitato da Vespa, mi si perdoni qui il non voluto gioco di assonanze, credo derivi maggiormente dal fatto che il conduttore di Porta a Porta ha osato negare l'italianità del tennista, che in un Paese come il nostro, dove un certo sciovinismo è ancora saldamente presente nell'inconscio collettivo, è qualcosa di molto simile a un sacrilegio. La questione, tuttavia, credo non sia affatto peregrina né semplice da dirimere. Sinner è italiano? Direi che dipende. Formalmente certo che è italiano, visto che è nato a San Candido. Ora, è vero che a San Candido si parla tedesco e il territorio in cui è inserito è stato annesso al Regno d'Italia solo alla fine della prima guerra mondiale con la sconfitta dell'impero austro-ungarico, ma Sinner è nato dopo il 1918, mi pare, quindi formalmente sì, è italiano. Ma sostanzialmente? Boh, difficile rispondere. Bisognerebbe chiedere a lui come si sente. Quello che si sa è che parla tedesco a livello madrelingua e utilizza quella lingua normalmente quando si interfaccia coi suoi familiari. Ma anche il suo italiano è più o meno allo stesso livello. Idem l'inglese. Quindi?

La questione delle tasse forse pone meno problemi. Da questo punto di vista direi che non è certamente italiano, dal momento che la residenza fiscale l'ha trasferita da tempo nel principato monegasco per sfuggire ai voraci tentacoli del fisco nostrano. Poi, naturalmente, va sempre precisato che non tutte le tasse le versa nella graziosa città-stato sulle rive del Mediterraneo nota per i casinò di alta classe e i porti pieni di yacht, in quanto i proventi delle vincite conseguite in giro per il mondo vengono ecumenicamente tassati secondo le legislazioni locali e rimangono all'interno del paese che ha ospitato l'eventuale competizione. Se per esempio non si fosse rifiutato di partecipare alla imminente coppa Davis, che si giocherà a Bologna, gli eventuali introiti derivanti da quel torneo sarebbero stati tassati secondo la legislazione italiana e sarebbero rimasti qui. Ma il punto della questione, comunque, è che fiscalmente non è residente in Italia, come del resto accade per gran parte dei personaggi più celebri e ricchi del nostro paese.

Quindi direi, tornando alla questione sollevata da Vespa, che Sinner è sicuramente italiano dal punto di vista formale, da quello sostanziale... magari non completamente, ecco. Ma il dramma reale è che Bruno Vespa è italiano. Qui, purtroppo, dubbi non ce ne sono.

Impronte

La scomparsa in poco più di 60 anni del quarto lago piu grande del mondo, che aveva un'estensione equivalente alle superfici di Piemonte, Lombardia e Veneto messi assieme, spiega più di tanti report scientifici l'entità delle impronte che la nostra specie ha lasciato e lascia continuamente sul pianeta. La storia raccontata dal Post, che non conoscevo, è impressionante. Un lago formatosi circa 18.000 anni fa dallo scioglimento dei ghiacciai alla fine dell'ultima era glaciale è stato reso un deserto in pochi decenni per meri motivi economici, ennesima prova dell'ambivalenza della nostra specie, capace di scolpire la Pietà, dipingere la Gioconda e scrivere la Divina commedia, e nello stesso tempo capace di distruggere un pezzo alla volta la casa in cui abita.

martedì 21 ottobre 2025

Mieli

Se non ricordo male, in passato qualche saggio di Paolo Mieli l'ho letto. Ne ricordo uno che si chiama Il tribunale della storia e un altro dal titolo Le verità nascoste, due libri anche piuttosto interessanti. Ma li lessi prima dell'invasione dell'Ucraina e prima dell'attentato di Hamas contro gli israeliani e all'epoca non avevo una conoscenza approfondita dell'autore, ho imparato a conoscerlo un po' meglio dopo questi due eventi e a conoscerlo molto bene dopo la sua uscita di ieri.

lunedì 20 ottobre 2025

Fallimenti


In questi casi mi chiedo sempre chi abbia fallito. La famiglia? La scuola? La società nel suo complesso? Qual è stato l'anello mancante nel lungo percorso che dovrebbe portare gli ammassi sanguinolenti di organi che siamo a capire la differenza tra bene e male?

domenica 19 ottobre 2025

Schiavismo



Questa pagina mi ha fatto venire in mente Umberto Galimberti quando scriveva che la lotta di classe è finita alcuni decenni fa quando padrone e servo (simbolicamente negli anni Settanta Agnelli da una parte e gli operai dall'altra) sono oggi dalla stessa parte e hanno come controparte il mercato e la tecnica. E come fai a prendertela con qualcuno? Chi è il mercato? Da cosa è rappresentato fisicamente?

