Tramite il bellissimo saggio Quando meno diventa più, di Paolo Legrenzi, ho scoperto il paradosso di Easterling. Non essendo io ricco e vivendo più o meno da sempre all'insegna del tanti presi, tanti spesi, ho trovato nel summenzionato paradosso un certo conforto. Ecco come lo spiega l'autore.
Ovviamente, per avere certezza della validità del suddetto paradosso dovrei empiricamente verificarlo, accumulando ricchezze fino al punto in cui le preoccupazioni relative a esse diventassero maggiori della contentezza generata dall'avere poco. Ma per il momento lo prendo per buono sulla fiducia :-)
Scherzi a parte, il saggio è estremamente interessante. Cito dall'introduzione:
Anche io, con il tempo, mi sono accorto del ruolo importante delle sottrazioni benché, da giovane, mi fossi, per così dire, concentrato sulle addizioni. Nasciamo, cresciamo e cerchiamo di aggiungere, accumulando investimenti materiali e simbolici nel corso delle attività connesse al lavoro e alla carriera, e anche investimenti affettivi legandoci a persone per parte o per tutta la vita. Nella psicologia ingenua, nei modi spontanei e diffusi di relazionarci con gli altri e nel mondo dei pensieri e dei sentimenti, l’addizione è considerata un’acquisizione positiva, quasi sempre qualcosa che viene dato per scontato. La sottrazione, al contrario, tende a essere vista come perdita al punto che, nel linguaggio amministrativo, parliamo di sottrazione per indicare un atto criminoso. In effetti, fin dai primordi, l’uomo ha elaborato e praticato apparati culturali collettivi finalizzati a trasformare le sottrazioni biologiche dovute ai decessi di parenti o amici in perdite e le perdite, a loro volta, in ricordi e memorie sia personali sia collettive, soprattutto da quando esiste la rete. Recentemente, sui media si assiste a un’enfasi sulla necessità da parte delle nuove generazioni di ridurre le tracce del loro passaggio sulla Terra per lasciare a figli e nipoti un mondo ospitale almeno quanto quello che ognuno ha trovato alla nascita. I tempi stanno diventando stretti e tuttavia le attenzioni, e soprattutto le azioni, dei politici e degli economisti sono sempre volte alla crescita calcolata in termini di beni e servizi prodotti. Si parla di crescita sostenibile ma questa appare come un traguardo ostico, difficile da raggiungere, talvolta un ossimoro. Forse parte di questa difficoltà risiede non solo nella lentezza e nel disinteresse delle collettività, dei governi e delle organizzazioni sovranazionali, ma anche nella radicata mentalità degli individui. Forse il nostro cervello ha incamerato, in milioni di anni, l’importanza dell’addizione di risorse, cruciali per la sopravvivenza, lasciando sullo sfondo il valore della sottrazione. Invecchiando, ho riflettuto meglio sull’importanza della sottrazione nelle vicende filosofiche, culturali e artistiche dell’ultimo secolo. Inoltre, le tecniche sottrattive sono state cruciali nel progresso del mio campo di studi, quello della psicologia e delle scienze cognitive – intendendo per scienze cognitive lo studio dei processi attraverso cui le menti, quelle naturali e quelle artificiali come i computer, raccolgono, elaborano e ricordano le informazioni che provengono dal mondo esterno. In questo libro ho provato dunque a rintracciare anche una storia culturale della sottrazione. Inoltre, alla luce delle ricerche più recenti, ho cercato di mostrare gli ostacoli cognitivi e affettivi alle sottrazioni “ben fatte”, ponendo così le basi per un’analisi delle buone pratiche della sottrazione. Non si tratta tuttavia di un elogio acritico della sottrazione, perché questa è un’operazione benefica solo a certe condizioni, non sempre facili da ottemperare. In alcuni casi assistiamo a fuorvianti semplicismi, a chiusure, a pregiudizi; per questo sarà necessario tracciare e delimitare il perimetro degli ostacoli alle sottrazioni benefiche. Dato che il termine “sottrazione” diventa chiaro solo dopo che è stato esemplificato in più casi, per il titolo di questo libro è stato scelto il motto “Quando meno diventa più” (Less is more, in inglese), in ricordo e in onore dei fondatori della scuola tedesca Bauhaus pionieri di questo nuovo modo di operare e di pensare. Sono convinto che, quando si comincia a vedere il mondo e la vita non solo in termini di addizioni ma anche di sottrazioni, molti stati di cose diventano più chiari, puri, appassionanti, alcuni problemi meno difficili da risolvere, alcune emozioni negative più facili da allontanare. Distinguere il confine tra addizione e sottrazione implica conoscerne entrambi i lati così da poterli padroneggiare.
