domenica 17 febbraio 2019

Libro o film?

C'è differenza tra leggere un libro e guardare un film? Sì, leggere un libro è faticoso, guardare un film non richiede alcun impegno se non quello di arrivare in fondo se è noioso (cosa questa che comunque succede anche coi libri). Questo concetto è semplice, alla portata di tutti; appena più complicato è capirne il motivo.

La lettura è fondamentalmente una interpretazione. Quando leggiamo, il nostro cervello riconosce dei segni stampati sulle pagine che sono le lettere, li decodifica, li mette insieme formando così una parola e visualizzando mentalmente l'oggetto corrispondente a quella determinata parola. Se si considera che un libro è formato da milioni di lettere e centinaia di migliaia di parole, si comincia ad avere una idea della quantità di lavoro che deve fare il cervello durante la lettura.

Quando si guarda un'immagine o un film, tutto questo lavoro non c'è più: l'oggetto che prima veniva visualizzato solo dopo una serie di processi neuronali, il cervello se lo trova già bell'e pronto davanti, spiattellatogli in grembo dalla visione dell'immagine. Cosa comporta questo? Comporta un minore esercizio dell'organo, una minore prontezza intellettiva e conseguentemente una minore capacità di capire le cose. E non è un caso che il nostro paese, l'Italia, sia ai primi posti in nel mondo per diffusione di analfabetismo funzionale, che non è altro, riassumendo brutalmente, che l'incapacità di capire un testo dopo averlo letto: perché il nostro è uno dei paesi in cui si legge di meno e si guarda più televisione.

Quando andavo a scuola io, c'erano le antologie, i sussidiari, che erano per il 95% testo e 5% immagini, erano veri e propri libri; i libri scolastici dei ragazzi che vanno a scuola oggi sono pieni di immagini, mentre il testo rappresenta una quota minoritaria dell'insieme. Questa impostazione significa abituare fin da piccoli i ragazzini a non esercitare il loro cervello, col rischio di condannarli da adulti ad aggiungersi alla folta schiera di chi ha difficoltà a capire ciò che legge e, conseguentemente, ciò che gli succede attorno.

Ho riassunto qui sopra, brevemente, uno dei temi trattati ieri da Umberto Galimberti nella conferenza tenuta alla fiera di Cesena, a cui ho avuto il piacere di partecipare. Dovrei scrivere un libro e non un post se volessi raccontare i temi trattati, tutti estremamente affascinanti e istruttivi, e molto confortante è stato constatare l'enorme afflusso di persone che affollava lo spazio in cui parlava il noto filosofo. Io stesso, pur essendo arrivato con un certo anticipo, non sono riuscito a trovare posto a sedere, e molte persone non sono addirittura riuscite ad accedere e sono state costrette a restare fuori ascoltando ciò che potevano dagli altoparlanti. Ancora più confortante è stato constatare come buona parte del pubblico fosse composta da giovani di venti e trent'anni e non solo da ormai vecchie cariatidi come lo scrivente.

Pensavo, aggiungendo una piccola e indegna postilla al discorso di Galimberti, che probabilmente il fatto che nessuno legge più è anche uno dei motivi per cui il blog è ormai un vecchio arnese informatico destinato all'estinzione: un blog richiede persone che abbiano una qualche dimestichezza con la scrittura e con la lettura, tutte cose che richiedono fatica e impegno, e quindi, di conseguenza, non è neppure un caso che a spopolare non siano più, oggi, i blog o faccialibro (anche lì, in qualche modo, per starci ti tocca scrivere) ma i social specializzati solo in immagini.

Un'immagine vale più di mille parole, recita un noto aforisma di quelli che ogni tanto ritornano, che sarà anche vero, non dubito, ma a me continuate a lasciare le parole.

5 commenti:

Francesco ha detto...

Sai che mi hai invogliato ad andarlo ad ascoltare?

Andrea Sacchini ha detto...

Mi fa piacere. Nel frattempo, se vuoi, YouTube pullula di registrazioni di sue conferenze e interviste.

Anonimo ha detto...

E' indubbio che il libro necessita di molta attenzione per essere letto e compreso. Alcuni libri necessitano di più attenzione, altri meno.
Per esempio leggere..ehm... le barzellette di Totti non è come leggere i Fratelli Karamazov o magari un giallo di Agatha Cristie.
Tuttavia lo stesso discorso può essere esteso anche a diversi film. In linea di massima hai ragione nel dire che guardare i film non richiede alcun impegno, ma questo è valido anche per i film d'autore? Per esempio per quelli di Antonioni o di Lynch? giusto per citarne due.
Quei film richiedono una grande attenzione (e anche impegno) perché non sono solo immagini ma vengono espressi pure concetti personali dell'autore a volte al limite del comprensibile.
Idem per vedere un giallo o un film di spionaggio. Guardare senza comprendere i vari passaggi mette in condizione di non capire nulla. Ci vuole impegno, altroché, per capire un film giallo. Se ci si scorda qualche passaggio allora non si capisce nulla e tanto varrebbe spegnere. (Ovviamente è maggiore l'impegno nel leggere un romanzo giallo)
Insomma - secondo me - ogni cosa richiede impegno. La lettura di più, i film complessivamente di meno ma non tutti i film. Altrimenti si cade in generalizzazioni improprie non so fino a che punto condivisibili.
Almeno dal mio punto di vista, per quel che vale, molto poco.

Adal

Andrea Sacchini ha detto...

Che non tutti i film siano uguali è indubbio, come del resto lo è per i libri. In questo caso, però, la generalizzazione ci sta perché il ragionamento di Galimberti non mira a disquisire sulla qualità di un libro o di un'immagine, ma solo mettere in evidenza come al cervello sia richiesto una quantità molto maggiore di "lavoro" per codificare un'immagine partendo da un segno piuttosto che da una immagine già pronta.

Anonimo ha detto...

be certamente, da questo punto di vista non ci piove.

adal

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