Quella che all'inizio sembrava una ipotesi piuttosto remota, da considerare solo nel caso in cui la situazione (finanziaria) dovesse seriamente precipitare - ne avevo già parlato qui -, si sta trasformando in una quasi-certezza. Il governo sembra seriamente intenzionato a mettere mano alle pensioni di anzianità.
Si riconfermerebbe il solito ritornello: il governo va a prendere i soldi dai soliti noti. C'è in proposito un ottimo commento di Gramellini, stamattina, su La Stampa. Ve lo riporto qui sotto integralmente, perché io non avrei saputo dirlo meglio.
Pare proprio che a salvare la patria in mutande dovranno essere i pensionandi. Decine di migliaia di lavoratori che, dopo aver sgobbato fin da ragazzi e pagato contributi previdenziali per decine e decine di anni, arrivati a poche buste paga dal traguardo stanno per sentirsi dire che la loro pensione è diventata un lusso insostenibile. I nullatenenti con yacht a carico, le società municipalizzate che proliferano come funghi velenosi: queste e altre minuzie possono aspettare. La vera urgenza è il taglio di un diritto maturato, e autofinanziato, per tutta una vita.
E’ un’ingiustizia, quindi si farà. Nel più totale disprezzo dei progetti di quelle persone, che ora rischiano di annegare nell’incertezza insieme con le loro famiglie. Un’ingiustizia e anche un controsenso: come riusciranno i giovani a entrare nel mondo del lavoro, se si impedisce ai diversamente giovani di uscirne? Le ragioni della scelta sono fin troppo facili da comprendere. I pensionandi non hanno una lobby che li tuteli e non godono neppure di simpatia sociale. Come gli anziani in genere. Con il prolungamento della vita media, la società sembra quasi imputare loro la colpa di non voler morire. Di questo passo guadagnerà seguaci la provocazione dello scrittore inglese Martin Amis, che in un’intervista alla Bbc propose di rimettere in ordine i conti dello Stato Sociale sopprimendo i cittadini al compimento dell’ottantesimo anno. Va bene tutto (insomma, quasi tutto). Ma un Paese di privilegiati come il nostro eviti almeno di mettere alla gogna degli individui che hanno la sola colpa di aver creduto nelle leggi.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
martedì 9 agosto 2011
lunedì 8 agosto 2011
E se davvero...
Sono sincero: ci sono giorni in cui penso che in fondo in fondo un bel default...
(fonte immagini: repubblica.it)
Il quartier generale racconta/65
Nel suo spassosissimo, ed etilico, editoriale di stamattina, il Feltri se la prende coi famosi "poteri forti", rei di voler fare una specie di ribaltone che ovviamente non avrebbe il consenso popolare.
Come se quel poco che resta di questo scalcagnato esecutivo avesse ancora, se mai l'ha avuto, un consenso popolare. Ovviamente non sto a ricordare a Feltri la caporetto delle recenti amministrative e le bastonate prese dal suo principale coi referendum. Però potrebbe chiedersi come mai ultimamente il teleimbonitore non vuole più sentire parlare di elezioni; e anche come mai, da un po', non sventola più i suoi leggendari sondaggi.
Come se quel poco che resta di questo scalcagnato esecutivo avesse ancora, se mai l'ha avuto, un consenso popolare. Ovviamente non sto a ricordare a Feltri la caporetto delle recenti amministrative e le bastonate prese dal suo principale coi referendum. Però potrebbe chiedersi come mai ultimamente il teleimbonitore non vuole più sentire parlare di elezioni; e anche come mai, da un po', non sventola più i suoi leggendari sondaggi.
Da dove iniziare
Visto che, riguardo a lorsignori medesimi, tutti fanno un gran parlare di tagliare di qua, tagliare di là ma nessuno inizia mai, Stella e Rizzo, stamattina, sul Corriere, danno qualche suggerimento.
(via corriere.it)
(via corriere.it)
domenica 7 agosto 2011
Ma non chiamatela patrimoniale
Le misure drastiche decise improvvisamente dal governo per far fronte all'aggravarsi della crisi del debito (sotto le pressanti insistenze dell'UE, altrimenti i nostri parlamentari-pellegrini sarebbero già tutti in vacanza), hanno fatto esultare di gioia i vari galoppini governativi. In questi giorni, se ci avete fatto caso, è stato infatti tutto un fiorire di titoloni entusiastici.