Oltre al paradosso di Easterling, un altro concetto estremamente interessante, a cui non avevo mai pensato, è descritto nel capitolo in cui si spiega come funziona e come è strutturata la nostra memoria. Scrive Legrenzi:
Per decine di migliaia di anni l’unico luogo in cui si poteva depositare tutto ciò che ci era capitato nel corso del tempo era il nostro cervello e quello delle persone appartenenti alla comunità in cui eravamo stati allevati e avevamo vissuto. Durante queste epoche della nostra storia naturale e culturale, cercare di memorizzare di “più” del nostro passato era qualcosa che ci rendeva “meno” vulnerabili agli avvenimenti imprevisti e imprevedibili. Quando siamo riusciti a inventare prima la scrittura e poi la stampa abbiamo iniziato a integrare le attività dei nostri cervelli grazie all’aiuto di memorie esterne. Un ulteriore e notevole incremento delle registrazioni artificiali di dati e del loro recupero è avvenuto con il computer e, in particolare, con quei computer – di solito chiamati in gergo “smartphone” – che possiamo portare sempre con noi e consultare in ogni momento. Oggi le nostre memorie esterne sono diventate così grandi, potenti e disponibili che il problema consiste quasi sempre soltanto nel rintracciare le informazioni e selezionare quelle che ci servono o che desideriamo. Nel caso della vastità delle memorie esterne, dalle dimensioni ormai gigantesche grazie al loro continuo miglioramento, l’aggiunta progressiva di “più” ci ha portato a un contrappasso tale per cui il più finale si è tradotto in meno, cioè meno capacità di reperire le informazioni “giuste”, quelle che cerchiamo in un dato momento. Il cervello potrà adattarsi facilmente e rapidamente all’uso di queste nuove memorie esterne? Assai improbabile, perché i tempi dell’evoluzione naturale di questo organo sono molto lunghi. Il nostro cervello è erede di quel lontano passato in cui non esistevano questi strumenti “integrativi”, ragion per cui i nostri antenati traevano grande vantaggio dal riuscire a registrare più informazioni possibili e a conservarle in memoria per quando ne avevano bisogno. Di questi tempi, invece, un’informazione di quel che è avvenuto in passato può diventare, se rievocata nel presente, un intralcio e persino un ostacolo. Succede così che spesso meno memoria è “più” perché è memoria dell’essenziale, di ciò che veramente ci serve, memoria di ciò che rende la nostra vita degna di essere vissuta: i momenti caratterizzati dall’inspiegabile felicità in cui siamo stati veramente noi stessi e abbiamo voluto bene ad altri.
Ecco, penso a questo punto che siano abbastanza chiari gli argomenti trattati nel libro. Non è un saggio difficile (l'ho letto e capito agevolmente pure io) e neppure eccessivamente corposo (poco più di 200 pagine), quindi è alla portata di chiunque. Io l'ho trovato interessantissimo.




Conoscevo il paradosso ma non il suo nome... forse l'avevo letto in psicosociologia, non so...
RispondiEliminaPerò non mi sembra così controintuitivo... cioè forse lo diventa se si è imbevuti della "cultura" di questo tempo che divinizza la ricchezza, che la pone come il massimo bene che tutti devono rincorrere...
Bello Avere o Essere di Fromm al riguardo...
Me lo segno per una prossima lettura. Grazie.
EliminaUna delle soluzioni al paradosso è spendere costantemente le ricchezze accumulate. Anche più divertente. ;)
RispondiEliminaVero. Spero di poter un giorno verificare anche questo teorema :-)
Elimina"ho bisogno di tutto ma niente mi manca"
RispondiEliminaPer converso, non ho bisogno di niente ma mi manca tutto.
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