mercoledì 3 febbraio 2010

Le tessere elettorali del Pdl hanno fatto flop

Ricordate la convention del Pdl di fine gennaio ad Arezzo? Quella dove Berlusconi ha battezzato ufficialmente il partito dell'amore, per intenderci. Bene, in quell'occasione il premier ha lanciato la grande iniziativa del tesseramento.

"Sono certo che tutti daranno il loro indispensabile contributo al successo della campagna di tesseramento che abbiamo aperto nei giorni scorsi, con l’ambizioso obiettivo di arrivare a un milione di iscritti".

Beh, per il momento l'agognato milione di iscritti è un po' lontanuccio, anzi non un po', ma un bel po'. Siamo appena a quota 18.000, e all'interno del Pdl, anche se ufficialmente nessuno ne parla, sulla questione sono sorti parecchi malumori - sapete com'è, Berlusconi in questa cosa ci ha messo la faccia.

Ignoti i motivi del flop. Sarà mica che il termine "tessera" rievoca in molti la social card? Mah...

Giornatina niente male, ieri

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Sono successe parecchie cose interessanti, ieri, e siccome non posso scrivere un post articolato per oguna di queste, ne racchiudo due o tre qui di seguito cercando di condensare il tutto senza scadere eccessivamente nella superficialità.

Berlusconi è andato a farsi una tre giorni in medio oriente, Gerusalemme e dintorni. Ovviamente, già prima di partire, nel rilasciare un'intervista all'Haaretz ha tirato fuori indovinate cosa? Massì, l'eterna persecuzione della stampa e dei giudici nei suoi confronti. Pensate a quelli là cosa gliene può fregare di tutto questo. Oltretutto Berlusconi è andato a lamentarsi dei suoi problemi con la giustizia in un paese, Israele appunto, il cui premier neanche due anni fa si è dimesso dopo un'accusa da parte della polizia di aver preso illecitamente soldi dal suo partito. E lo sapete cos'ha detto in televisione mentre annunciava le dimissioni? "Fiero di essere il Primo ministro di un Paese che mette sotto inchiesta il suo capo del Governo". Avete capito bene, vero? Ecco, Berlusconi, al cui confronto Olmert era un angioletto, è andato là a lamentarsi.

Bellissima anche l'uscita: "Israele nell'Unione Europea", pronunciata in pompa magna dopo essersi messo la kippah, il copricapo che gli ebrei mettono nelle occasioni pubbliche. Ovviamente si tratta di propaganda; pensate infatti come potrebbe essere contenta l'Europa di annoverare tra i suoi membri uno stato che ne occupa arbitrariamente un altro da 45 anni. Senza contare poi che, nel caso, Israele dovrebbe mettere in condivisione con tutti gli altri paesi membri i suoi segreti militari. E pensate veramente che chi dispone di uno degli eserciti tra i più attrezzati ed efficienti del mondo sia disposto a fare questo? Sarà mica tutta fuffa, magari per coprire il business dell'Italia con l'Iran, la Libia e compagnia bella? Mah...

Nel frattempo, mentre Berlusconi se ne va tranquillamente a raccontare balle a quelli là, qui i suoi scagnozzi ministri non se ne stanno certo con le mani in mano. Ieri, alla Camera, ha fatto il suo ingresso il famoso legittimo impedimento, legge facente parte della triade - le altre sul tappeto sono processo breve e immunità parlamentare - che deve assolutamente salvarlo dai processi Mills e diritti Mediaset (il primo prossimo a sentenza definitiva per Mills). Solita, inutile, bagarre in aula. Pd e Idv sbraitano e fanno le barricate ma tanto il provvedimento alla fine passerà, consentendo a Berlusconi di poter accampare qualsiasi scusa, fosse pure quella di dover andare al bagno, per non presentarsi alle udienze. Senza ovviamente che i giudici possano fiatare. Insomma, l'ennesima legge fatta in parlamento, dove si presume si facciano provvedimenti a favore di tutti gli italiani, sarà a beneficio esclusivo del singolo (il solito), e quei quattro cani scalcinati che proveranno a protestare saranno automaticamente bollati come sovversivi, terroristi, anti-italiani, ecc... Solito copione visto e rivisto.

