lunedì 27 aprile 2020

Una vita normale?

Stamattina, complice un bel sole già quasi estivo, ho inforcato bicicletta e mascherina e sono andato prima in edicola e poi in banca. Fiorenza, la mia edicolante, anche lei ovviamente con la sua bella mascherina, ha segnato sul pavimento con del nastro adesivo rosso il limite della distanza di sicurezza dal banco. Ho comprato il giornale, ho pagato - il tutto sempre a distanza ammessa, naturalmente - l'ho salutata e mi sono diretto in banca.

Qui, posizionata sullo sportello, è stata installata una specie di barriera in pexiglass trasparente che divide il cliente dall'impiegato, con una feritoia sul lato inferiore che permette il passaggio di fogli e documenti vari. Ovviamente, sia io che l'impiegato indossavamo la mascherina d'ordinanza, che, non so se abbiate anche voi questa sensazione, sta cominciando a essere un accessorio quasi normale nella vita di tutti i giorni. Un po' come portare gli occhiali, per dire.

Voglio dire che, rispetto ai primi tempi della pandemia, quando andare in giro con la mascherina provocava quel senso di... timorosa inquietudine, diciamo così, ora qualcosa è cambiato. Andare a fare spesa, andare in edicola o in banca o in qualsiasi altro posto, con indosso quell'accessorio all'inizio inquietante, sta diventando una cosa quasi normale, o almeno io avverto questa sensazione.

Ho l'impressione che, adottando le opportune cautele, sarà possibile, in questa famosa Fase due, tornare non dico alla vita normale come era prima della pandemia, ché per quella, se mai ci si tornerà, ci vorrà ancora un tempo indefinito, ma comunque a una vita simil-normale. In attesa, naturalmente, di poter togliere tutto, mascherine e restrizioni, perché il coronavirus sarà stato definitivamente sconfitto.

17 commenti:

  1. Vero, ho avuto la tua stessa sensazione iniziale ed ora ci siamo abituati dai.
    Da me è tutto ben ordinato. Addirittura si esercitano ristrettezze ancora maggiori e nessuno si lamenta, anzi. Ci si abitua, ci si adegua e cerchiamo di non rischiare per provocare danni irreversibili. Con calma tutto finirà. Ciao Andrea.

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    1. Sì, finirà. Nessuno sa quando, ma finirà.
      Ciao Pia.

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  2. Esattamente: poi, siccome l'estate è alle porte, vedrai che pian piano le cose decadranno da sole...

    Moz-

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    1. Diciamo che l'importante è che decada il virus, poi il resto verrà da sé.

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  3. Noi siamo stati, siamo e saremo ligi, la politica no, non ha fatto e non fa il suo dovere. Spero nel futuro... mhm...

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    1. Sulla politica, nella fattispecie riguardo all'operato del governo, mi sono ripromesso di non dare giudizi a emergenza ancora in corso. Magari dopo, con calma.
      È bello che speri nel futuro; di questi tempi non è mica roba da poco ;)

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  4. Sono d'accordo con te. Io credo che la mascherina, in certe situazione, andava indossata già prima del coronavirus. Per me sarebbe necessaria sempre, quando per esempio andiamo in un supermercato a fare la spesa

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  5. Sono il solito bastian contrario, io le mascherine le odio. Poi ovvio che le metto sempre quando entro nei negozi, ma imprecando dentro di me tutto il tempo.

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    1. Sicuramente non sono simpatiche, ma per un periodo indefinito non potremo prescindere dall'usarle.

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  6. Detesto la mascherina. Non la sopporto.
    Non mi abituerò mai alla sua presenza, purtroppo.

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    1. Nessuno le ama, naturalmente. In quanto all'abitudine al loro utilizzo, molti si abitueranno, altrettanti non si abitueranno mai, è normale che sia così.

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  7. Vero stavo facendo la stessa riflessione qualche giorno fa mentre ero fuori dal fornaio in coda.

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    1. È una riflessione che, volenti o nolenti, nel prossimo futuro dovranno fare in molti.

