giovedì 17 settembre 2009

Gloria e fama (da blogger)

Provate voi gestire un blog per renderlo uno spazio seguito! Se non fosse stato per le collaborazioni extra blog personale, dubito che avrei tenuto 2 anni e mezzo di attività giornalistica multimediale, meglio qualificabile come “passività“. Per questo temo che l’informazione libera e gratuita abbia i giorni contati. Soprattutto per i giornalisti blogger come il sottoscritto, i primi che scompariranno quasi del tutto senza bisogno di leggi bavaglio.

Rimarremo (o forse rimarrete) in pochi perché senza sponsor, senza soldi e un esercito di lettori a cottimo non si va da nessuna parte. Mantenere un umile blog come questo costa qualche centinaio di euro al mese, oltre che in apparecchiature e grattacapi. Che vanno dalle querele (ne ho un paio) ai computer che devono essere sostituiti. Uno dei miei si è guastato. Dovrò mettere mano al portafogli se vorrò continuare la libera professione di giornalista blogger. Appunto, se vorrò.

Piccola e amara testimonianza di Daniele, per il quale quella di blogger è una professione. Anche se ancora non sa per quanto.

Libertà di informazione in rete, tocca alla Pecorella-Costa

Non so più neppure se valga ancora la pena parlare di queste cose. Anche perché, probabilmente, vogliono prenderci per sfinimento. Di acqua sotto i ponti ne è infatti passata da quel "lontano" 2007 in cui vide la luce il famigerato provvedimento - mai diventato definitivo, per fortuna - battezzato Levi-Prodi.

Da lì in poi è stato infatti tutto un susseguirsi di tentativi di imbavagliare la rete, messi in campo con una costanza e una determinazione che hanno qualcosa di commovente - pur avendo parlato qui di ognuno non li ricordo neppure tutti, mi vengono in mente solo alcuni nomi dei ministri promotori: Barbareschi, D'Alia, Carlucci, Alfano.

Oggi ne è arrivato un altro, presentato alla Commissione Giustizia della Camera dai due illustri ministri citati sopra. Anche questo, come i precedenti, un concentrato di ambiguità e di sciocchezze che sembra avere l'unico scopo, ancora una volta, di limitare la libertà di informazione in rete riportandoci indietro nel tempo di almeno 50 anni. Guido Scorza ne ha parlato esaustivamente sul suo blog e su Punto Informatico. Vi riporto qui sotto solo un breve estratto del suo articolo, la versione integrale la trovate qui. Io non aggiungo nient'altro: mi sono stancato. Vadano tutti a quel paese.

Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all'On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell'estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i "siti informatici" l'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell'Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano - per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia - la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all'art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino e all'art. 21 della Costituzione. Con una previsione di straordinaria sintesi e, ad un tempo, destinata - se approvata - a modificare, per sempre, il livello di libertà di informazione in Rete, infatti, l'On. Pecorella intende aggiungere un comma all'art. 1 della Legge sulla stampa - la legge n. 47 dell'8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente - attraverso il quale prevedere che l'intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche "ai siti internet aventi natura editoriale".

Come De Gasperi? Mah...

Pare che alla lunga teoria di balle elencate finora, si sia aggiunta oggi anche quella su De Gasperi, che secondo i calcoli de Il Riformista sarebbe ancora a +258. Ma tanto, lui, mica può più intervenire per precisare.

Sarà mica, alla fine, che ha ragione Claudio?

Avvisaglie di incostituzionalità

Che alcuni dei provvedimenti messi in campo dall'attuale esecutivo siano in forte odore di incostituzionalità è noto. Un esempio per tutti è il celeberrimo lodo Alfano, la legge votata in fretta e furia l'estate scorsa che protegge le quattro più alte cariche dello stato da eventuali procedimenti giudiziari - come si sa, per ora a beneficiarne è solo uno, Berlusconi. Tale legge è attualmente al vaglio della Corte Costituzionale che ne stabilirà la legittimità o meno ai primi di ottobre.

