sabato 20 ottobre 2007

Rutelli è pronto a chiudere il portale di Gioacchino Fellini

Ovviamente Gioacchino Fellini è in realtà Federico, il noto regista nato in quel di Rimini e non a Pesaro. E il portale è invece l'ormai arcinoto webmostro italia.it, quello che nelle intenzioni iniziali doveva rappresentare il portale dell'italia nel mondo, quello che avrebbe dovuto imprimere una spinta propulsiva senza eguali al turismo di casa nostra.

Ho parlato spesso nel mio blog di italia.it, un portale costato 45 milioni di euro pubblici (alle cui richieste di chiarimenti sono sempre arrivate risposte molto esaurienti), e che si è rivelato un'opera (opera?) inutile, con poche visite e grossolani e macroscopici errori di contenuti (tipo l'Abruzzo senza coste, il Monte Rosa in Lombardia, il Trentino senza Dolomiti e altre "leggerezze" tipo quelle evidenziate a inizio articolo).

Ieri il ministro Rutelli (foto) ha annunciato - preso atto che il rapporto costi/benefici non pende decisamente a favore dei secondi - di essere pronto a chiuderlo, come si chiude uno stabilimento non più produttivo o come si abbatte un ecomostro quando ci si accorge (sempre dopo) che è stato costruito violando qualche vincolo ambientale.

Intanto i 90 miliardi di soldi pubblici del vecchio conio sono stati spesi. Sarebbe auspicabile che qualcuno di autorevole (che so, qualche procura, la Corte dei Conti) si interessasse seriamente a come sono stati effettivamente spesi questi nostri soldi, ma esperienza insegna che resterà probabilmente solo un auspicio.

venerdì 19 ottobre 2007

Sono pronto a chiudere il mio blog e il mio sito

Questo articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale.

Scrivo queste righe frettolosamente, mentre sto ancora cercando di capire bene i termini della questione che sta tenendo banco in rete da qualche ora e che sta allarmando chi si interessa di divulgazione e diffusione di contenuti (blogger compresi, a quanto pare).

In attesa di approfondire un pò il tutto, vi lascio alcuni link che parlano della questione:

link 1

link 2

link 3

link 4

Come giustamente osserva Paolo De Andreis, direttore di Punto Informatico, ci troviamo di fronte a un provvedimento che andrà poco lontano, tanto è raffazzonato, scritto male e macroscopicamente inapplicabile. E probabilmente presto cadrà nel dimenticatoio (mi auguro).

Se per qualche oscuro motivo ciò non dovesse accadere, sono pronto a chiudere all'istante sia il mio blog che il mio sito internet. Io non sono un giornalista professionista: scrivo per passione. Non ho nessun ritorno economico da ciò che scrivo: i miei articoli così come i miei howto di informatica che trovate nel mio sito li scrivo nel tempo libero, per pura passione.

Se per continuare a fare questo sarò obbligato a registrarmi all'Autorità delle Telecomunicazioni, pagare bolli e produrre certificati solo per essere più pesantemente colpito in caso di querela, beh, mi dispiace, ne trarrò le relative conseguenze.

Per adesso questo è quanto. Seguirò da vicino la vicenda in caso ci siano novità (che spero positive).


Aggiornamento 21:10.

Ho passato buona parte del pomeriggio per cercare di approfondire un pò la questione. Ho fatto una sorta di comparazione tra quanto riportato dai vari siti internet in proposito (che stanno via via ancora pubblicando articoli e commenti in proposito), e mi sono spulciato l'intero disegno di legge.

La conclusione a cui sono giunto è che probabilmente mi sono allarmato (insieme a molti altri) per niente. Una cosa del genere non potrà infatti mai passare: per il semplice motivo che se passasse sarebbe la conferma definitiva che ci governa non ci merita. Non siamo noi che non ci meritiamo loro, ma loro che non meritano noi.

Abbiamo avuto nel corso del tempo ampie dimostrazioni del livello di ignoranza in materia di internet e di comunicazione interattiva digitale propria di chi ci governa. Esempi se ne potrebbero citare a bizzeffe. Uno per tutti: la recente proposta di Frattini di abolire le parole sgradite dai motori di ricerca, come se bannare (spiegando ovviamente come si fa) termini come "bomba", "terrorismo" o "uccidere" significasse automaticamente la fine di questi problemi. Per fare un paragone sarebbe come pretendere di eliminare il bullismo dalle scuole cancellando le parolacce dal dizionario di italiano.

