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giovedì 15 ottobre 2026

Le guerre illegali della Nato


Gli avvenimenti storici degli ultimi settant'anni mostrano chiaramente che molte volte i paesi della NATO ne hanno aggrediti altri, violando il divieto dell'uso della forza sancito dallo Statuto delle Nazioni Unite. La NATO non è un'organizzazione al servizio della stabilità e della pace nel mondo, ma, al contrario, rappresenta un elemento destabilizzante.

​Nel 1953 il Regno Unito e gli Stati Uniti attaccarono senza mandato dell'ONU l'Iran e ne rovesciarono il governo. Nel 1954 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU il Guatemala e ne rovesciarono il governo. Nel 1956 la Francia e il Regno Unito attaccarono l'Egitto, insieme a Israele, senza mandato dell'ONU. Nel 1961 gli USA attaccarono Cuba senza mandato dell'ONU. Nel 1964 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU il Vietnam. Nel 1981 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU il Nicaragua. Nel 1986 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU la Libia. Nel 1999 gli USA, la Germania, il Regno Unito e la Francia attaccarono senza mandato dell'ONU la Serbia. Nel 2001 gli stessi quattro paesi della NATO attaccarono senza mandato dell'ONU l'Afghanistan. Nel 2003 gli USA e il Regno Unito attaccarono senza mandato dell'ONU l'Iraq. Nel 2011 gli USA, il Regno Unito e la Francia attaccarono senza mandato dell'ONU la Libia. Attualmente, gli USA, la Germania, il Regno Unito, la Francia e la Turchia sono in guerra senza mandato dell'ONU, insieme alle monarchie arabe del Qatar e dell'Arabia Saudita, contro la Siria.

​La NATO ha gettato più volte nel caos vari paesi, ucciso esseri umani e provocato esodi di profughi. Di conseguenza, in Europa, un numero via via crescente di cittadine e cittadini sta assumendo una posizione critica nei suoi confronti, nella consapevolezza di quante guerre di aggressione siano state condotte dagli Stati membri, con il supporto della propaganda dei media asserviti attraverso un'informazione fallace e spesso menzognera.

Forse per commentare questo saggio storico basterebbe il testo riportato qui sopra, estrapolato dalla sintesi conclusiva dell'autore, senza bisogno di aggiungere altro. Ho letto questo libro perché mi sono stancato di vivere immerso in una narrazione mediatica e politica asfissiante in cui noi occidentali siamo raccontati come i buoni mentre là fuori ci sono i cattivi, c'è l'impero del male. Viviamo in un flusso costante di informazioni che ci restituisce questa lettura unidirezionale degli equilibri geopolitici globali e l'autore smonta questa narrazione col supporto di una documentazione vastissima e accurata, dimostrando come, dal secondo dopoguerra in poi, la più grande alleanza militare del mondo, guidata dagli Stati Uniti, ha spesso agito al di fuori del mandato delle Nazioni Unite, avviando interventi armati e conflitti che hanno profondamente destabilizzato intere regioni. Partendo dalla Guerra Fredda agli interventi post-1989 il libro ripercorre decenni di storia contemporanea, evidenziando come la natura della NATO sia progressivamente mutata. 

Nata nel 1949 con una vocazione formalmente difensiva, l'Alleanza Atlantica ha visto intensificarsi le sue operazioni offensive soprattutto a partire dalla caduta del Muro di Berlino. Dalle azioni nei Balcani (come nel caso della Serbia nel 1999) fino ai teatri mediorientali e asiatici (Afghanistan e Iraq), l'autore evidenzia una costante violazione del divieto dell'uso della forza sancito dallo Statuto dell'ONU. Un capitolo particolarmente inquietante affrontato da Ganser riguarda inoltre le strutture clandestine della Nato note in Italia con il nome di Operazione Gladio - chi ha la mia età non può non ricordare quanto si parlò a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta dello "scandalo Gladio". A questo proposito scrive l'autore:

