All'interno del convulso fluire degli eventi e nonostante sia stata accuratamente nascosta dai telegiornali, ha trovato qualche piccolo spazio, oggi, pure la notizia dell'audizione di Beppe Grillo da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Indipendentemente dal fatto che stia simpatico o antipatico, che risulti a volte (anzi spesso) inattendibile, approssimativo, sguaiato nelle sue esternazioni, è indubbio che Beppe oggi ha fatto una grande cosa. Nessuno, naturalmente (me compreso), si fa grosse illusioni sul fatto che la legge di inizativa popolare che il comico ha illustrato alla Commissione avrà un seguito, ma tra quelle 350.000 firme c'è anche la mia.
E per me non è cosa da poco.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
mercoledì 10 giugno 2009
Forza, un sussulto di orgoglio e di indignazione
Ripubblico qui di seguito, integralmente, l'articolo dell'Ansa con le prese di posizione e le iniziative intenzionati a mettere in cantiere editori e giornalisti nel caso il vergognoso ddl bavaglio sulle intercettazioni dovesse diventare legge dello stato.
ROMA - Il mondo dell'editoria si mobilita contro il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, sul quale il governo ha appena incassato la fiducia alla Camera. Federazione nazionale della stampa italiana e Federazione italiana editori giornali firmano insieme un appello al Parlamento e a tutte le forze politiche contro un provvedimento giudicato anticostituzionale, chiedendo le "necessarie correzioni" e, in prospettiva, il sindacato dei giornalisti pensa allo sciopero, a forme di disobbedienza civile, al ricorso alla Consulta e alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il provvedimento, avvertono Fieg e Fnsi in una nota congiunta inviata agli organi di stampa affinché venga pubblicata domani, introduce "limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca" e "sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori", previsioni che "violerebbero il fondamentale diritto della libertà d'informazione, garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
Editori e giornalisti concordano sulla necessità di tutelare la privacy delle persone, specie se estranee alle indagini, "ma non possono accettare interventi che nulla hanno a che vedere con tale esigenza e che porterebbero ad un risultato abnorme e sproporzionato: limitare, e in taluni casi impedire del tutto, la cronaca di eventi rilevanti per la pubblica opinione, quali le indagini investigative". Nella stessa direzione vanno "le sanzioni detentive nei confronti dei giornalisti e la responsabilità oggettiva a carico degli editori". Di qui la richiesta di introdurre nel ddl "le correzioni necessarie alla tutela di valori essenziali per la democrazia". Nel pomeriggio Fnsi, Unione nazionale cronisti italiani, Ordine nazionale dei giornalisti e Associazione stampa romana hanno fatto il punto sulle iniziative di protesta contro il ddl in una conferenza stampa nella sede della stampa estera a Roma.
"Il maxiemendamento del governo - ha detto Guido Columba, presidente dell'Unci - modifica la legge in modo meno sfavorevole ai diritti dell'informazione, ma siamo ancora molto lontani dagli standard europei". "Se la legge sarà approvata così com'é - ha sottolineato il segretario della Fnsi, Franco Siddi - sarà violato il diritto dei cittadini a un'informazione piena, in particolare sulla cronaca giudiziaria, per la quale saranno introdotti pesanti limiti, se non divieti o censure". Di qui l'iniziativa con la Fieg, ma in prospettiva, ha aggiunto Siddi, il sindacato dei giornalisti è pronto "a portare avanti la sua battaglia utilizzando l'arma dello sciopero, nonché ricorrendo alla Corte Costituzionale e alla Corte europea dei diritti dell'uomo". Sono allo studio anche "forme di disobbedienza civile: dobbiamo trovare i modi affinché le notizie di interesse pubblico arrivino comunque al cittadino". D'accordo il presidente dell'Ordine nazionale, Lorenzo Del Boca, convinto che la nuova legge renda "l'informazione più debole", arrivando a "consentire agli editori di controllare quanto viene pubblicato per evitare eventuali sanzioni". Il presidente della Fnsi, Roberto Natale, ha citato un'intervista all'onorevole Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera e relatore del provvedimento: "Ha definito la prima versione del ddl un ritorno alla preistoria. Ma con il maxiemendamento siamo passati al Medioevo: non siamo ancora in una situazione di democrazia occidentale. Se la Camera darà un voto che riteniamo pessimo, continueremo la nostra battaglia, scioperando e rivolgendoci alla Consulta e alla Corte di Strasburgo". (ANSA).
ROMA - Il mondo dell'editoria si mobilita contro il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, sul quale il governo ha appena incassato la fiducia alla Camera. Federazione nazionale della stampa italiana e Federazione italiana editori giornali firmano insieme un appello al Parlamento e a tutte le forze politiche contro un provvedimento giudicato anticostituzionale, chiedendo le "necessarie correzioni" e, in prospettiva, il sindacato dei giornalisti pensa allo sciopero, a forme di disobbedienza civile, al ricorso alla Consulta e alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il provvedimento, avvertono Fieg e Fnsi in una nota congiunta inviata agli organi di stampa affinché venga pubblicata domani, introduce "limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca" e "sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori", previsioni che "violerebbero il fondamentale diritto della libertà d'informazione, garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
Editori e giornalisti concordano sulla necessità di tutelare la privacy delle persone, specie se estranee alle indagini, "ma non possono accettare interventi che nulla hanno a che vedere con tale esigenza e che porterebbero ad un risultato abnorme e sproporzionato: limitare, e in taluni casi impedire del tutto, la cronaca di eventi rilevanti per la pubblica opinione, quali le indagini investigative". Nella stessa direzione vanno "le sanzioni detentive nei confronti dei giornalisti e la responsabilità oggettiva a carico degli editori". Di qui la richiesta di introdurre nel ddl "le correzioni necessarie alla tutela di valori essenziali per la democrazia". Nel pomeriggio Fnsi, Unione nazionale cronisti italiani, Ordine nazionale dei giornalisti e Associazione stampa romana hanno fatto il punto sulle iniziative di protesta contro il ddl in una conferenza stampa nella sede della stampa estera a Roma.