Interessantissima anche la definizione di schiavismo moderno, non più basata sull'assunto che lo schiavo è colui che è gravato dalla fatica e dall'obbligo di lavorare per sopravvivere, ma è colui che da persona viene declassato a cosa, a strumento, indipendentemente dal grado di consapevolezza di ciò. 

Sembra quasi incredibile che questo saggio sia stato scritto a metà degli anni Sessanta del secolo scorso. Si tratta di un libro molto difficile e impegnativo, almeno per me, ma estremamente interessante.


Herbert Marcuse 

L'uomo a una dimensione, l'ideologia della società industriale avanzata 

Ormai vale tutto

Continuare a seguire le vicende politiche del nostro paese diventa progressivamente sempre piu difficile, perché il dibattere politico non si svolge più - questo succede grosso modo dall'avvento del berlusconismo in qua - nel recinto della legittima critica tra "avversari", col sostantivo "avversari" che già denota di suo la deriva imboccata, ma si svolge nel solco di guerre verbali che lasciano sostanzialmente il tempo che trovano e che servono solo a eccitare gli istinti più retrivi del consesso degli uditori.

Solo negli ultimi 15 giorni sono stati utilizzati fiumi di inchiostro sui giornali e fiumi di bit in rete su dichiarazioni che c'entrano molto con le curve degli stadi e quasi niente con qualcosa che assomigli a sostanza, come ad esempio la sferzata della capa di governo secondo cui la sinistra (quale sinistra? Qualcuno la vede?) sarebbe caratterizzata dallo stesso livello di fondamentalismo di Hamas, a cui replica Landini col suo "cortigiana", a cui si aggiunge Elly Schlein col suo "con l'estrema destra al governo la libertà e la democrazia sono a rischio" (qui un fondo di verità c'è, a dirla tutta).

Ma si tratta di urla che lasciano il tempo che trovano. Nella finanziaria appena partorita dal governo è previsto un aumento di 20 euro alle pensioni minime, che arrivano così a poco più di 600 e rotti euro al mese. Ci sono milioni di persone in Italia che campano con poco più di 600 euro al mese e nessuno si scanna su questo, un trafiletto a pagina 18 e poi tutto passa in cavalleria. L'ISTAT ha prodotto l'ennesimo report sulla drammatica situazione della povertà nel nostro paese e anche qui nessun sussulto. Mattarella ha lanciato ieri l'ennesimo grido sull'ormai imbarazzante forbice tra la costante perdita di potere dei salari delle persone comuni e gli emolumenti di manager e dirigenti di partecipate, società pubbliche e grandi industrie. Tutto a pagina 18 e via. Però pagine e pagine di discussioni su lui ha detto questo, lei ha detto quest'altro, lui ha fatto questo, lei ha fatto quest'altro.

Che palle, viene voglia di non seguire più niente e di mettersi a suonare.

sabato 18 ottobre 2025

Perché quella battuta di 5/4?

Tra le cose di cui sicuramente non fregherà nulla ai miei 32 lettori ci sono i motivi per cui Franco Battiato ha inserito all'interno della canzone Voglio vederti danzare una battuta di 5/4 in un brano interamente in 4/4, cosa a cui ho pensato dopo averla riascoltata casualmente alla radio. Ma partiamo dall'inizio. 

La canzone Voglio vederti danzare è inserita nell'album L'arca di Noè, pubblicato nel 1982. Questa è la copertina.

 

 

L'album uscì un anno dopo il leggendario La voce del padrone, che fu il primo vinile nella storia della musica italiana a raggiungere e superare il milione di copie vendute. L'arca di Noè si fermò invece a 550.000. All'interno di quest'album, in cui spiccano pezzi bellissimi ed evocativi come L'esodo e Clamori, c'è la già citata Voglio vederti danzare, qui in una bellissima versione dal vivo.

