domenica 25 aprile 2010

Anche di domenica?



Ma anche il settimo giorno racconta balle?

Olanda

L'assolo di chitarra al minuto 2,20 contenuto in questo pezzo è, a mio avviso, uno dei più belli di tutta la musica rock d'autore italiana. Lui naturalmente è Ivan Graziani, scomparso prematuramente (troppo prematuramente) nel '97. Ovviamente per "scomparso" intendo fisicamente. Per i tantissimi che lo hanno apprezzato e amato è ancora qui. Buona domenica.


sabato 24 aprile 2010

Come fa Di Pietro a costruirsi le case?

Coi soldi che gli versa Il Giornale. Scriveva l'altro ieri Il Fatto:

Non è vero che Antonio Di Pietro abbia fatto pasticci con i rimborsi elettorali dell’Italia dei Valori e con l’acquisto di case. L’ha stabilito il Tribunale civile di Monza, che in tre sentenze ravvicinate spazza via anni e anni di campagne del Giornale, condannando in primo grado il quotidiano della famiglia Berlusconi a risarcire l’ex pm per un totale di 244 mila euro, avendolo più volte diffamato con una serie di articoli. Soccombenti l’ex direttore Mario Giordano, i giornalisti Gian Mario Chiocci, Massimo Malpica e Felice Manti, oltre all’ex deputato Elio Veltri. Ma, al di là dei nomi, il punto è un altro. Le denunce penali e civili sono rischi del mestiere di giornalista e può capitare a tutti di incappare in una parola di troppo, un’inesattezza dovuta alla fretta, un eccesso di sintesi o di critica, insomma in un errore in buona fede. Qui invece i giudici hanno accertato un modus operandi di assoluta malafede: quello delle sistematiche campagne diffamatorie di chi sa di avere le spalle coperte da un editore pronto a investire milioni di euro per screditare, sui giornali e le tv che controlla in conflitto d’interessi, i propri avversari politici. Qui non si parla di cronisti che sbagliano, ma di killer che mentono sapendo di mentire.

Ora, che il Giornale di Feltri raccontasse qualche balla era noto a tutti - ci ho fatto pure una rubrica fissa. Che queste balle si trasfomassero in soldi da versare a Di Pietro un po' meno. Per la precisione, gli articoli ritenuti diffamatori nella sentenza di primo grado emessa dal tribunale civile di Monza, sono ben tre: "I trucchi di Di Pietro per sfuggire alle intercettazioni", "L’Italia dei Valori. Immobiliari. Di Pietro ha investito quattro milioni di euro in case. Ecco il suo patrimonio" e "Vi racconto i maneggi del mio ex amico Di Pietro. Quando tesserò 241 criminali". Tutti questi articoli sono stati ritenuti pieni di balle e lesivi della reputazione del leader dell'Italia dei Valori. La somma totale che Di Pietro si vedrà risarcire è di circa 344 mila euro.

Già che siamo in tema, vale la pena ricordare alcuni fatti che riguardano Il Giornale. Il primo è che il suo attuale direttore, Vittorio Feltri, è stato sospeso un mesetto fa dall'ordine dei giornalisti della Lombardia per tutte le balle relative all'ormai famoso caso Boffo. Poi, forse qualcuno ricorderà, all'inizio della scorsa estate Maurizio Belpietro, allora direttore del Giornale, si beccò una bella condanna per diffamazione per le dichiarazioni nei confronti del medico Mario Riccio, colui che staccò la spina a Piergiorgio Welby.

Ieri, poi, per chiudere in bellezza, è arrivata la notizia che Emergency ha sporto denuncia contro Libero e il Giornale per come hanno "gestito" tutta la vicenda del rapimento dei tre cooperanti dell'organizzazione di Gino Strada. E' il giornalismo di casa nostra.

venerdì 23 aprile 2010

Il blogger non è un direttore di giornale

La vicenda risale al 2006, quando un blogger fu condannato in primo grado per diffamazione per alcuni dei contenuti apparsi sul suo blog. Oggi è arrivata notizia che la sentenza d'appello ha ridimensionato (1.000 euro invece dei 3.000 iniziali) quella di primo grado.