"Il maxiemendamento del governo - ha detto Guido Columba, presidente dell'Unci - modifica la legge in modo meno sfavorevole ai diritti dell'informazione, ma siamo ancora molto lontani dagli standard europei". "Se la legge sarà approvata così com'é - ha sottolineato il segretario della Fnsi, Franco Siddi - sarà violato il diritto dei cittadini a un'informazione piena, in particolare sulla cronaca giudiziaria, per la quale saranno introdotti pesanti limiti, se non divieti o censure". Di qui l'iniziativa con la Fieg, ma in prospettiva, ha aggiunto Siddi, il sindacato dei giornalisti è pronto "a portare avanti la sua battaglia utilizzando l'arma dello sciopero, nonché ricorrendo alla Corte Costituzionale e alla Corte europea dei diritti dell'uomo". Sono allo studio anche "forme di disobbedienza civile: dobbiamo trovare i modi affinché le notizie di interesse pubblico arrivino comunque al cittadino". D'accordo il presidente dell'Ordine nazionale, Lorenzo Del Boca, convinto che la nuova legge renda "l'informazione più debole", arrivando a "consentire agli editori di controllare quanto viene pubblicato per evitare eventuali sanzioni". Il presidente della Fnsi, Roberto Natale, ha citato un'intervista all'onorevole Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera e relatore del provvedimento: "Ha definito la prima versione del ddl un ritorno alla preistoria. Ma con il maxiemendamento siamo passati al Medioevo: non siamo ancora in una situazione di democrazia occidentale. Se la Camera darà un voto che riteniamo pessimo, continueremo la nostra battaglia, scioperando e rivolgendoci alla Consulta e alla Corte di Strasburgo". (ANSA).
Intercettazioni: al cittadino non far sapere...
Nel momento in cui inizio a scrivere questo articolo, buttato là un po' alla rinfusa e senza una linea di stesura precisa, apprendo dall'Ansa che l'opposizione ha fatto per una volta fronte comune contro il ddl intercettazioni in questo momento in discussione alla Camera, e lo ha fatto tramite un appello congiunto, rivolto a Napolitano, nel quale si denuncia l'anomalia del ricorso al voto di fiducia di fronte a un provvedimento di tale portata (e pericolosità).
Come sapete, la coddetta "fiducia" è quella particolare procedura parlamentare, che dovrebbe essere usata con una certa moderazione, che di fatto ha lo scopo di compattare la maggioranza che sostiene il governo ed evitare eventuali ostruzionismi dell'opposizione. Vi riporto qui sotto una parte dell'appello, fatto dall'opposizione a Napolitano, estratto dall'articolo dell'Ansa che ho linkato sopra.
Senza scendere troppo nei particolari - chi ha voglia di leggersi l'intero testo lo può fare qui - quello che salta subito all'occhio è la pericolosità della filosofia che accompagna tutto il provvedimento. Una filosofia definita da Donadi, IdV, "eversiva", e che si snoda su due piani: privare la magistratura della possibilità di avvalersi delle intercettazioni telefoniche e impedire al cittadino di essere informato di quello che sta succedendo.
E l'esempio principe, uno fra i tanti, di questa eversività, sta nel comma che prevede che le intercettazioni possano essere disposte dal magistrato solo in presenza di evidenti indizi di colpevolezza. A parte la palese astrusità giuridica, questo assunto cozza addirittura contro il buon senso e la ragionevolezza. Andate su un qualsiasi dizionario online (qui il De Mauro ad esempio) e guardate il significato preciso del termine evidente. In pratica, l'intercettazione potrà essere richiesta per dimostrare qualcosa che è già evidente, che è già dimostrato. Sembra incredibile ma è così.
Ovviamente non posso elencare tutte le "perle" contenute in questa porcata, mi limito solo a segnalare qualcuna di quelle elencate nell'articolo dell'Ansa. Tra queste merita di essere messa in evidenza quella relativa alla durata di queste benedette intercettazioni. A meno che infatti non si tratti di reati gravi di mafia e terrorismo, si potrò intercettare per un massimo di 60 giorni dopodiché, cascasse il mondo, gli apparecchi vanno staccati. Non so se è chiaro il senso di questa cosa: in pratica lo stato si dà un tempo massimo passato il quale toglie le tende e se ne va. Pensate quando questa cosa diventerà legge, quando i mascalzoni sapranno che passati due mesi potranno poi parlare liberamente nell'assoluta certezza di non essere intercettati. Si può fare tranquillamente un esempio.
Mettete il caso che una banda di pedofili rapisca un bambino. Questo reato non rientra né in quelli riferibili alla mafia, né in quelli riferibili al terrorismo. Bene, questi signori sanno che quando si parlano al telefono devono star zitti per 60 giorni, passati i quali possono poi parlare liberamente. E se, metti caso, il 60° giorno uno dice a quell'altro che domani gli svelerà dove tengono prigioniero il bambino? Pazienza, tempo scaduto, si deve staccare. Badate che questo esempio non me lo sono inventato io, ma l'ha fatto qualche tempo fa Giuseppe Cascini, segretario nazionale dell'ANM. Leggetevelo, se avete tempo, è molto istruttivo.
Altrettanto interessante la norma che prevede che potranno essere intercettati solo i reati che prevedono una pena superiore ai 5 anni, anche perché nessuno ha ancora spiegato come faranno i giudici a decidere il capo d'accusa prima di avere le prove. Siamo al grottesco.