"Silvio si è svegliato", titolava ad esempio, umoristicamente, Libero l'altro ieri. "L'Italia s'è desta", ribatteva altrettanto umoristicamente il Giornale. E via di questo passo, in un crescendo che se la situazione non fosse quello che è, potrebbe anche giustificare una risata.
Quello che invece pochi dicono è che, al di là degli annunci, non è neppure ancora stata fissata la data del consiglio dei ministri in cui si dovrebbero discutere i famosi otto punti della "scossa". E sia la Francia che la Germania, che notoriamente non dormono, dopo gli apprezzamenti di rito per la decisione di anticipare il pareggio (ipotetico) di bilancio di un anno, hanno già fatto intendere all'Italia che il tempo delle chiacchiere è finito.
Ma c'è un'altra cosa di cui si parla ancora meno: il cosiddetto piano B. Di che si tratta? Ne ha parlato, passando quasi inosservato, Tito Boeri su Repubblica, ieri mattina. In sostanza, siccome neppure Tremonti e soci credono che serviranno realmente a qualcosa i rimedi anti-catastrofe di prossima discussione, hanno previsto una sorta di exit-strategy.
Insomma, in caso le cose dovessero mettersi davvero male, il governo è pronto a mettere pesantemente le mani nelle tasche degli italiani con provvedimenti che farebbero sembrare zuccherini quelli già inseriti nell'ultima manovra (tipo il taglio delle detrazioni fiscali): si parla di tagli lineari senza guardare in faccia a nessuno, fino a ipotizzare addirittura il blocco delle pensioni di anzianità.
Naturalmente quelli del governo si sono affrettati subito a specificare che non si tratterebbe comunque di una patrimoniale: queste cose qui le fanno quelli di sinistra, mica loro.
"Silvio si è svegliato", titolava ad esempio, umoristicamente, Libero l'altro ieri. "L'Italia s'è desta", ribatteva altrettanto umoristicamente il Giornale. E via di questo passo, in un crescendo che se la situazione non fosse quello che è, potrebbe anche giustificare una risata.
Quello che invece pochi dicono è che, al di là degli annunci, non è neppure ancora stata fissata la data del consiglio dei ministri in cui si dovrebbero discutere i famosi otto punti della "scossa". E sia la Francia che la Germania, che notoriamente non dormono, dopo gli apprezzamenti di rito per la decisione di anticipare il pareggio (ipotetico) di bilancio di un anno, hanno già fatto intendere all'Italia che il tempo delle chiacchiere è finito.
Ma c'è un'altra cosa di cui si parla ancora meno: il cosiddetto piano B. Di che si tratta? Ne ha parlato, passando quasi inosservato, Tito Boeri su Repubblica, ieri mattina. In sostanza, siccome neppure Tremonti e soci credono che serviranno realmente a qualcosa i rimedi anti-catastrofe di prossima discussione, hanno previsto una sorta di exit-strategy.
Insomma, in caso le cose dovessero mettersi davvero male, il governo è pronto a mettere pesantemente le mani nelle tasche degli italiani con provvedimenti che farebbero sembrare zuccherini quelli già inseriti nell'ultima manovra (tipo il taglio delle detrazioni fiscali): si parla di tagli lineari senza guardare in faccia a nessuno, fino a ipotizzare addirittura il blocco delle pensioni di anzianità.
Naturalmente quelli del governo si sono affrettati subito a specificare che non si tratterebbe comunque di una patrimoniale: queste cose qui le fanno quelli di sinistra, mica loro.
CIE
Avete presente i Feltri, i Belpietro, i Ferrara, ecc., sempre pronti a scagliarsi contro la carcerazione preventiva quando si tratta di parlamentari? Bene. E' diventato legge qualche giorno fa il decreto sui rimpatri, che tra le altre cose prevede la possibilità di trattenere fino a 18 mesi (un anno e mezzo) nei CIE (Centri Identificazione ed Espulsione), ossia i moderni lager, i clandestini.