Totalmente scagionato, invece, lo stesso blogger, per quanto riguarda l'"omesso controllo". Secondo il giudice, infatti, chi gestisce un blog è responsabile dei soli articoli scritti da se stesso, non dei commenti inseriti dai visitatori. Insomma, il blogger è una cosa e il direttore di giornale un'altra. Pensando a Feltri e a Belpietro tutto ciò è consolante.

Il quartier generale racconta/20


Per la verità non era molto difficile intuire come avrebbero titolato i due principali house organ di casa Pdl, stamattina. Naturalmente, sia la stroncatura che il suicidio sono di Fini - a me pare che le cose stiano un po' diversamente, ma se lo dicono loro...

Tra i due editoriali, quello di Feltri e quello di Belpietro, non c'è storia: quello più divertente è come al solito a firma Feltri. Tra le cose che è riuscito a scrivere, ad esempio, c'è questa perla: "In realtà Fini non fa che polemizzare. Non gli va più a genio neanche il programma di governo: è roba scritta in altra epoca, bisogna aggiornare. Non gli passa per la mente che nel 2008 gli italiani votarono centrodestra proprio sulla base di quel programma".

Oddio, secondo me, invece, è proprio per quello che gli italiani hanno fatto la fuga dal Pdl. Feltri, infatti, fa finta di dimenticare che alle politiche del 2008 il Pdl viaggiava addirittura sopra il 38%. Un anno dopo - elezioni europee - era sceso al 35 e due anni dopo - regionali di quest'anno - siamo a un 27% scarso. Dal 2008 a oggi il Pdl ha perso qualcosa come 2,5 milioni di elettori. Chissà come mai a Feltri questo particolare è sfuggito... E' vero che nel 2008 gli italiani hanno votato centrodestra sulla base di quel programma, ma in quel programma non è minimamente menzionato il lodo Alfano, né il processo breve, né il ritorno all'immunità parlamentare, né il legittimo impedimento, né il lodo Alfano costituzionale, né l'allungamento del periodo venatorio, né l'aggiramento dell'art. 18 dei lavoratori con la norma, fortunatamente stracciata da Napolitano, sull'arbitrato nei contenziosi di lavoro. Devo continuare o basta così?

Quando Feltri, quindi, ricorda (giustamente) il programma di governo sottoscritto con gli elettori, farebbe bene anche a ricordare che quel programma è rimasto sostanzialmente lettera morta, sostituito con provvedimenti - quelli che ho elencato qui sopra dimenticandone sicuramente qualcuno - che non c'erano da nessuna parte. Ah, gran cosa la memoria...

Negozi in italiano

Scusate, ma voi, quando entrate in un negozio, qual è la prima cosa a cui badate? Che i prezzi siano decenti e la qualità di ciò che viene venduto sia buona, oppure che chi ve la vende parli bene l'italiano?

"Che fai, mi cacci"?



Non è che ci sia molto da aggiungere, rispetto a quanto raccontano le immagini, su quello che è successo ieri all'interno del partito di maggioranza di questo paese. Da parte mia solo due brevissime riflessioni.

La prima riguarda l'invito finale di Berlusconi a Fini: "Vuoi fare politica? Lascia la presidenza della Camera". Berlusconi ha scoperto il conflitto di interessi. Lo so, sembra incredibile ma è così: le sue parole sono inequivocabili (basta guardare la finale del video qui sopra). Un personaggio che è ed è stato da sempre l'emblema del conflitto di interessi, essendo titolare di aziende e affari privati che hanno spessissimo beneficiato delle leggi fatte dal governo di cui è capo, rinfaccia a Fini l'incompatibilità della carica che ricopre col ruolo politico che deriva dalle sue dichiarazioni e critiche. Quando si pensa di avere ormai sentito tutto, il cavaliere è capace di stupire ancora.