Ciliegina sulla torta, ma questo si sapeva già, il carcere per i giornalisti e il divieto di pubblicare degli atti delle inchieste anche quando non sono più coperti dal segreto, come avveniva finora. I cittadini non potranno più sapere niente perché la stampa sarà di fatto imbavagliata.
Io non so come andrà a finire questa storia, se questa porcata alla fine diventerà legge oppure no. Quello che so è che si tratta del frutto di quello che è stato definito da qualcuno "il mercato delle vacche": io do una cosa a te e tu una cosa a me. E buona parte della responsabilità in questo turpe e ignobile mercato è della Lega, la quale, dopo la cena a casa del premier dell'altra sera, si impegna a sostenere i candidati del centrodestra ai prossimi ballottaggi e non fare storie su questa porcata in cambio dell'impegno del Pdl a non sostenere il referendum elettorale.
Questo mercanteggiamento è fatto sulla pelle di milioni di italiani, compresi i leghisti, i quali avranno un brusco risveglio quando si accorgeranno che hanno contribuito a far passare una legge grazie alla quale molti delinquenti stanno già preparando le bottiglie da stappare.
Come sapete, la coddetta "fiducia" è quella particolare procedura parlamentare, che dovrebbe essere usata con una certa moderazione, che di fatto ha lo scopo di compattare la maggioranza che sostiene il governo ed evitare eventuali ostruzionismi dell'opposizione. Vi riporto qui sotto una parte dell'appello, fatto dall'opposizione a Napolitano, estratto dall'articolo dell'Ansa che ho linkato sopra.
Ma secondo l'opposizione tutto e' molto grave: metodo e contenuto del testo. Per quanto riguarda il metodo, ''non e' possibile'', spiega Soro, ricorrere continuamente alla fiducia anche su questioni cosi' delicate e importanti che meriterebbero un confronto ed un approfondimento. C'e' da parte del governo, incalza Donadi, una ''appropriazione'' del processo di formazione delle leggi. ''Processo di formazione delle leggi - ribatte Soro - che si sta trasformando di fatto in un mercato delle vacche: io ti do il sostegno al ballottaggio e tu in cambio non appoggi il referendum. Io ti do le intercettazioni e tu dai qualcos'altro a me...''. Ma anche sul contenuto, Pd, Idv e Udc hanno molte cose da ridire: ''Si tratta di un testo profondamente eversivo - afferma il capogruppo dell'Idv - perche' mette la mordacchia alla stampa, viola ogni diritto del cittadino ad essere informato ed e' di fatto la dimostrazione di come lo Stato intenda arrendersi alla criminalita' rinunciando a fare le indagini''. ''E questo - aggiunge - solo per compiacere il presidente del Consiglio. La democrazia e' realmente in pericolo ed e' per questo che chiediamo l'intervento di Napolitano''. ''Non e' un caso - assicura - che la fiducia su questo ddl sia stata chiesta all'indomani delle elezioni. Di farlo prima non hanno avuto la faccia. Soprattutto la Lega che sulla sicurezza aveva fatto la sua campagna elettorale''. ''Ma ci sono cose davvero gravissime in questo testo - prosegue Vietti - come quella di consentire le intercettazioni solo in presenza di 'evidenti indizi di colpevolezza'. La definizione 'evidenti', infatti, e' molto piu' stringente del termine 'gravi' pertanto diventera' praticamente impossibile intercettare. Servirebbero infatti indizi ancora piu' consistenti di quelli necessari'' a far scattare le manette. E questo e' ''pazzesco'', cosi' come lo e' ''cambiare la legge sui servizi segreti a suon di fiducia'' insiste Soro. ''Prima mettono tra le proprie priorita', anzi ossessioni, la sicurezza e poi, una volta incassato il voto, sono pronti a vanificare un importante strumento di indagine come quello delle intercettazioni'', sottolinea Vietti. Con l'adesione a questa forma di protesta, fa notare il deputato centrista, ''l'Udc intende mandare un chiaro segnale anche al ministro Alfano perche' noi siamo stati tra i piu' dialoganti, nell'opposizione, proprio per cercare di trovare delle convergenze. Ma se il metodo e' questo, e cioe' ricorrere continuamente alla fiducia, e' chiaro che non potremmo essere piu' cosi' tolleranti''. Soro sottolinea quindi l'incongruenza di chiedere il voto di fiducia su un testo che, ricorda, ''e' stato fermo oltre quattro mesi in Commissione''.
Senza scendere troppo nei particolari - chi ha voglia di leggersi l'intero testo lo può fare qui - quello che salta subito all'occhio è la pericolosità della filosofia che accompagna tutto il provvedimento. Una filosofia definita da Donadi, IdV, "eversiva", e che si snoda su due piani: privare la magistratura della possibilità di avvalersi delle intercettazioni telefoniche e impedire al cittadino di essere informato di quello che sta succedendo.
E l'esempio principe, uno fra i tanti, di questa eversività, sta nel comma che prevede che le intercettazioni possano essere disposte dal magistrato solo in presenza di evidenti indizi di colpevolezza. A parte la palese astrusità giuridica, questo assunto cozza addirittura contro il buon senso e la ragionevolezza. Andate su un qualsiasi dizionario online (qui il De Mauro ad esempio) e guardate il significato preciso del termine evidente. In pratica, l'intercettazione potrà essere richiesta per dimostrare qualcosa che è già evidente, che è già dimostrato. Sembra incredibile ma è così.
Ovviamente non posso elencare tutte le "perle" contenute in questa porcata, mi limito solo a segnalare qualcuna di quelle elencate nell'articolo dell'Ansa. Tra queste merita di essere messa in evidenza quella relativa alla durata di queste benedette intercettazioni. A meno che infatti non si tratti di reati gravi di mafia e terrorismo, si potrò intercettare per un massimo di 60 giorni dopodiché, cascasse il mondo, gli apparecchi vanno staccati. Non so se è chiaro il senso di questa cosa: in pratica lo stato si dà un tempo massimo passato il quale toglie le tende e se ne va. Pensate quando questa cosa diventerà legge, quando i mascalzoni sapranno che passati due mesi potranno poi parlare liberamente nell'assoluta certezza di non essere intercettati. Si può fare tranquillamente un esempio.
