lunedì 13 settembre 2010

Il sole delle Alpi sui banchi di scuola



Daniele Sensi, nel suo suo blog, si chiede cosa direbbe la lega se il Pd si prendesse il simbolo del sole delle Alpi, visto che questo simbolo "è un'arcaica decorazione euroasiatica da millenni presente in Italia".

domenica 12 settembre 2010

Mancanza di alternative


Pare che ieri sera miss Italia, su Raiuno, condotta dalla Carlucci e dal (come chiamarlo?) principe Filiberto, sia stata la trasmissione più vista. E' un po' come nella politica: vince sempre lo stesso per mancanza di alternative.

Dai 4 pensionati sfigati a Cesare, passando per Atreju 2010

Quando la vicenda denominata P3 venne fuori - eravamo pressappoco a metà luglio - Berlusconi la liquidò con la famosa battuta "sono 4 pensionati sfigati", alludendo al fatto che i vari Verdini, Carboni, Dell'Utri e soci, non avrebbero mai avuto la possibilità di mettere in piedi quella presunta organizzazione criminale che, tra le altre cose, avrebbe fatto pressione sui giudici della Consulta per evitare (inutilmente) la bocciatura del lodo Alfano e sulla Cassazione per "aggiustare" la causa da 450 milioni tra la Mondadori e lo stato.

In realtà, già all'epoca i pm titolari dell'inchiesta avevano precisato che la stessa si basava su elementi piuttosto solidi. E lo stesso Napolitano, solitamente così pacato ed equilibrato, aveva parlato di "squallide consorterie" sulle quali fare piena luce.

Ieri, la vicenda, dopo un periodo piuttosto lungo di (apparente) stallo, ha avuto un'improvvisa accelerazione, dovuta alle prime ammissioni di un appartenente al gruppetto di "sfigati", quelli citati da Berlusconi, che ha cominciato a fare le prime ammissioni. Arcangelo Martino, uno degli arrestati, ha infatti dichiarato che il nome Cesare, rilevato dagli investigatori nelle intercettazioni, sarebbe riferito a Berlusconi, e viceCesare a Dell'Utri. Insomma, secondo le dichiarazioni di Arcangeli, che naturalmente la procura di Roma si sta già prendendo la briga di verificare, il nome e il ruolo di Berlusconi in tutta questa vicenda sarebbero tutt'altro che marginali, al contrario di quello che sembrava inizialmente.

Per una pura coincidenza, nelle stesse ore in cui Arcangeli faceva le sue ammissioni, il premier, in Russia, ritirava fuori la vecchia storia della magistratura politicizzata. Sarà stato un caso?

Oggi, dopo le balle raccontate in Russia, Berlusconi è ritornato a Roma per raccontarne un altro po' alla festa dei giovani pidiellini. Eccone alcune delle più divertenti: "I giornali di sinistra hanno messo in giro l'idea che ci sia una nuova tangentopoli, ma non c'è nessuna tangentopoli". Se non c'è nessuna tangentopoli, come dice il premier e compagnia cantante al seguito, come mai il governo nel marzo scorso ha tirato fuori dal cilindro magico, in fretta e furia, il famoso decreto anticorruzione? Se non c'è nessuna tangentopoli che bisogno c'era di fare una norma urgentissima contro la corruzione tramite decreto legge? (a proposito, qualcuno sa che fine abbia fatto?).

"Non ci sono mascalzoni nel nostro partito, li abbiamo individuati e provveduto ad espellerli". Questa è bellissima; scommetto che i giovani pidiellini intervenuti hanno applaudito a lungo. Chissà chi sono i mascalzoni che sono stati espulsi? No, perché il premier è rimasto sul generico, non ha fatto nomi. Proviamo un po' a pensare. Dunque, il senatore Dell'Utri, 7 anni e mezzo in appello per fatti di mafia, è ancora saldamente al suo posto. E non mi risulta che Berlusconi o qualcun altro abbiano fatto chissà quali pressioni per farlo dimettere. Anzi. Ci sarebbe Nicola Cosentino, sottosegretario all'economia. Solo che lui non è stato cacciato: si è dimesso di sua spontanea volontà.