Sempre ieri, poi, per la serie "ministri che lavorano per me mentre io vado a spasso", ha fatto capolino un'altra bella trovata a firma del senatore Valentino: una bella legge anti-pentiti, un provvedimento (dettagli qui) che di fatto, dovesse mai diventare legge, taglierà le gambe alla stragrande maggioranza dei processi per mafia attualmente in svolgimento nel nostro paese, in quanto renderà carta straccia le dichiarazioni dei pentiti. Alfano ha vigorosamente smentito che si si stia per discutere di ciò, ma - sarà un caso? - la sua smentita è arrivata dopo che Repubblica ha pubblicato lo scoop. Non è chiaro se si tratti di un'altra legge ad personam, certo è che la coincidenza con le dichiarazioni di Ciancimino (Milano2 e rapporti Dell'Utri-Provenzano) di questi giorni e il fatto che già all'indomani delle dichiarazioni di Spatuzza e soci il governo pensasse di neutralizzare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, fa pensare. Vedremo...

Nel frattempo, mentre alla Camera si discuteva di legittimo impedimento, fuori protestavano i lavoratori dell'Alcoa di Portovesme e Fusina, per chiedere che non vengano chiusi gli stabilimenti e messi per strada 2000 lavoratori. Oggi invece sciopereranno quelli della Fiat per chiedere che non venga chiuso lo stabilimento di Termini Imerese. Anche il papa, domenica scorsa, è riuscito a trovare il tempo per lanciare un disperato appello contro la chiusura di queste due importantissime realtà produttive; da parte del governo invece non c'è fretta. Prima il legittimo impedimento.


Aggiornamento 14,00.


Pare che Maroni, piuttosto seccato, abbia bloccato con decisione questa ennesima porcata. Per adesso i mafiosi devono aspettare a stappare le bottiglie.

martedì 2 febbraio 2010

L'ipocrisia ha fatto "crack"

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Pare che stia facendo in queste ore un casino incredibile un'intervista rilasciata da Morgan a Max, intervista di cui sono in circolazione sulla stampa alcune anticipazioni. In pratica il musicista avrebbe ammesso candidamente di fare regolarmente uso di cocaina come antidepressivo. "Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. Lo uso come antidepressivo. Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva. Io la fumo in basi (modalità di assunzione nota come crack, ndr) perchè non ho voglia di tirare su l’intonaco dalle narici. Me ne faccio di meno, ma almeno è pura".

Apriti cielo! La Meloni l'ha subito additato come "cattivo maestro", Giovanardi gli ha detto di rinchiudersi in clinica a farsi disintossicare; e adesso pare che vogliano pure estrometterlo da San Remo. E tutto questo per cosa? Per aver pubblicamente messo in piazza una sua debolezza, per essere stato sincero - quanti musicisti si fanno ma si guardano bene dall'ammetterlo? E "cattivo maestro" perché poi? La Meloni cosa crede, che da domattina i giovani si fionderanno in massa a farsi di cocaina perché la usa Morgan? Dai, su, siamo seri... In quanto alla probabile esclusione da San Remo, poi, mi pare che siamo all'assurdo. Che legame c'è tra un'esibizione musicale e quello che uno fa nella sua vita privata?

Attenzione, non sto legittimando la droga o chi la usa, ci mancherebbe altro - oltretutto a me Morgan come artista non piace neppure -, sto solo legittimando il mio diritto a difendermi dall'ipocrisia di questa gente.


Aggiornamento 03/02/2010.

Come giustamente mi segnala Romina nei commenti, Morgan è stato escluso da Sanremo. Giustizia è fatta (e ipocrisia ha vinto).

Se una patente manda fuori strada il sistema

L’efficienza della giustizia italiana è inferiore a quella del Gabon; così ha detto il Procuratore Generale della Cassazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Avrà dati attendibili, io non li conosco; ma certo si tratta di un’affermazione verosimile. Il nostro sistema giudiziario (penale; quello civile credo che sia ugualmente decotto ma non me ne intendo abbastanza per parlarne) è così irragionevole che ben difficilmente quello di altri Paesi potrebbe essere peggiore.