Questo è il livello di cultura e di conoscenza delle dinamiche della rete dei nostri politici (con eccezioni che si contano sulle dita di una mano). E la trovata di bannare i termini "pericolosi", tra l'altro, non l'ha sparata un politico qualsiasi (tipo uno di quelli che pensano che il Darfur sia uno stile di vita veloce), ma il vice presidente della Commissione Europea, il cui invio a Bruxelles con tale carica si è evidentemente rivelata una delle mosse più azzeccate del precedente esecutivo.

Tornando al provvedimento in oggetto, un altro dei motivi per cui non passerà mai è che internet è libera in tutto il mondo, senza eccezioni. Vi immaginate cosa comporterebbe, anche solo a livello di immagine di fronte al resto della comunità mondiale, la tassazione e la schedatura dei blog? Vi immaginate le risate (di compatimento) di chi dall'esterno vedrebbe il nostro governo impegnato in una seria opera di "medievalizzazione" (passatemi il termine) di internet?

Per ora ne ho abbastanza, e, a meno che non sopravvengano novità degne di nota, non ho intenzione di tornare ancora sull'argomento, se non quando verrà finalmente messa la parola fine a questa grottesca vicenda.

La "Settimana Santa" dell'informazione

Ieri sera i tg delle ore 20 delle reti ammiraglie Rai e Fininvest hanno entrambi aperto le rispettive edizioni con ampi servizi sulle ultime esternazioni di Ratzinger e company. E' stato un pò il culmine, o, se volete, la degna conclusione di una settimana in cui giornali e tv hanno fatto da corridoio privilegiato alle varie prese di posizione dell'entourage papale in merito a varie questioni sociali in questo periodo sul tappeto.

Ovviamente non c'è niente di male in tutto questo (al limite c'è sempre il telecomando): abbiamo infatti la fortuna di non abitare in realtà tipo la Cina, dove la Chiesa (e più in generale la libertà di espressione) viene perseguitata senza andare tanto per il sottile, ma in un paese libero e democratico dove non si nega a nessuno la possibilità e l'opportunità di dire la sua.

Opportunità che i zelanti rappresentanti delle alte sfere ecclesiali si guardano comunque bene dal lasciarsi sfuggire. E infatti ogni santo giorno ci dobbiamo sorbire i pistolotti, le esternazioni, le direttive, le critiche, gli anatemi e i moniti di prelati, cardinali e monsignori vari in merito a eutanasia, famiglia, matrimonio e chi più ne ha più ne metta. Per chiudere col diretto discendente di San Pietro che ieri si è accorto della presenza nel nostro paese di un elevatissimo tasso di lavoro precario (ma dov'è stato finora?) che "non permette ai giovani di potersi costruire una famiglia", con tutto ciò che ne consegue.

Ora, va giustamente sottolineato, è naturale che il Papa rivolga i suoi appelli principalmente ai credenti e a chi, a vario titolo, si impegna a seguire le direttive ecclesiali (come giustamente sottolineato dai vari quotidiani che hanno riportato le sue esternazioni), ma a mio avviso la cosa è andata ben al di là di un certo limite, che è quello di chi, laico, rivendica il diritto di non trovarsi tutti i giorni (e quando dico tutti intendo tutti) in prima pagina o in apertura dei tg le ultime news dal Vaticano.

Badate bene, non si tratta di censura. Nessuno vuole censurare nessuno, tanto meno la Chiesa (anche perché difficilmente si può censurare chi controlla quotidiani, settimanali, mensili, stazioni radio, ecc...), ma solo riuscire a capire qual'è il limite entro il quale i pensieri e le esternazioni papali appartengono al normale diritto di cronaca e quando, invece, questo limite viene superato. Lo so, qualcuno potrebbe dirmi di cambiare quotidiano o telegiornale, ma non servirebbe a niente perché non scampa nessuno a questo "obbligo", neppure l'Unità o il Manifesto o il tg3 (controllare per credere). L'asservimento è totale.