Mettete il caso che una banda di pedofili rapisca un bambino. Questo reato non rientra né in quelli riferibili alla mafia, né in quelli riferibili al terrorismo. Bene, questi signori sanno che quando si parlano al telefono devono star zitti per 60 giorni, passati i quali possono poi parlare liberamente. E se, metti caso, il 60° giorno uno dice a quell'altro che domani gli svelerà dove tengono prigioniero il bambino? Pazienza, tempo scaduto, si deve staccare. Badate che questo esempio non me lo sono inventato io, ma l'ha fatto qualche tempo fa Giuseppe Cascini, segretario nazionale dell'ANM. Leggetevelo, se avete tempo, è molto istruttivo.
Altrettanto interessante la norma che prevede che potranno essere intercettati solo i reati che prevedono una pena superiore ai 5 anni, anche perché nessuno ha ancora spiegato come faranno i giudici a decidere il capo d'accusa prima di avere le prove. Siamo al grottesco.
Ciliegina sulla torta, ma questo si sapeva già, il carcere per i giornalisti e il divieto di pubblicare degli atti delle inchieste anche quando non sono più coperti dal segreto, come avveniva finora. I cittadini non potranno più sapere niente perché la stampa sarà di fatto imbavagliata.
Io non so come andrà a finire questa storia, se questa porcata alla fine diventerà legge oppure no. Quello che so è che si tratta del frutto di quello che è stato definito da qualcuno "il mercato delle vacche": io do una cosa a te e tu una cosa a me. E buona parte della responsabilità in questo turpe e ignobile mercato è della Lega, la quale, dopo la cena a casa del premier dell'altra sera, si impegna a sostenere i candidati del centrodestra ai prossimi ballottaggi e non fare storie su questa porcata in cambio dell'impegno del Pdl a non sostenere il referendum elettorale.
Questo mercanteggiamento è fatto sulla pelle di milioni di italiani, compresi i leghisti, i quali avranno un brusco risveglio quando si accorgeranno che hanno contribuito a far passare una legge grazie alla quale molti delinquenti stanno già preparando le bottiglie da stappare.
Girovagando qua e là tra gli eletti e i trombati
Ufficializzati i nomi dei 72 parlamentari italiani che andranno in Europa a rappresentarci (qui i nomi forniti dal Ministero dell'Interno e qui associati al numero di preferenze), si può adesso fare un giretto per scoprire qualche curiosità. Queste, in sintesi, le più "succose" che ho trovato.
Berlusconi, con 2.706.791 preferenze è il parlamentare italiano più votato. Ma indovinate chi c'è al secondo posto, sempre in ordine di preferenze ricevute? Luigi de Magistris, l'ex magistrato candidato come indipendente nell'IdV, il quale ha ricevuto ben 415.646 preferenze. Il commento di Berlusconi, riferito all'exploit del partito di Di Pietro, non si è ovviamente fatto attendere: «una vergogna»[...]«Resta per me un mistero come si faccia a votare un simile filibustiere». Ecco, più o meno la stessa domanda che da più di un anno mi pongo io, e assieme a me alcuni milioni di italiani, riguardo ai voti che ha preso lui.
Continuando a scorrere l'elenco degli eletti, ecco, tra quelli che ce l'hanno fatta, comparire il nome di colui che è sempre pronto a saltare sul treno delle convenienze, quello che appena vede una poltrona libera non resiste, se la deve acchiappare: Clemente Mastella, fresco fresco di rinvio a giudizio da parte della procura di Napoli per alcuni episodi di concussione, appalti illeciti e altre simpatiche cosette. Un posto perfetto, il Parlamento Europeo, per starsene un po' di anni tranquillo al riparo dalle grinfie dei magistrati. Ovviamente Mastella è stato eletto nelle file del Pdl.
Scorrendo ancora l'elenco dei traghettati all'Europarlamento a nostre spese, ecco comparire un altro baldo giovane di belle speranze che ha ottime chance di fare bene là e di tenere alto il nome dell'Italia in Europa: Ciriaco De Mita, un residuato bellico che ha visto i natali nel '28 e che dopo 81 primavere ha pensato bene di farsi gli anni che gli restano comodamente parcheggiato in un seggio a Strasburgo. La cosa di cui non mi capacito è che questo signore, famoso più per le vicende controverse dei fondi del terremoto in Irpinia che per quello che ha combinato in politica, è stato votato da più di 56.000 persone (56.442 per la precisione). Se si pensa che Mastella di voti ne ha presi 111.710, voglio vedere chi ha ancora il coraggio di dire che la gente non è affezionata alla politica.
Per fortuna, accanto a queste tristi note, ci sono anche storie bellissime che, seppur isolate, aprono qualche squarcio di luce nel grigiore della brontopolitica fatta escusivamente da mestieranti e parcheggiati. E mi riferisco ovviamente a Debora Serracchiani, classe 1970, eletta nelle file del Pd con 144.558 voti, che ha condotto la sua campagna elettorale quasi esclusivamente via web e che nella sua circoscrizione in Friuli ha superato addirittura papi. Chissà se questo fatto - finora non sembra - ha fatto suonare qualche campanello nella testa di qualche vecchio dirigente del Pd.
Chiudo questa breve rassegna con un paio di episodi che, letti sotto una particolare prospettiva, potrebbero anche dimostrare che Dio esiste. Emanuele Filiberto di Savoia non andrà a Strasburgo; sarà bravo a ballare, quello che volete, ma i voti che gli avrebbero assicurato un seggio sicuro in Europa non sono arrivati. Ce ne faremo una ragione.