Cominciamo dal principio. Codice e leggi penali italiani sono infarciti di reati inutili. Qualcuno può spiegare perché chi guida senza patente o in stato d’ebbrezza (che non significa che un ubriaco ha investito qualcuno; significa che guidava dopo aver bevuto un bicchiere di troppo) deve essere punito con una pena criminale? Cosa cambierebbe se la stessa pena (sempre di soldi si tratta) venisse inflitta dalla Polizia Stradale che lo ha beccato? Sequestro immediato della macchina, il malcapitato resta a piedi, paga 1000 euro di multa e chiasso finito. Si arrangi lui a tornarsene a casa, magari in piena notte e sotto l’acqua.

Sarebbe un intervento molto più efficace, rapido, dissuasivo rispetto a quanto succede in Italia: denuncia in Procura, il pm richiede il decreto penale (sempre per 1000 euro), il gip lo emette, il non patentato o l’ubriaco si oppongono, quindi si fa un processo in Tribunale, uno in Corte d’Appello e uno in Cassazione con definitiva sentenza di assoluzione per essere il reato estinto per prescrizione.

Lo stesso ragionamento vale per la sosta con l’utilizzo di tagliandi di parcheggio falsificati, l’omesso versamento di ritenute Inps e di imposta, l’omessa esposizione della tabella dei giochi leciti, il soggiorno illegale nel territorio dello Stato (10.000 euro di ammenda! ma vuoi mettere l’alto contenuto ideologico) e una miriade di altri pseudo-reati che dovrebbero essere sanzionati in via amministrativa, pagando una multa, proprio come si fa per la sosta vietata.

Invece noi utilizziamo il processo penale, cioè quello strumento costoso e lunghissimo che si adopera per gli omicidi e i traffici di droga. È ovvio che in questo modo le risorse economiche, materiali e umane che il Paese destina alla giustizia penale sono sprecate e che, mentre si fanno questi processi inutili, i delinquenti veri, con colletti bianchi e neri, ne fanno di tutti i colori.

Ma fosse tutto qui. Perché, per non farci mancare niente, abbiamo il processo penale più scombinato che si possa immaginare. Il pm, quello che fa le indagini, in Italia è un magistrato, dunque autonomo, indipendente e imparziale (sul punto ho scritto tanto che i lettori de Il Fatto sanno già tutto a memoria); la conseguenza è che quanto accertato e verbalizzato dal pm costituisce prova a tutti gli effetti che può (potrebbe) essere trasmessa al giudice che la valuterebbe ai fini della decisione.

Insomma il pm raccoglie le prove, il giudice le valuta e emette la sentenza. Nei paesi in cui il pm è un magistrato (Spagna e Francia per intenderci) funziona proprio così.

Invece nel nostro originale Paese il lavoro del pm, una volta finito, non serve a niente; buttiamolo dalla finestra e ricominciamo daccapo. Poi, nel processo, prima il pm e poi i difensori (magari 50) interrogano di nuovo i testimoni che il pm ha sentito 5 anni prima (pensa te come si ricordano bene!); le perizie che il pm ha fatto fare nella fase delle indagini sono rifatte (tanto a noi i soldi ci escono dalle orecchie); i poliziotti che, 5 anni prima, hanno scritto rapporti, verbali di arresto, perquisizione, sequestro, sono richiamati perché dicano con parole loro (peccato che sono autorizzati a "consultare" i loro rapporti) quello che hanno scritto a suo tempo; e naturalmente vanno riacchiappati nei vari commissariati, caserme, ecc., dove nel frattempo sono stati trasferiti. Insomma tutto, tutto, viene rifatto.

