giovedì 15 marzo 2007

Telecom fa la spia (ma è obbligata)

Notizie come questa, pubblicata oggi da Punto Informatico, possono avere il potere di far perdere il sonno a parecchia gente: per la precisione, in questo caso, a ben 3.636 persone. Tanti sono infatti gli indirizzi ip identificati (corrispondenti ovviamente ad altrettanti nominativi) che Telecom dovrà fornire entro i prossimi 15 giorni a una società discografica di Hannover. Secondo questa società discografica, infatti, gli utenti intercettati sono accusati di aver messo in condivisione, tramite i soliti noti eMule, BitTorrent e altri, file musicali protetti da copyright.

Fin qui niente di nuovo: non è infatti la prima volta (e non sarà neanche l'ultima) che le major discografiche si fanno promotrici di azioni legali nei confronti degli utenti per tutelare i loro interessi. Ma, come anche sottolineato nell'articolo di Punto Informatico, in questo caso c'è una novità: e cioè l'utilizzo di una direttiva europea chiamata IP enforcement (il nome è già tutto un programma). Vediamo un pò di cosa si tratta.

Nel mese di marzo del 2004, il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva (questa) con lo scopo di "assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale". Questa, che a una prima e superficiale lettura potrebbe apparire come un insieme di belle parole a tutela dell'utente, nasconde in realtà alcuni aspetti che, secondo quanto afferma la componente più "radicale" di chi critica il provvedimento, accoglie le istanze più restrittive chieste dalle major della musica nei confronti di chi condivide file in rete.

Il discorso è piuttosto complesso e potrebbe prestarsi facilmente a essere frainteso o male interpretato. In sostanza, comunque, la direttiva in questione (come spiegato bene in quest'altro articolo di P.I.) produce due effetti:
  • la non perseguibilità di chi scarica musica dalla rete per fini personali ("atti commessi in buona fede dai consumatori")
  • inasprimento delle sanzioni per chi invece, oltre a mettere in condivisione, attua il cosiddetto "sfruttamento commerciale" di quanto scaricato (in pratica chi si scarica musica e film per rivenderli)
L'inasprimento delle sanzioni, però (e qui entra in gioco quell'IP enforcement di cui parlavo prima), non riguarda solo la possibilità di perseguire penalmente chi mette in condivisione file protetti da copyright, ma innesca quel discutibile meccanismo per cui gli Internet Service Provider (ISP) sono, in particolari condizioni, "caldamente invitati" a fornire a chi ne faccia richiesta gli indirizzi ip degli utenti "malandrini".

Ecco quindi che il cerchio si chiude e arriviamo al caso di oggi. Telecom, obbligata contemporaneamente da un'ordinanza del Tribunale di Roma e dal recepimento della direttiva di cui parlavo prima (è la prima volta che viene applicata nel nostro paese), si trasforma così in una sorta di "provider-sceriffo", con l'obbligo di comunicare alla società discografica che ne ha fatto richiesta i nominativi degli utenti "colti in flagrante".

Le implicazioni ìnsite in questo provvedimento, capirete, non sono di poco conto, e sostanzialmente vertono tutte verso uno degli argomenti di cui forse si sta parlando di più, in rete e fuori, da un pò di tempo a questa parte: la privacy. L'obbligo per i provider di inviare alle società che ne facciano richiesta nominativi di utenti (dati sensibili a tutti gli effetti), può infatti tranquillamente essere inquadrata come una palese violazione del diritto alla suddetta privacy.

Un altro aspetto interessante (se così si può dire) della questione è il fatto che con l'applicazione di questa direttiva, per la prima volta i provider hanno l'obbligo di fornire dati sensibili di utenti a qualunque soggetto privato ne faccia richiesta (in questo caso una società discografica), mentre prima questo obbligo era solo nei confronti delle forze dell'ordine e/o della Pubblica Autorità.

Ma torniamo ai nostri 3mila e passa utenti oggetto di questo articolo: molti di voi si staranno probabilmente chiedendo che conseguenze avranno da questa storia. Beh, stando a quello che riporta P.I. nessuno andrà in galera. L'intento dell'azione legale intrapresa dalla società discografica tedesca, infatti, sarebbe solo quello di lanciare una specie di avvertimento a chi condivide illegalmente file protetti da copyright. Una sorta di "attenzione a cosa fate: vi teniamo d'occhio!". A dir la verità viene ventilata l'ipotesi che una "modesta somma" (nell'ordine di qualche centinaia di euro) verrà comunque richiesta agli utenti coinvolti, con lo scopo di coprire almeno in parte le spese legali dell'operazione.

Considerato che, come è noto, l'attuale legislazione italiana (vedi il famigerato decreto Urbani) consente di procedere sia in sede civile che penale contro chi scambia illegalmente file protetti da copyright, forse poteva andare anche peggio.

2 commenti:

  1. Peggio di così?

    Le case discografiche se vendessero i cd a 5/10 euro avrebbero eliminato in un colpo solo tutta la pirateria.

    Spendere 26 euro per un cd è un furto visto il costo reale del supporto e della registrazione.

    Di conseguenza andrebbero perseguiti anche i produttori di masterizzatori.

    Con i dvd è stata fatta un'altra scelta,dopo poche settimane i film li puoi trovare in edicola a 10 euro e in qualsiasi store a partire da 5.

    Purtroppo è sempre il business che comanda.

    Ciao Maurizio



    Basta avere la pazienza di aspettare.

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  2. Concordo in toto: i prezzi dei cd non hanno alcuna giustificazione. E non solo per la questione del cosiddetto "costo di produzione", ma anche per il semplice fatto che molta della musica in circolazione fa letteralmente schifo, e la sua diffusione è preventivamente programmata a tavolino dalle case discografiche.

    Inoltre leggevo tempo fa un sondaggio (appena lo ritrovo te lo linko) il quale affermava che la stragrande maggioranza di chi scarica illecitamente musica da internet, non la acquisterebbe se gli venisse impedito di farlo. Dov'è quindi il tanto strombazzato danno alle major?

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Bruno Vespa

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