E, per dirla tutta, soprattutto a beneficio dei gonzi che ancora credono a tutte le palle che racconta, il premier inizialmente quelle dimissioni le respinse con forza: "Nel rinnovargli la mia stima non posso che invitarlo a continuare nel suo lavoro nell'interesse del partito e del Paese". Alla faccia del "abbiamo provveduto a espellerli"!

A meno che, però - c'è ancora una possibilità -, Berlusconi non si riferisse a Nicola Di Girolamo. Vi ricordate? E' quel (ex) senatore, secondo l'accusa eletto coi voti della 'ndrangheta, rimasto coinvolto nell'inchiesta sul riciclaggio di due miliardi di euro di capitali della nota organizzazione mafiosa. Il problema è che neppure lui è stato espulso, ma si è dimesso volontariamente venendo così subito internato nel carcere di Rebibbia. E, forse pochi se lo ricordano, le sue dimissioni sono state accompagnate da una lunga scia di applausi provenienti dai banchi del Pdl. Applausi che tra l'altro hanno innescato, comprensibilmente, non poche polemiche.

Insomma, siamo ancora in attesa di sapere chi sono i famosi "mascalzoni" che sono stati "individuati ed espulsi". Senza fretta, si intende.

Terry Jones e il suo 1/4 d'ora di pubblicità

Alla fine il pastore pazzo della Florida "si è arreso", come scrive oggi La Stampa: non farà più un pubblico falò con le copie del Corano. Può darsi che l'intenzione l'avesse veramente e poi abbia desistito dopo il clamore planetario di questi giorni.

Oppure, molto più probabilmente, può darsi che l'intenzione in realtà non l'abbia mai avuta e abbia messo in piedi tutta questa messinscena, irresponsabilmente e incoscientemente, per far pubblicità alla sua congrega di suonati. Non stupisce che ci siano idioti disposti a giocare anche con queste cose.

Ieri sera, a Cesena...


Di solito il calcio non è tra i miei argomenti preferiti, ma quello che è successo ieri sera, qui al Manuzzi, merita di essere segnalato, perché potrebbe avere una valenza quasi storica - anzi, senza "potrebbe". Una delle squadre più blasonate del calcio italiano, il Milan, già data da molti come favorita nella corsa allo scudetto, è sparita, scomparsa, evaporata, davanti a un semi-sconosciuto Cesena, fresco fresco di promozione in serie A.

Un Milan che ha messo in campo alcuni dei maggiori protagonisti del calcio attuale, gente come Ibrahimovic, Pato, Ronaldinho, è stato sopraffatto dai sicuramente meno noti Schelotto, Bogdani e Giaccherini. Forse tutto questo è solo l'ennesima dimostrazione che a volte, per vincere, non conta avere a disposizione soldi, budget e possibilità di fare acquisti stratosferici. Basta la determinazione, la voglia di correre e di giocare, tutte cose che al Milan, che evidentemente pensava di venire qua a fare una passeggiata, sono mancate.

(fonte immagine: quotidiano.net)

Non è nel cuore

"Perché l'amore non è nel cuore, ma è riconoscersi dall'odore.
E non può esistere l'affetto senza un minimo di rispetto.
[...]
Perché l'amore è vivere insieme, l'amore è sì volersi bene,
l'amore è fatto di gioia ma anche di noia".


Una delle canzoni più belle del grande Eugenio Finardi.

Buona domenica.

sabato 11 settembre 2010

Il quartier generale racconta/37


Questa mattina, sia Libero che il Giornale hanno aperto con lo stesso, terribile, inquietante interrogativo: Perché non l'hanno arrestata? Mamma mia! Chi sarà mai il pericoloso criminale a cui è stato risparmiato il carcere? E cosa ha mai fatto di tanto grave, il medesimo, per convincere i due maggiori paladini del garantismo all'italiana (generalmente a senso unico), Libero e il Giornale appunto, a mettere da parte il loro principio ispiratore? Occorre un breve riassunto per chi si fosse perso le puntate precedenti della vicenda.