Altro trombato eccellente, che in verità di eccellente ha ben poco, è Nino Strano. Vi ricordate? E' quel "simpatico" signore di AN che il giorno della caduta del governo Prodi, in preda a un evidente raptus di bon ton parlamentare, si lasciò andare al turpiloquio e si ingozzò di mortadella in Parlamento. Le sublimi immagini fecero all'epoca il giro del mondo contribuendo a tenere alta l'immagine dell'Italia all'estero. Nino Strano è stato già trombato alle politiche del 2008, risultando il primo dei non eletti, e adesso, per consolarsi, aveva pensato di buttarsi in Europa candidandosi col Pdl. Beh, gli è andata male: trombato anche lì.
Strano? Direi di no.
Berlusconi, con 2.706.791 preferenze è il parlamentare italiano più votato. Ma indovinate chi c'è al secondo posto, sempre in ordine di preferenze ricevute? Luigi de Magistris, l'ex magistrato candidato come indipendente nell'IdV, il quale ha ricevuto ben 415.646 preferenze. Il commento di Berlusconi, riferito all'exploit del partito di Di Pietro, non si è ovviamente fatto attendere: «una vergogna»[...]«Resta per me un mistero come si faccia a votare un simile filibustiere». Ecco, più o meno la stessa domanda che da più di un anno mi pongo io, e assieme a me alcuni milioni di italiani, riguardo ai voti che ha preso lui.
Continuando a scorrere l'elenco degli eletti, ecco, tra quelli che ce l'hanno fatta, comparire il nome di colui che è sempre pronto a saltare sul treno delle convenienze, quello che appena vede una poltrona libera non resiste, se la deve acchiappare: Clemente Mastella, fresco fresco di rinvio a giudizio da parte della procura di Napoli per alcuni episodi di concussione, appalti illeciti e altre simpatiche cosette. Un posto perfetto, il Parlamento Europeo, per starsene un po' di anni tranquillo al riparo dalle grinfie dei magistrati. Ovviamente Mastella è stato eletto nelle file del Pdl.
Scorrendo ancora l'elenco dei traghettati all'Europarlamento a nostre spese, ecco comparire un altro baldo giovane di belle speranze che ha ottime chance di fare bene là e di tenere alto il nome dell'Italia in Europa: Ciriaco De Mita, un residuato bellico che ha visto i natali nel '28 e che dopo 81 primavere ha pensato bene di farsi gli anni che gli restano comodamente parcheggiato in un seggio a Strasburgo. La cosa di cui non mi capacito è che questo signore, famoso più per le vicende controverse dei fondi del terremoto in Irpinia che per quello che ha combinato in politica, è stato votato da più di 56.000 persone (56.442 per la precisione). Se si pensa che Mastella di voti ne ha presi 111.710, voglio vedere chi ha ancora il coraggio di dire che la gente non è affezionata alla politica.
Per fortuna, accanto a queste tristi note, ci sono anche storie bellissime che, seppur isolate, aprono qualche squarcio di luce nel grigiore della brontopolitica fatta escusivamente da mestieranti e parcheggiati. E mi riferisco ovviamente a Debora Serracchiani, classe 1970, eletta nelle file del Pd con 144.558 voti, che ha condotto la sua campagna elettorale quasi esclusivamente via web e che nella sua circoscrizione in Friuli ha superato addirittura papi. Chissà se questo fatto - finora non sembra - ha fatto suonare qualche campanello nella testa di qualche vecchio dirigente del Pd.
Chiudo questa breve rassegna con un paio di episodi che, letti sotto una particolare prospettiva, potrebbero anche dimostrare che Dio esiste. Emanuele Filiberto di Savoia non andrà a Strasburgo; sarà bravo a ballare, quello che volete, ma i voti che gli avrebbero assicurato un seggio sicuro in Europa non sono arrivati. Ce ne faremo una ragione.
Altro trombato eccellente, che in verità di eccellente ha ben poco, è Nino Strano. Vi ricordate? E' quel "simpatico" signore di AN che il giorno della caduta del governo Prodi, in preda a un evidente raptus di bon ton parlamentare, si lasciò andare al turpiloquio e si ingozzò di mortadella in Parlamento. Le sublimi immagini fecero all'epoca il giro del mondo contribuendo a tenere alta l'immagine dell'Italia all'estero. Nino Strano è stato già trombato alle politiche del 2008, risultando il primo dei non eletti, e adesso, per consolarsi, aveva pensato di buttarsi in Europa candidandosi col Pdl. Beh, gli è andata male: trombato anche lì.
Strano? Direi di no.
martedì 9 giugno 2009
"Non sono masochista, vi sembra che io possa oppormi?"
Masochista non so, opportunista molto probabile. Le parole che ho riportato qui sopra sono state pronunciate dal premier poco più di un mesetto fa. Allora le cose erano certamente diverse; Berlusconi volava a mezz'aria sull'onda dei suoi sondaggi pirotecnici che lo davano a percentuali stellari, e quindi non si preoccupava più di tanto della Lega, che invece vedeva il raggiungimento di un eventuale (quanto improbabile) quorum al referendum di modifica della legge elettorale come la febbre gialla in un lazzaretto di lebbrosi.
Oggi le cose sono cambiate. Il governo è appena andato a sbattere il naso contro i risultati delle Europee, che hanno dimostrato che di pirotecnico i sondaggi strombazzati dal premier avevano ben poco, e quindi, evidentemente, qualcosa è cambiato negli equilibri del governo. In pratica l'omino dei sondaggi si è appena accorto, dati alla mano, che senza la Lega e la sua barca di voti non va da nessuna parte, ed è quindi bastato un pranzo a base di cassouela con Bossi per invertire completamente rotta e mandare a quel paese il referendum.
