Gli avvenimenti storici degli ultimi settant'anni mostrano chiaramente che molte volte i paesi della NATO ne hanno aggrediti altri, violando il divieto dell'uso della forza sancito dallo Statuto delle Nazioni Unite. La NATO non è un'organizzazione al servizio della stabilità e della pace nel mondo, ma, al contrario, rappresenta un elemento destabilizzante.
Nel 1953 il Regno Unito e gli Stati Uniti attaccarono senza mandato dell'ONU l'Iran e ne rovesciarono il governo. Nel 1954 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU il Guatemala e ne rovesciarono il governo. Nel 1956 la Francia e il Regno Unito attaccarono l'Egitto, insieme a Israele, senza mandato dell'ONU. Nel 1961 gli USA attaccarono Cuba senza mandato dell'ONU. Nel 1964 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU il Vietnam. Nel 1981 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU il Nicaragua. Nel 1986 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU la Libia. Nel 1999 gli USA, la Germania, il Regno Unito e la Francia attaccarono senza mandato dell'ONU la Serbia. Nel 2001 gli stessi quattro paesi della NATO attaccarono senza mandato dell'ONU l'Afghanistan. Nel 2003 gli USA e il Regno Unito attaccarono senza mandato dell'ONU l'Iraq. Nel 2011 gli USA, il Regno Unito e la Francia attaccarono senza mandato dell'ONU la Libia. Attualmente, gli USA, la Germania, il Regno Unito, la Francia e la Turchia sono in guerra senza mandato dell'ONU, insieme alle monarchie arabe del Qatar e dell'Arabia Saudita, contro la Siria.
La NATO ha gettato più volte nel caos vari paesi, ucciso esseri umani e provocato esodi di profughi. Di conseguenza, in Europa, un numero via via crescente di cittadine e cittadini sta assumendo una posizione critica nei suoi confronti, nella consapevolezza di quante guerre di aggressione siano state condotte dagli Stati membri, con il supporto della propaganda dei media asserviti attraverso un'informazione fallace e spesso menzognera.
Forse per commentare questo saggio storico basterebbe il testo riportato qui sopra, estrapolato dalla sintesi conclusiva dell'autore, senza bisogno di aggiungere altro. Ho letto questo libro perché mi sono stancato di vivere immerso in una narrazione mediatica e politica asfissiante in cui noi occidentali siamo raccontati come i buoni mentre là fuori ci sono i cattivi, c'è l'impero del male. Viviamo in un flusso costante di informazioni che ci restituisce questa lettura unidirezionale degli equilibri geopolitici globali e l'autore smonta questa narrazione col supporto di una documentazione vastissima e accurata, dimostrando come, dal secondo dopoguerra in poi, la più grande alleanza militare del mondo, guidata dagli Stati Uniti, ha spesso agito al di fuori del mandato delle Nazioni Unite, avviando interventi armati e conflitti che hanno profondamente destabilizzato intere regioni. Partendo dalla Guerra Fredda agli interventi post-1989 il libro ripercorre decenni di storia contemporanea, evidenziando come la natura della NATO sia progressivamente mutata.
