sabato 31 marzo 2018

I doganieri francesi a Bardonecchia

Ho googlato un po' per trovare tracce dell'accordo doganale stipulato - dice la Francia - nel 1990 tra i nostri cugini d'oltralpe e l'Italia, ma non ho trovato niente, quindi, alla fine della giostra, ci tocca prendere per buona la parola del ministro francese Gerald Darmanin, secondo cui, in virtù appunto del suddetto accordo, i funzionari doganali francesi non hanno commesso alcun illecito entrando in territorio italiano.

Per tutto il resto - presunti modi autoritari dei funzionari, presunte violazioni di diritti umani ecc. - ne so quanto voi, o almeno so quanto si legge in giro, ed è probabile a questo punto che venga aperta un'inchiesta per appurare esattamente l'esistenza e l'eventuale entità di queste per ora presunte violazioni.

Quello che in tutta questa faccenda fa un po' sorridere, anche se in realtà da sorridere c'è ben poco, sono le prese di posizione infuriate dei vari Salvini, Meloni e compagnia cantante al seguito, perché questi come si permettono, e la sovranità, e casa nostra e blablabla, rimostranze di cui non avremmo avuto notizia se ad inseguire un presunto pusher nigeriano fossero state le forze dell'ordine nostrane.

Anzi, in quel caso, probabilmente avremmo avuto plausi ed elogi.

venerdì 30 marzo 2018

Newton e la mela

Scrive Stephen Hawking, nel suo celeberrimo Dal big bang ai buchi neri, che sto leggendo in questi giorni, che la mela che ispirò a Newton la formulazione della legge sulla gravitazione universale non gli cadde sulla testa. Semplicemente, la vide cadere mentre, seduto, se ne stava tranquillamente in contemplazione.

Voi, riderete, ma io ci avevo sempre creduto. Eh, beata ingenuità. Mi sento come quei bambini quando scoprono che Babbo Natale non esiste.

giovedì 29 marzo 2018

Ai miei tempi

Quando andavo a scuola io i professori avevano sempre ragione, anche quando secondo me non ne avevano affatto. E all'epoca, se avessi combinato una cosa del genere, il mese di sospensione comminato dal preside dell'Istituto sarebbe stato solo un microscopico anticipo di quello che mi sarebbe aspettato a casa.

Altri tempi.

mercoledì 28 marzo 2018

Cento giorni

Stamattina, poco prima delle sei, mi sono fermato da Urbinati, nota caffetteria/pasticceria di Santarcangelo dove ogni tanto faccio tappa per una brioches e un cappuccino, tappa comoda perché si trova a metà strada del mio giornaliero tragitto casa - lavoro. (Piccola nota a margine: le paste sono gigantesche, piene di ogni ben di dio e l'accoppiamento brioches e cappuccino lo fanno pagare appena due euro, che è molto poco rispetto ai prezzi standard di bar e caffetterie per questi due prodotti.)

Non appena ho aperto la porta per entrare, invece della solita gradevole tranquillità, tipica di quell'orario, ho trovato orde di ragazzotti e ragazzotte vocianti che occupavano ogni tavolino e ogni sedia disponibili, e pure lo spazio in piedi tra i tavolini e il bancone. Sono arrivato faticosamente al banco e ho guardato la barista come per dire: e questi da dove sbucano fuori? E lei: "Eh, sono i reduci dei cento giorni." Ah, ho capito, le ho fatto intendere con l'espressione della faccia. Ho consumato velocemente cappuccino e brioches al banco, in piedi, e me ne sono andato, rinunciando, con un lieve giramento di scatole, ai soliti dieci minuti di relax comodamente seduto al tavolino a consumare le mie leccornie preferite.

Per chi non lo sapesse - non lo sapevo neppure io ma ci sono passato - quella dei cento giorni è una festa a base di cene, balli notturni e gozzovigliamenti vari (può capitare, com'è successo qua a Rimini, che debbano pure intervenire i Carabinieri per calmare gli inevitabili eccessi) che viene organizzata dagli studenti dell'ultimo anno degli istituti superiori quando mancano appunto cento giorni agli esami di maturità, festa a cui parteciparono anche le mie figlie, quando erano in quinta superiore, ma di cui non ho mai capito il senso. Del resto neppure pure loro, interpellate ripetutamente in tal senso, sono mai riuscite a spiegarmelo in maniera convincente.

Insomma, mancano cento giorni alla maturità: embé? Cosa c'è da festeggiare? Si festeggia per caso il quindici settembre perché mancano cento giorni al Natale? Mah, mistero.

E l'immigrazione?