E poi finalmente la sentenza; che, naturalmente, è quasi sempre una sentenza di assoluzione per intervenuta prescrizione. È anche vero che ci sono Paesi, come l’Inghilterra e gli Usa, in cui il processo penale si fa proprio così. E lì pare funzionare (non è vero, le carceri americane sono piene di innocenti, ma questa è un’altra storia). Solo che, guarda caso, in Inghilterra di processi nuovi ogni anno ne arrivano 300.000 mentre da noi ce ne sono 4 milioni. Come mai? Perché lì non c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, è la polizia che decide quali processi si fanno e quali no; e, negli Stati Uniti, questo lo decide il Procuratore Distrettuale.

Insomma, lì si fanno solo alcuni processi, mica tutti, come succede da noi. E allora perché anche noi non facciamo così? Eh, perché quali processi fare e quali no da noi lo deciderebbero Alfano (per finta) e B. (su serio); quindi si farebbero tanti processi per guida senza patente e tutta la minutaglia di cui ho parlato; corruzione, falso in bilancio, frode fiscale, truffe ai danni dell’Ue e insomma tutti i reati che fanno parte dello stile di vita di B.&c. resterebbero allegramente impuniti.

E poi il processo penale americano o inglese sono una cosa seria; per dire, lì il testimone falso viene arrestato subito, spedito in galera dove resta finché non ritratta; oppure condannato a 10 anni. E così anche l’imputato che decide di deporre (potrebbe stare zitto ma può decidere di raccontare la sua versione dei fatti), se dice il falso subisce la stessa sorte. Da noi i testimoni falsi non possono essere processati fino a quando non è terminato in Tribunale il processo all’interno del quale hanno reso la falsa testimonianza; così il giudice emette la sua sentenza in base a prove false, che è veramente una cosa sensatissima.

E, quando finalmente li processano questi testi falsi, la prescrizione è bella che maturata. Quanto all’imputato, nel nostro felice Paese, ha diritto di mentire e di rendere dichiarazioni spontanee; che vuol dire che lui parla e nessuno gli può dire: "Ma che…dici!?".

Non c’è da stupirsi che sia un po’ difficile processare e condannare i delinquenti. Naturalmente per un elenco completo di queste caratteristiche un po’ originali non basterebbero tutte le pagine del giornale. Sicché salutiamoci con la solita domanda: ma tutto questo accade per caso o per garantire specifiche esigenze di impunità?

Nel primo caso la colpa sarebbe di un legislatore incompetente e poco intelligente. Nel secondo caso avremmo una classe dirigente corrotta e criminale che utilizza il suo potere per delinquere in santa pace. Pensate voi come è messo un Paese in cui tutte e due le risposte sono vere. Altro che Gabon.


Bruno Tinti - il Fatto Quotidiano 31/01/2010

Incongruenze di legge

In base a cosa si stabilisce se una legge è buona o cattiva? Probabilmente il principale parametro di valutazione va ricercato negli effetti che produce la suddetta legge e in che misura giova alla collettività. Altro parametro di riferimento potrebbe essere pure la ratio del provvedimento, cioè se si tratta di una legge sensata e ragionevole oppure se è stata partorita per motivi propagandistico/elettorali. Non mi sto riferendo, almeno per questa volta, alle varie leggi ad personam che servono al solito noto, ma al famigerato reato di immigrazione clandestina del quale ho già parlato abbondantemente in passato.

Vi ricordate, no? Si tratta di quel provvedimento che trasforma una persona in criminale non in base a ciò che fa ma a ciò che è. Quali sono gli effetti e, soprattutto, cosa ci si aspetta da questa legge? Beh, in primo luogo ci si aspetta che sia un forte deterrente all'invasione di immigrati clandestini. E da questo punto di vista è possibile che sia pure stata utile, visto che gli sbarchi sono effettivamente quasi cessati. Certo, qualche pignolo potrebbe far presente che i migranti hanno solo cambiato punti di apporodo - si segnalano già arrivi nella francese Corsica -, e magari qualcun altro potrebbe ricordare che la stragrande maggioranza di quelli che entrano illegalmente nel nostro paese lo hanno sempre fatto, e continuano a farlo, dai confini di terra, in barba a qualsiasi politica dei respingimenti in mare. Ma il tasto più dolente di questo provvedimento, oltre alla sua sostanziale inefficacia, è quello della ragionevolezza che accennavo prima.