Nata nel 1949 con una vocazione formalmente difensiva, l'Alleanza Atlantica ha visto intensificarsi le sue operazioni offensive soprattutto a partire dalla caduta del Muro di Berlino. Dalle azioni nei Balcani (come nel caso della Serbia nel 1999) fino ai teatri mediorientali e asiatici (Afghanistan e Iraq), l'autore evidenzia una costante violazione del divieto dell'uso della forza sancito dallo Statuto dell'ONU. Un capitolo particolarmente inquietante affrontato da Ganser riguarda inoltre le strutture clandestine della Nato note in Italia con il nome di Operazione Gladio - chi ha la mia età non può non ricordare quanto si parlò a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta dello "scandalo Gladio". A questo proposito scrive l'autore:
La NATO è inoltre attiva nel campo delle guerre sotto copertura, anche se i mezzi di comunicazione di massa ne parlano pochissimo. Nel 1990 si venne a sapere che la NATO aveva costituito in Europa dei reparti paramilitari segreti stay-behind, che durante la guerra fredda avevano l'incarico di difendere il territorio dei paesi appartenenti alla NATO in caso di un'invasione sovietica, combattendo dietro le linee nemiche, e che però si dovevano attivare anche in tempo di pace contro comunisti e socialisti, qualora fossero diventati troppo forti nei paesi dell'Alleanza Atlantica, arrivando a minacciarli per così dire “dall'interno”. In Italia questi reparti segreti agivano col nome di “Operazione Gladio”. In Germania, per garantire un atteggiamento anticomunista, gli americani reclutarono nei reparti stay-behind ufficiali di destra che avevano fatto parte delle SS. Essi venivano addestrati con le Special Forces britanniche e americane, avevano a loro disposizione esplosivi e depositi segreti di armi e normalmente erano annessi ai servizi segreti militari di ciascun paese NATO dove operavano, la cui popolazione e persino molti parlamentari di tutto questo non sapevano nulla. Alcuni di questi reparti furono coinvolti in gravi crimini quali colpi di Stato, attacchi terroristici e torture, ragion per cui nel 1990 il Parlamento europeo chiese di condurre un'indagine approfondita a loro riguardo in tutti i paesi della NATO, che però fu bloccata dall'Alleanza stessa e quindi non fu mai attuata. Io stesso, negli anni in cui ho studiato gli eserciti segreti della NATO, ho constatato che è proprio quest'ultima a non consentire di dare un'occhiata a questi lati oscuri della sua storia. Nonostante ripetute richieste, non mi è stato mai possibile accedere ad alcun documento relativo ai reparti stay-behind. La NATO non è né trasparente né organizzata democraticamente, ma ha una struttura gerarchica come un'alleanza militare e funziona sul principio della riservatezza, anche e soprattutto quando ci sono di mezzo reati gravi.
Un altro dei temi più interessanti trattati nel libro riguarda il ruolo dei media e la percezione pubblica. Citando anche le analisi di psicologi ed esperti di comunicazione come Rainer Mausfeld, l'autore si chiede come è possibile che interventi militari su vastissima scala vengano spesso edulcorati, decontestualizzati o resi quasi invisibili al grande pubblico. La risposta risiede in un sistema di manipolazione e indirizzamento dell'informazione, documentato storicamente anche attraverso legami profondi tra apparati di intelligence e circuiti mediatici influenti in grado di plasmare il comune sentire (per restare a oggi, un esempio di questa manipolazione la si trova nel modo in cui i media mainstream nascondono il ruolo dell'espansione a est della Nato, dopo la riunificazione tedesca, nella genesi del conflitto russo-ucraino).
Le pagine in cui si racconta come la CIA influenzava i media americani (Washington Post, The New York Times, Newsweek ecc.) in quei decenni sono impressionanti. È infatti ormai ampiamente documentato come durante la Guerra Fredda, inclusi i periodi delle guerre in America Latina e del Vietnam, la CIA abbia intrapreso azioni per influenzare, orientare e in alcuni casi cooptare settori dell'informazione e dei media (statunitensi e internazionali) al fine di orientare l'opinione pubblica a favore delle politiche estere di Washington. L'obiettivo era far circolare notizie favorevoli agli interessi di sicurezza nazionale, arginare la propaganda sovietica o giustificare interventi e operazioni sotto copertura, specialmente in America Latina e nel Sud-est asiatico, facendo in modo che determinati punti di vista istituzionali venissero amplificati e che le informazioni critiche venissero filtrate o ridimensionate. Per decenni agli americani sono state propinate, a loro insaputa (ma con la connivenza delle amministrazioni che si sono succedute), notizie completamente false o manipolate riguardo a tutti i conflitti illegali e le aggressioni a paesi sovrani che gli USA hanno condotto, sia durante i decenni della Guerra Fredda, sia dopo la caduta dell'Unione Sovietica.
È un libro che sorprende, inquieta e a tratti irrita, perché, abituati a guardare il mondo con le nostre lenti occidentali, ci costringe a fare i conti con una realtà che fatichiamo ad accettare: noi non siamo i buoni e gli altri non sono i cattivi. E, come diceva continuamente Papa Francesco: "Se qualcuno riesce a spiegarmi la differenza tra imperi buoni e imperi cattivi, è il benvenuto."