La NATO è inoltre attiva nel campo delle guerre sotto copertura, anche se i mezzi di comunicazione di massa ne parlano pochissimo. Nel 1990 si venne a sapere che la NATO aveva costituito in Europa dei reparti paramilitari segreti stay-behind, che durante la guerra fredda avevano l'incarico di difendere il territorio dei paesi appartenenti alla NATO in caso di un'invasione sovietica, combattendo dietro le linee nemiche, e che però si dovevano attivare anche in tempo di pace contro comunisti e socialisti, qualora fossero diventati troppo forti nei paesi dell'Alleanza Atlantica, arrivando a minacciarli per così dire “dall'interno”. In Italia questi reparti segreti agivano col nome di “Operazione Gladio”. In Germania, per garantire un atteggiamento anticomunista, gli americani reclutarono nei reparti stay-behind ufficiali di destra che avevano fatto parte delle SS. Essi venivano addestrati con le Special Forces britanniche e americane, avevano a loro disposizione esplosivi e depositi segreti di armi e normalmente erano annessi ai servizi segreti militari di ciascun paese NATO dove operavano, la cui popolazione e persino molti parlamentari di tutto questo non sapevano nulla. Alcuni di questi reparti furono coinvolti in gravi crimini quali colpi di Stato, attacchi terroristici e torture, ragion per cui nel 1990 il Parlamento europeo chiese di condurre un'indagine approfondita a loro riguardo in tutti i paesi della NATO, che però fu bloccata dall'Alleanza stessa e quindi non fu mai attuata. Io stesso, negli anni in cui ho studiato gli eserciti segreti della NATO, ho constatato che è proprio quest'ultima a non consentire di dare un'occhiata a questi lati oscuri della sua storia. Nonostante ripetute richieste, non mi è stato mai possibile accedere ad alcun documento relativo ai reparti stay-behind. La NATO non è né trasparente né organizzata democraticamente, ma ha una struttura gerarchica come un'alleanza militare e funziona sul principio della riservatezza, anche e soprattutto quando ci sono di mezzo reati gravi.

​Un altro dei temi più interessanti trattati nel libro riguarda il ruolo dei media e la percezione pubblica. Citando anche le analisi di psicologi ed esperti di comunicazione come Rainer Mausfeld, l'autore si chiede come è possibile che interventi militari su vastissima scala vengano spesso edulcorati, decontestualizzati o resi quasi invisibili al grande pubblico. La risposta risiede in un sistema di manipolazione e indirizzamento dell'informazione, documentato storicamente anche attraverso legami profondi tra apparati di intelligence e circuiti mediatici influenti in grado di plasmare il comune sentire (per restare a oggi, un esempio di questa manipolazione la si trova nel modo in cui i media mainstream nascondono il ruolo dell'espansione a est della Nato, dopo la riunificazione tedesca, nella genesi del conflitto russo-ucraino). 

Le pagine in cui si racconta come la CIA influenzava i media americani (Washington Post, The New York Times, Newsweek ecc.) in quei decenni sono impressionanti. È infatti ormai ampiamente documentato come durante la Guerra Fredda, inclusi i periodi delle guerre in America Latina e del Vietnam, la CIA abbia intrapreso azioni per influenzare, orientare e in alcuni casi cooptare settori dell'informazione e dei media (statunitensi e internazionali) al fine di orientare l'opinione pubblica a favore delle politiche estere di Washington. L'obiettivo era far circolare notizie favorevoli agli interessi di sicurezza nazionale, arginare la propaganda sovietica o giustificare interventi e operazioni sotto copertura, specialmente in America Latina e nel Sud-est asiatico, facendo in modo che determinati punti di vista istituzionali venissero amplificati e che le informazioni critiche venissero filtrate o ridimensionate. Per decenni agli americani sono state propinate, a loro insaputa (ma con la connivenza delle amministrazioni che si sono succedute), notizie completamente false o manipolate riguardo a tutti i conflitti illegali e le aggressioni a paesi sovrani che gli USA hanno condotto, sia durante i decenni della Guerra Fredda, sia dopo la caduta dell'Unione Sovietica.