Mercoledì scorso, alla festa del Pd a Torino, il sindacalista Raffaele Bonanni è stato oggetto di dure contestazioni da parte di un gruppo di giovani appartenenti a un centro sociale. A Bonanni è anche arrivato un fumogeno che gli ha mandato in fumo la giacca. Le indagini della questura hanno permesso di appurare che a tirare l'oggetto è stata tale Rubina Affronte, 24 anni, figlia di un magistrato in servizio presso la procura di Prato. La giovane, dopo essere stata identificata, si è beccata una denuncia per lancio di oggetti pericolosi, danneggiamento aggravato e accensioni pericolose.

Finita qui? Macché! Si tratta della figlia di un magistrato e l'occasione non va sprecata. Parte in quarta Beatrice Lorenzin, deputata del Pdl: "Perchè questa ragazza non è stata arrestata ma solo denunciata per lancio di oggetti pericolosi e danneggiamenti?". Le fa eco, naturalmente, il leggendario Gasparri: "Chiedo a Palamara [presidente dell'ANM, ndr], che parla su tutto, perché non hanno arrestato quella ragazza?". Prima di loro si era fatto avanti il ministro Sacconi, il quale si era detto "sorpreso per il mancato arresto della contestatrice".

Insomma, il pericoloso criminale andava tradotto in galera, senza se e senza ma. E d'altra parte se lo dicono loro, i parlamentari, che le leggi le fanno, non si capisce perché non dovrebbe essere così. C'è solo un piccolo particolare: la legge non lo prevede. Già, quella legge che i parlamentari fanno, e che quindi dovrebbero conoscere bene, non prevede l'arresto in questi casi. E sapete chi lo dice? Libero, quello che vedete nell'immagine in alto. Scrive il Fatto di oggi:

Senza scomodare Palamara e le presunte parentele illustri, al senatore Gasparri sarebbe bastato leggere uno dei giornali più vicini al suo partito, che oggi spiega perché la legge non preveda l’arresto per un gesto come quello di mercoledì. Libero, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, spiega che “Rubina Affronte è stata denunciata per “accensione e lancio di oggetti pericolosi”, reato che prevede l’identificazione ma non l’arresto”. Stupisce che Gasparri non lo sappia. Anche perché gli basterebbe chiedere al fratello Clemente, generale dei Carabinieri, per scoprire i meccanismi della legge.

Nella giornata di oggi, poi, è arrivata una nota proprio dalla procura di Torino, dove la ragazza è stata identificata e denunciata. Ecco ciò che scrive l'Ansa (il neretto è mio):

(ANSA) - TORINO, 11 SET - Non c'e' stata alcuna sottovalutazione dell'accaduto, il carcere non e' previsto per casi del genere: lo puntualizza la procura di Torino in una nota firmata dal procuratore generale Marcello Maddalena, dopo le polemiche sull'operato di magistratura e forze dell'ordine in occasione del lancio del fumogeno contro il leader Cisl Raffaele Bonanni. ''Polizia e magistratura - si legge nella nota - si sono limitate ad applicare scrupolosamente la legge, che non contempla nessuna possibilita' di misure restrittive della liberta' personale, la cui adozione nei casi non consentiti comporterebbe addirittura una responsabilita' dello stato per ingiusta dentenzione''. ''Stupiscono - si legge ancora - le malevole insinuazioni circa una pretesa sottovalutazione dell'accaduto da parte delle forze di polizia e della procura torinese, la quale da sempre ha concretamente dimostrato la massima attenzione nei confronti di qualsiasi atto di violenza politica, da qualsiasi parte proveniente. Ben consapevole delle derive che ne possono scaturire",

A questo punto le ipotesi sono due: o tutti i politici che han parlato, han parlato a vanvera non conoscendo la legge, la qual cosa mi pare di una certa gravità, oppure la legge la conoscevano benissimo ma hanno voluto in malafede marciarci su. In tutti e due i casi non mi pare che ne escano bene.

2010, fuga da Minzolini



Nel 1981, Jena Plissken era l'eroe di 1997: fuga da New York. Oggi, un eventuale remake di quel film potrebbe chiamarsi "2010, fuga da Minzolini".