Fini, dal canto suo, di cui tutto si può dire tranne che non abbia sempre dimostrato una certa coerenza, ha invece affermato, come del resto ha sempre fatto, che a votare ci andrà. Eccome. Ecco lo spostamento dell'asse degli equilibri (in verità in equilibrio precario già da tempo), che in questo momento vede un rinsaldamento del duetto - in stile Ale e Franz - di Bossi e Berlusconi e sul lato opposto Fini. E tutto questo a sole 24 ore dai risultati delle Europee. Ora, intendiamoci, che la Lega avrebbe battuto cassa l'avevano ampiamente pronosticato tutti, che ciò sarebbe accaduto così presto forse no.
Conoscendo poi l'ingordigia della Lega, risulta facile prevedere che le richieste non si fermeranno certo qui. Scriveva infatti poco fa Repubblica:
E non vi preoccupate, siamo solo all'inizio.
Oggi le cose sono cambiate. Il governo è appena andato a sbattere il naso contro i risultati delle Europee, che hanno dimostrato che di pirotecnico i sondaggi strombazzati dal premier avevano ben poco, e quindi, evidentemente, qualcosa è cambiato negli equilibri del governo. In pratica l'omino dei sondaggi si è appena accorto, dati alla mano, che senza la Lega e la sua barca di voti non va da nessuna parte, ed è quindi bastato un pranzo a base di cassouela con Bossi per invertire completamente rotta e mandare a quel paese il referendum.
Fini, dal canto suo, di cui tutto si può dire tranne che non abbia sempre dimostrato una certa coerenza, ha invece affermato, come del resto ha sempre fatto, che a votare ci andrà. Eccome. Ecco lo spostamento dell'asse degli equilibri (in verità in equilibrio precario già da tempo), che in questo momento vede un rinsaldamento del duetto - in stile Ale e Franz - di Bossi e Berlusconi e sul lato opposto Fini. E tutto questo a sole 24 ore dai risultati delle Europee. Ora, intendiamoci, che la Lega avrebbe battuto cassa l'avevano ampiamente pronosticato tutti, che ciò sarebbe accaduto così presto forse no.
Conoscendo poi l'ingordigia della Lega, risulta facile prevedere che le richieste non si fermeranno certo qui. Scriveva infatti poco fa Repubblica:
Irata la reazione dei referendari. "Bossi ricatta e Berlusconi segue - dice il presidente del comitato promotore Giovanni Guzzetta - Sono passate 24 ore dalle elezioni ed è evidente che Bossi ha già chiesto un posto in più in Rai, due Regioni e la rinuncia al referendum".
[...]
La scelta del premier provoca la reazione del Pd che punta il dito sul rapporto sempre più stretto tra Berlusconi e il Carroccio. "Come volevasi dimostrare Berlusconi molla il suo impegno sul referendum, i suoi impegni della mattina non sono validi a sera. E' evidente che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l'alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per assicurarsi l'impegno per i ballottaggi".
E non vi preoccupate, siamo solo all'inizio.
Bertolaso e gli ospedali a rischio sismico
Oggi pomeriggio il sottosegretario alla protezione civile Bertolaso ha annunciato, dopo attente verifiche fatte un po' in tutta Italia, avviate dal precedente governo Berlusconi dopo la tragedia di San Giuliano di Puglia, che circa 500 ospedali italiani che si trovano in zone a rischio sismico hanno buone probabilità di venire giù in caso di terremoto di una certa entità.
Tali strutture si troverebbero localizzate principalmente lungo la dorsale appenninica e nel meridione. Il pensiero, naturalmente, va subito a quanto successo a L'Aquila, dove il sisma dell'aprile scorso ha reso inagibile per il 90% il locale ospedale.
Bertolaso ha poi proseguito dicendo che per rimettere in sicurezza tutti questi edifici occorrerebbe una cifra pari a 10 finanziarie. Se si considera che solo il valore della finaziaria 2009 si aggira attorno ai tredici miliardi di euro, si fa presto a fare il conto di quanto costerebbe tutta l'operazione.
Ricapitolando, quindi, Bertolaso ci sta dicendo che in Italia ci sono 500 ospedali che in caso di terremoto possono crollare e a questa situazione non c'è rimedio.
Molto rassicurante.
Tali strutture si troverebbero localizzate principalmente lungo la dorsale appenninica e nel meridione. Il pensiero, naturalmente, va subito a quanto successo a L'Aquila, dove il sisma dell'aprile scorso ha reso inagibile per il 90% il locale ospedale.
Bertolaso ha poi proseguito dicendo che per rimettere in sicurezza tutti questi edifici occorrerebbe una cifra pari a 10 finanziarie. Se si considera che solo il valore della finaziaria 2009 si aggira attorno ai tredici miliardi di euro, si fa presto a fare il conto di quanto costerebbe tutta l'operazione.
Ricapitolando, quindi, Bertolaso ci sta dicendo che in Italia ci sono 500 ospedali che in caso di terremoto possono crollare e a questa situazione non c'è rimedio.
Molto rassicurante.
10 domande
No, non sono quelle con cui Repubblica sta cercando di prendere per sfiancamento papi, ma quelle di Gramellini pubblicate stamattina su La Stampa.
1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?
2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste pre-elettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata «ci dica»?
3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?
4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?
5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?
6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?
7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?
8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?
9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?
10. Ma vi sembro normale?
Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.
p.s.
ovviamente la n. 7 non la condivido.
1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?
2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste pre-elettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata «ci dica»?
3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?
4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?
5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?
6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?
7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?
8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?
9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?
10. Ma vi sembro normale?
Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.
p.s.
ovviamente la n. 7 non la condivido.