Magari è un'impressione mia, ma mi pare che già dal lunedì successivo alle elezioni l'emergenza immigrazione fosse come scemata, come se non fosse più un'emergenza così grave. Un po' come gli uragani nel Golfo del Messico, avete presente?, che esaurita la loro potenza distruttrice vengono declassati a tempesta tropicale e poi giù giù fino a semplice temporale estivo.

Sarà mica che in realtà non c'era nessuna emergenza se non quella dettata dalla necessità di solleticare la pancia e le paure dei poveri di spirito per poter arraffare qualche voto in più alle elezioni?

lunedì 26 marzo 2018

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(da Il piccolo burattinaio di Varsavia - E. Weaver)

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"Il Settecento e l’Ottocento sono stati i secoli per eccellenza della corrispondenza epistolare. Il perfezionamento della tecnica postale e il miglioramento della viabilità e dei mezzi di trasporto (nel XVIII, per es., l’introduzione delle sospensioni nelle carrozze) favorì lo sviluppo della cultura epistolare, l’arte dello scrivere lettere. Il miglior manuale, in tal senso, fu la letteratura; ne è esempio Tatjana che scrive ad Onegin una lettera “così sincera e palpitante di ingenuo entusiasmo” composta esclusivamente di citazioni letterarie (a proposito di “prestiti”). 

Oggi non si scrivono quasi più lettere, e anche in tal caso ci si limita a notificare lo stretto necessario. Si scrivono “mail” e s’inviano miliardi di messaggi dai cellulari, su twitter ci si scambiano battute, spesso invettive, e su FB la comunicazione non è molto dissimile. S’è enormemente allargata la platea degli scriventi, e ciò costituisce un progresso, ma d’altro lato la cultura epistolare s’è estinta e la scrittura in generale conosce un decadimento senza precedenti."
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(via diciottobrumaio)

sabato 24 marzo 2018

Facebook

Scommettiamo? Prima o poi si scoprirà che - toh! - Google fa le stesse cose che faceva voltotomo, e magari pure Twitter. E la cosa sarà pure più grave perché sulla faccia del pianeta qualcuno non iscritto a faccialibro ancora si trova, ma un account su Google ce l'hanno presumibilmente anche i Pigmei dell'Africa equatoriale. E dopo tutti a stracciarsi le vesti perché, come ogni social o servizio internet in circolazione, pure Google maneggiava con una disinvoltura degna di miglior causa i dati degli iscritti.

Io comincio a preparare i popcorn.

Fico e Casellati

Roberto Fico non so chi sia. So solo che è un pentastellato, note biografiche zero, né per ora mi interessa sapere altro. Neppure della signora Casellati so niente, se non che è una berlusconiana di vecchia data, ma anche di lei note biografiche zero, né per ora mi interessa conoscerle, e neppure in futuro, presumo.

L'unica cosa a cui riesco a collegarla è un vecchio dibattito televisivo in cui la signora dal fare pacioso e tranquillo veniva fatta a pezzi da Travaglio. Non ricordo di preciso quale fosse il casus belli né quale la trasmissione, l'unica cosa che ricordo è che la discussione verteva su una delle innumerevoli leggi che il tipo delle cene eleganti usava cucirsi addosso con la perizia di un sarto intento a confezionare un vestito.

Credo si parlasse di intercettazioni, ma potrei sbagliarmi, potrebbe essere stato anche il processo breve. Comunque sia, ricordo 'sta signora che ripeteva come un disco rotto sempre le stesse balle, e quando Travaglio, dati alla mano, le faceva notare che quelle che sparava erano appunto balle lei si fermava un attimo e poi, come se niente fosse, rimetteva su il disco.

Ecco, adesso avremo 'sta tipa a dirigere il Senato, e magari già da lunedì rimpiangeremo Grasso.

giovedì 22 marzo 2018

Staminali embrionali, maculopatia e princìpi non negoziabili

Mia madre, un paio d'anni fa, è stata colpita da una grave forma di maculopatia, una malattia degenerativa degli occhi a tutt'oggi senza cura - esistono solo terapie per cercare di stabilizzarla e impedirne la degenerazione.

Scrive l'Ansa che, per la prima volta, due pazienti hanno riacquistato la vista grazie a una terapia basata sull'uso di cellule staminali embrionali. Embrionali, badate bene, non adulte. C'è differenza? Sì. La Chiesa permette l'utilizzo a fini terapeutici e di ricerca delle sole staminali adulte, il patetico e ridicolo divieto assoluto di utilizzare quelle embrionali rientra nel novero dei famosi/famigerati princìpi non negoziabili.

Ora, sarebbe bello che il buon Dio, come scrive Malvino, mandasse una bella maculopatia degenerativa a quelli che ogni santo giorno rompono le appendici pendule con la barzelletta dei principi non negoziabili, così giusto per vedere fino a che punto non sono negoziabili.

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...