Martedì sera, ore 20 e 06: Augusto Minzolini compare sullo schermo per l’ennesimo editoriale, circa 150 mila spettatori afferrano il telecomando e spengono la televisione. Sul finire del monologo altri 244 mila lasciano Raiuno e scappano verso il telegiornale di Enrico Mentana, sostituti da un gruppetto stanco di Tempesta d’Amore su Rete 4 e da 192 mila spettatori che accendono in quel momento la tv e beccano il fotogramma di Susanna Petruni che riprende la linea in studio. Morale dell’aritmetica: Minzolini ha perso 400 mila persone in centoventi secondi. Un record stratosferico, migliorato dal direttorissimo medesimo in ventiquatt’ore: l’edizione di martedì ha sfiorato il 27% di share per 6 milioni di spettatori, mercoledì disertano in 500 mila per un punto e mezzo di share (fonte)

Anche Repubblica, ieri, ha parlato della débâcle del tg1 in seguito agli "editoriali" del "direttorissimo" (termine coniato appositamente per lui da Berlusconi).


Davanti ai numeri, nudi e crudi, uno si aspetterebbe perlomeno il silenzio anche da parte dei berluscones più agguerriti. E invece no: "I successi di ascolto sono ormai costanti, e quindi anche i telespettatori mostrano di gradire un’informazione non omologata ai desideri e alle abitudini di chi pensa a un’informazione a senso unico".

Il primo che mi scrive nei commenti il nome di colui che, in omaggio al padrone, riesce a negare anche l'evidenza dei numeri, vince un premio.

I doni del Signore


Se c'è una cosa per cui, forse, questo governo passerà alla storia, sarà la politica estera (oltre naturalmente alle leggi ad personam, anche se queste sono spalmate nell'arco di più governi). Dopo le ripetute e un po' ripugnanti genuflessioni a Gheddafi e al dittatore bielorusso Lukashenko, ecco infatti arrivare quella a Putin (per Berlusconi "dono di Dio"), ex membro del Partito Comunista dell'Unione Sovietica prima, e del KGB poi.

Quando Berlusconi va all'estero per presenziare a qualche vertice internazionale, è come se andasse in tournée. E' come quando le rockband preparano un repertorio che è sempre uguale nelle varie date e città del tour. Il repertorio, naturalmente, nel caso del "cantante" Berlusconi é: i giudici comunisti, l'impossibilità di governare a causa della magistratura politicizzata e balle simili. Ci si chiede sempre cosa mai possa fregare, ai rappresentanti delle nazioni presenti a questi vertci, delle beghe italiane; un giorno qualcuno ce lo spiegherà - magari lo spieghrà pure a Berlusconi.

Nello spefico, però, cioè nella visita di queste ore a Mosca al forum sulla democrazia, il premier ha aggiunto una "canzone" al suo repertorio: Fini. "Il mio governo andrà avanti per i tre anni di legislatura che ancora mancano. Ho rassicurato chi mi chiede cosa succede in Italia. Ci sono piccole questioni di professionisti della politica che vogliono avere la loro aziendina. Ma sono cose che non toccano la governabilità". Ecco, Berlusconi ha assicurato al mondo intero che la legislatura andrà avanti fino alla fine (ammesso che sarà vero, buona parte del merito sarà del "Mediashopping" in corso in questi giorni).

Ma è il riferimento a Fini ad essere particolarmente interessante, se non altro dal punto di vista terminologico. "Vuole solo la sua aziendina", ha detto riferendosi al neonato partito che Fini e soci dovrebbero tenere a battesimo a breve. Non ha detto "partitino", ha detto "aziendina", che riassume e conferma perfettamente il concetto di partito-azienda che più di uno, nel corso di questi ultimi anni, hanno fatto notare riferendosi a quello di Berlusconi. Insomma, una (involontaria?) ammissione di ciò che Berlusconi intende per politica: un'azienda, in cui c'è un padrone che comanda e gli altri ubbidiscono.

