giovedì 8 maggio 2008

Pari opportunità


E' probabile che a breve l'immagine verrà rimossa dalla Wikipedia. Fino ad allora, comunque, potete ammirare il nuovo ministro delle pari opportunità (?) dell'appena nato governo Berlusconi.


Aggiornamento 21,58.

L'immagine è stata rimossa.

Anche Marcelletti?

La prima domanda che spontaneamente mi è sorta dopo aver letto dell'arresto del professor Marcelletti è quella che leggete nel titolo. Poi, a ruota, se in questo benedetto paese ci sia ancora qualcuno di onesto oppure no.

Certo, correttezza vuole (non tutti i media l'hanno fatto) che si riporti, con la stessa enfasi data allo "scoop", che si tratta di un'indagine appena agli inizi e dagli sviluppi imprevedibili, che significa che le probabilità che il noto cardiochirurgo ne esca completamente pulito sono uguali a quelle che ne risulti coinvolto. Ma un minimo di delusione, comunque, rimane.

Se poi si considera che l'ambiente della sanità in generale è uno di quelli, assieme a quello politico, che più di ogni altro ha dato i natali ad esemplari storie di corruzione - dalla vicenda Poggiolini alla recente sentenza di secondo grado sul caso Sirchia di tang... acqua sotto i ponti ne è passata - ecco che istintivamente si è portati a credere che le accuse rivolte al professore marchigiano qualche fondamento potrebbero anche averlo. Nelle ultime ore, poi, la sua posizione pare pure aggravarsi.

Vedremo. Io intanto continuo a sperare che tutto si risolva in un nulla di fatto.

mercoledì 7 maggio 2008

Sono rimasto indietro

E io che pensavo che internet non avesse segreti per me (almeno finché non ho visto le mie figlie chattare con le amiche)...



Che sia il caso che segua un corso di aggiornamento sui nuovi linguaggi in rete? :-)

Farsene una ragione?

Ci sono tanti modi di morire: morte violenta, annegamento, avvelenamento, malattia, lavoro, incidente stradale, un chicco d'uva di traverso e altre. Queste cause, seppur con tutte le ovvie e naturali difficoltà, predispongono ad accettare l'ineluttabilità dell'evento un po' più facilmente. Cioè, viene in aiuto - almeno credo - una sorta di spiegazione che sa di "razionale" davanti alla quale - forse - è un po' più semplice metabolizzare il luttuoso evento.

Il problema, però, già di per sé complicato, diventa probabilmente insormontabile quando si muore a causa della stupidità altrui. Nella fattispecie quando si ha la sfortuna di imbattersi in cinque cerebrolesi perdigiorno a cui ci si rifiuta di offrire una sigaretta.

Si è scritto talmente tanto, spesso anche a sproposito, di questa vicenda (pure strumentalizzata) che probabilmente questo breve post potevo anche risparmiarme(ve)lo. Ma ieri mattina, mentre leggevo il giornale, pensavo. E quando penso, dopo scrivo. Pensavo che in genere si tende - in mancanza di una spiegazione logica (che effettivamente non c'è) - ad attribuire il tutto alla già sentita e risentita mancanza di valori, famiglie assenti, disagio giovanile, noia, ecc...

Poi, però, pensavo anche che questo non basta a giustificare un omicidio. Ci vuole altro. E allora magari vai a rileggerti la storia da altre angolazioni, spulci altre versioni, analizzi bene i dettagli per capire se ci siano motivi più "seri", ma non ci sono. E allora torni sconsolato alla triste realtà: semplicemente un ragazzo muore perché altri si annoiano. Punto. Semplice e terribile allo stesso tempo.

Si può provare a farsene una ragione?

martedì 6 maggio 2008

Lo sfogo dell'avvocato Vassalle

Il 25 aprile ho seguito in streaming via internet, tramite C6tv, alcune fasi del V2-Day di Grillo in piazza San Carlo a Torino. Tra i tanti - noti e meno noti - che sono intervenuti sul palco a parlare, mi ha particolarmente colpito l'intervento di uno sconosciuto (almeno finora) avvocato: Roberto Vassalle.