È un libro che sorprende, inquieta e a tratti irrita, perché, abituati a guardare il mondo con le nostre lenti occidentali, ci costringe a fare i conti con una realtà che fatichiamo ad accettare: noi non siamo i buoni e gli altri non sono i cattivi. E, come diceva continuamente Papa Francesco: "Se qualcuno riesce a spiegarmi la differenza tra imperi buoni e imperi cattivi, è il benvenuto."

venerdì 25 settembre 2026

El Mundo

Provo a riassumere per sommi capi, e per come l'ho capito io, lo scoop lanciato un paio di giorni fa da El Mundo. 

L'equivalente spagnolo del Corriere della Sera, quel Corriere della Sera che negli ultimi due decenni ha virato sempre più verso Novella 2000, ha lanciato la notizia del secolo: la Russia potrebbe colpire Italia, Francia e Spagna con droni Gerbera nascosti in container dislocati su navi mercantili a zonzo nel Mediterraneo. Corriere della Sera (il nostro), Repubblica e compagnia bella, ligi alla missione che si sono dati da anni di amplificare senza alcun motivo allarmismi e sensazionalismi, rilanciano a caratteri cubitali lo scoop, che in realtà non è che una fuga di notizie di intelligence mai verificate ufficialmente.

Questa mattina i nostri ministri della Difesa e degli Esteri hanno dichiarato di non saperne niente bollando lo scoop alla stregua di chiacchiere di comari di paese. Lo stesso hanno fatto la Commissione Europea e Macron. Ma il tono di Corriere, Repubblica ecc. era inequivocabile e perentorio: l'attacco da parte della Russia non è più questione di se ma solo di quando. In realtà non è totalmente da escludere che nell'ambito di quella che oggi viene chiamata guerra ibrida una cosa del genere possa accadere, ma va precisato che i droni di cui parla El Mundo, i Gerbera, sono droni economici, di disturbo, difficilmente in grado di fare danni importanti. Se usati, il loro scopo sarebbe più quello di provocare disagi (chiusura precauzionale di un porto o un aeroporto, titoli sui giornali, ritardi, pratiche assicurative ecc.) e di dimostrare l'esistenza di falle nella nostra capacità di intercettarli. Niente a che vedere con gli scenari apocalittici veicolati dalla fervida immaginazione (interessata) della Novella 2000 nostrana. Anche perché Putin è un criminale di guerra e un autocrate, ma non è stupido. Sa bene cosa comporterebbe un attacco come quello vagheggiato dal Corriere a un Paese Nato. 

Ma la propaganda sulla necessità di un riarmo contro un nemico immaginario, con conseguente sperpero di soldi in armi invece che in ospedali e scuole, non conosce né pause né riposi, lavora incessantemente. A questo proposito consiglio alla Russia, quella Russia che secondo Corriere e Repubblica già nel 2022 era pronta a partire lancia in resta alla conquista del territorio europeo fino a Lisbona, di darsi una mossa, di non indugiare ulteriormente, perché più passa il tempo senza che succeda niente e maggiori sono le probabilità che sempre più persone mangino la foglia.

venerdì 17 ottobre 2025

Ucraina, la guerra e la storia


Ci sono due modi per approcciarsi alle vicende complesse della nostra epoca: leggere gli articoli dei quotidiani o (meglio) leggere i libri che trattano delle suddette vicende. A questo proposito ho appena terminato questo interessantissimo saggio scritto dallo storico Franco Cardini e dal generale Fabio Mini, che negli anni 2000 ha ricoperto l'incarico di capo di Stato maggiore del comando Nato per il sud Europa. 

La parte più interessante del libro è la prima, quella scritta da Cardini, che indaga le cause storiche che hanno condotto al tragico epilogo dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Come ormai tutti dovrebbero sapere, la guerra russo-ucraina (in realta guerra russo-americana) non inizia il 24 febbraio del 2022, bisogna tornare indietro almeno fino al colpo di mano ucraino in funzione antirussa del 2014, come data di inizio. Ma i prodromi di quello che sarebbe successo cominciarono a prendere forma già negli anni Novanta del secolo scorso, quando - e qui Bill Clinton ci mise molto del suo - furono progressivamente disattese le rassicurazioni sul non allargamento a est della Nato fornite da tutti i paesi europei alla Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica, rassicurazioni riassunte dalla dichiarazione del 17 maggio 1990 dell'allora segretario Nato Manfred Wörner: "Il fatto che noi siamo pronti a non schierare un esercito della Nato fuori dal territorio tedesco offre all'Unione Sovietica una stabile garanzia di sicurezza".