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  8. Mi sto abituando alla mascherina (ma in auto o quando rientro dall'edicola a piedi la abbasso), ma ho ancora quel senso di inquietudine da epidemia, il fatto di incrociare persone mi dà quel senso di "preoccupazione" che ti fa preferire la sensazione di "deserto" attorno.
    Certo che il vetro di plexiglass eo la striscia per indicare la distanza minima sono cambiamenti utili e normali: e credo siano quelle piccole cose che ci permetteranno, piano piano, di tornare alla normalità.

    Ma ci sono tante cose che non tornano, caro Andrea.

    Oggi il primario del nostro ospedale ci dice che "moriremo tutti" e che "può essere una strage", il mio sindaco - medico di famiglia - dice che la situazione è sotto controllo, migliorata, che adesso ci sono le famose cure che non eliminano il virus, ma che aiutano a evitare i pericolosi effetti collaterali.

    Entrambi dicono la stessa cosa: prudenza nella fase 2. Ma uno lo dice con toni apocalittici, l'altro con toni rassicuranti.

    Poi scopro (è il mio mestiere) che nel mio paese su 32 contagiati sono andati in ospedale in tre (un quarto c'era già, un ultra ottantenne con patologie, purtroppo è deceduto); uno dei tre è morto (un ultrasettantenne con patologie, purtroppo) e due si sono guariti (un ultrasettantenne è stato molto tempo in ospedale per la riabilitazione, un over 40 è stato a lungo in degenza di isolamento, ma lui ha preso il virus a Bergamo, per lavoro, durante il picco; fortunatamente tornando a casa si è messo in isolamento prima del ricovero). Gli altri (la maggior parte over 60) hanno affrontato la malattia a casa e molti sono guariti (forse avremo 5-6 casi positivi attivi? Magari se l'Ausl e la Prefettura ce lo dicessero..).

    Ci sono tante domande:

    dei nuovi casi comunicati, quanti sono di tamponi fatti su persone oramai asintomatiche dopo la malattia e quanti "nuovi malati"?;

    quanto hanno inciso i focolai nelle Rsa e nelle corsie di ospedali?;

    il virus è ora meno aggressivo perché i casi riguardano contagi partiti da asintomatici e quindi con carica virale bassa? Oppure è meno aggressivo perché l'inverno è passato e il virus con il caldo si ammorbidisce?

    Poi ci sono altri fattori da tenere in considerazione:

    il già citato sindaco - medico di famiglia, nel cuore dell'epidemia, mi diceva che i tamponi venivano fatti solo alle persone con seri sintomi respiratori e febbri alte, e in presenza di contatti con contagiati; un'amica di infanzia di mia sorella, 43 anni, nipote di contagiati, ha avuto febbre di media entità ed è stata in quarantena, ed è stata sottoposta a tampone solo alla fine della malattia (risultando positiva); adesso in teoria i tamponi li fanno in maniera più incisiva quindi questo dovrebbe permettere di controllare meglio la malattia. Tant più che nel mio paese una persona ultrasettantenne è andata in giro con una forte tosse, prima di avere la diagnosi del Coronavirus, infettando diverse persone. Adesso credo che una persona con la tosse si guardi bene dall'andare in giro. O no?

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    1. Hai messo sul tappeto una serie di interrogativi e "inquietudini" che sono anche i miei e a cui non ho risposta. Mi auguro solo che, a partire da domani, il senso di responsabilità delle italiche genti prevalga sull'incoscienza o la stupidità. Non ci possiamo più permettere altri lockdown, fra qualche mese, come quello che sta per finire. Temo che per il paese (economia, vita sociale, lavoro, sanità ecc.) sarebbe un colpo da cui non si riprenderebbe. Incrociamo le dita.

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    2. Un amico microbiologo nel pomeriggio di ieri mi ha detto che il problema sono gli asintomatici, che potrebbero trasmettere il virus con carica virale alta.
      Sulla minor aggressività del virus dovrebbe comunque dipendere dalla carica virale bassa, per via delle precauzioni prese e dei distanziamenti sociali.
      E non è escluso che gli asintomatici non trasmettano nulla, eh :). Magari per una volta ci va di culo...

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