Ieri, sempre a proposito di presunte incostituzionalità, è passata piuttosto in fretta una notizia che mi pare interessante e che ha a che fare con la nota e controversa legge che ha istituito il reato di clandestinità, della quale ho scritto parecchio in questo blog. La procura di Bologna, infatti, primo caso in Italia, ha deciso di presentare eccezione di incostituzionalità proprio di questa legge.

Per la procura di Bologna il reato di clandestinità è incostituzionale. Così tutti i procedimenti che riguardano immigrati irregolari finiscono nel congelatore. Ad avanzare dubbi di legittimità stavolta non è l'opposizione di governo, ma la procura del capoluogo emiliano che ha «impugnato» la normativa. Nel giorno della prima udienza, in cui i giudici di pace dovevano affrontare tutti i casi raccolti dall'8 agosto (da quando cioè il nuovo reato è stato introdotto), piazza Trento e Trieste ha sollevato un'eccezione di incostituzionalità. (fonte)

Il procuratore Massimiliano Sensi, spiega sempre il Corriere, ha ravvisato questa anomalia della legge riprendendo le motivazioni messe in rilievo fin da subito non solo dai giuristi, ma da chiunque ha avuto modo di conoscere i dettagli del provvedimento, il più controverso dei quali sancisce appunto la criminalizzazione della persona non sulla base di quello che fa ma di quello che è.

Altro rilievo riguarda invece il principio che la legge è uguale per tutti, disatteso - sempre secondo il procuratore - dalla sanatoria delle badanti.

Tra i motivi, la violazione del principio di uguaglianza davanti alla legge, che verrebbe meno due volte: da un lato non sarebbe garantito un uguale trattamento in situazioni simili, dall'altro un diverso trattamento in situazioni differenti. Anche in merito alla sospensione del procedimento penale limitatamente alle cosiddette badanti disponibili all'emersione, e non a tutto il lavoro in nero, risulterebbe violato il principio di uguaglianza di fronte alla legge.

Insomma, si preannuncia altro lavoro per la Consulta. Per la verità non era così inaspettata questa mossa della procura di Bologna. Quando infatti è passata la legge, in molti hanno ipotizzato che prima o poi qualcuno avrebbe imboccato questa strada, segno evidente che il sospetto che questa legge fosse illegittima era abbastanza fondato. Vedremo.

Se è ancora presto per fare previsioni sull'esito che avrà l'iniziativa della procura di Bologna, su un'altra vicenda analoga ci sono invece ben più certezze: la decisione sul lodo Alfano. E, tra queste certezze, c'è sicuramente la data del 6 ottobre prossimo, giorno in cui la Consulta si pronuncerà definitivamente e giorno in cui si saprà se possono riprendere i tre processi pendenti su Berlusconi: Mills e diritti tv a Milano, compravendita di senatori a Roma. Anche qui è ovviamente impossibile fare previsioni, anche se alcuni segnali, se correttamente interpretati, possono dare qualche indicazione. Primo fra tutti, quello che una prima versione del lodo Alfano, il lodo Schifani, dal nome del suo ideatore, è già stato bocciato una volta dalla Consulta nel 2004. Visto quindi che questo ne è praticamente una fotocopia... A ciò si aggiunge la direzione che pare stia prendendo in merito la Consulta stessa. Scriveva giusto ieri Repubblica:

Le prime indiscrezioni danno un primo possibile esito: su 15 [giudici, ndr], otto per la bocciatura, cinque contrari, due incerti. Da questi dipenderà il destino della legge che, se cassata, metterà in seria crisi il governo.

E che da questa decisione dipendano effettivamente le sorti del governo, che tra l'altro di grane ne ha non poche ultimamente, lo dice chiaramente l'Avvocatura dello Stato, secondo cui una eventuale bocciatura di questo abominio condurrebbe inevitabilmente alle dimissioni del presidente del Consiglio.

mercoledì 16 settembre 2009

Internet responsabile

Ottimo spot realizzato congiuntamente da YouTube, Polizia di Stato e ministero dell'Istruzione.


(via Google Blog)

Le consegne di Mussolini

Vi fa mica venire in mente niente questo filmato?