Questo battagliero legale, forte di questa sentenza del tribunale di Mantova del 2004 - che ha a sua volta aperto la strada ad altre sentenze di questo tipo - da tempo assiste moltissimi di coloro che sono stati truffati dalle banche nella nota vicenda dei bond argentini.

Mi ha molto colpito - dicevo - e anche fatto riflettere il suo intervento. Primo perché molte cose di quelle che ha detto non le sapevo, secondo perché ho interpretato il suo intervento come una sorta di gesto liberatorio (dopo tante porte chiuse e reticenze, la possibilità finalmente di parlare e di essere ascoltato), e terzo perché ancora non mi sembra possibile - e concepibile - che nel nostro paese il sistema dell'informazione funzioni per la maggior parte in questo modo.

Quando ho visto il suo intervento in diretta ho sperato che qualcuno lo mettesse poi su youtube. E infatti così è stato:


lunedì 5 maggio 2008

Redditi online: come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati

Non ho trovato detto più appropriato di questo per descrivere ciò che è successo, e che sta ancora succedendo, come corollario alla ormai stranota vicenda della fuga in ogni meandro della rete dei dati sensibili (730 e 740) di alcuni milioni di italiani.

La decisione dell'Agenzia delle Entrate, con il beneplacito iniziale del vice ministro all'economia Visco, di mettere online queste informazioni e poi di tentare di bloccarle repentinamente per volere del garante della privacy, dimostra - oltre a provocare una triste ilarità e se mai ce ne fosse ancora bisogno - che per governare requisito essenziale è non capire un tubo di internet e delle meccaniche della rete. La vicenda e i suoi sviluppi, infatti, al cospetto dei quali gli omissis del rapporto Calipari e i file .doc che hanno smascherato le bugie di Tony Blair sulle fantomatiche armi di distruzione di massa iraqene sono delle quisquilie, offrono in tutta la loro drammaticità la prova di tutto questo.

Molti ancora si chiedono come sia stato possibile che il poco tempo in cui i dati sono rimasti online sia stato sufficiente a provocare l'emorragia. Ma mezza giornata online non è poco tempo, è un tempo lunghissimo, quasi l'equivalente della lunghezza di un'era preistorica, in rapporto alla velocità dello scambio delle informazioni in rete. Non è dato sapere quanti sono stati gli utenti che nel "poco tempo" in cui i dati sono rimasti online hanno fisicamente avuto la possibilità di farne il copia e incolla e di immetterli come .txt o .pdf nei circuiti p2p, ma non importa. Sarebbe bastato un solo utente che l'avesse fatto e il patatrac sarebbe successo, perché anche un solo file in un circuito di condivisione diventa immediatamente disponibile a tutto il pianeta.

Ora, a parziale scusante di Visco, c'è il fatto che probabilmente non immaginava (non immaginava?) che il garante avrebbe bloccato l'iniziativa, ma questo in ogni modo non giustifica un bel niente. Lui l'ha fatto - almeno così dice - in nome di una presunta "democrazia e trasparenza" (come se la democrazia di un paese si misurasse dalla possibilità o meno di sbirciare i redditi del vicino di casa) e adesso di questa democrazia e trasparenza ne subisce le giuste conseguenze. Perché la rete sotto questo punto di vista non perdona: tutto ciò che entra in circolo diventa di difficile (impossibile) rimozione.

Ecco perché suscitano ancora più ilarità le minacce di arresto, da parte dei responsabili delle indagini, per chi usa tali dati. Operazione che ovviamente presuppone la visita porta a porta nelle case degli utenti per verificare che nei rispettivi pc non vi siano archiviati i file incriminati. Grottesco che si aggiunge a grottesco e che ha già suscitato l'ilarità del resto d'Europa.