Io non concordo con la linea della Chiesa su molti aspetti, tra cui - solo per citarne due - eutanasia e famiglia, e non voglio ritrovarmi tutti i giorni in prima pagina gli anatemi del Papa o di Bagnasco, intenti a ripetermi che "la vita e il matrimonio sono valori non negoziabili". Ma che ne sanno loro di matrimonio? Che ne sanno di figli? Che ne sanno di cosa vuol dire mandare avanti una famiglia, cercare di mettere d'accordo tutti, "combattere" ogni giorno coi figli che crescono e con la fatica di saper prendere certe decisioni? Oppure come fanno a definire "vita" lo stare 15 anni in un letto in coma o 30 attaccato a un respiratore muovendo solo le palpebre? Naturalmente questi sono temi che richiederebbero un ben diverso tipo di approccio e non certo le poche righe di un post; ho fatto solo per riportare degli esempi (approfondirò meglio e con più calma più avanti).

La cosa che irrita di più, oltretutto, è il fatto che queste direttive non si limitano a essere indirizzate ai credenti, ma vengono espressamente rivolte anche a chi, laico, è impegnato in politica. "Nel diretto impegno politico i laici sono chiamati a spendersi in prima persona attraverso l'esercizio delle competenze e contestualmente in ascolto del Magistero della Chiesa", ha detto ieri Bagnasco rivolgendosi ai politici nell'ambito dell'apertura della Settimana Sociale dei cattolici. Ora, un conto è che i "consigli" dei vescovi siano indirizzati ai politici di ispirazione cattolica, ma altro conto è che vengano indirizzati indistintamente a tutti, compresi quelli che non sanno cosa farsene di tali inviti (ricordate quando nel 2005 Fassino in occasione della discussione sui pacs invitò senza tanti giri di parole Ruini a farsi gli affari propri?).

Bene, oggi la situazione è questa. Ratzinger e company hanno carta bianca, gentilmente concessa da tutti i mezzi di informazione, per poter pontificare a piacimento su tutto lo scibile umano - compresa la politica - senza che nessuno (politici, giornalisti, direttori di giornali) si senta in dovere non dico di censurare - la censura è sempre sbagliata -, ma quantomeno di mettere dei paletti all'invadenza vaticana nella vita della società. Di dire senza mezzi termini: "Scusate, volete farvi un pò gli affari vostri che al limite sappiamo sbagliare da soli?".

giovedì 18 ottobre 2007

Il Viagra, l'Italia e Google

Il noto motore di ricerca Google ha una funzione che consente di di comparare i vari termini inseriti per vedere quanto sono ricercati, sia a livello temporale che geografico. Questo servizio è Google Trends. Osservate cosa succede inserendo il termine "Viagra":


Ecco qua, siamo il paese al mondo che più di tutti gli altri cerca informazioni riguardo alla famosa pasticca blu. Questo naturalmente non significa niente; i motivi infatti per cui si ricerca questo termine possono essere molteplici, e non implicano necessariamente una compromissione della nostra fama di latin lover. :-)

Se volete, potete sbizzarrirvi anche voi con qualsiasi termine. Se volete una panoramica di quelli maggiormente ricercati in correlazione al paese di riferimento la trovate qui.

Primo arresto per phishing in Italia: "Non credevo abboccassero in tanti"

La notizia del recente arresto per phishing del giovane di Varese (riportata anche dal Corriere), presenta due peculiarità molto interessanti. La prima è che si tratta del primo arresto in Italia per reati di questo genere (speriamo il primo di una lunga serie), e la seconda è rappresentata dalla frase pronunciata dal giovane al giudice: "Non credevo abboccassero così in tanti".

Questa affermazione la dice lunga su tutta una serie di cose, la più importante delle quali è sicuramente la conferma della gravità e dell'estensione del fenomeno phishing - tanto da lasciare sbalordito lo stesso autore della "bravata" -, molto spesso sottovalutata dall'utenza internet in genere.

Per la maggior molti di noi, infatti, viene ormai naturale cancellare le varie e-mail con mittente Poste.it, Banca Intesa, Banca di Roma, ecc. Ma, purtroppo, in egual misura (se non maggiore), altrettanti abboccano e danno in pasto tranquillamente ai criminali della rete i propri dati personali.