E' accaduto un episodio emblematico di questa irragionevolezza proprio qui, a due passi da casa mia. Un senegalese clandestino è stato testimone di una rapina a mano armata in un supermercato ed è corso dai Carabinieri a portare la sua testimonianza. Risultato? I due rapinatori - italiani - arrestati grazie alla sua testimonianza e lui denunciato. Lui criminale come gli altri due, pur non avendo mai fatto male a nessuno (però era clandestino). Chissà, per uno venuto alla luce, quanti casi come questo càpitano di cui non si ha conoscenza o che rimangono relegati alle cronache locali? Altra storia. Agli inizi di gennaio un altro clandestino, dopo aver trascorso otto anni in Italia vivendo di piccoli lavoretti in nero, ha deciso di tornarsene a casa. E' riuscito con qualche difficoltà a racimolare il denaro per il biglietto aereo, ma, al momento dell'imbarco è stato bloccato al checkin dell'aereoporto e arrestato in quanto clandestino (e quindi criminale). Risultato? Invece di essere tornato al suo paese, come desiderio degli estensori della legge, ce lo dovremo tenere qua sette mesi, tra galera, tribunali e incombenze varie, a carico nostro. Bello, vero?

Allora, tornando ai famosi parametri di valutazione di cui parlavo sopra, come la inquadriamo questa legge?

lunedì 1 febbraio 2010

Ciancimino sui giornali di domani

Non so quanti siano tra i miei lettori quelli che seguono tutte le vicende della trattativa tra stato e mafia risalente agli inizi degli anni '90, tornate alla ribalta in questi ultimi mesi dopo che sono state riaperte le indagini in seguito alle nuove rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Questo breve post solo per segnalare che Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, ha fatto oggi, nell'ambito del processo Mori, alcune dichiarazioni che domani sui giornali troverete addomesticate in tutti i modi possibili. E' già partito questa sera il tg5, con un mirabile servizio in cui non si è neppure accennato a quanto ha dichiarato sugli investimenti della mafia nella costruzione di Milano2 - Ghedini ha già annunciato querela -, ma sono solo state messe in evidenza le presunte contraddizioni del suo racconto.

In un paese normale sarebbe già successo un putiferio, anche se naturalmente ciò che ha detto Ciancimino dovrà essere attentamente e scrupolosamente riscontrato dai magistrati; qui da noi la notizia troverà posto se va bene nella pagina dei necrologi. Sempre per non disturbare il manovratore, si intende.

Legittimo impedimento? Sì, purché sia ad personam

A fare questa dichiarazione è stato Casini. Domani, come forse avrete letto, sarà presentato e si discuterà alla Camera il testo sul legittimo impedimento, una delle tre o quattro leggi - non ricordo bene - in pista per salvare Berlusconi dai processi.

Fino a non molto tempo fa le leggi ad personam erano viste male; dalla sinistra, ma anche da certi settori della destra. Al solo sentirle pronunciare si levavano gli scudi, ci si adirava, si lanciavano strali contro chi le proponeva. Adesso, in ossequio al trend imperante che impone la realtà rovesciata, tipo raccontare che leggi come questa servono a tutti gli italiani, questa cosa non scandalizza più nessuno. Al punto che un parlamentare può appunto arrivare a dire: sì, purché sia ad personam.

Insomma, il fatto che un provvedimento vada esclusivamente a vantaggio di un singolo non è più motivo per delegittimarlo, ma per avallarlo. Non c'è più nessuno, tranne pochi cani sciolti, che in un sussulto di orgoglio si alzi e dica quello che va detto: Berlusconi si prenda le sue responsabilità, si presenti in tribunale e la smetta di far perdere tempo al parlamento con le sue beghe. Questa ipotesi non è più nemmeno considerata un'ipotesi. E il motivo ormai è noto: correre il rischio di essere considerati comunisti, anti-italiani, portatori d'odio, ecc...