In Cina la censura ha la scusa del porno
I siti porno, si sa, costituiscono da sempre una potenziale e seria minaccia al corretto sviluppo psichico degli adolescenti (o almeno questo è quello che si sente sovente dire in giro). Più in generale, poi, è noto che la massiccia presenza di pornografia a buon mercato, se non quando totalmente gratuita, che si trova in rete, spesso e volentieri dà vita a fenomeni di vera e propria dipendenza.In Cina pare che abbiamo preso particolarmente a cuore questo problema, tanto che per combattere questa pericolosa piaga hanno pure inventato un software. Dal primo luglio prossimo, infatti, scrive il Wall Street Journal, assieme ai nuovi pc venduti nei negozi verrà fornito all'acquirente un software in grado di bloccare da remoto l'accesso a particolari siti web. Il software si appoggia a una sorta di blacklist, continuamente aggiornata via internet, che blocca appunto l'accesso a siti ritenuti pericolosi. Il Wall Street Journal precisa - anche se qui le versioni sono contrastanti - che il software non verrebbe fornito già preinstallato nel pc, ma su un cd a parte che lascerebbe all'utente la facoltà di utilizzarlo oppure no.
In Cina, come è noto, internet è controllata dallo stato, il quale arbitrariamente decide quali sono le informazioni che possono circolare e quali no (un sogno nel cassetto di qualcuno anche qua da noi), e quindi la notizia sta facendo il giro del mondo non per l'aspetto "tecnologico" della stessa, ma perché è fondato il sospetto che la famosa blacklist, oltre a chiudere l'accesso ai suddetti siti porno - che poi anche qui ci sarebbe da discutere: con quale diritto una terza persona decide per me quali siti sono pericolosi e quali no? - chiuda anche l'accesso a notizie potenzialmente scomode al regime.
Per ora è naturalmente solo un sospetto, ma visti i precedenti non stupirebbe che alla fine si dimostrasse più che fondato.
lunedì 8 giugno 2009
Europee, "papi" non ha sfondato
Non penso, sinceramente, di avere molto di più da aggiungere rispetto alla marea di commenti che da questa notte stanno invadendo giornali e siti internet sui risultati di questa tornata elettorale. Quello che, a livello europeo, salta di più all'occhio è la presenza di un partito sicuramente più forte di tutti gli altri: quello dell'astensione. Se è vero, come è vero, che più del 50% degli elettori appartenenti ai 27 stati membri dell'Unione Europea ha ritenuto di avere qualcosa di meglio da fare che recarsi ai seggi, ho paura che molti di quelli che hanno puntato tutto sul progetto Europa avranno molte cose a cui pensare (e molte da ripensare). Ma queste osservazioni le lascio volentieri a commentatori politici sicuramente più titolati e competenti di me.
Qui da noi il Pdl non ha fatto il botto - si potrebbe quasi dire, semmai, che ha fatto la "botta" -, questa è naturalmente la cosa più importante da segnalare e quella che salta subito all'occhio. In queste ore i vari colonnelli del centrodestra si stanno pateticamente arrampicando sugli specchi in tutti i modi per cercare di ridimensionare la portata della batosta e per cercare di far intendere che in fondo la cosa non è così grave. Sarà, ma se si pensa ai sondaggi che solo fino a pochi giorni fa il premier, baldanzosamente, sbandierava con malcelata sicurezza (43/45% diceva lui), il botto c'è stato. Eccome.
A questo c'è da aggiungere, tra l'altro, che il misero (rispetto ovviamente alle aspettative) 35% raggiunto dal Pdl comprende al suo interno AN (ricordate la fusione del mese scorso?), e quindi non è azzardato pensare che i forzisti reali siano molti di meno, alla faccia sempre dei suoi pirotecnici sondaggi che fino all'altro ieri lo davano addirittura al 75% delle preferenze. Quest'uomo non la smette di stupirmi dalle balle che racconta.
Il Pd, che ovviamente ha anche lui ben poco da rallegrarsi, pare che sia atterrato sulla soglia minima prevista per la sopravvivenza. E questo mi dispiace. Io ero infatti tra quelli, come molti, che auspicava una débâcle totale, e il motivo è molto semplice. Se c'è un palazzo vecchio, che ha molti anni, molte crepe, e che nel corso del tempo è già stato rattoppato parecchie volte, la soluzione migliore è quello di abbatterlo e ricostruirlo da capo. In questo modo si riparte da zero, utilizzando le tecniche più moderne e materiali nuovi. Per il Pd è uguale. Una catastrofe elettorale di proporzioni bibliche avrebbe a mio avviso azzerato e mandato a casa la dirigenza nel suo insieme: via i Franceschini, i Rutelli, i D'Alema, i Binetti e largo a una dirigenza giovane e nuova (quello che ha combinato la Serracchiani mi pare a tal proposito straordinario ed estremamente eloquente).
E invece il raggiungimento di questa specie di soglia di sopravvivenza farà sì che nessuno si toglierà di lì. Magari si mescoleranno un po' i ruoli, si cambieranno le strategie, ma i vecchi fautori del fallimento totale del progetto Pd resteranno sempre al loro posto, mandando definitvamente a ramengo qualsiasi ipotesi di rinnovamento e cambiamento reale. Peccato. Un'occasione persa.
Quelli che sicuramente hanno vinto, invece, sono stati la Lega e l'IdV di Di Pietro. La Lega rimane per me un fenomeno inspiegabile. E' inspiegabile come possa prendere piede e affascinare, nel nostro paese, un partito di chiare tendenze xenofobe e razziste che contempla al suo interno gente del calibro di Calderoli, Borghezio e lo stesso Bossi, quello che fino a una quindicina d'anni fa, prima d'accasarsi comodamente in Parlamento, urlava nei comizi che la Fininvest era stata fondata coi soldi di cosa nostra e spronava le procure di mezza Italia ad aprire inchieste in proposito. Se non è trasformismo questo...