Tutto ciò è confermato anche dal (triste) resoconto trimestrale pubblicato da anti-phishing.it (qui in pdf) relativo al primo trimestre di quest'anno. Solo per citare qualche cifra, estrapolata da tale rapporto, nei soli primi tre mesi di quest'anno la diffusione di questo pericoloso fenomeno ha avuto un'impennata in termini percentuali superiore al 1.700% (225 attacchi contro i 12 dello stesso periodo dell'anno precedente), con obiettivo preferito - come facilmente intuibile - l'ente Poste (87% degli attacchi).

In mezzo a tutto ciò ci sono i normali utenti, equamente divisi tra chi ha ormai fatto sua la buona abitudine di non lasciarsi "gabbare", cestinando subito tutto ciò che è di provenienza sospetta, e chi, invece, incautamente, continua a fidarsi di tutto ciò che gli piove nella casella di posta.

Speriamo solo che la notizia dell'arresto (con condanna tutt'altro che lieve) del phisher nostrano serva un pò da deterrente (anche se nutro qualche dubbio) contro chi in futuro avrà voglia di provarci di nuovo.

mercoledì 17 ottobre 2007

Wordreference.com, il vocabolario universale

Può capitare di aver bisogno di tradurre un termine in più lingue. Se volete evitare la scocciatura di dover aprire diverse pagine per raggiungere lo scopo, potete fare un giro su Wordreference.com (versione italiana qui).

E' sufficiente inserire il termine da ricercare nell'apposito spazio e mettere il segno di spunta nell'opzione corrispondente alla lingua in cui lo vogliamo tradurre:



Oltre a ciò, una peculiarità interessante del sito è la possibilità di vedere la coniugazione completa, in qualsiasi lingua, delle varie forme verbali nel caso il termine ricercato sia appunto un verbo. E tutto ciò semplicemente cliccando sul simbolo "=>" accanto al risultato ottenuto:

1

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Mi pare che, specialmente per chi ha spesso necessità di consultare più lingue straniere, questo sito meriti sicuramente un posto nei segnalibri.

Andrea, perché non rispondi più alle e-mail?

M'aspettavo, prima o poi, di dover scrivere questo post, anche se speravo di poterlo rimandare ulteriormente. Abbiate pazienza, non ce l'ho con voi, ma da oggi ho deciso di non rispondere più alle e-mail che mi chiedono assitenza tecnica (solo ieri ne ho ricevute ben 4).

Finché la cosa era gestibile (per gestibile intendo qualche messaggio ogni tanto) ho cercato di rispondere e di dare - nei limiti delle mie capacità - le dritte e i suggerimenti che potevo dare, ma purtroppo ora non è più possibile. E ciò per alcune semplici ragioni che vi illustro brevemente:
  • Non sono un tecnico specializzato, ma solamente un appassionato che a furia di combinare disastri qualcosina ha imparato. Tuttavia, comprenderete, è molto difficile spiegare "perché la mia distro Debian non vede la mia fotocamera nuova?", oppure "il Norton mi dice che ha eliminato un virus, ma al riavvio del pc è ancora lì!", o ancora "ho installato il firewall tal dei tali e non riesco più a usare eMule...", "come faccio a installare una distro Linux in dual boot con Xp?" Insomma, dovrei perlomeno essere lì per tentare di essere utile. Quindi capite facilmente anche voi che non è più una cosa fattibile.
  • Non ho tempo. Lo so che sembra la più classica delle giustificazioni, ma è proprio così: non ho tempo. E' già difficile per me stare dietro al mio blog, al mio sito e a tutto il resto (tra le altre cose ho anche un lavoro, una moglie, un paio di figlie e due gatti a cui pensare), e perciò, per forza di cose, da qualche parte devo tagliare.
Quindi non abbiatevene a male, non lo faccio per scortesia o perchè vi considero dei "rompiballe", anzi, questa cosa dispiace forse più a me che a voi.

Approfitto per suggerire a chi avesse qualunque tipo di problema (col pc, ma non solo) di usare la rete per risolverlo, che è forse la risorsa più utile e immediata che ci sia. Motori di ricerca, forum, gruppi di discussione: internet brulica di questi strumenti che, opportunamente sfruttati e utilizzati, consentono di trovare la risposta praticamente a tutto.