 


Come può accorgersi facilmente anche chi non è ferrato in musica, la canzone ha un andamento ritmico regolare in 4/4, cioè è possibile contare ripetutamente la sequenza 1-2-3-4 durante lo svolgimento del brano e i conti tornano sempre, diciamo così. Tranne in un punto, e precisamente dove il testo recita: "...e gira tutto intorno alla stanza, mentre si danza...". Ecco, sulla parola "intorno" la battuta in cui è inserita la frase si allunga di un quarto e diventa di 5/4, creando una asimmetria ritmica e uno sfasamento evidentissimi, che possono anche lasciare perplessi. Tanto è vero che in alcune cover, tipo quella di Prezioso e altri, l'asimmetria viene eliminata modificando il testo in modo che possa stare in una battuta di 4/4, evitando che tutto l'insieme perda di fluidità. Nel caso specifico, l'originale "...e gira tutto intorno alla stanza, mentre si danza..." diventa "...e gira tutta la stanza, mentre si danza...".

Ma perché Battiato ha creato questa asimmetria? Questa cosa me la chiedevo già da bambino ogni volta che ascoltavo il brano, e non sapevo come rispondere. Oggi la risposta la so. In primo luogo perché Battiato era un genio e i geni è noto che non stanno ai canoni della normalità (chi conosce il suo periodo di musica sperimentale a cavallo tra i Sessanta e i Settanta sa a cosa mi riferisco), in secondo luogo perché questa "sospensione" rende il ritmo più "etnico" e danzante, coerente col tema della canzone.

Ho mandato ChatGPT in giro per il web alla ricerca di dichiarazioni del cantautore che spiegassero le ragioni di questa scelta ma è tornata a mani vuote. La relativa pagina Wikipedia afferma che "la canzone svolge una funzione di celebrazione della danza in chiave etnica e sottolinea lo spirito dello 'spostamento' tra Est e Ovest." Alla fine, ciò che è sicuro è che non si tratta di un errore né di una imprecisione, è una scelta stilistica voluta la cui spiegazione stava solo nella mente geniale del grande cantautore.

venerdì 17 ottobre 2025

Ucraina, la guerra e la storia


Ci sono due modi per approcciarsi alle vicende complesse della nostra epoca: leggere gli articoli dei quotidiani o (meglio) leggere i libri che trattano delle suddette vicende. A questo proposito ho appena terminato questo interessantissimo saggio scritto dallo storico Franco Cardini e dal generale Fabio Mini, che negli anni 2000 ha ricoperto l'incarico di capo di Stato maggiore del comando Nato per il sud Europa. 

La parte più interessante del libro è la prima, quella scritta da Cardini, che indaga le cause storiche che hanno condotto al tragico epilogo dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Come ormai tutti dovrebbero sapere, la guerra russo-ucraina (in realta guerra russo-americana) non inizia il 24 febbraio del 2022, bisogna tornare indietro almeno fino al colpo di mano ucraino in funzione antirussa del 2014, come data di inizio. Ma i prodromi di quello che sarebbe successo cominciarono a prendere forma già negli anni Novanta del secolo scorso, quando - e qui Bill Clinton ci mise molto del suo - furono progressivamente disattese le rassicurazioni sul non allargamento a est della Nato fornite da tutti i paesi europei alla Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica, rassicurazioni riassunte dalla dichiarazione del 17 maggio 1990 dell'allora segretario Nato Manfred Wörner: "Il fatto che noi siamo pronti a non schierare un esercito della Nato fuori dal territorio tedesco offre all'Unione Sovietica una stabile garanzia di sicurezza".

Poi, come si sa, o come almeno sa chi ha voglia di approfondire un po' andando oltre l'infantile invaso-invasore, le cose andarono diversamente. Questo ovviamente non significa giustificare ciò che ha fatto la Russia, sia ben chiaro, significa solo provare a sviscerare una vicenda complessa vecchia di secoli per cercare di capire come si è arrivati alla guerra che da tre anni insanguina l'Europa orientale. Una guerra in cui la Nato, quella Nato che secondo Papa Francesco abbaiava alle porte della Russia, ha responsabilità evidentissime. Se si vuole, e chiunque lo può fare, si può andare oltre l'ormai stucchevole ritornello dell'aggressore e dell'aggredito (se vogliamo restare su questo piano: quanti Paesi sovrani ha aggredito la Nato negli ultimi 70 anni?), basta avere voglia di farlo.

Pensieri lenti e veloci

Ogni volta che finisco un saggio che ha come argomento il funzionamento del nostro cervello mi riprometto sempre che non ne leggerò altri. P...