Poi, come si sa, o come almeno sa chi ha voglia di approfondire un po' andando oltre l'infantile invaso-invasore, le cose andarono diversamente. Questo ovviamente non significa giustificare ciò che ha fatto la Russia, sia ben chiaro, significa solo provare a sviscerare una vicenda complessa vecchia di secoli per cercare di capire come si è arrivati alla guerra che da tre anni insanguina l'Europa orientale. Una guerra in cui la Nato, quella Nato che secondo Papa Francesco abbaiava alle porte della Russia, ha responsabilità evidentissime. Se si vuole, e chiunque lo può fare, si può andare oltre l'ormai stucchevole ritornello dell'aggressore e dell'aggredito (se vogliamo restare su questo piano: quanti Paesi sovrani ha aggredito la Nato negli ultimi 70 anni?), basta avere voglia di farlo.

domenica 3 agosto 2025

Not one inch eastward

L'espressione "Not one inch eastward", che significa "Non un centimetro a est" (la frase completa è: "La Nato non si espanderà un centimetro a est rispetto alla sua posizione attuale") fu pronunciata dal segretario di stato americano James Baker, sotto la presidenza USA di Bush padre, il 9 febbraio 1990 durante un incontro con l'allora presidente russo Michail Gorbačëv al Cremlino. L'incontro tra i due avvenne circa quattro mesi dopo la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, e servì a definire gli sviluppi geopolitici successivi alla caduta del muro. In quell'incontro (riassumo) il segretario di stato americano prese l'impegno con Gorbačëv che la Nato non si sarebbe allargata oltre il confine della Germania ovest, mentre il presidente russo si impegnò a garantire una riunificazione pacifica delle due Germanie (nella Germania est stazionavano allora 600.000 soldati russi).

Perché è importante questo fatto? Perché diede l'avvio, nonostante le ripetute rassicurazioni, all'espansione della Nato verso est, e questa espansione è ciò che molti considerano la principale causa che ha portato la Russia a invadere l'Ucraina.

Le due narrazioni rispetto all'allargamento della Nato a est, quella della Nato e quella della Russia, divergono qui: per la Nato non fu data alcuna rassicurazione in questo senso ai russi, per i russi queste rassicurazioni furono promesse e poi disattese. Chi ha ragione?  

Il professor Alessandro Orsini, qualche giorno fa, durante la presentazione di un suo libro ha riassunto in mezzora l'intera storia in maniera molto particolareggiata a partire dalla caduta del muro fino all'invasione dell'Ucraina. Siccome Orsini è inviso all'opinione pubblica per le sue posizioni ritenute filo-russe (il Corriere della Sera lo inserì addirittura in una ridicola lista di proscrizione di presunti propagandisti russi), ho ascoltato attentamente la sua lezione e mano a mano che faceva affermazioni fermavo il video e andavo a controllare e a verificare la correttezza di tali affermazioni. Ne ho isolate tre e di tutte e tre ho trovato precisi riscontri in rete. Qui, qui e qui le fonti relative all'incontro tra Gorbačëv e Baker del 9 febbraio 1990; qui la fonte sulla telefonata tra il ministro degli esteri tedesco dell'epoca, Hans-Dietrich Genscher, e il suo omologo russo Eduard Shevardnadze, telefonata nella quale il primo forniva al secondo le medesime rassicurazione che Baker aveva dato in precedenza a Gorbačëv. 