La vittoria dell'IdV, invece, che ha quadruplicato i voti rispetto alle politiche del 2006, mi ha fatto ovviamente piacere visto che la mia scelta di voto è andata a questo partito. Non ho particolari commenti da fare. All'Italia dei Valori, checché ne dicano Franceschini e soci, sono andati molti voti dei delusi del Pd, e questo è successo perché è stato l'unico partito che non ha avuto mai tentennamenti nell'opporsi al cavaliere. E l'ha fatto denunciando apertamente la portata delle sue balle, in Parlamento come in tv e in piazza. Fine della storia. L'IdV porterà quindi al parlamento europeo 7 parlamentari, parlamentari che io terrò particolrmente d'occhio, senza sconti.
Adesso c'è da sperare che la flessione del Pdl, la sua perdita di consensi, e la mancanza del cosiddetto "voto tombale", che avrebbe consentito a Berlusconi di dilagare irrimediabilmente, riducano a più miti consigli e cambino le priorità in agenda del partito, in particolare riguardo a quanto in programma in materia di modifica della Costituzione, giustizia, anche se ovviamente non è che mi faccia grandi illusioni in proposito.
Così, come riflessione conclusiva, mi sento quasi di affermare che forse questo paese per questa volta l'ha scampata, che magari c'è ancora vita pensante in Italia, e una parte di società che, seppur piccola, può ancora farsi sentire.
Ho esagerato?
Qui da noi il Pdl non ha fatto il botto - si potrebbe quasi dire, semmai, che ha fatto la "botta" -, questa è naturalmente la cosa più importante da segnalare e quella che salta subito all'occhio. In queste ore i vari colonnelli del centrodestra si stanno pateticamente arrampicando sugli specchi in tutti i modi per cercare di ridimensionare la portata della batosta e per cercare di far intendere che in fondo la cosa non è così grave. Sarà, ma se si pensa ai sondaggi che solo fino a pochi giorni fa il premier, baldanzosamente, sbandierava con malcelata sicurezza (43/45% diceva lui), il botto c'è stato. Eccome.
A questo c'è da aggiungere, tra l'altro, che il misero (rispetto ovviamente alle aspettative) 35% raggiunto dal Pdl comprende al suo interno AN (ricordate la fusione del mese scorso?), e quindi non è azzardato pensare che i forzisti reali siano molti di meno, alla faccia sempre dei suoi pirotecnici sondaggi che fino all'altro ieri lo davano addirittura al 75% delle preferenze. Quest'uomo non la smette di stupirmi dalle balle che racconta.
Il Pd, che ovviamente ha anche lui ben poco da rallegrarsi, pare che sia atterrato sulla soglia minima prevista per la sopravvivenza. E questo mi dispiace. Io ero infatti tra quelli, come molti, che auspicava una débâcle totale, e il motivo è molto semplice. Se c'è un palazzo vecchio, che ha molti anni, molte crepe, e che nel corso del tempo è già stato rattoppato parecchie volte, la soluzione migliore è quello di abbatterlo e ricostruirlo da capo. In questo modo si riparte da zero, utilizzando le tecniche più moderne e materiali nuovi. Per il Pd è uguale. Una catastrofe elettorale di proporzioni bibliche avrebbe a mio avviso azzerato e mandato a casa la dirigenza nel suo insieme: via i Franceschini, i Rutelli, i D'Alema, i Binetti e largo a una dirigenza giovane e nuova (quello che ha combinato la Serracchiani mi pare a tal proposito straordinario ed estremamente eloquente).
E invece il raggiungimento di questa specie di soglia di sopravvivenza farà sì che nessuno si toglierà di lì. Magari si mescoleranno un po' i ruoli, si cambieranno le strategie, ma i vecchi fautori del fallimento totale del progetto Pd resteranno sempre al loro posto, mandando definitvamente a ramengo qualsiasi ipotesi di rinnovamento e cambiamento reale. Peccato. Un'occasione persa.
Quelli che sicuramente hanno vinto, invece, sono stati la Lega e l'IdV di Di Pietro. La Lega rimane per me un fenomeno inspiegabile. E' inspiegabile come possa prendere piede e affascinare, nel nostro paese, un partito di chiare tendenze xenofobe e razziste che contempla al suo interno gente del calibro di Calderoli, Borghezio e lo stesso Bossi, quello che fino a una quindicina d'anni fa, prima d'accasarsi comodamente in Parlamento, urlava nei comizi che la Fininvest era stata fondata coi soldi di cosa nostra e spronava le procure di mezza Italia ad aprire inchieste in proposito. Se non è trasformismo questo...
La vittoria dell'IdV, invece, che ha quadruplicato i voti rispetto alle politiche del 2006, mi ha fatto ovviamente piacere visto che la mia scelta di voto è andata a questo partito. Non ho particolari commenti da fare. All'Italia dei Valori, checché ne dicano Franceschini e soci, sono andati molti voti dei delusi del Pd, e questo è successo perché è stato l'unico partito che non ha avuto mai tentennamenti nell'opporsi al cavaliere. E l'ha fatto denunciando apertamente la portata delle sue balle, in Parlamento come in tv e in piazza. Fine della storia. L'IdV porterà quindi al parlamento europeo 7 parlamentari, parlamentari che io terrò particolrmente d'occhio, senza sconti.
Adesso c'è da sperare che la flessione del Pdl, la sua perdita di consensi, e la mancanza del cosiddetto "voto tombale", che avrebbe consentito a Berlusconi di dilagare irrimediabilmente, riducano a più miti consigli e cambino le priorità in agenda del partito, in particolare riguardo a quanto in programma in materia di modifica della Costituzione, giustizia, anche se ovviamente non è che mi faccia grandi illusioni in proposito.
Così, come riflessione conclusiva, mi sento quasi di affermare che forse questo paese per questa volta l'ha scampata, che magari c'è ancora vita pensante in Italia, e una parte di società che, seppur piccola, può ancora farsi sentire.
Ho esagerato?
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