L'unica speranza rimasta, è che chi di dovere da questa storia abbia imparato qualcosa, ma è una speranza vana, visti anche certi precedenti. E quindi i buoi possono stare tranquilli: anche nelle prossime occasioni le porte le chiuderanno certamente sempre dopo.

domenica 4 maggio 2008

High hopes

Mi è capitato spesso di chiedere a mia madre se in gravidanza ascoltasse regolarmente i Pink Floyd. Mi ha sempre risposto di no. Evidentemente la malattia ha altre cause. :-)

Questa è "High hopes": oscura, criptica, ermetica quasi, sia nel testo che nelle immagini.

Buona domenica.

sabato 3 maggio 2008

Risse televisive

In genere guardo poco la tv. E per quel poco cerco comunque, accuratamente, di evitare le risse: non le sopporto. Beh, pare che l'altro ieri sera una di queste risse verbali sia andata in onda ad Annozero tra Sgarbi e Travaglio (se la cosa vi può interessare il video è qui). Non ho seguito la trasmissione (ero fuori) e ho letto della diatriba verbale solo ieri dai giornali. Vinto dalla curiosità ho quindi fatto un'eccezione e me la sono sorbita tramite il video che ho linkato qui sopra.

Ora, quando sento cose come quelle che ho sentito, cerco sempre di evitare di farmi influenzare nel giudizio dalla maggiore o minore simpatia che mi ispirano alcuni personaggi, e di analizzare i fatti per quello che sono, magari cercando di andare a verificare le cose come stanno realmente.

Il primo pensiero che mi è venuto in mente seguendo l'animata diatriba, è che Sgarbi ha torto marcio. Su tutto. E non solo per quello che ha detto (per la cronaca vi lascio un paio di link riguardanti la famosa raccomandata di cui si parla nel video: 1, 2), ma per come l'ha detto. Certo, il personaggio bene o male lo conosciamo tutti, ma mi pare che quando si scende a certi livelli (impedire deliberatamente la prosecuzione di un pur vivace dibattito, impedire con tutti i mezzi all'altro di potersi esprimere liberamente, utilizzare gli insulti personali per zittire la controparte), anche chi eventualmente ha ragione passa inevitabilmente dalla parte del torto.

Per fare un parallelo, è come se io dessi del cretino, dell'ignorante, del bugiardo e del pezzo di m***a a chiunque nel mio blog dissentisse da ciò che scrivo. Prima cosa sarei un blogger da due soldi (in quanto ne tradirei lo spirito), seconda cosa perderei in due giorni tutti quelli che mi leggono, terza cosa passerei automaticamente dalla parte del torto e quarta cosa (forse la più terribile) diventerei come Sgarbi.

venerdì 2 maggio 2008

"Truzza"

Si potrebbe discutere a lungo sulla cosiddetta "house music" (e in particolare sul fatto se si possa considerare musica o no), ma ciò che mi inquieta in questo video è altro.




E cioè il fatto che le mie figlie tra poco avranno l'età di questa.

giovedì 1 maggio 2008

Rhymes and reasons

"All the children and the flowers
Are my sisters and my brothers
Their laughter and their loveliness
Could clear a cloudy day"

Questi che leggete qui sopra sono i primi versi (testo integrale qui) del ritornello di una delle più famose canzoni di John Denver (foto): Rhymes and reasons. La canzone è contenuta nell'omonimo album uscito nel 1967, ed è diventata famosa molti anni fa qui in Italia per essere stata utilizzata come colonna sonora di una nota marca di materassi.

John Denver, probabilmente uno dei più noti folk singer americani, aveva tre grandi passioni: la musica, il volo (questa purtroppo fatale) e la natura. La stragrande maggioranza della sue innumerevoli canzoni parlano infatti di amore, fiori, cielo, bambini, nuvole, montagne. Sono tutte un inno alla bellezza e alla poesia della vita.

Rhymes and reasons ne è l'emblema.

Buon 1° maggio.

Competenze linguistiche

Nel programma ufficiale di Futuro Nazionale leggo: " Riforma della cittadinanza italiana : ripristino del corretto significato della ci...