Amici come prima?

martedì 16 ottobre 2007

"Nightmare" Iraq

Non hanno suscitato molto clamore, purtroppo, le recenti dichiarazioni del generale Ricardo Sanchez, ex comandante in capo delle forze armate USA in Iraq. "La guerra in Iraq è un incubo senza fine", ha affermato in una dichiarazione riportata dalla BBC e ripresa, poi, qui da noi da Repubblica. Una notizia che è stata accuratamente (chissà come mai) evitata dai telegiornali di casa nostra e che ha trovato un qualche spazio solo in rete.

In sostanza l'alto ufficiale del Pentagono (tra l'altro in carica in Iraq ai tempi dello scandalo di Abu Ghraib) ha affermato davanti al mondo semplicemente quello che è sotto gli occhi dello stesso mondo, e che solo Bush ormai si rifiuta di vedere: la guerra in Iraq è stata ed è un fallimento, sia per come è stata concepita che per come viene condotta. La cosa che fa ridere (si fa per dire) è che si continua a parlare di "dopoguerra", mentre invece la guerra è più che mai adesso.

Una guerra che in poco più di 4 anni ha fatto un'enormità di morti, sia tra gli americani che, ancor di più, tra i civili iraqeni (più di 25.000 vittime solo quest'anno - fonte peacereporter.net - di cui la stragrande maggioranza tra i civili), e che viene condotta - parole dello stesso Sanchez - senza più neanche una precisa strategia, colpendo a vanvera qua e là dove capita a spese quasi esclusivamente dei civili.

Una guerra che ha sfiancato persino gli stessi soldati americani, che si stanno chiedendo (o forse se lo sono sempre chiesti) per cosa stanno combattendo perché non lo sanno più neanche loro (recentemente il New York Times ha pubblicato un articolo - qui - in cui è riportata la pressante richiesta del corpo dei Marines al Pentagono di lasciare l'Iraq e di essere impiegati piuttosto in Afghanistan per "sentirsi più utili").

Una marea di morti, in Iraq, per le quali nessuno mette sul suo sito un vessillo rosso - come avviene per i recenti fatti della Birmania - per cercare di tenere un pò alta l'attenzione su ciò che quotidianamente accade là. Non che non sia giusta e condivisibile l'iniziativa a favore della Birmania, per carità, ma se da una parte abbiamo un popolo che cerca giustamente di tornare alla democrazia dopo anni di oppressione e di angherie da parte di un regime militare che lo ha ridotto alla fame, dall'altra abbiamo quella che è universalmente considerata la più grande democrazia del pianeta che occupa un paese intero e si rende responsabile dell'equivalente di un genocidio sulla base di pure e semplici balle. E di questo nessuno parla quasi più.

Non c'è mai stato un Prodi o un Berlusconi o un D'Alema o un ministro del cavolo qualsiasi (a parte qualcuno della sinistra radicale, prontamente tacciato di essere amico dei terroristi) che sia mai stato folgorato da un barlume di buon senso e abbia chiesto di riportare a casa i nostri militari per evitare di continuare a essere complici di una guerra inutile, ingiusta, bugiarda, messa in piedi con la scusa di togliere dai piedi un dittatore di provincia da 4 soldi, come ce ne sono tanti in giro per il mondo dei quali non frega niente a nessuno.

Nessuno racconta più - probabilmente ormai si tratta di fatti digeriti e metabolizzati (o forse, più semplicemente, scomodi) - che le armi di distruzione di massa, le famose e terribili armi con le quali Saddam se non lo avessero tolto di mezzo avrebbe conquistato il mondo e che sono state il pretesto principe per dare il la alla guerra, non sono mai state trovate per il semplice fatto che non sono mai esistite. Nessuno racconta più, o forse non se ne è neppure mai parlato, della figuraccia di Blair, venuto in possesso nel 2003 - a suo dire - del documento definitivo che provava senza ombra di dubbio il possesso di Saddam delle fantomatiche armi, salvo poi scoprire che si trattava di un falso costruito a tavolino dai suoi collaboratori.

Ma davvero, poi, nessuno ricorda più quando Bush accusava di inefficienza Hans Blix, il capo degli ispettori incaricati di trovare in Iraq le famose armi, semplicemente perché lo stesso Blix aveva candidamente ammesso davanti all'ONU che in Iraq di quelle armi non c'era ombra (difficilmente infatti si riesce a trovare qualcosa che non esiste)?