Ovviamente senza processo e senza alcuna forma di garanzia. Trattenuti in regime di detenzione con la sola colpa di non essere in regola coi documenti di soggiorno. Naturalmente in questo caso nessuno ha niente da ridire.
Ovviamente senza processo e senza alcuna forma di garanzia. Trattenuti in regime di detenzione con la sola colpa di non essere in regola coi documenti di soggiorno. Naturalmente in questo caso nessuno ha niente da ridire.
Ha nostalgia di Bush
Il Ferrara di stamattina, sul Giornale, dice di avere "una nostalgia canaglia di Bush, dei tagli fiscali in profondità e della crescita americana al 4 per cento".
Ora, è fuor di dubbio che il buon Obama, per cercare di salvare il salvabile abbia dovuto accettare inevitabili compromessi, disattendendo anche gran parte delle promesse fatte in campagna elettorale - non si trova al minimo dei gradimenti per caso.
Ma da qui ad avere nostalgia del tipo con gli stivali da cowboy, quello che aveva tagliato le tasse (specialmente ai ricchi) producendo così un deficit che gli USA pagano ancora oggi, e che è responsabile per circa il 40% del disastro odierno, a me pare un tantino eccessivo.
Ora, è fuor di dubbio che il buon Obama, per cercare di salvare il salvabile abbia dovuto accettare inevitabili compromessi, disattendendo anche gran parte delle promesse fatte in campagna elettorale - non si trova al minimo dei gradimenti per caso.
Ma da qui ad avere nostalgia del tipo con gli stivali da cowboy, quello che aveva tagliato le tasse (specialmente ai ricchi) producendo così un deficit che gli USA pagano ancora oggi, e che è responsabile per circa il 40% del disastro odierno, a me pare un tantino eccessivo.
sabato 6 agosto 2011
Massì, guardiamoli in faccia i responsabili
Lo chiede Feltri, con veemenza, nel suo divertentissimo pistolotto di stamattina. Guardiamoli bene i signori che si sono avvicendati alla guida dei governi nell'ultimo trentennio, portando il debito pubblico ai livelli tragici di oggi con la loro politica scellerata, quella del sì alla spesa folle e del chissenefrega della prudenza e della questione morale.

Eccoli qua: i De Mita, i Craxi, gli Andreotti, i Forlani, ecc. Insomma, ci sono proprio tutti. O no? No. Manca il padrone del Giornale su cui scrive Feltri. Lo trovate nelle strisce blu di questo grafico.

Eccoli qua: i De Mita, i Craxi, gli Andreotti, i Forlani, ecc. Insomma, ci sono proprio tutti. O no? No. Manca il padrone del Giornale su cui scrive Feltri. Lo trovate nelle strisce blu di questo grafico.
Tra palco e realtà
Prima che vi facciate turlupinare dai titoloni roboanti dei soliti noti, vi consiglio la lettura dell'ottimo Tito Boeri di stamattina.
venerdì 5 agosto 2011
La seconda scossa
La prima risale al febbraio scorso, quando il teleimbonitore, dopo l'ennesimo appello di Napolitano a uscire dal torpore, promise di dare una scossa all'economia di quelle che restano nella storia. "Farò crescere il Pil di 3-4 punti nei prossimi 5 anni", aveva detto il tipo a reti unificate.
Ovviamente, come è ormai storia trita e ritrita, tutto si fermò a quel famoso annuncio e tutto morì lì, tanto sapete bene che la gente dimentica in fretta. Oggi - da febbraio, nel frattempo, la situazione si è un pelino aggravata - è arrivato il secondo annuncio: "l'agenda della ripresa". Segnatevi anche questa, va.
Ovviamente, come è ormai storia trita e ritrita, tutto si fermò a quel famoso annuncio e tutto morì lì, tanto sapete bene che la gente dimentica in fretta. Oggi - da febbraio, nel frattempo, la situazione si è un pelino aggravata - è arrivato il secondo annuncio: "l'agenda della ripresa". Segnatevi anche questa, va.
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Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. No, non preoccupatevi, non sono impazzito. Si tratta di uno dei commenti ...