(via Beppe Grillo)

Miss Italia

Non che la notizia sia importante, intendiamoci, ma l'altro ieri è stata incoronata Miss Italia, una bella ragazzona appena diciottenne, calabrese, alta più di un metro e ottanta con occhi verdissimi e capelli castani. Leggendo qua e là alcune cose su di lei - ero in un momento che non avevo niente da fare - si scopre che la gentil donzella stravede per la Juve e Del Piero, non sa chi sia "papi" (non è grave) ed è una fan sfegatata della fiction l'onore e il rispetto (ma pensa te), perché trova Garko estremamente affascinante.

Ma non è tutto. Scrive infatti il Corriere:

Cerca­vano un talento, l’hanno trova­to.
[...]
Maria è lontana anni luce dalle miss disinvolte che si so­no messe l’Italia in tasca striz­zando l’occhio alla telecame­ra. Neanche lo parla bene l’ita­liano, abituata com’è al dialet­to.
[...]
«Io mi sono messa in gio­co: non so cantare né fare l’at­trice, né ballare. Però ho cerca­to di dare il massimo, superan­do me stessa.

Ecco, direi che male che vada, con una fila di talenti del genere un posticino in Parlamento...

Anche Garko rema contro


MILANO - L'Onore e il Rispetto con Gabriel Garko batte Porta a porta con Berlusconi. Lo speciale di Bruno Vespa con il presidente del Consiglio sulla consegna delle case ai terremotati, andato in onda martedì in prima serata, ha avuto un ascolto del 13,47%, per un totale di 3.219.000 spettatori. Di solito il programma di Vespa ha un ascolto del 18,30% per le prime serate e del 17,50% per le seconde (dati ufficio stampa Rai 2008-2009). (fonte)

Vabbè, niente di grave, si tratta solo di una fiction che ne ha battuta un'altra.

20 milioni di motivi per mandarli una volta per tutte a quel paese

E' il primo pensiero che mi è venuto in mente quando ho letto della causa civile intentata contro Wikimedia Italia da Giampaolo e Antonio Angelucci, quest'ultimo parlamentare del Pdl. Una richiesta di risarcimento per diffamazione di tutto rispetto: 20 milioni di euro - giusto per fare un paragone, Berlusconi a Repubblica ne ha chiesto uno. A questo punto dovrei fare delle considerazioni, dire qualcosa, ma cosa si può dire? Si potrebbe provare a spiegare che Wikimedia non è responsabile di quello che scrivono gli utenti su Wikipedia, visto che su quest'ultima non ha nessun controllo; si può fare presente ad Angelucci che le pagine sono liberamente accessibili e modificabili da chiunque, anche se uno non ha voglia di fare il login o di registrarsi, visto che l'indirizzo ip viene registrato dal portale.

Ecco, è tutto molto semplice: se ad Angelucci non andava bene qualcosa che ha trovato sul suo conto, che ovviamente è stato scritto da altri utenti, poteva tranquillamente modificare la pagina apportando le correzioni che riteneva più opportune. Oppure poteva inviare egli stesso una richiesta di modifica e di correzione. Difficile? Evidentemente sì, visto che invece è passato direttamente alle vie legali. A meno che non ci siano altri motivi che a prima vista è difficile cogliere. Non lo so. Io non aggiungo altro, ma per rendere il quadro un po' più chiaro, semmai ce ne fosse bisogno, cito qui sotto uno stralcio di un post di .mau., che di Wikimedia è oltretutto membro del direttivo uscente.

Quello che però preoccupa davvero è il metodo. Innanzitutto, (i legali di) Angelucci padre e figlio non hanno nemmeno pensato a mandare una diffida, o una richiesta di rettifica: sono andati direttamente in causa - ovviamente civile, perché è molto più semplice da fare di una causa penale - contro Wikipedia Italia. Wikipedia con la P, sì: l'indirizzo dell'atto di citazione era quello. Fossimo stati un po' più svegli avremmo forse potuto rifiutare l'atto di citazione dicendo "andate dall'Associazione Wikipedia Italia", che esiste, sta a Roma e non so assolutamente che faccia; ma visto che l'atto era comunque a nome della Capa di WMI in qualità di presidente pro tempore alla fine sarebbe tornato da noi.

