martedì 8 aprile 2008

Di blog si muore? (disquisizioni libere sullo scrivere in rete)

Non so se qualcuno di voi abbia letto questa notizia del NYTimes, che è stata poi ripresa anche dall'Ansa. Inizialmente, pur avendomi abbastanza colpito, l'ho quasi ignorata, anche se l'ho segnalata a chi mi segue su twitter; poi ci sono tornato sopra perché mi sono accorto che poteva offrire alcuni spunti interessanti.

Non è che abbia molto da dire riguardo alla notizia in sé. Anche perché mi pare che i casi menzionati dall'articolo del NYT rappresentino il lato patologico dello scrivere in rete: lato che come potete ben capire si discosta alquanto da quello puramente passionale, anche se a volte può capitare che la linea che li divide sia piuttosto sottile.

Comunque sia, prendo spunto dal suddetto articolo per rispondere ad alcune delle domande sulla mia attività di blogger che più spesso mi sento rivolgere da amici, colleghi e conoscenti che leggono regolarmente quello che scrivo (e che ovviamente ringrazio). Prendete quindi questo articolo come una sorta di "spiegazione" su come nascono i miei articoli e su come gestisco un po' il tutto.

Fondamentalmente le domande che più spesso capita che mi senta rivolgere sono sempre quelle: dove trovo il tempo per aggiornare regolarmente il blog, come trovo i programmi e i servizi online di cui spesso pubblico qualche howto, come scelgo gli argomenti, quanto tempo ci vuole a scrivere un post e via di seguito. Probabilmente i lettori che gestiscono a loro volta un blog o un sito internet sanno già le risposte, e quindi mi rivolgo principalmente agli altri.

Il fattore che più condiziona la gestione di un blog è il tempo. Probabilmente, ai più, questa cosa non è immediatamente e facilmente percepibile. In fondo, chi legge, accende il pc, avvia il browser, si spulcia i preferiti o i feed a cui è abbonato e si va a leggere le novità e i nuovi articoli pubblicati nei blog che segue abitualmente. Ovviamente in tutto ciò non c'è niente di male, anzi. Lo faccio regolarmente anch'io. Quello che probabilmente a molti sfugge, come accennavo sopra, è che scrivere un articolo richiede tempo, e molto.

Per quello che state leggendo adesso, ad esempio, ci sono volute due ore. E poi va tenuto conto che questo è un articolo poco "impegnativo", se così si può dire, perché fondamentalmente si tratta di pensieri buttati giù abbastanza di getto man mano che mi venivano in mente. La stesura di questi articoli, quindi, è abbastanza fluida e veloce, perché si tratta grosso modo di esprimere pensieri un po' come se si stesse parlando con qualcuno. Non presuppongono una elaborazione complicata o qualche ricerca preventiva.

Diverso è invece il discorso per gli articoli tecnici, i cosiddetti "howto", oppure per quelli in cui riporto fatti e notizie dal mondo dell'IT, per i quali è maggiormente necessario fare ricerche mirate e verificare l'attendibilità delle fonti, per evitare di riportare dati inesatti o male interpretati. Ora, naturalmente, io non sono un giornalista professionista, ed è capitato (e capiterà ancora) che qualche cantonata ogni tanto l'abbia presa anch'io. Pazienza, l'importante è ammettere i propri errori senza cercare patetiche scuse o giustificazioni. Ecco, per questo tipo di articoli occorre una quantità molto elevata di tempo. Ci sono alcuni howto che ho pubblicato nella sezione informatica del mio sito, ad esempio, la cui stesura ha richiesto anche alcuni giorni. Insomma, scrivere di tecnologia è una delle cose in assoluto che richiede più tempo, anche perché il mondo dell'informatica - a differenza ad esempio della politica, dove le facce sono (purtroppo) sempre quelle - evolve a ritmi impressionanti. Le novità sono all'ordine del giorno e stare dietro a tutto è praticamente impossibile, e a volte anche letale (come osserva a suo modo mante).

Dove trovo il tempo quindi? Qualcuno si potrebbe porre questa domanda (qualcuno me l'ha anche posta). In fondo anche io ho un lavoro, una famiglia, un paio di figlie, e alcune cose a cui stare dietro. Beh, ho la fortuna (o sfortuna, dipende) di fare un mestiere che prevalentemente si svolge in notturna, e che quindi mi lascia una certa quantità di tempo libero durante la giornata. Bene o male, insomma, il tempo non mi manca. In più neppure le idee e gli argomenti mi mancano. E' quindi piuttosto difficile che scriva un post per riempire un "buco", per intenderci. E questo probabilmente è dovuto al fatto che sono per natura molto curioso, mi piace sapere tutto quello che succede e leggere tutto quello che mi capita sottomano, e ovviamente dire la mia in proposito. Questi, grosso modo, sono i motivi per cui aggiorno con regolarità il mio blog. Vi assicuro che se mi trovassi nella situazione di non sapere cosa scrivere, non scriverei niente.

Ah, un'ultima cosa (visto che ogni tanto me lo chiedono): non ci guadagno niente con questo blog (a parte quei due spiccioli che mi passa Google per i banner e il form di ricerca qui sopra), e d'altra parte non era certo questa la mia intenzione iniziale. Certo, mi piacerebbe campare scrivendo, non lo nego, ma a parte il fatto che la cosa non è fattibile, ho paura che dopo, diventando una sorta di lavoro, perda di genuinità e di spontaneità, come avviene piuttosto spesso quando una cosa la si fa per mestiere.

In più, una eventuale ipotesi di questo tipo comporterebbe sicuramente un aumento di responsabilità, e quindi di ansia. No, grazie. Non vorrei andare ad allungare l'elenco del New York Times. :-)

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