L'11 settembre nella sua globalità

Oggi è l'11 settembre, data che rievoca, e probabilmente rievocherà sempre, gli attacchi terroristici subiti dagli USA nel 2001. Piergiorgio Odifreddi ripubblica oggi su Repubblica un suo articolo che scrisse alcuni anni fa. In questo articolo invita a guardare quanto avvenne nove anni fa nella sua globalità e non solo limitatamente a quel singolo, terribile episodio.

E' vero, infatti, che gli americani sono stati in quel caso vittime. Ma quante volte, invece, sono stati "carnefici"? Scrive Odifreddi:

Un evento che Giovanni Paolo II ha descritto come «uno dei momenti più bui della storia dell’umanità». Storiche, in realtà, sono soltanto le proporzioni di questa gaffe colossale, con la quale il Papa ha rimosso non soltanto le gesta dei suoi predecessori, più o meno lontani, ma anche le immani tragedie del vicino Novecento.

Più precisamente, i 185 milioni di morti per guerre, rivoluzioni, massacri, genocidi, oppressioni e dittature dettagliati nelle cifre dell’agghiacciante Atlante Storico del Ventesimo Secolo di Matthew White, ed equamente distribuiti fra capitalismo e comunismo. Che intensità di tenebre dovremmo assegnare a questi eventi, se chiamiamo l’attentato di New York uno dei momenti più bui della storia dell’umanità?

Purtroppo, la dichiarazione del Papa è soltanto un sintomo dell’isteria collettiva che ha colpito la totalità dei governanti e dei media occidentali, facendo perdere loro completamente i sensi della proporzione e della prospettiva di fronte a un attacco che stupisce soltanto perchè si è consumato, per la prima volta dal 1812, sul suolo degli Stati Uniti.
[...]
Una volta ricevuta l’anonima sfida, con la forte valenza simbolica del World Trade Center crollato e del Pentagono in fiamme, prima di accoglierla gli statunitensi dovevano trovare gli sfidanti. Li hanno individuati immediatamente in Osama Bin Laden e nei taleban: nelle stesse persone, cioè, che Ronald Reagan e George Bush I chiamavano «guerrieri della libertà» quando combattevano gli invasori russi in Afganistan, e che Bill Clinton e George Bush II chiamano «terroristi» da quando combattono gli invasori americani in Arabia Saudita.
[...]
L’individuazione dei colpevoli è stata effettuata nel giro di ore da servizi segreti che non si erano accorti di nulla per anni. La cosa è sospetta, per almeno due motivi. Anzitutto, perchè non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti si inventano un pretesto per attaccare una nazione: basterà ricordare il famigerato incidente del Golfo del Tonchino, che oggi sappiamo non essere mai avvenuto, ma che nell’estate del 1964 permise a Lyndon Johnson di ricevere dal Congresso un plebiscito per l’entrata in guerra col Vietnam.

Inoltre, perchè gli Stati Uniti sono soliti inventarsi ogni paio d’anni un «nemico pubblico numero uno» sul quale scaricare le proprie paranoie: ad esempio, per limitarci agli ultimi decenni, Castro a Cuba, Ho Chi Min in Vietnam, Khomeini in Iran, Gheddafi in Libia, Ortega in Nicaragua, Noriega a Panama, Saddam in Iraq, Milosevich in Yugoslavia, …

A seconda dei casi, questi paesi hanno dovuto subire attacchi, invasioni e guerre. Che si fanno, ovviamente, con migliaia di bombe e di missili. Ciascuno dei quali provoca esattamente gli stessi effetti che gli aerei suicidi hanno provocato a New York, lasciando sul campo la stessa quantità di morti e distruzioni. Dopo settimane di servizi giornalistici e televisivi su questi effetti, gli Stati Uniti non possono più fare i finti tonti: hanno vissuto sulla loro pelle, per una volta, una minima parte di ciò che hanno fatto agli altri. E poichè ora sanno che cosa questo significa, e si dichiarano cristiani, questo sarebbe il momento buono per incominciare a praticare il precetto evangelico: «non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te».

Articolo integrale qui.

Passerelle

Correva il mese di maggio 2023 e la signora del popolo, dopo la prima delle due disastrose alluvioni che misero in ginocchio l'Emilia-Ro...