Quando l'amministrazione americana, infine, ha capito che la balla delle armi di distruzione di massa cominciava a mostrare la corda, ecco che, prontamente, ha messo in campo la seconda balla (forse ancora più grossa della prima), quella dei presunti rapporti tra Saddam e Bin Laden (che neppure si conoscevano), storiella sbugiardata davanti a tutto il mondo da un rapporto redatto addirittura dal Pentagono (quello che invece dovrebbe avere tutto l'interesse a dimostrare il contrario) e reso pubblico dal prestigioso Washington Post. E via di questo passo: un mare (o una montagna, se preferite) di balle messe in fila una dietro all'altra nel tempo, con pervicace ostinazione, al fine di continuare a giustificare quello che non si può giustificare.

Adesso, come dicevo, è arrivato, dopo tanti prima di lui, questo generale del Pentagono a raccontare per l'ennesima volta cosa sta succedendo in Iraq, e anche lui è passato quasi in sordina (almeno qui da noi). D'altra parte ormai si sa: da che mondo è mondo le balle hanno sempre avuto infinita più risonanza dei fatti.

lunedì 15 ottobre 2007

Un anno fa

Un anno fa, come oggi, scrivevo questo post. In genere ho poca memoria (e interesse) per le ricorrenze (cosa questa che mi fa dimenticare spesso anche il mio anniversario di matrimonio, con conseguenze facilmente immaginabili), ma il mio primo post me lo ricordo piuttosto bene.

Un anno e 650 post dopo (senza contare gli articoli sul mio sito, che continuo ad aggiornare abbastanza regolarmente) qualcosa è cambiato: tipo ad esempio la mia newsletter (quella citata nell'articolo), che non esiste più da tempo.

Per il resto non c'è granché da dire. Mi piace scrivere, ho uno zoccolo duro di persone che ogni giorno seguono (inspiegabilmente) le mie sgangherate farneticazioni letterarie, ho scritto alcuni articoli (tipo quello su drivecleaner e quello sullo scaricamento dei video da youtube) che ancora oggi la gente commenta e per i quali ricevo privatamente parecchie e-mail di ringraziamento, e niente di più.

Non so cosa succederà in futuro. Vorrei fare tante cose ma il tempo purtroppo è quello che è (ho ancora fermo in una cartella del mio pc un romanzo che avevo iniziato a scrivere un paio d'anni fa e che è ancora fermo al settimo capitolo).

Comunque sia, per adesso ho intenzione di continuare col blog, poi si vedrà.

Ciao a tutti. E grazie.

domenica 14 ottobre 2007

Il prodigio (che prodigio non è)


Il Corriere, sempre sulla notizia, bolla come prodigiosa la foto che vedete qui sopra (fonte korazym.org) - che raffigurerebbe Giovanni Paolo II - con tanto di gente che già griderebbe al miracolo. Repubblica, Ansa e tutti gli altri, invece, più prudentemente, a più due ore di distanza dallo "scoop" del quotidiano di Via Solferino non fanno menzione della cosa.

Ovviamente mi pare sia inutile tentare di spiegare a quelli del Corriere che il miracolo, al limite, sarebbe una sequenza temporale piuttosto lunga di più immagini della figura stessa, e non una singola scattata casualmente proprio in quel preciso istante (sull'articolo del Corriere si parla di altre foto, ma per ora in rete non ce n'è traccia).

Nell'attesa di poter vedere le altre foto (della cui esistenza dubito fortemente) che proverebbero il prodigio, ricordo che è piuttosto facile, fissando insistentemente un falò, riuscire a catturare e fissare con gli occhi particolari forme. Così come è molto facile farlo osservando le nuvole in cielo (chiunque può provare).

Per adesso, almeno finché non ci saranno novità, per il Corriere è uno scoop, per me è una bufala (ovviamente intendo l'accostamento al Papa, non la foto in sé) delle tante che circolano in rete.

Immagini da Ceuta

Alcune immagini da Ceuta. Due soldati spagnoli consolano un ragazzino marocchino che è riuscito a raggiungere la spiaggia e un militare dell...