E Casini non vuole certo questo.

Ricercatore o discotecaro?

Intendiamoci, sono cose che si sanno, ma fa sempre un certo effetto sentirlo dire dalla viva voce dei protagonisti...



(via maury)

Taormina dice

Ricordate Carlo Taormina? E' quel signore (foto), che a me per la verità è sempre stato piuttosto antipatico, che è diventato noto per essere stato l'avvocato difensore della Franzoni. Un po' meno conosciuta la sua attività come avvocato del premier - ha contribuito in questa veste a scrivere molte delle leggi che gli sono servite -, almeno fino a quando se n'è andato mollando tutto e tutti.

L'ex avvocato ha rilasciato un'intervista a Gilioli in cui narra un po' come funzionava il sistema delle leggi ad personam. Ve la riporto qui sotto: mi pare che sia piuttosto istruttiva.

Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».

Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».

Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».

Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».

Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».

Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.

A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».

Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».

Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».

E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».

Tony Blair e la guerra in Iraq

Tony Blair è stato in questi giorni ascoltato dalla commissione inglese che indaga sull'invasione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti e paesi alleati nel 2003. Voi sapete che il pretesto principale (e ufficiale) che giustificò all'epoca l'invasione e il conseguente disastroso conflitto che ne è seguito, trasformatosi adesso in guerra civile, fu il presunto possesso da parte di Saddam Hussein delle famose armi di distruzione di massa, quelle che non sono mai state trovate dagli ispettori USA inviati a più riprese in Iraq da Bush.

Oggi Blair non sembra fare menzione di queste fantomatiche armi. All'udienza davanti alla commissione si è infatti limitato a dire: "...la decisione che dovetti prendere era: data la storia di Saddam, dato il suo uso di armi chimiche, dato il milioni di morti che aveva già causato, dati i 10 anni di violazioni di risoluzioni Onu, possiamo prenderci il rischio di lasciare che quest'uomo ricostituisca i suoi programmi di armamenti o è un rischio che sarebbe irresponsabile prendersi?".

Forse era un rischio che si poteva correre. In primo luogo perché, come è ormai inconfutabilmente assodato, le famose armi di distruzione di massa non sono mai esistite, e in secondo luogo perché nel 2003 Blair fu protagonista di una gaffe piuttosto clamorosa della quale probabilmente pochi si ricordano. Siccome già all'epoca era chiaro che la teoria della presenza di queste armi non stava in piedi, si pensò di "bluffare", diciamo così. La storia è riportata da Apogeonline. Ecco il passaggio principale:

A febbraio 2003, il governo Blair ha pubblicato un documento riguardante l'occultamento delle armi di distruzione di massa da parte del regime iracheno, che fu poi citato da Colin Powell di fronte alle Nazioni Unite. Si è scoperto ben presto che il documento, lungi dall'essere stato generato dagli 007 inglesi tramite rocambolesche infiltrazioni, era stato scopiazzato dilettantescamente (errori di battitura compresi) da un vecchio documento di un ricercatore statunitense, Ibrahim al-Marashi, del Monterey Institute of International Studies.
La versione pubblicata sul Web era in formato Microsoft Word. Ora è stata rimossa, ma ne è conservata copia in vari siti, compreso quello dell'esperto di sicurezza Richard M. Smith. La pubblicazione in questo formato ha peggiorato ulteriormente la già magra figura, perché nascosti nel log delle revisioni del documento sono stati trovati i nomi di ben quattro collaboratori di Blair: Paul Hamill (funzionario del ministero degli esteri), John Pratt (funzionario di Downing Street), Alison Blackshaw (assistente personale dell'addetto stampa del primo ministro), e Murtaza Khan (vice addetto stampa di Tony Blair).

Ovviamente di questo particolare Blair non fa cenno. Ma forse, alla luce di quello che è costata la guerra in termini di vite umane perdute e di costi economici, vale la pena ricordarlo.

Impugnazioni

Senza troppo clamore il governo ha impugnato di fronte alla Consulta la legge regionale con cui, nel luglio scorso, l'Emilia-Romagna si ...