Evidentemente (i legali di) Angelucci padre e figlio non sanno o fingono di non sapere che noi di Wikimedia Italia non abbiamo alcun potere sulle voci dell'enciclopedia, che stanno fisicamente su server fuori dal territorio italiano e non gestiti né gestibili in alcun modo da noi; chiunque può modificare le voci, e non essendoci state precedenti diffide nessuno si è messo a verificare attentamente quello che è successo. Pensate a un giardino comunale lasciato al buon senso dei fruitori, e a un gruppetto di persone che si chiama "Amici del giardino" e che cerca volontariamente di animarlo e permettere a tutti di usarlo. Se succede qualcosa che non va, chi andreste a prendere? Chi ha effettivamente compiuto il danno, il Comune o gli Amici del giardino?

L'articolo integrale di .mau., di cui consiglio vivamente la lettura, lo trovate qui.

martedì 15 settembre 2009

Un altoparlante può aiutare

Mentre scrivo questo post sta andando in onda Vespa con presidente al seguito, in una puntata speciale di Porta a Porta accuratamente confezionata spostando Ballarò e Matrix per non infastidire. Berlusconi, raccontano le cronache, era sul posto già oggi pomeriggio alle 15. Riporto qui sotto la testimonianza di chi era sul posto ed è arrivato a pochi metri da lui.

L'arrivo del presidente era previsto ad Onna per le 15,30. Alle 14 ero già lì. Decisa ad entrare fra e con i cittadini. Cittadini pochissimi, spiegamento enorme di forze dell'ordine e protezione civile e croce rossa e dame di carità e misericordia e tantissimi giornalisti. Entro senza problema. Mi accolgono le macerie di Onna che vedo, dal vivo, per la prima volta. Una curva, si apre davanti a me lo scenario delle casette mobili. Villaggetto colorato, fiori alle finestre. Il prato solo davanti ad una casa, quella che servirà per il set. Le altre hanno terra battuta coperta di paglia. Mi avvicino, apro una porta e varco l'uscio. Vedo un'abitazione che mi fa pensare ad una roulotte, ma decorosa e vivibilissima. Mi guardo intorno in cerca di cittadini. Nulla. I comitati avevano preparato degli striscioni e stavano arrivando alle 14,30, come da appuntamento. Decido di tornare all'ingresso del paese, dove si era stabilito di incontrarci. Appena arrivano i ragazzi del 3e32, la polizia si fa avanti. L'ordine è quello di non farli passare. E li bloccano. Io sono dall'altra parte. Dentro. Auto blu, sirene. Arriva Bruno Vespa. A seguire il presidente. Qualche cittadino arriva alla spicciolata. Mai avevo visto Berlusconi dal vivo. Fa impressione: una statua di madame Tussauds è molto più espressiva e mobile. Suda. Entra nell'unica casina col prato davanti. Mi rendo conto di essere invisibile. Ma voglio parlargli.
[...]
Il presidente esce dalla casina ed urlo con tutta la voce che ho, lui è lì a due passi, "presidente, venga a parlare con i cittadini", "presidente venga a sentire le nostre istanze". Subito un nugolo di poliziotti mi oscura, ma ora urlano anche le altre, "presidente, esistiamo anche noi, non solo i cittadini di Onna, questo non è un teatro, 5.000 sfollati chiedono di rimanere sulla propria terra". Lui suda e si allontana verso l'asilo. Qui iniziano i discorsi di rito. Ma intanto la stampa si è accorta di noi. E ci intervista. Sento degli applausi, voglio vedere chi applaude, se è Aquilano. Cerco mani che battono e non le trovo. Ma gli applausi ci sono, escono da un altoparlante. Come in una sit com. (articolo integrale qui)

Piccola precisazione. Non voglio con questo post, e magari con qualcuno futuro, dare l'idea di voler disprezzare quello che sta facendo il governo in Abruzzo, ma solo cercare di riequilibrare quello che viene descritto da tutti i tg e giornali al seguito come "miracolo". Questo, anche considerando, come ha fatto notare qualcuno, che se di miracolo si tratta non è stato certo il primo.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...