Altro aspetto interessante e inedito: Berlusconi è costretto a rispondere nel merito alle critiche che gli vengono rivolte da Fini. Insomma ha dovuto sostenere un contradditorio. Dev'essere stata una cosa incredibile per lui, abituato ai comodi e non certo pericolosi sofà di Porta a Porta o ad allontanare senza tanti complimenti chi si permette di fare domande scomode non concordate preventivamente. C'è sempre una prima volta.

Per il resto non ho molto da aggiungere. Certo, le idee di Fini, le sue continue richieste di maggiore democrazia interna, il suo rinfacciare a Berlusconi il vero scopo della "riforma" della giustizia e la versione corretta di quello che è successo nel Lazio col pasticcio delle liste, mi fanno sicuramente essere più vicino alle sue posizioni rispetto a quelle del premier. Ma questo non significa che io lo stimi. Anzi. Fini è co-fondatore del Pdl, è pappa e ciccia con Berlusconi da 17 anni e ha firmato molte delle leggi vergogna messe in campo dal governo anche nella precedente legislatura. Insomma, a Berlusconi lo conosceva bene.

Forse poteva anche pensarci prima.

giovedì 22 aprile 2010

La fine del Pdl



(via Repubblica)

Bloccano le intercettazioni? E noi le leggiamo in aula

Difficile capire esattamente se si tratti di una provocazione o una cosa seria. Fatto sta che l'IdV sembra fare sul serio, almeno stando a quanto si legge sul blog di Di Pietro. Voi sapete che il ddl intercettazioni, col quale si stanno apprestando a dare il colpo di grazia alla già disastrata giustizia italiana, prevede che i giornalisti non possano più pubblicare gli atti delle indagini, anche se concluse. Questa, naturalmente, viene spacciata come norma a nostra tutela (tutta la tiritera sulla privacy e balle collegate), mentre invece il nostro interesse sarebbe saperle le cose.

Bene. Di Pietro e i suoi hanno dichiarato che qualora questa porcheria diventasse legge, ogni volta che verranno in possesso di atti, intercettazioni o notizie di reato, li leggeranno a turno in parlamento rendendoli così pubblici attraverso i resoconti stenografici. I giornalisti, quindi, riprendendoli, non potranno essere incriminati secondo la legge voluta da Berlusconi e soci, in quanto non si tratterebbe di cronaca giudiziaria ma di atti parlamentari. Naturalmente ci auguriamo che tutto ciò non sia necessario; che ci pensi prima Napolitano (difficile) o la Consulta (più facile) a prendere tutto come sta e buttarlo nel cesso.

"Reticente per favorire Berlusconi"

Nell'indifferenza praticamente generale, sono state rese note, ieri, le motivazioni che hanno portato alla sentenza di prescrizione (non assoluzione, come dichiarò il tg1 di Minzolini) per David Mills. La Suprema Corte, ossia la Corte di Cassazione, cioè il tribunale di ultima istanza nel nostro sistema giuridico, ha certificato che "Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, si incentra nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti". Tutto questo perché - scrive ancora la Cassazione - "si era reso necessario distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all'estero e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi".

Ma non solo. "...per la Cassazione la sentenza con cui la Corte d'Appello di Milano, lo scorso 27 ottobre, aveva confermato la condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver ricevuto 600 mila dollari in cambio di testimonianze reticenti, ha una 'struttura razionale' sorretta da un 'apparato argomentativo logico e coerente, esteso a tutti gli elementi offerti dal processo'". Sapete cosa vuol dire questo? Che i giudici, in tutte le fasi del processo, hanno svolto il loro lavoro in maniera impeccabile, coerente, logica ed efficace. Che non esiste nessun complotto dei giudici comunisti che vogliono sovvertire il responso popolare e balle simili. E significa anche, ma si sapeva già, che c'è un paese governato da un signore che il supremo organo di giustizia del medesimo paese ha riconosciuto, nero su bianco, essere un evasore fiscale e un corruttore di testimoni.

Quel paese, naturalmente, è l'Italia.

Bollo e balle

Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica. Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del b...