La terza e ultima dichiarazione di Orsini che ho provato a verificare riguarda ciò che successe il 7 settembre 2023. In quella data l'ex segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, durante un'audizione alla Commissione affari esteri del Parlamento europeo dichiarò che Putin aveva cercato di trattare per evitare che si arrivasse al tragico epilogo dell'invasione e, in maniera implicita, che l'allargamento della Nato a est era una delle cause della guerra. Per la precisione, le sue parole furono le seguenti (fonti: qui e qui): "Nell’autunno del 2021 Vladimir Putin voleva la promessa per cui la Nato non si sarebbe mai più ampliata, ci ha inviato una proposta di trattato che abbiamo deciso di non firmare". In sostanza, Stoltenberg ammette che la Russia, prima di invadere l'Ucraina, aveva provato a negoziare ma la Nato aveva rifiutato quel negoziato. Intendiamoci, la Nato aveva legittimamente ogni diritto di rifiutare le condizioni chieste da Putin qualora le avesse ritenute inaccettabili, ma il punto è un altro: l'ammissione da parte di Stoltenberg che Putin aveva inviato una bozza di accordo smentisce la narrazione secondo cui i russi non hanno mai tentato di negoziare. In un contesto in cui le cose stavano precipitando, e si sapeva che stavano precipitando, un atteggiamento responsabile della Nato sarebbe stato quello di dire: Ok, le pretese di Putin sono inaccettabili, ma prima di sbarrare immediatamente la porta, magari proviamo a sederci a un tavolo, parliamone per vedere cosa si può modificare, se si può limare qualcosa. Invece no, l'atteggiamento della Nato in questo frangente è stato di immediata chiusura.

Alcune precisazioni, onde evitare di essere frainteso. Dopo la caduta del muro la Nato aveva tutto il diritto di allargarsi a est, così come gli stati diventati indipendenti avevano tutto il diritto di guardare a ovest. E sa il cielo quanto queste aspirazioni fossero legittime dopo la tanto agognata liberazione dall'opprimente giogo russo. Quello che si contesta alla Nato è l'aver disatteso le promesse e le rassicurazioni date alla Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Rassicurazioni che furono date da tutti i leader europei di allora e poi non mantenute. L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, cioè l'aggressione a uno stato sovrano da parte di un altro stato, è un atto che va contro ogni convenzione internazionale ed è da condannare, non ci piove. Così come non ci sono dubbi sul fatto che Putin è un criminale di guerra per ciò che sta facendo in Ucraina. Ma proviamo a immaginare di invertire le parti: se al posto della Russia ci fossero stati gli USA, come si sarebbero comportati? Avrebbero fatto qualcosa di diverso dalla Russia, vedendo che eserciti e nazioni ostili si avvicinavano progressivamente ai loro confini? Quando nel 1962 l'Unione Sovietica piazzò i suoi missili nucleari a Cuba, missili che avrebbero potuto raggiungere Washington in un quarto d'ora, cosa fece Kennedy? Blocco navale immediato e intimazione ai russi di rimuoverli immediatamente. Lì si fu veramente a un passo dalla terza guerra mondiale nucleare e fece bene Kennedy a muoversi in questo modo, perché capiva che quei missili erano una minaccia gravissima alla sicurezza dell'America. Esattamente come per Putin i missili della Nato ai confini della Russia vengono visti come una minaccia alla sua sicurezza. Se, ipoteticamente, il Messico decidesse oggi di ospitare missili russi o di un'altra potenza sul suo territorio, quanto credete che impiegherebbe Trump (o chiunque ci fosse al suo posto) a invadere il Messico, rovesciare il governo e mettere al suo posto un governo amico? La Russia fa la stessa identica cosa. Perché sia la Russia che gli USA sono imperi, e la sicurezza, o la sua percezione, per gli imperi è questione vitale. Quindi non si vuole qui giustificare ciò che sta facendo la Russia, che ha commesso atti che non hanno alcuna giustificazione sul piano del diritto internazionale, si prova solo a contestualizzare gli avvenimenti per capire meglio ciò che succede. Capire e giustificare sono due cose diverse, anche se noi facciamo generalmente una fatica immane a rendercene conto.

Le guerre illegali della Nato

Gli avvenimenti storici degli ultimi settant'anni mostrano chiaramente che molte volte i paesi della NATO ne hanno aggrediti altri, viol...